tutti-i-santi

oshitwhysoserious  asked:

Ora le ragazze inizieranno a pregare tutti i santi, guferanno per non farti fidanzare mai. Ti sei rovinato Sté ahah

Ma quali ragazze?
Sfatiamo il mito che io abbia tante ragazze ai miei piedi. Le vecchine che abitano nel mio quartiere sono le uniche ad apprezzare il mio corpo e la mia testa, continuano a farmi torte e complimenti.

Oggi ho constatato che le persone mi succhiano energie vitali: stare in mezzo alla gente,per più di tre ore, mi mette ansia. Soprattutto quando sono persone che giudicano TUTTO quello che faccio. “Ah, vai in bagno adesso?” “Ah, ma tu non mangi?” “Ah, mai hai parcheggiato qui?” “Ah, ma vai in aula adesso?”
Ragazzi sì: vivo, mi muovo, respiro, piscio, se non ho fame non mangio, se mi va di stare seduta sto seduta, se mi va di andare a casa vado a casa!
7 ore così.
S E T T E
O R E
Se prima ero disperata perché con maggio si sarebbe chiusa la mia carriera universitaria, adesso ringrazio tutti i santi e gli apostoli e il fortuito allineamento dei pianeti che pone fine alla mia vita da studentessa.
Torno a casa dall'università che sono stanca, nervosa, schizzata, ho mal di testa e le relazioni sociali mi fanno ribrezzo! Le lezioni sono iniziate da due mesi e io sono già al limite della sopportazione.
Mancano ancora 60 giorni alla fine del semestre e non penso di riuscire ad arrivarci in fondo.

Hai presente la prima sigaretta del pacchetto?Quella che fumi tranquillo perchè,avendolo appena comprato «per un po’ sei a posto»? Hai presente le mattine in cui piove,sei tremendamente in ritardo e stai per perdere l'autobus, ma poi corri e riesci a prenderlo? E sei davvero felice perchè con un altro ritardo avresti rischiato la sospensione? Hai presente quando ti sta per cadere il telefono, ma lo prendi al volo poco prima che sfiori il pavimento? Che ringrazi tutti i santi in ginocchio? Hai presente quando pensi di aver fatto un'interrogazione bruttissima,ma la professoressa è presa bene e ti mette sei? E torni al posto cercando di non festeggiare troppo quando in realtà vorresti urlare? Hai presente quando stai aspettando un messaggio importante,hai il telefono scarichissimo e riesci a metterlo in carica poco prima che si spenga?
Per me lui è un po’ tutte queste cose. Un sospiro di sollievo incredibile durante qualsiasi momento della giornata.Il motivo per cui la mattina alle 7.30, quando mi suona la sveglia, subito dopo aver imprecato sorrido e trascino il mio corpo pesante giù dal letto.È inspiegabile è assurdo quanto l'averlo con me mi renda felice. Quanto mi faccia stare tranquilla riguardo ogni cosa perchè «tanto c'è lui». Ma oltre all'averlo di per sé,che già mi basterebbe,è il come ce l'ho che mi tiene legata a lui senza lasciarmi andare via. Con lui ogni giorno sembra il primo,niente è mai uguale,niente è mai routine. È un po’ matto,cambia spesso idea,è misterioso e mi fa incazzare come nessuno mai. Eppure tutte queste sue cose strane e particolari che lo rendono unicamente insopportabile mi incuriosiscono al punto che non sarò felice finché non conoscerò ogni sfaccettatura della sua stranezza. Ogni tanto lo odio perché si diverte a vedermi incazzata e approfitta del fatto che non me ne vado mai per prendermi in giro un po’ troppo,ma è incredibilmente più forte di me la mia voglia di non andare via. Non è mai una certezza perché non si sa mai cosa ogni mattina il suo carattere bipolare mi riserverà, ma i suoi abbracci mi fanno stare così bene che lo sopporto anche quando non vorrei.Quando litigo con lui perché ha la luna storta mi viene un nodo allo stomaco strettissimo e non riesco a mandare giù nemmeno un bicchiere d'acqua finché le cose non si sono risolte. Vorrei avere le parole per spiegare davvero che cosa sento,quanto piango quando qualcosa va storto,la morsa che sento dentro la pancia quando non è con me.E non lo dico tanto per dire,lo dico perché,cazzo,ho paura,paura di quello che mi provoca,paura di come starei se lui decidesse un giorno che sono troppo semplice per uno strano come lui. Ho paura che si stuferà,perché non sarò in grado di fargliele capire,tutte queste cose.Non sarò in grado di spiegargli che davvero con lui partirei per andare ovunque,che davvero mi fa stare in modi assurdi,che sul serio mi cedono le ginocchia ogni tanto per colpa sua.Non so cos'altro aggiungere se non che spero vivamente che non provocherà mai niente di simile a nessun'altra,perché questa piccola cosa nostra del capirci e parlarci come con gli altri non facciamo mi piace da morire e spero rimanga nostra.
—  Succede-Sofia Viscardi
Quella volta che piansi in un parcheggio

quella volta che piansi in un parcheggio
con le poesie strette nel pugno
ero solo e circondato dagli ulivi
e col vento che suonava i fichi d'india
non ero né triste né felice
di certo ero contento
di certo sopraffatto dagli eventi

dentro di me si sciolse una cima
sentii nitido lo spiegarsi di una vela
il rumore delle cose che non mi spiego
fece il rumore di un lenzuolo
fece il rumore dell'estate
quando comincia a calare il sole
e a salire la brezza dal mare

Vincenzo disse il mio nome
e nessuno mi riconobbe.
Applaudirono sulla fiducia.
Andava ancora tutto bene.
poi cominciai a parlare
e ingaggiai una lotta
con la chitarra e col cielo
e con tutti i santi
e con la sua assenza
e persi
e ne fui felice:
non poteva essere altrimenti.

MD e orsacchiotti.

Siete ragazzi d’oggi e pensate che la barba rada, l’università che non decolla, la forfora e la tipa che si ostina a non darvi l’amicizia su facebook siano grossi problemi? Probabilmente non avete mai conosciuto Vittorio e Cesare, i ragazzi osservati da Claudio Caligari nella sua ultima definitiva prova cinematografica: Non essere cattivo, da qualche giorno nelle sale. Cesare (Luca Marinelli, La solitudine dei numeri primi e Tutti i santi giorni) e Vittorio (Alessandro Borghi, più votato alle fiction e un po’ si vede) sono due ragazzi nella Ostia di metà anni Novanta (il film si svolge nel 1995, ma è incredibile come il passato e il presente si mischino in un contesto dove nulla sembra muoversi da decenni). Non sono soltanto i fratelli maggiori dei ragazzi di vita descritti illo tempore da Pier Paolo Pasolini, sebbene il legame col cinema pasoliniano sembra essere indissolubile oramai in Caligari: non hanno amici all’infuori l’uno dell’altro, e le persone che riescono a varcare il cerchio del loro legame fraterno sono tre o quattro criminali di mezza tacca di cui riescono a fare facilmente a meno, non hanno un’innata predisposizione a delinquere come i protagonisti de L’Odore della notte e così il loro agire è dettato da necessità immediate. Lo spaccio e la truffa per avere di che farsi, il furto d’auto per fare un giro con la donna amata; la rapina infatti, per contrasto, assume i contorni ora comici ora drammatici ma mai (seppur temporaneamente) edonistici o tanto meno risolutivi. Il fatto è che Vittorio e Cesare, come altri ragazzi ancora oggi sul litorale romano, hanno una doppia personalità. Sono sonnambuli, sociofobici, schizzati. Sono sensibili, puri, riflessivi. Le droghe condizionano una parte rilevante delle loro vite, mentre un atavico senso della famiglia (e un capitolo a parte lo meriterebbero le figure femminili del film: madri, compagne, sorelle, troie, eccetera) cerca di redimerli. L’idea di una vita domestica che sia serena e quanto più possibile normale, un casale fuori città, qualcuno che ti prepari il caffè come una vecchia canzone di Battisti, li segue dappertutto. E’ l’ultimo fugace pensiero prima di rincasare dopo una notte brava guardando andare via colei che segretamente si ama, è il primo pensiero alle 6 di mattina quando si decide che per un giorno si può pure provare a lavorare. E’ il fil rouge che si (intra)vede per tutto il film. E qui forse Caligari supera almeno concettualmente Pasolini. Laddove Accattone o Mamma Roma erano costruiti sulla debolezza dell'umanità disagiata che sogna il riscatto della propria condizione attraverso impossibili avanzamenti sociali, qua la rivalsa sociale oramai è disillusa ma questo non impedisce ai due protagonisti di cercare un miglioramento. La loro storia segue un rapporto che obbliga l'uno ad essere reciprocamente causa, effetto e riferimento delle vicissitudini dell'altro, in un rapporto fraterno che supera ogni tipo di avversità o tradimento ma se Cesare, alla fine, rappresenta un legame con la propria vita che trascende ogni tipo di volontà, Vittorio no. E non so voi, ma a me l’idea di una seconda opzione è sempre piaciuta. In Non essere cattivo non ci sono i ragazzi di strada del cult totale Amore Tossico, e le due o tre autocitazioni alla pellicola del 1983 francamente lasciano un po’ il tempo che trovano, tuttavia il film postumo di Caligari non tenta più di sposare l’attendibilità sociologica con gli schemi narrativi della finzione, tenta semmai una analisi psicologica di più ampio respiro dei ragazzi dello zoo di Ostia Lido. Un film che non ha per nulla il taglio “documentaristico” dell’illustre antesignano e non risolve il problema-droga, ma chissà che non serva più da deterrente di una puntata di Breaking Bad a caso, perché non credo fosse quello il punto cardine che si voleva rappresentare. La droga c’è perché a Ostia, come in molte altre periferie del mondo, la droga c’è sempre stata come forma di escapismo sociale - e i punti di spaccio sono gli stessi da trentacinque anni - così come è sempre mancato tutto il resto. Ma, come del resto sempre accade al cinema, delle immagini si vede quello che c’è perché c’è, mica quello che non c’è. Che poi sarebbe la vera denuncia sociale. Non mancano certo scene ad alto contenuto tossico, piene di un umorismo sardonico e disperato oltre che di cocaina e pasticche, ma non ci sono gli eccessi del passato - come la sequenza del quadro dipinto con le siringhe. Il volersi bene qui è quello buono “di una volta”, quello che non si dice e porta a continui e reciproci perdoni - mentre i tossicodipendenti del 1983 non conoscevano solidarietà e la loro vita si consumava nella disperata ricerca del buco quotidiano. Che sia un bene o meno è poi un fattore più di gusto che etico. Giova invece di certo al film il finale “aperto” che non ricicla quanto visto in passato e non fornisce l’ennesima citazione letteraria ai film o alla vita di Pasolini (se mai c’è un vago accenno a Carlito’s way di De Palma). Caligari dimostra così di essere stato uno dei pochissimi registi su cui si poteva fare ancora affidamento. Un regista entrato nella fase invernale della carriera con l’agilità di un ragazzino e la saggezza non conciliante di chi sapeva bene di cosa stava parlando. In attesa di farvi prendere per il culo da Trainspotting 2, concedetevi una piccola riuscita analisi antropologica che è un chiarissimo esempio di come si possa continuare a fare buon cinema con buone idee.

Ps - Nel momento in cui scrivo non esiste nemmeno una pagina di Wikipedia dedicata al film, se qualcuno più tecnologico di me volesse rimediare…

Dalla vasca colma fino all'orlo di acqua calda in un gelido inverno resto a fissare la finestra che stranamente fa trapassare un po’ di luce che ti riempie l'animo ma senza riscaldarti, come un miraggio nel deserto che ti illude di esser salvo..
Intanto il tempo passa e tu sei ancora lì, ad aspettare, con la solita canzone che ascolti tutti i santi giorni, con la sigaretta fra le dita che ti fa compagnia aspetti che quella luce ti dia le risposte esatte alle domende alle quali non riesci a rispondere da solo.. Ma non ti accorgi che ormai l'acqua calda si trasforma in acqua fredda, se non gelida, come le tue lacrime che ghiacciano nel tuo petto senza mai uscire.

Ma in verità le ho risposto che quello che per me rende la vita quasi degna di essere vissuta, oltre alla musica, sono tutti i santi che mi capita di incontrare un po’ ovunque. E per santi intendo gente che si comporta in maniera decorosa all'interno di una società clamorosamente indecorosa.
—  Kurt Vonnegut

“Sai perché tutto questo?,perché non voglio che tu entri nei miei giri,sto frequentando persone non giuste,persone che non fanno per te,e non voglio,che tu,ne faccia parte.
È per questo!
Vuoi stare tutti i santi giorni con me?,vuoi vedere cosa faccio?chi frequento?dove vado?.”
‘Io non voglio questo,voglio solo capire…’
“Fammi finire..
Se dovesse succedere un casino,da chi andrebbero loro,dalla persona più importante della mia vita,dalla persona a cui tengo di più,dalla persona a cui voglio bene,perché credimi io ti voglio tanto,troppo bene,e non me lo perdonerei mai se ti facessero qualcosa!”
‘Perfavore,andiamo a casa..’

Avevo le lacrime.

Festa di Tutti i Santi (All Saints’ Day) is a Christian festival celebrated in honor of all the saints, known and unknown. It’s celebrated on Nov 1 by the Roman Catholic Church. Christians who celebrate All Saints’ and All Souls’ Day do so in the fundamental belief that there is a prayerful spiritual bond between those in heaven and the living. It’s a national holiday in many Catholic countries. In Western Christian practice, the liturgical celebration begins at Vespers on the evening of Oct 31, All Hallows’ Eve, and ends at the close of Nov 1. 

Festa di Tutti i Santi, or La festa di Ognissanti, is both a religious and public holiday in Italy on each Nov 1. People visit family and friends and exchange gifts and good will. If a person has the same name as a saint, it’s a special day for them, too. According to some sources, the idea for All Saints’ Day goes back to the 4th century when the Greek Christians kept a festival on the 1st Sunday after Pentecost (late May or early June) in honor of all martyrs and saints. Businesses are closed.

Ma in verità le ho risposto che quello che per me rende la vita quasi degna di essere vissuta, oltre alla musica, sono tutti i santi che mi capita di incontrare un po’ ovunque. E per santi intendo gente che si comporta in maniera decorosa all'interno di una società clamorosamente indecorosa.
—  da Un uomo senza patria, Kurt Vonnegut