un auto menos

La revolución de los privilegiados

Si vives en el Ajusco, debes saber dos cosas. Primero: Las lluvias, no son lluvias; son tormentas invernales. El viento y la altura convierten tu ropa en un pequeño ataúd de escarcha; pequeños fragmentos de hielo que se cuelan entre el tejido de tu suéter y van quemando tu piel, más y cada vez más, mientras corres para protegerte del aguacero. Segundo: Cuando llueve, más vale que te alistes para el caos. La Picacho-Ajusco se convierte en un río monstruoso que se desgaja de arriba a abajo. Su poderoso torrente carga con piedras, basura, mierda, y algunos zapatos que las víctimas del arroyo pierden al intentar cruzar la avenida, de banqueta a banqueta. Oh, gente, y no intentes tomar un microbús. No lo lograrás. Nunca. Nunca podrás subirte a uno. Te urgirá llegar a casa, tomar un baño caliente, beber un café, abatir el frio que está partiendo tu cuerpo. Pero ya todos vendrán ocupados, y más que eso, atascados de gente que viene de Ciudad Universitaria o de Tasqueña. Es imposible. Te digo que es un desastre.

Keep reading

(Parte 26) Ricordo ancora quella mattina.
Il primo giorno di scuola.
James aveva insistito ad andare a scuola insieme, con la sua macchina.
Io preferivo prendere la metropolitana ma alla fine accettai.
Puntuale come sempre, suonò alla porta all’ora prestabilita.
Scesi veloce, presi la giacca e lo zaino.
Questa volta aveva un auto meno vistosa.
Un’Audi grigia.
Salii in macchina e mi misi la cintura.
“Pronto per l’ultimo anno?” Chiesi voltandomi verso di lui.
Sospirò.
“Dopo un’intera estate che mi pressi.”
Risi.
Partimmo.
Era una giornata serena, nemmeno una nuvola in cielo.
“Non vedo l’ora di rivedere Mari e George.”
Sbuffò.
“Perché nessuno dei miei amici ti sta a genio?” Chiesi scocciata.
“Perché ti voglio tutta per me.”
Non sapevo se essere felice della frase appena detta o arrabbiarmi.
Sorrisi appena, e non dissi altro.

Poi arrivò, inaspettato e fuori controllo.
Un camion contenenti finestre e porte di vetro.
Non ebbi nemmeno il tempo di girarmi e accadde.
La macchina e il camion si scontrarono.
Non riuscivo ancora a concepire ciò che era successo.
Sentii delle urla, e pochi secondo dopo, tutto sparì in un turbinoso vortice oscuro.

Poco dopo, mi ritrovai distesa in qualcosa che si stava muovendo, come una barella.
Un maschera che copriva parte del mio naso e bocca, persone che parlavano veloci, in maniera confusa.
“Ha perso molto sangue..”
“Presto, portatela in sala operatoria.”
Non riuscivo a capire cosa stava succedendo.
Per quanto mi sforzassi, non riuscivo ad aprire gli occhi.
Ero stanca, troppo stanca, così smisi di sforzarmi di stare attenta e mi abbandonai a quel che stava succedendo.