un cielo

Hai colorato
i miei pensieri
e i miei sogni,
con gli ultimi riflessi
della tua gloria
Amore,
trasfigurando
la mia vita
per la prossima bellezza
della morte.
Come il sole,
al tramonto,
ci lascia intravedere
un angolo di cielo,
hai mutato il mio dolore
in gioia immensa.
Per incanto, Amore,
vita e morte
sono diventate
per me
la stessa grande
meraviglia
—  Rabindranath Tagore

4

San Myshuno - Dicembre

La prima nevicata di stagione aveva fatto la sua comparsa nella grande metropoli a pochi chilometri da Willow Creek. La vita lì era frenetica e caotica, tra il traffico e la gente che correva in ogni dove. Le prime decorazioni natalizie iniziavano ad apparire fuori dai balconi consumati nel quartiere delle spezie, dove Quinn aveva da poco affittato un appartamento. Sua sorella Fiona lo aveva chiamato diverse volte, dopo aver riflettuto per settimane sulle parole di Ariel. Non poteva credere che suo fratello fosse praticamente impazzito e la stesse molestando, eppure il suo sesto senso di donna le suggeriva di andare a fondo della questione e vederci chiaro. Così, una fredda mattina di inizio dicembre, si mise in viaggio verso la città, sotto un cielo bianco annunciatore di nuova neve in arrivo.

L’appartamento era situato al terzo piano dello stabile, una palazzina restaurata da poco, almeno esternamente. La moquette consunta del piccolo atrio faceva intendere quanto ai suoi inquilini importasse dell’aspetto esteriore. Stretta nel suo cappotto di lana, Fiona premette il pulsante numero 3 dell’ascensore e salì, tra un cigolio sinistro delle corde dello stesso e qualche sobbalzo sospetto.
Bussò contro la porta dell’appartamento di Quinn, attendendo risposta. Poi lo chiamò, ma nessuno rispose. Non possedendo un duplicato delle chiavi, pensò di suonare al dirimpettaio, che le spiegò di rivolgersi al piano di sotto dove viveva la proprietaria degli appartamenti.

Rintracciò la vecchia signora Marple, una donna sulla sessantina dai corti capelli color piombo e gli occhi piccoli e le spiegò di avere intenzione di fare una sorpresa al fratello. La donna le fornì la copia della chiave dell’appartamento, seppur con un certo riserbo.
“Suo fratello si vede raramente” annunciò “Viene qui solo per dormire, ma almeno è costante nei pagamenti.”

Fiona sorrise dell’affermazione della donna, conoscendo alla perfezione quanto Quinn fosse preciso. Presa la chiave tornò al piano superiore ed aprì l’appartamento.
Era uno spazio piuttosto piccolo e l’odore di umido e muffa permeava l’aria. Le pareti avevano bisogno di una rinfrescata e il soffitto era macchiato in diversi punti. Si stupì che Quinn non avesse dato una ripulita a quel posto, abituato alla comodità della loro villa di famiglia.
Scrutò ogni angolo di quel piccolo appartamento, nel disordine e le ragnatele vistose. Una valigia aperta era poggiata in terra e i vestiti buttati alla rinfusa al suo interno, come se Quinn avesse intenzione di partire da un momento all’altro. Lo sguardo di Fiona si posò sul bancone lurido della cucina, dove trovò decine di bottiglie di alcolici ammassate e la voce di Ariel le risuonò nella mente come un tamburo. Quinn era dunque un alcolista?!

Si voltò verso il piccolo tavolo e accese la lampada. Sul piano in legno c’erano diverse foto di Ariel, scattate di nascosto. C’erano quelle all’uscita dal lavoro, davanti la scuola di Scott, perfino fotografie dei momenti intimi con Cullen, offuscate appena dalle tende tirate. E poi ancora pillole sparse e una cartelletta contenente lettere e messaggi mai spediti ad Ariel.
Fiona rabbrividì, sentendosi tremendamente in colpa per aver trattato l’amica a quel modo.

Lasciò l’appartamento che la neve aveva ricominciato a cadere, piangendo lacrime amare per un’amicizia gettata al vento e un fratello che non conosceva più.

Non li sento i commenti di questi, li lascio parlare.
Li lascio affogare, mentre prendo il volo e divento un puntino lontano nel cielo che stanno a guardare.
—  Charlie Charles - Bimbi ft. Izi, Rkomi, Sfera Ebbasta, Tedua, Ghali
Una volta una bambina al parco del mio paese si sedette sull’altalena affianco alla mia e mi disse con tutta semplicità: “Oggi ho visto un angelo”
“Davvero?” chiesi tornando alla realtà.
“Davvero! Sai, non l’ho detto a nessuno”
“A me si però”
“Tu sei pazza, come me”
Risi: “Pazza?”
“Si”
“Chi ti dice che io sia pazza?”
“Te ne stai qui da sola, a guardare le nuvole. Ogni tanto sorridi, ma poco. Lo so perché lo sono anche io pazza.”
Mi spiazzò.
“Tu sei pazza?”
“Sì, ho sentito parlare le maestre di me l’altro giorno”
“Ah si? E hanno detto questo?”
“Che sono pazza.” disse in un tono di sconforto.
“Perché te ne stai a guardare le nuvole da sola e sorridi, ma poco?”
“Credo di si. Ai miei compagni non piace molto guardare le nuvole, così me ne resto da sola.”
“E perche sorridi, ma poco?”
“Non lo so. Perché tu lo fai?”
“Non lo so.”
“Oggi ho visto un angelo”
“E com’era?”
“Come te.”
“Come me?”
“Sì, se ne stava seduta su un’altalena a guardare le nuvole e sorrideva, ma poco”
Mi sorrise intensamente.
Non ci fu altro da aggiungere.
Seduta su quell’altalena guardai le nuvole per un attimo e sorrisi, ma poco.
Un pensiero mi passò davanti agli occhi.
Mi voltai per dirglielo ma l’altalena volteggiava nel vento.
Avevo visto un angelo.
—  haragionechiefelice

“Ti manderò un bacio con il vento
e so che lo sentirai,
ti volterai senza vedermi ma io sarò lì
Siamo fatti della stessa materia
di cui sono fatti i sogni.
Vorrei essere una nuvola bianca
in un cielo infinito
per seguirti ovunque e amarti ogni istante.”

– Pablo Neruda, Bacio.