tumore

DON’T HATE ON Komaeda! Here’s why:

Super Danganronpa 2 - Komaeda Nagito no Kouun to

Can we all take a moment to remember that:

Komaeda is diagnosed with stage 3 malignant lymphoma [CANCER] and frontotemporal lobe dementia??

Lymphoma is a group of blood cell tumors. The name often refers to just the cancerous ones rather than all such tumors.

Signs and symptoms may include enlarged lymph nodes, fever, drenching sweats, unintended weight loss, itching, and feeling tired.The enlarged lymph nodes are usually painless. The sweats are most common at night. 

Now, the important one is this since many people just accuse him of being CRAZY and deserves to get what’s coming to him.

Frontotemporal dementia (FTD) is the clinical presentation of frontotemporal lobar degeneration

Common signs and symptoms include changes in social and personal behavior, inappropriate social behavior, loss of social awareness, poor impulse control and judgement, apathy, loss of empathy, mental rigidity, repetitive compulsive behavior, a decline in self-care and personal hygiene, changes in food preferences, delusions. Currently, there is no cure for FTD, but there are treatments that help alleviate symptoms. Needless to say, this explains a good deal of his unethical behavior and emotional instability. 

  • Other indications of his sickly state include his complexion, hair color and breathy voice. 
  • The Despair Disease had a much worse effect on Nagito than anyone else and almost killed him, presumably because he was already very ill.

The reason Komaeda feels apathetic of his classmates’ deaths, or blunting out “crazy” speeches about hope and being awkward in general, it’s because of THAT!

He’s ill people!

So next time you bad-mouth Komaeda, remember he’s a victim of his illnesses before being a victim of Junko’s despair.

NEXT!

Komaeda’s Childhood!

Manga Captions: Super Danganronpa 2 - Komaeda Nagito no Kouun to Kibou to Zetsubou

A reminder Komaeda had a traumatizing childhood because of his LUCK!

He lost his dog at a very young age. Just being an elementary school student, he survived an AIR CRASH -a haunting experience by itself- and LOST his parents! Was KIDNAPPED by a serial killer during middle school. Lived alone almost ALL HIS LIFE, being UNLOVED, UNWANTED. Lost his sense of self-love because of the deaths caused by his luck! 

And to be able to keep on living, he survives through his belief of hope!

Komaeda is cursed with his luck. It’s not a beautiful talent like Naegi’s luck. He’s the only one with a talent that backfires at him, unlike everyone else!

So how can you expect him to act normal?! Can YOU imagine being in his shoes! Just imagine it for a few seconds.

He clings to Hinata because he fills him with the sense of warmth, something he knows little of or barely at all!

Out of all characters Kodaka made, Komaeda is the most brutalized which is why I want the series to give him some sort of justice, any sort of happiness.

Because in the end he’s my lovely, adorable, and precious cupcake. <3

~Moonlessnight126

Pixiv: Shiuka (Shiupiku) 

anonymous asked:

Hey there. I'm not on tumor as much anymore and idk if you are either but I wanna say you're still my favorite blogger and you're beautiful and I think we'd be great friends if we met. Also it makes me smile to see you so happy with your girl. I hope the end of your day improves:)

I haven’t been as active on tumblr as I used to be when it comes to answering questions and posting selfies and stuff about my life. But thank you, for the kind words. That made me smile☺️

Chapter 503 did not have a nalu moment

- it was E.N.D. that saved lucy, not natsu. if anything this would be considered ENDLu material but still no cause

- E.N.D. is a demon for god’s sake, a demon with no emotions and nothing on his mind except killing much like kyuubi naruto, hollow ichigo, and demon yuuichirou.

- if you stopped obsessing over your OTP for 10 seconds and read porlyusica’s explanation, E.N.D. awakened because of natsu’s tumor, not because of lucy’s cries.

Nunca nada dolió tanto. 
Hoy me confirmaron que mi mamá tiene un tumor en el páncreas. 
No puedo creer estar hablando de cáncer y de mi mamá en la misma oración.
No entiendo nada, no sé que hacer.
Siento que me apago, no tengo fuerzas, no hay nada que me consuele, no hay nada que sede mi dolor ni de a ratos.
Quiero pensar positivo, quiero pensar que todo se va a solucionar y que mi mamá una vez más va a salir adelante, como siempre, como tantas veces con tantas cosas.  
Quiero volver a la normalidad, quiero que todo vuelva a estar bien. A como estaba hace dos semanas. 
No puedo hablar con nadie, apenas comunico lo que me pasa a mis amigas. 
Necesitaba decir algo porque ya son varios días de silencio, y me es más fácil comunicarme con extraños (como quienes me estén leyendo). 
Nunca jamás nada dolió tanto. 

2

This little angel’s name is Rose. She’s three years old. She enjoys the color pink, Disney princesses and dancing to swan lake. She has three siblings. Grace, age 5, Sophie, age 2 and Lincoln age 3 mo. I babysit her and her siblings quite frequently and her parents, Aaron and Angie, are old friends. As you can see in the second picture, Little Rosie is in the hospital. She is beginning her battle with pediatric kidney cancer and it has metastasized in her lungs and other places. As I write this post, Rose is in surgery to remove a sizable tumor in her abdomen. She will be given a week to heal and after that, she’ll start chemo and radiation. I’d like to ask for your prayers for this little girl. She and her family are about to begin a long journey. It’s terrifying, but God is in control.

Sapete che c'è?
Che la gente ha rotto veramente il cazzo.
“Non fumare, ti fa male. Muori. Ictus, invecchiamento della pelle, tumori.”
“Non bere, ti fa male. Muori. Diventerai alcolizzato, ti viene la cirrosi.” e chi più ne ha più ne metta.
Ma che discorsi che mi scaraventano la minchia che non ho, davvero, e scusate la volgarità.
Potrei morire attraversando la strada, nel sonno, mentre sono in macchina, potrei semplicemente cadere da una cazzo di sedia, prenderla male e morire.
Si può morire in qualsiasi momento, potrei morire anche adesso, mentre sto scrivendo questo post.
Quindi, perché dovrei passare la vita a negarmi quello che voglio fare per non morire, quando potrei morire in qualsiasi istante?
La vita è così, ci sei, e un attimo dopo non ci sei più.
Perciò che la gente si faccia i cazzi suoi e smetta di mettere ostacoli nella vita delle altre persone, perché ognuno la propria vita se la vive come vuole.
Grazie, prego, ciao.
—  (elefantinellostomaco)
Mi presento. Ho un tumore e mi chiamo Maria. Ho un tumore e ho 17 anni. Ho un tumore punto.
Ho sempre creduto che il cervello fosse l’unica cosa in me che funzionasse. Mi sbagliavo.
Ho un tumore, al cervello.
E adesso aspetto la morte.
L’aspetto per dirgli due parole.
“Ciao morte. Ho 17 anni. Mi piacciono gli abbracci, l’amore e i gelati. Amo l’odore della benzina, delle officine e l’azzurro.
Odio la cattiveria, le urla ma soprattutto te. E so che non dovrei ma ti odio. Perché mi strappi via da qui? Perché ora? 17 anni. Ho solo 17 anni. Non ho mai dato il primo bacio. Non ho mai tenuto la mano di un ragazzo. Non ho ancora preso la patente. Non ho finito la scuola.
Lasciami qui, non portarmi via.
Non ora.
—  Federica Maneli, Storie mai scritte

Ho sempre amato le stelle.
Da bambina mi ritrovavo in giardino, di notte, a guardarle.
La mamma usciva stringendosi nel cappotto e mi riportava in casa.
All'inizio mi sgridava, poi ci fece l'abitudine.
Un giorno le chiesi quante stelle ci fossero nell'universo, e lei mi rispose che erano tante quante i bambini felici.


Quando avevo 13 anni mi regalarono il mio primo telescopio. Passavo ore ed ore nella mia stanza, affacciata alla finestra.
Ero giunta alla conclusione che le stelle erano molte ma molte di più di tutta la popolazione del mondo.
Ma non volevo dirlo alla mamma.
Allora le chiesi perché le stelle cadenti si chiamavano così. Lei mi rispose che quando moriva una persona buona, uno di quelle amate, le stelle piangevano lasciando una scia.

A 16 anni avevo una libreria pieni di libri sul cielo e passavo ogni sera in giardino a fantasticare.
Cosa c'era lassù?
Ma quando un giorno tornai dentro casa e trovai la mamma per terra che si teneva il naso sanguinante, capii che forse avevo esagerato a perdermi in sciocchezze.
Chiusi in cantina il mio telescopio.
Alla mamma dissi che avevo cambiato hobby.

Avevo 19 anni quando fu ricoverata la prima volta, mentre il liquido della flebo le entrava in corpo io la intrattenevo raccontandole quello che mi girava per la testa.
Finché mi chiese delle stelle.
Ed io con un sorriso, iniziai a raccontarle delle comete e delle meteore.
Quella sera andai a riprendere il telescopio e riaprii i libri.
La mamma non mi chiese mai niente, ma da quel giorno mi guardò con uno sguardo diverso.


A 23 anni, chiusa in un ascensore aspettando di arrivare al piano giusto, ripensai a quella volta in cui la mamma mi disse che le stelle si divertivano a mettersi in posizioni diverse per formare le costellazioni.
Arrivata nella sua stanza, la salutai e le sistemai la bandana in testa.
E come ultima richiesta, volle che le parlai ancora del cielo.
Ormai avevo capito che le stelle erano 3 seguite da 23 zeri e che le costellazioni non erano giochi, ma le 88 parti in cui è suddivisa la sfera celeste.
Ma non glielo dissi mai.

La lasciai quella sera.
E quando varcai la porta d'uscita dell'ospedale, vidi una stella cadente.
La mia mamma aveva ragione, quando muore una persona buona, le stelle piangono.

—  Sono passati cinque anni da quando una delle persone più importanti della mia vita se ne è andata.
Se ne è andata e non l'ha scelto.
E volevo ricordarti così.
Ti voglio bene.
Voglio parlarvi di una ragazza e della sua storia, ho già la pelle d'oca, la ricordo a memoria: il suo viso, le sue labbra, la sua intelligenza, mi innamorai dei suoi discorsi non dell'apparenza.
Nei corridoi dell'istituto dove lei studiava ogni ragazzo la chiamava ma non si fermava.
La classica ragazza seria che sa ciò che vuole, quella che non te la dà, se si affeziona ti dà il cuore.
Aveva il mondo che girava intorno al suo sorriso, sembra banale ma è la cosa più bella che ho visto.
Le altre ragazze giudicavano, parlavano, avevano i rimorsi di quanti maschi scopavano, lei era diversa, fottutamente diversa e chiedergli di uscire era battaglia persa. Non si curava dell'aspetto dei ragazzi,
non si innamorava di nessuno: nè ricchi, nè poveracci.
Presi coraggio e andai, ogni tanto parlavamo del più del meno senza esagerare mia, le piaceva Tesla, le riempivo la testa, ricordo il libro sul complotto che le regalai.
Stavamo spesso insieme, non ero come gli altri, lo capì semplicemente dai miei sguardi. Le parlavo dell’ hip-hop e del mio sogno nel cassetto, mi rincuorò dicendo “un giorno tu farai un concerto.”
Fumavamo naturale fuori scuola sulle scale per sentirci più ribelli ancora le chiudevo male. All'improvviso ci baciammo, poi scappò piangendo,
è passato molto tempo ma non scordo quel momento.
Non l'ho rivista più, purtroppo è andata via, mi parlava dei suoi sogni e non della sua malattia.
La porterò nel cuore, fine della storia, amate chi vi ama, può essere l'ultima volta.
—  Rocco Hunt
5

This is my handsome boyfriend Cody. For some reason, I always look at him like he’s a piece of candy (or God’s gift to Earth) when we take pictures together.

He is the smartest, funniest, most interesting person I’ve ever had the pleasure of calling my best friend.

Two years ago, we were told that Cody had a stage three sarcoma. The survival rate for a stage three sarcoma is 56%. Cody pushed through and beat his cancer after a total of three painstaking surgeries, two weeks in the hospital, weekly doctor’s appointments, numerous PET/CT scans, and an entire month of radiation.

In November, about a year since his last radiation appointment, the sucker came back. It’s grown a great deal since then. The results of his biopsy came back today as positive for cancer.

Cody is my best friend. I would do anything for him. We’ve been together for three years, and in the time it took us to get where we are now, we’ve been through so much unbelievable crap that I’m surprised we made it out in one piece, but we did. I have no doubt we’ll pull through this again.

But we need help. Cody’s medical bills racked up so quickly that we can’t even keep track of them all. They’re being sent to collections almost every single day. Cody is neck-deep in debt, and he isn’t even 23 yet. The medical bills never stop, and they’re not going to get any better with the recent unfortunate news.

If you can spare $5, it would mean the world to us. And I know, money is tight right now for almost everyone. If you can’t afford to donate, please read and share this story. Share it on your Facebook, Twitter, Tumblr, and any other social networks you have. Please share this. Spread it like wildfire. Signal boost the crap out of this. It is of great importance.

Cody is the most beautiful, kind soul I’ve ever met. He would give the shirt off his back to someone, please, help me return the favor.

I know this post isn’t funny or aesthetically pleasing. I know a lot of you have themed blogs, and that’s fine. Don’t share it here then. Take it to Facebook and Twitter. Share the link. You can even delete it after a few hours, but please share it.

You can read the full story and donate here. If you can’t afford it, please don’t feel bad. Just spread this. Everywhere you can. Please.

Dio,
Sì, lo so che le lettere si cominciano con “caro” o “cara”, ma non sono una persona aperta. Questo lo sapevi già, non è vero? Io non ti conosco ma tu conosci me, giusto? È così che mi hanno sempre detto. Tu sai tutto.
Tuttavia, io credo che qualcosa che non sai ci sia. E ti scrivo proprio per informarti di questo. Per esempio: non tutti stanno bene come credi.
Mi è capitato di dover camminare nei corridoi di un ospedale. Non era successo niente di grave, un mio amico si era fratturato un braccio giocando a calcio e lo stavo andando a trovare. Ero in ascensore e con me c’erano altre tre persone. Un ragazzo poco più vecchio di me, un bambino che forse frequentava la terza elementare e una donna. Mi sono subito chiesta cosa ci facessero lì.
Tu mi capisci, ho la testa che va quando vuole lei, e in quel momento stavo pensando a quanto fosse figo stare in quel posto, mi sembrava di essere dentro a Scrubs. Poi la porta si è aperta e sono usciti tutti e tre. Ecco, Dio, ero proprio curiosa di sapere il motivo per il quale erano lì. Così li ho seguiti fingendo di non dover aspettare di salire per altri due piani per arrivare a quello giusto. Si sono seduti su delle sedie attaccate al muro del corridoio e io ho fatto lo stesso. Ero vicina al bambino, agitatissimo. Ma non agitato come un bambino normale.
Non urlava, non invocava la mamma e non faceva alcun tipo di capriccio. Si limitava ad agitare le gambette tra pavimento e sedia e a passare lo sguardo dal fratello accanto a lui a una delle tante porte che interrompevano il muro.
Ad un certo punto si è girato verso di me e ha sorriso. Non ha detto niente ed ha sorriso. Dio, cosa avresti pensato di fronte ad un comportamento così poco da bambino? Io mi misi in testa che fosse lì per dei controlli, che avesse dei problemi. Poi la porta si aprì e lui scattò in piedi. Lo guardai correre tra le braccia mingherline di un uomo che non sembrava tale, tanto era magro e smunto, con la testa pelata e un sorriso felice e stanco sulle labbra. Lo guardai mentre veniva raggiunto dai familiari e mentre veniva coinvolto in un enorme abbraccio a quattro.
Durò molto, quell’abbraccio, fino a quando l’uomo non fece una smorfia e sussurrò qualcosa. Si staccarono immediatamente, e si agitarono tutti, ma l’uomo disse che ora era tutto a posto.
C'erano tanti tubicini di plastica che uscivano da sotto le maniche del pigiama e che andavano a finire dentro a sacchetti contenenti qualche strano liquido trasparente.
Sorrise, sussurrò un “andiamo” e cominciò a camminare molto lentamente per il corridoio, trascinando quella specie di attaccapanni con le rotelle, seguito da moglie e figli.
Dio, quando capii quasi mi misi a piangere. Andai dal mio amico ancora con gli occhi lucidi, e quando mi chiese se avevo pianto gli risposi di no, che era il freddo.
Mi guardò male perché quel giorno, Dio, avevi deciso che la temperatura sarebbe salita ai trenta gradi.

Ecco, potrei parlarti per anni di tutte le cose che non vedi. Per carità, magari ti stai concentrando nel far nascere qualche bambino che renderà migliore il mondo, o a tenere in vita qualche adulto. Mi sta bene, altroché. Ma a volte potresti guardare nelle case? Negli ospedali? Sotto alle coperte di persone in lacrime non versate per semplici problemi di cuore?
Dio, forse stai dormendo a quest’ora, forse sto parlando a vuoto. Forse questa lettera non verrà mai spedita perché il destinatario è introvabile, impegnato, o magari neanche esiste. Ma magari mi stai guardando, e stai dando uno sguardo anche nelle case, negli ospedali, sotto alle coperte dei disperati. Magari stai dando loro una carezza. Magari se ne accorgono, sorridono, si addormentano. Magari quell’uomo, un giorno, avrà di nuovo i suoi capelli sulla testa, un bel sorrisone sulla faccia e suo figlio sulle ginocchia. Magari, sì, magari.

—  Nebbiaovunque
Quando ci sembra di non pensare a niente, in realtà noi pensiamo a quello che ci sta a cuore.
L'amore è una specie di forza di gravità: invisibile e universale, come quella fisica. Inevitabilmente il nostro cuore, i nostri occhi, le nostre parole, senza che ce ne rendiamo conto vanno a finire lì, su ciò che amiamo, come la mela con la gravità.
—  Bianca come il latte, rossa come il sangue.