tua canção

Ele é a minha paz quando tudo está um caos. Ele é a minha verdade quando me confundo com as mentiras. Ele é o meu consolo quando não posso suportar as dores. Ele é a minha luz na escuridão. Ele é o meu abrigo quando não tenho pra onde ir. Ele é o meu descanso quando minha rotina me consome. Ele é a minha esperança quando eu acho que não tem mais solução. Ele é a graça que eu nunca mereci, e só agora eu entendi que Ele me basta.
—  (garotade-fe)
Leggevo un libro accanto alla finestra azzurra della sala da pranzo. Erano le cinque e quel libro parlava di noi.
E le sfumature del tramonto di una soffocante domenica pomeriggio di Febbraio lambiva il mio volto,tagliato a fette da lacrime superflue.
Si trattava di una domenica di inverno,
insomma, una di quelle che odorano di mestizia e mancanze.
Volevo scriverti, volevo scriverti per dirti che mi manca sapere come sei stato in questi ultimi mesi.
Volevo scriverti per chiederti se mi hai dimenticata, perché io proprio non ci riesco.
A mali estremi ti archivio.
Ma continui a fare tanto male. Nel bel mezzo dei ricordi decidi di rifarti vivo, un po’ come compare costantemente quella seccante notifica dell'aggiornamento Software sul mio Iphone, con l'intollerabile consapevolezza che non esiste il tasto “ricordamelo più tardi”, per far sì che possa rinviare ancora un po’ il rumore della tua assenza tra i pensieri.
Sarebbe bello poterti non ricordare più.
Volevo scriverti un po’ perché mi manca essere a conoscenza delle tue esperienze in cui ti sei sentito felice, tanto da riuscire a credere che stessi volando, o quando malauguratamente hai assaporato lacrime diverse, di panico, di amarezza, di solitudine.
Vorrei scriverti, un po’ per curiosità, un po’ per sapere se nelle tenebre della notte, ti è capitato di stringere le mie mani, per poi svegliarti e scoprire che era solo un sogno.
Vorrei scriverti per sapere se prima di addormentarti cerchi ancora le mie mani nel tuo letto, un po’ come facevi nei pomeriggi di Ottobre, quando guardavamo il tramonto dalla finestra, sul tuo letto.
Vorrei scriverti e vorrei sapere se durante questi mesi hai stretto altri corpi, o magari, avrai finto di invaghirti della prima tipa che è passata in normale sabato sera all'interno del tuo pub preferito.
Vorrei scriverti, giusto per domandarti dove hai acquistato la tua nuova giacca denim color ghiaccio. Ne vado tanto pazza. Perché se fossi ancora qui con me ti chiederei di farmela indossare e poi regalarmela, per poi vestirmi del tuo odore, quell'odore che dico di odiare quando ti avverto nei corridoi passare, e invece accelero il respiro, per godere fino all'ultimo respiro di quell'essenza che hai smesso di concedermi ancora un po’.
Vorrei scriverti, un po’ per descrivere la tua bizzarra forza di aver trasformato un'eccezionale primavera in dodici autunni. Una rovente giornata di sole di Agosto in un'inattesa giornata di pioggia.
Ti andrebbe di ritornare ancora un po’?
Ti andrebbe di ritornare solo per accompagnarmi al sole forte di Maggio tra i prati di campagna?
Ti andrebbe di invitarmi l'ultima volta al tramonto per poi far sì che sia la penultima?
—  @dolcementefragile (-Serena)