tra$ha

Stasera ho nuotato, dopo ho incontrato una signora di ottant'anni che ha voluto per forza propormi una sfilza di capi di abbigliamento usati tra cui ha insistito che ne scegliessi uno.
Il meno eccentrico era una magliettina di cotone molto carina tutta a fiori fucsia.
Contentissima della mia scelta, del resto quelle di seta gliele avevo lasciate, mi ha svelato che era tutta roba che le aveva appena passato una sua zia di novant'anni perché non la usava più.
Domani la metto.
Avvisatemi quando vi pare che sto esagerando.

Ella es una auténtica hija de puta,
pero logra sacarte las mejores risas.
 
Se muerde el labio cuando dice una grosería,
y se levanta del asiento para concederte
el mejor viaje de tu vida
hacia el camino hacia su alma.
 
¿Quién, ahora, la arreglará? Si todas las corazas están echas pedazos sobre el suelo y lo único que hace es bailar al ritmo de su tristeza.
 
Aunque no es una chica triste,
más bien es una chica de puntos intermedios,
de medias tintas,
de corazones rotos,
de balazos guardados
y abrazos enterrados
en sus costillas.
 
Es una auténtica hija de puta, sí,
pero te invita a bailar cada noche,
te sirve una copa desde lo más alto de su mundo
y grita que está irremediablemente perdida.
 
Cierra los ojos cuando ve el golpe venir
y los abre cuando el dolor ya está hecho.
 
¿Quién la salvará de sí misma?
¿Quién le dirá ven, te pienso quitar el frío
a besos?
¿Quién la convertirá en poesía
una noche,
tras la cual,
te ha roto algo más que el corazón?
 
Ama tan fuerte
que es capaz de romperte todas las ventanas
por las cuales miras el paisaje
minutos antes de mirar solamente desastre.
 
Es un hermoso desastre,
en el cual pueden brotar amapolas
y también mala hierba.
— 

“Hermoso desastre“, Benjamín Griss

Ella es una auténtica hija de puta, 
pero logra sacarte las mejores risas.
Se muerde el labio cuando dice una grosería,
y se levanta del asiento para concederte 
el mejor viaje de tu vida
hacia el camino hacia su alma.
¿Quién, ahora, la arreglará? Si todas las corazas están echas pedazos sobre el suelo y lo único que hace es bailar al ritmo de su tristeza.
Aunque no es una chica triste, 
más bien es una chica de puntos intermedios,
de medias tintas,
de corazones rotos,
de balazos guardados
y abrazos enterrados 
en sus costillas.
Es una auténtica hija de puta, sí,
pero te invita a bailar cada noche,
te sirve una copa desde lo más alto de su mundo
y grita que está irremediablemente perdida.
Cierra los ojos cuando ve el golpe venir
y los abre cuando el dolor ya está hecho.
¿Quién la salvará de sí misma?
¿Quién le dirá ven, te pienso quitar el frío
a besos?
¿Quién la convertirá en poesía
una noche,
tras la cual,
te ha roto algo más que el corazón?
Ama tan fuerte
que es capaz de romperte todas las ventanas
por las cuales miras el paisaje
minutos antes de mirar solamente desastre.
Es un hermoso desastre,
en el cual pueden brotar amapolas
y también mala hierba.
— 

“Hermoso desastre“, Benjamín Griss
Sin duda Benjamín es uno de los mejores..❤🍂

-Zoé🌻

Aquí me encuentro nuevamente
junto al insomnio en unísono,
inventando toda clase de historias entre cobijas,
creando conceptos,
forjando sueños inalcanzables e imaginando
todo aquello que me gustaría llegar a hacer.
Al mismo tiempo en que mi mente desvaría
con pensamientos vacíos, evitando a toda costa
que la oscuridad me haga prisionera de mis miedos.
Miedos que inexplicablemente desaparecen
en medio de valientes suspiros,
que mueren a cambio de aliviar un poco
la nostalgia que conlleva recordarle
y la que por naturaleza acarrea
la silenciosa madrugada.
Sucede entonces que…
…Cuando este lado del mundo despierta,
mi mente aún sigue tan oscura como la noche,
en dónde cada estrella es un recuerdo
y la luna se ha ido tras de él.
—  Rosel.

Siamo la generazione ribelle: quella dei capelli blu, rossi o verdi; dei ragazzi con i dilatatori e delle ore passate nelle stazioni. Siamo la generazione delle amicizie a distanza, di Colpa Delle Stelle e di Lorenzo Fragola. Siamo la generazione delle sfide senza senso e chissà se è meglio un Samsung o un Iphone. Siamo la generazione delle Dr.Martens e delle ore passate su Twitter o Ask, quella dei messaggi chilometrici su WhatsApp e del bastone per i selfie. Siamo la generazione dei ragazzi con i pantaloni a vita bassa e dei libri dimenticati a casa. Siamo la generazione della sfida tra chi ha più amici su Facebook e lettori su Tumblr. Siamo la generazione dei Crookids e di Greta Menchi, di chi ascolta Emis Killa e chi gli One Direction, di chi ascolta pop, il rap, ma soprattutto, il rock n’roll, ma che non riuscirebbe ad andare a letto senza prima ascoltare la sua canzone d’amore preferita. Siamo la generazione del motorino a quattordici anni e del primo bacio a dodici. Siamo la generazione di chi vuole andare a Londra, chi a New York e chi a Los Angeles. Siamo la generazione dei selfie postati su Instagram e delle foto condivise su Facebook. Siamo la generazione degli insulti su Ask, delle bimbominchia su Youtube, di Fast and Furious e i Simpson. Siamo la generazione dei finti depressi, delle magliette dei Nirvana e degli album dei nostri artisti preferiti. Siamo la generazione che ha ballato Gangam Style e Happy, quella che ha amato Harry Potter, che ha inventato la parola ”selfie” e che odia se stessi. Siamo la generazione ribelle, quella che non cambierà mai, che dice parolacce e non vuole andare a scuola. Siamo la generazione di merda o forse meravigliosamente stupenda.

Volevo provare a rispondere al buon @autolesionistra (meno di 100 km e non ce la si fa a berne un bicchiere) sul problema della gente che non trova a chi affittare il loft non ammobiliato che ha tra le orecchie (X) quando mi è venuto in mente una cosa che mi è successa ieri.

Dopo aver accompagnato Figlia N.2 agli allenamenti, ho parcheggiato la macchina a ridosso di un bosco di acacie e mentre aspettavo che uscisse, ho dato due o tre scrollate alla dash sul mio smartphone, finché non è comparsa la foto di Istvan Reiner, pochi giorni prima che fosse ucciso ad Auschwitz

Accettate senza farmi troppe domande quello che è successo subito dopo: sono scoppiato a piangere come una vita tagliata, singhiozzando e colando moccio dal naso per dieci minuti buoni. Così, dal nulla… dopo 45 anni di studio e tentativi di comprensione di uno dei buchi neri più profondi della storia umana recente, dopo la lettura inorridita di quello che i medici facevano alle loro ‘cavie’ ebree, la semplice foto di un bambino sorridente e gioioso mi ha letteralmente spaccato il cuore.

E allora ho capito le motivazioni, anche se diametralmente opposte alle mie, che spingono molte persone a gioire dell’affondamento di un barcone o urlare ‘Uno in meno!’ alla notizia della morte di qualcuno non gradito.

Non è una questione di empatia (molte di queste persone sarebbero le prime a tendere una mano o a prendersi cura di qualcuno che gli chiede aiuto) ma la deumanizzazione e la trasformazione della persona sofferente in un numero, nel trafiletto di un articolo, nel borbottio di un politico, in una cosa lontana nello spazio o nel tempo che non riguarda loro.

È successo anche a me con la foto del piccolo Istvan Reiner: non più un concetto astratto di disumanità e di ferocia sociale ma il sorriso entusiasta di un bimbo speranzoso, tanto simile a quello di una delle mie figlie, cancellato nel sangue.

Io tengo ancora stretta un po’ di fiducia nell’umanità nel credere, anzi, nell’essere sicuro, che la maggior parte di quelle persone che hanno vomitato liquami fecali di odio e disumanità nel commentare le recenti notizie, avrebbero reazioni ben differenti se qualcuno facesse vedere loro, dal vero e non filtrato da un TG o da facebook, la sofferenza sul volto di una madre che tiene il proprio figlio morto affogato in braccio.

Alla fine, il vero e unico colpevole non è chi commenta ma chi istiga con consapevolezza per mero tornaconto personale.

E qua mi fermo, perché non credo di essere riuscito a spiegarmi a sufficienza, come avrebbe meritato la questione o come avrei voluto per stare un po’ meglio. Ho scritto di getto e tanto mi basta.

La cosa peggiore quando una relazione finisce sono i ricordi.
Tutti i ricordi che fanno a pugni nella tua testa per essere ricordati. Ricordi belli, ma anche ricordi brutti. Le risate, gli scherzi, le liti, le discussioni, i momenti dolci e i momenti seri. E’ inevitabile che questo accada, perché quando una persona entra a fare parte della tua vita veramente, lascia un segno indelebile. Un segno che non si può dimenticare o nascondere.
Mentre i ricordi combattono tra loro per quale ha la precedenza, i tuoi occhi si riempono di lacrime, il respiro si fa più pesante e sopra al cuore hai un macigno.
Con i ricordi ti tornano in mente tutte le parole che ti ha detto, le promesse non mantenute; ed è in quel momento che crolli, perché tu ci hai creduto davvero in quel momento e ora ti ritrovi sola a ripensarci, ora ripensi a quando gli hai permesso di prometterti cose che tu in fondo al tuo cuore sapevi già non potevano essere mantenute, ma ci hai provato ad essere diversa, a credere di nuovo alle parole, ma hai fatto un terribile errore.
Con i ricordi, quella persona ti manca ancora di più, il fatto che ti manca supera il tuo maledetto orgoglio, prendi il telefono pronta a scrivergli, ma sai bene che è tutto inutile, che è tutto finito e che oramai non c'è più nulla…perché lui ha mandato tutto a puttane.
E’ allora che, la prima lacrima cade, stringi i denti per non farne scendere altre, ma la seconda lacrima cade così velocemente che quasi non te ne accorgi.
Nel frattempo realizzi che, nonostante tutto il dolore che stai provando, quella persona è ancora importante, è ancora fondamentale, è essenziale per la tua felicità, che la vuoi ancora nella tua vita, perché ci sono ricordi e sensazioni che non verranno mai cancellate, nonostante il tempo, nonostante tutto.
Quindi, spero solo che, se gli verranno in mente i nostri momenti, mi pensi con una felicità assoluta, una di quelle felicità pure e vere, perché di noi rimarrà solo questo.
Quello che avevamo noi due era un qualcosa di vero, di indecifrabile e speciale, uno di quei rapporti indimenticabili. Sono felice di aver passato intere giornate a parlargli, perché era la mia felicità e in un certo senso lo è ancora.
Gli auguro tutto il meglio che la vita gli possa offrire, gli auguro di essere felice, ma felice davvero, anche se non se lo merita.
Non lo dimenticherò, MAI.
—  Jasmine | nonsapevodiamarti.

perché lo cercherai ancora,
e sarà difficile non pensarlo, quando vedrai altri che non siete voi
tenersi per mano
baciarsi
abbracciarsi
sarà difficile non sentire quel nodo alla gola
e quella voglia incontrollabile
di piangere
di vomitare
di piangere e vomitare
quando vedrai che altri hanno ancora quello che tu, invece, hai
perso
ti è stato tolto
rubato
da un momento all'altro,
perché sarà difficile smettere di vedere il suo sguardo negli sguardi degli altri
della gente,
sarà difficile non collegare a lui quella sciarpa a righe che hai indossato la prima volta che vi siete visti,
e quegli stivaletti in vernice nera, che hai messo per lui la sera in cui siete andati a mangiare sushi, e ti vergognavi perché lui continuava a fissarti mentre usavi le bacchette e ti prendeva in giro perché non eri proprio capace a tenerle in mano, sarà difficile indossare la maglietta verde che avevi quando sei salita in macchina con lui per l'ultima volta, quella con cui lui ti ha detto addio, quella che lo ha stretto tra le braccia per l'ultima volta e poi arrivederci, è stato bello e grazie per i ricordi per le risate per le passeggiate in riva al lago e grazie, ciao, scusami ma non posso continuare con te, grazie per i tuoi baci e il tuo buon profumo e per come mi guardavi ma non posso continuare con te perché ti manca qualcosa e io sono rotto e non voglio impegnarmi ma scusa se ti ho fatto perdere tempo se ti ho cercata scusami perdonami è che tu sei perfetta ma non è il momento giusto
perché sarà difficile non ricordarsi della sensazione dei suoi baci, delle sue mani sulla tua vita, sui tuoi fianchi e tra i tuoi capelli, sarà difficile dimenticarsi come ti guardava e desiderava e sarà difficile tornare in quei posti contaminati dalla sua presenza e scoprire con rammarico che tutto sembra uguale, ma dentro di te sarà tutto diverso

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i was rewatching rwby when i stumbled upon this scene and decided to redraw it because i am voltron tra sh

this has probably already been done too whoops

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Teatro greco Taormina – le immagini non possono darti un’idea di quello che e il teatro Greco di Taormina. In un giorno qualsiasi devi percorrere la stretta stradina che porta da Corso Umberto al teatro, passare accanto al Timeo, il grande Albergo, salire le antiche scalinate e poi uscire nell’anfiteatro. A quel punto, quando di fronte avrai la scena con le colonne e vedrai il mare azzurro intenso il cielo pieno di nuvole fuggenti ed in fondo il grande vulcano, comprenderai che questo Teatro è una emozione.

Ti siederai nelle scalinate ed avrai la sensazione che ti avvolga, ti abbracci, ti faccia sua parte e resterai stupita dal sentirti il suo centro in ogni luogo ti andrai a sedere. Di notte l’emozione continua: la luna, il mare, le luci di Naxos, la Montagna che vive e domina, rendono l’essere in quel luogo un privilegio irripetibile.

Ogni parola detta qui, tra cielo e mare, ha un peso diverso. Immagina qui 2000 e più anni fa i versi degli immortali poeti greci recitati nel crepuscolo, osserva qui intorno la natura ancora selvaggia, aspra e ribelle come 2000 anni fa e comprendi da allora in questo luogo nulla è cambiato: qui ancora la parola, il senso di supremo e di eterno che accompagna ogni verso, ogni canto e recita é ancora l’unico sole che gli uomini hanno creato nel buio dell’universo. Comprendi cosi che quel teatro non è solo una semplice emozione ma le somme di tutte quelle che noi umani, nella nostra divina imperfezione, potremo mai avere.

greek theater in Taormina - pictures can not give you an idea of what is the Greek theater in Taormina. On any day you have to walk the narrow road leading from Corso Umberto to the theater, go next door to Timaeus, the largest hotel, climb the ancient steps and then go out in the amphitheater. At that point, when you will have in front of the scene with columns and you will see the deep blue sea the sky full of fleeting clouds, and in the bottom the volcano, you will understand that this theater is an emotion.

You sit in the stairs and you will have the feeling that it envelop you, it hold you and you’ll be amazed by the feel to be in its center in every place you go to sit. The excitement continues at night: the moon, the sea, the lights of Naxos, the mountain that dominates land make being in that place a unique privilege.

Every word said here, between sky and sea, has a different weight. Imagine here in 2000 and more years ago the verses of the immortal Greek poets recited in the twilight, looking around here the wild nature, wild and rebellious like 2000 years ago and understand since then nothing has changed in this place: here again the word, the meaning supreme and eternal accompanying each verse, each singing and recitation is still the only sun that men have created in the dark universe. So that you understand that theater is not only a simple emotion but the amounts of all those that we humans, in our divine imperfection, we can have.

Giugno:
Mi piace.
Sono alla sua partita di calcio.
Fa goal, mi fissa mentre applaudo dagli spalti.

Luglio:
Gli piaccio.
L'ho baciato.
Dice che ho un buon profumo.

Agosto:
Gli ho detto :“prima o poi ti sposo”.
Mi ha accarezzato una guancia.

Settembre:
Abbiamo litigato.
Mi ha mandato un messaggio :“ ricominciamo.”
Torno da lui, mi prende tra le braccia. Ha il suo solito buon odore.

Ottobre:
Gli ho detto che lo amo.
Mi ha baciata ed è stato zitto.
Ho pianto un po’ poi mi sono detta che prima o poi mi avrebbe risposta.

Novembre:
Un mese senza risposta.
Non mi ama.

Dicembre:
È venuto sotto casa mia.
Sono scesa.
Ha detto che mi ama adesso.

Gennaio:
Il primo concerto insieme.
Gli dedico una canzone.
Mi sorride.

Febbraio:
Mi dice che sono l'amore della sua vita.
Ordina una pizza margherita a forma di cuore.
È un mese di “ti amo” e “per sempre”.
È il mese delle promesse, di quelle fatte ad alta voce, di quelle belle da morire del tipo “ 20 figli ed una villa, io e te”.

Marzo:
Lo vedo fuori scuola con una ragazza nuova.
Gli chiedo spiegazioni, mi dice che è un'amica, che lo aiuta in matematica.
Mi va bene, o almeno fingo.

Aprile:
Litighiamo poi facciamo pace poi litighiamo un'altra volta.
Mi prende in braccio, siamo sulle scale di casa mia , è notte fonda, mi accompagna fin dentro casa: “non ubriacarti più, non per me”.
Lo sguardo basso, gli occhi lucidi.

Maggio:
Mi porta al cinema, mi bacia tanto ma non mi dice nulla.
Mangiamo al mc, gli dico “voglio fare l'amore con te”, la butta sul ridere, mi offre le sue patatine.

Giugno:
Il mio compleanno, un anello importante, nemmeno una parola dolce.
Ma mi porta al mare, sugli scogli, pensa che è proprio come dovrebbe essere ma io lo sento che manca qualcosa.

Luglio:
Mi bacia la fronte, parte in vacanza.
È un mese che ci sentiamo a malapena. Qualche minuto al telefono: “ come stai? Hai mangiato? È bella la Calabria?”

Agosto:
Torna.
È più abbronzato, scende dal pullman, mi sorride malinconico.
“Era bella la Calabria.”
Mi abbraccia :“ ti voglio bene” e in quel momento so che non mi ama più.

—  About a moonlight
Dovreste capire che l’inglese è la lingua più bella del mondo, se solo provaste a capirla, ve ne innamorereste.
In inglese “innamorarsi” si dice “fall in love”, letteralmente “cadere in amore”, infatti in amore si cade e cadendo ci si fa male, poi rialzarsi è una vera sfida. Invece “I am in love with you” si traduce con “io sono innamorato con te”, non “di te”, come se si desse per scontato che l’altra persona ricambi. In “together” ci sono le parole “to-get-there”, come se per arrivare da qualche parte bisognasse essere insieme. Si potrebbe amare l’inglese solo per il fatto che la parola “crush”, che vuol dire “cotta”, ricorda il rumore di uno schianto, infatti quando si è cotti di qualcuno si va a sbattere con la testa un po’ ovunque. Oppure ci avete mai pensato che la stessa parola “imperfect” contiene “I’m perfect”? Ed è la stessa cosa con “impossible”. Mentre per dire “piangere a dirotto” si dice “crying your heart out”, come se ogni volta che piangiamo forte rischiassimo di perdere un pezzo di cuore.
Mentre la parola “lucciole” si traduce con “fireflies”, letteralmente “fuoco che vola” e se solo proviamo ad immaginare la scena potremmo rabbrividire. Vogliamo parlare della parola “bed”, che se la guardi bene ricorda veramente un letto? O della parola “stressed” che al contrario si legge “desserts”? Pensate alla parola “fine”, che in italiano fa tanta paura e spesso provoca dolore, mentre in inglese significa “bene”.
“Maschio”, invece, si traduce “male” e questo già ci fa capire la differenza tra “maschio” e “uomo”.
Una cosa meravigliosa è che “io” è l’unico pronome che si scrive maiuscolo, non “tu”, non “noi”, sempre e solo “io”, come a ricordare a noi stessi che siamo importanti.
Gli inglesi, inoltre, usano l’espressione “learn by heart”, per dire “imparare a memoria”, come se la memoria non risiedesse nella mente ed infatti i ricordi più belli hanno sede nel cuore. Ma la cosa più bella rimane che dicendo “I love you” si annulla la differenza che in italiano si ha tra “ti amo” e “ti voglio bene”. Diciamolo: questi inglesi con le parole ci sanno proprio fare.
La nostra generazione.

Siamo la generazione ribelle: quella dei capelli blu, rossi o verdi; dei ragazzi con i dilatatori e delle ore passate nelle stazioni. Siamo la generazione delle amicizie a distanza, di Colpa delle Stelle e di Mattia Briga. Siamo la generazione delle sfide senza senso e chissà se è meglio un Samsung o un iPhone. Siamo la generazione delle Dr. Martens e delle ore passate su Twitter o Viber, quella dei messaggi chilometrici su WhatsApp e del bastone per i selfie. Siamo la generazione dei ragazzi con i pantaloni a vita bassa e dei libri o quaderni dimenticati a casa. Siamo la generazione della sfida tra chi ha più amici su Facebook e lettori su Tumblr. Siamo la generazione dei Crookids e di Greta Menchi, di chi ascolta Emis Killa e chi gli One Direction, di chi ascolta il pop, il rap, ma soprattutto, il rock n’roll, ma che non riuscirebbe ad andare a letto senza prima ascoltare la sua canzone d’amore preferita. Siamo la generazione del motorino a quattordici anni e del primo bacio a dodici. Siamo la generazione di chi vuole andare a Londra, chi a New York e chi a Los Angeles. Siamo la generazione dei selfie postati su Instagram e delle foto condivise su Facebook. Siamo la generazione degli insulti su Ask, delle bimbominchia su YouTube, di Fast and Furious e di Cattivissimo Me. Siamo la generazione dei finti depressi, delle magliette dei Nirvana e degli album dei nostri artisti preferiti. Siamo la generazione che ha ballato Gangam Style ed Happy, quella che ha amato Harry Potter, che ha inventato la parola “selfie” e che odia se stessi. Siamo la generazione ribelle, quella che non cambierà mai, che dice parolacce e non vuole andare a scuola. Siamo la generazione di merda o forse meravigliosamente stupenda.

- lesztomania.

quando dico che la mia vita è paradossale e curiosa, intendo che i miei jeans si tengono su grazie a un portachiavi che ho infilato nella zip, che per farmi un complimento mi hanno detto “certo che sei più bella di tua madre”, e che il signore seduto vicino a me alla fermata dell'autobus si sta tagliando le unghie usando tutto il kit che ha adagiato tra di noi - ora gli chiedo se posso usare un attimino la limetta di questo salone di bellezza itinerante.

Siamo la generazione ribelle: quella dei capelli blu, rossi o verdi; dei ragazzi con i dilatatori e delle ore passate nelle stazioni. Siamo la generazione delle amicizie a distanza. Siamo la generazione delle sfide senza senso e chissà se è meglio un Samsung o un Iphone. Siamo la generazione delle Dr.Martens e delle ore passate su Twitter, quella dei messaggi chilometrici su WhatsApp e del bastone per i selfie. Siamo la generazione dei ragazzi con i pantaloni a vita alta e dei libri dimenticati a casa. Siamo la generazione della sfida tra chi ha più amici su Facebook e lettori su Tumblr. Siamo la generazione di chi ascolta pop, il rap, ma soprattutto, il rock n’roll, ma che non riuscirebbe ad andare a letto senza prima ascoltare la propria canzone d’amore preferita. Siamo la generazione del motorino a quattordici anni e del primo bacio a dodici. Siamo la generazione di chi vuole andare a Londra, chi a New York e chi a Los Angeles. Siamo la generazione delle foto e dei video condivisi su tutti i social. Siamo la generazione di Fast and Furious e i Simpson. Siamo la generazione dei finti depressi, delle magliette dei Nirvana e degli album dei nostri artisti preferiti. Siamo la generazione che ha ballato Gangam Style e Happy, quella che ha amato Harry Potter, che ha inventato la parola ”selfie” e che odia se stessi. Siamo la generazione ribelle, quella che non cambierà mai.
Siamo quella generazione “strana” o forse meravigliosamente stupenda.  

El mal no viene a este mundo impulsado por alguna varita encantada o por alguna capa. La verdad es dura, cruel y fiera. El mal nace por pequeñas cosas; nace por una burla demasiado cruel o por algún pequeño olvido o por algún niño siendo golpeado y maltratado. Un hombre destruido encontraría consuelo en una botella… Y con eso la oscuridad se alimenta. Un marido perdiendo el control y golpeando a su mujer, y con eso la oscuridad crece.

Pero esos vórtices oscuros pertenecen a otra cosa… No, ellos son nosotros mismos. Todo el mal que cometemos día tras día se ha reunido y ha espesado como si estuviese dentro de un útero psíquico, hasta que ha tomado forma y ha decidido salir. Pero lo gracioso en todo esto es que mientras lo creamos, se estuvo alimentando de la propia oscuridad que había dentro de nosotros y aquel minúsculo mal comenzó a crecer. Palabras hirientes se convirtieron en un enjambre de balas, un corazón roto se convirtió en una mano torturadora.

Si caminas junto a una mujer desamparada y no te importa en lo mas mínimo, ciertamente harás la vista gorda a la hambruna y las enfermedades de los que te rodean. Y el mal sigue creciendo.

Si justificas el maltrato hacia la mujer, entonces también justificas el lanzamiento de bombas; si no te importa que tu vecino se esté pudriendo dentro de un bar, entonces mucho menos importará un homicidio masivo que ocurre a medio mundo de distancia. Y el mal sigue creciendo.

Hemos creado sombras y ahora ellas nos moldean a nosotros. Nos hemos alimentado mutuamente y estos son los resultados: Millones de pecados… millones de minúsculos males… se han trenzado, combinado y torcido, convirtiéndose entonces en una gran serpiente, una plaga para la humanidad que ha crecido en nuestro subconsciente, imponiéndose en todo el mundo. Bloqueando la luz.

Parte de la culpa la tiene el siempre arrogante y despreciable Satanás, sentado en su inmundo trono, corrompiendo nuestras almas… pero también es culpa nuestra, él sólo se alimenta de nuestros propios pecados.
—  John Constantine - Hellblazer 
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@sr4oficial: “Este es mi amigo Josué. Con sólo 2 años y 8 meses ha conocido de primera mano lo que es una emergencia. Tras sufrir desnutrición aguda, ha vuelto a comer y ya ha ganado 1kg. Sus ojos vuelven a brillar con ilusión y alegría. Un abrazo y una pelota le hacen feliz @unicef_es#ConUNICEFenPerú

This is my friend Josué. At just 2 years and 8 months he has first-hand experience of what an emergency is. After suffering acute malnutrition, he is eating again and has gained 1kg. His eyes shine again with excitement and happiness. A hug and a ball make him happy.”

Follow me on Instagram: @sergioramosgarciafansclub ;)