tubetti

Vincent Van Gogh, tra le tante stranezze, mangiava anche pittura gialla, direttamente dai tubetti che acquistava, perché credeva che il giallo avrebbe portato la felicità dentro di lui.
Gli davano del pazzo, dello stupido a mangiare i colori, perché i colori erano tossici; per non parlare del fatto che mangiarli non aveva ovviamente nessuna influenza sulla felicità di una persona.
Ma io non sono mai stata d'accordo.
Sono sicura che se tu fossi così infelice da credere che persino l'idea più assurda potrebbe funzionare, come pitturarti le pareti interne degli organi di giallo, allora ci proveresti.
Non è molto diverso dall'innamorarsi o dall'assumere droghe. C'è un gran rischio di ritrovarsi col cuore a pezzi o di morire per overdose, eppure le persone continuano a farlo ogni giorno. Lo fanno perché c'è quella possibilità, seppur minima, che questo migliori le cose.
Ognuno ha la sua pittura gialla.
—  Citazione.

Vincent Van Gogh, tra le tante stranezze, mangiava anche pittura gialla, direttamente dai tubetti che acquistava, perché credeva che il giallo avrebbe portato la felicità dentro di lui.
Gli davano del pazzo, dello stupido a mangiare i colori, perché i colori erano tossici; per non parlare del fatto che mangiarli non aveva ovviamente nessuna influenza sulla felicità di una persona.
Ma io non sono mai stato d'accordo. 
Sono sicuro che se tu fossi così infelici da credere che persino l'idea più assurda potrebbe funzionare, come pitturarti le pareti interne degli organi di giallo, allora ci proveresti.
Non è molto diverso dall'innamorarsi o dall'assumere droghe. 
C'è un gran rischio di ritrovarsi col cuore a pezzi o di morire per overdose, eppure le persone continuano a farlo ogni giorno.
Lo fanno perché c'è quella possibilità, seppur minima, che questo migliori le cose.

Ognuno ha la sua pittura gialla.

—  Hepemc
Caro Babbo Natale,
portami via la paura.
Raccontami la follia come qualcosa da abbracciare, piano, e poi forte. Musica che travolge.
Insegnami come si fa ad accarezzare un pensiero e poi a farlo proprio, magari sorridendo.
Scrivimi come essere Stupore per chi mi sfiora e come far nascere un sorriso per farlo diventare eterno. Dipingimi il cielo anche quando i miei tubetti di colore li ho tutti spremuti. Raccontami la bellezza, come farebbe mia madre, della neve che scende e che senza far rumore copre e splende.
Cammina nei miei passi e convincimi che son serviti persino quelli sbagliati.
Accoglimi, quando mi sento errore senza cancellarmi. Non sono un segno a matita, ma inchiostro nella mia vita.
E poi ascoltami, persino quando alle 6 del mattino mi imbatto in una lettera per te ed ho bisogno di parlarmi.
Ché in fondo un po’ di follia salva la vita.
—  Gemma Gemmiti.

Ed è quando sei a 5 km dalla città di arrivo con la caviglia gonfia, dopo che ti hanno regalato delle azioni della Voltaren per quanti tubetti hai consumato, è proprio lì che come soluzione finale metti su “One more time” dei Daft Punk e stringendo i denti entri in città con la fotta di un gabber olandese nel ‘94.