tombale

French Autumn Vocabulary 🍁

Originally posted by darkoctober

& some Halloween vocab too, of course! 👻🎃

Automne (m) - Autumn
Septembre - September
Octobre - October
Novembre - November
L’équinoxe (m) d’automne - The Autumn equinox 

Feuille(s) (f) - Leaf, leaves 
Citrouille(s) (f) - Pumpkin(s)
Pomme(s) (f) - Apple(s) 
Gland(s) (m) - Acorn(s)
Châtaigne(s) (f) - Chestnut(s)
Canneberge(s) (f) - Cranberry, cranberries 
Moisson (f) - Harvest
Épouvantail (m) - Scarecrow
Cidre (m) - Cider 
Gants (m) - Gloves 
Écharpe (f) - Scarf
Manteau (m) - Coat 
Imperméable (m) - Raincoat 
Parapluie (m) - Umbrella 
Bottes (f) - Boots 
Pull (m) - Pullover, jumper, sweater
Chocolat chaud (m) - Hot chocolate 
Feu (m) - Fire
Cheminée (f) - Fireplace 
Bougie(s) (f) - Candle(s)
Flamme(s) (f) - Flame(s)
Obscurité (f) - Darkness 
Grisaille (f) - Gloom, greyness 
Couverture(s) (f) - Blanket(s) 
Couette (f) - Duvet, quilt 

Vent (m) - Wind
Pluie (f) - Rain 
Bruine (f) - Drizzle
Nuage (m) - Cloud
Tempête (f) - Storm
Brouillard (m) - Fog

Halloween (f) - Halloween
Bonbons (m) - Sweets
Chauve-souris (f) - Bat
Chat (m) noir - Black cat 
Fantôme (m) - Ghost 
Film (m) d’horreur - Horror film 
Costume (m) - Costume 
Décorations (f) - Decorations
Squelette (m) - Skeleton
Monstre (m) - Monster
Vampire (m) - Vampire
Zombie (m) - Zombie
Cimetière (m) - Graveyard 
Pierre (f) tombale - Gravestone 
Maison (f) hantée - Haunted house 

Rouge - Red
Jaune - Yellow
Orange - Orange
Or - Gold
Doré - Golden
Gris - Grey 

Froid - Cold
Frais - Fresh
Douillet - Cosy, snug
Croustillant - Crisp, crunchy 
Effrayant - Scary, frightening
Sombre - Dark
Orageux - Stormy
Pluvieux - Rainy
Nuageux - Cloudy 
Brumeux - Foggy
Fantomatique - Ghostly 

Brûler - To burn
Allumer - To light up
Réchauffer - To warm up
Effrayer - To scare
Avoir peur - To be scared 
Crier, hurler - To scream 
Trembler - To shiver (with fear) 
Frissonner - To shiver (with cold)
Croustiller - To crunch 
Tomber - To fall
Siffler - To whistle 
Se balancer - To sway (trees, branches) 

mourir  to die
déceder  to pass away
déceder de cause naturelle, mourir sa belle mort  to die a natural death
s’éteindre  to pass away (usually of old age)
trouver la mort  to die (by an accident)
passer l’arme à gauche  to kick the bucket (lit. to pass the weapon to the left)
casser sa pipe  to die (lit. to break your pipe)
la mort  death
le décès  death (more polite)
le mort, le défunt  the dead person
le corps, le cadavre  the corpse, the body
le cercueil  the casket, the coffin
la bière  the coffin (more polite)
le porteur de cercueil  pallbearer
le deuil  mourning
être en deuil  to mourn, to be in mourning
faire le deuil de qqn, faire son deuil  to grieve for something or someonee
déplorer la perte de  to mourn the loss of 
pleurer la morte de qqn to mourn the death of someone
le cortège funèbre  a funeral procession
le corbillard  hearse
les funerailles  funeral
l’organisation des funérailles  funeral arrangements
l’enterrement  burial
la chapelle funéraire, la maison funéraire  funeral home
les obsèques, le service funèbre  funeral service
la crémation  cremation
le bûcher funéraire  funeral pyre
le cimitière  cemetery
le lieu de sépulture  burial site
la pierre tombale  tombstone
la tombe, le tombeau  tomb, grave
le caveau  plot
l’épitaphe (f.)  epitaph

Le Parc funèbre ; parcourant farouche le parc funèbre, les tombes crachant les mâchoires des crânes, nez en terre et croix abattues, la jeune fille échevelée avec peine garde sa raison.
Les briques pleuvent, les murs crèvent. Est-ce l’heure de la repousse des chairs ? Pas encore. Pas encore.
Une grande table est mise. Une grande table nue. Nue à quelques couteaux près, à quelques personnes près, lasses et préoccupées, assises côte à côte, face au couvert insuffisant, côte à côte mais séparées par le précipice de ce qui n’est pas soi. Aucun pain ne leur est offert.
Si la vie ne gagne rien, la mort ne prend personne. De quoi se plaindre? Par terre, un homme gît, secoué de convulsions, mais personne ne fait attention. Un gibet aussi est dressé pour une exécution qui sûrement ne va pas tarder, mais personne ne fait attention. L’un, la tête affalée sur la table, crayonne les formules mathématiques de l’horoscope d’un prince qu’il croit qu’il va connaître, l’autre se taillade de coups de couteau le poignet qu’il accuse opiniâtrement de l’avoir trahi. Mais personne ne fait attention. Chacun à son affaire, chacun tout seul à la dérive, à la grande table longue du Parc funèbre sur l’Esplanade du château désert.
—  Henri Michaux, La Vie dans les plis, Gallimard, 1972
Ci sono quei momenti in cui non hai veramente voglia di niente. Respingi chiunque si avvicini, ti isoli completamente da tutto e tutti e non c'è niente che ti faccia cambiare idea. Vorresti essere lontana da dove sei o preferiresti addirittura non esistere proprio; sparire sarebbe l'unico motivo di benessere in quel momento, ma non puoi farlo. Così te ne stai lì a guardarti attorno, ti metti a leggere, scrivere oppure ad ascoltare la musica, fai le uniche cose che possono provare a distrarti un poco anche se non hanno molto effetto. E ti privi della luce, vuoi il totale buio per sentirti più a tuo agio perchè stare sotto il Sole ti mette allo scoperto ma tu in realtà vuoi solo che coprirti, nasconderti. Le forze sembrano andate, non hai nemmeno voglia di muovere una sola parte del corpo, è tutto così faticoso che ti senti esausta. I pensieri ti assalgono, è come se fossi costretta a stare immobile dentro una prigione, perchè in realtà non puoi farci niente con la tua mente, non puoi fermarla, lei se ne va per conto suo e tu la segui. Sei sotto pressione, in panico, cominci a piangere disperatamente desiderando che il tempo faccia passare via quel malessere che adesso ti sta tormentando ma prima che si allontani ci vorrà un pò, troppo per te, troppo per poter reggere quelle sensazioni. E quando stai in quel modo sembri completamente sola, hai un senso di vuoto e solitudine che ti pervadono e da una parte vorresti qualcuno affianco a te ma dall'altra mandi via chiunque. Poi c'è un periodo dove invece non piangi, non ci riesci, non ce la fai più; sei spenta e rimasta a corto di speranze, voglia di vivere e capacità di provare emozioni o avere sentimenti. Ogni cosa che ti riguarda e che fa parte di te è strettamente negativa, perchè quella parte positiva che ti rimaneva è stata seppellita da dubbi, ricordi, pensieri e ferita da tagli, odio, dolore. La tua vita di colpo si oscura a tal punto da farti abituare e farti desiderare di rimanere sempre al buio, perchè la luce ti fa male, tanto, troppo. Quell'odio verso te stessa è solamente capace di aumentare e diventa spropositato, più grande di qualsiasi altra cosa; il tuo cuore non funziona, batte ancora ma in pratica è morto. Ha subito graffi, ferite continue, rotture di vario tipo, tutte sofferenze talmente grandi ed intense da riuscire, in un certo senso, a farlo fermare: quel piccolo pezzo vitale ormai è ridotto a pezzi, le sue funzioni sono andate perse e non ti permette più di poter provare qualcosa o di poter reggere un qualsiasi peso anche solo per un momento. Perciò tu rimani impassibile, sei morta come lui e neanche provi a fingere davanti agli altri come avevi fatto fino a quel punto, quindi ti mostri; lo fai senza accorgertene, ma non te ne importa, a dire il vero non te ne frega di niente, potrebbe succedere di tutto che tanto per te non esiste, perchè non ci sei. È rimasto solo un corpo freddo, un corpo vuoto incapace di ritornare come prima, incapace di provare emozioni e sentimenti, incapace di riprendersi l'anima che lo abitava e che è si persa, forse distrutta completamente. E non puoi spiegare a nessuno quello che ti accade perchè non capiscono, continuano a credere che sia un danno riparabile ma purtroppo o per fortuna non è così, non si avvicina neanche lontanamente ad una cosa possibile. Il tempo corre veloce e tu rimani indietro, sei ferma lì dove sei crollata, c'è steso il tuo cadavere sul quel pezzo di strada, c'è la tua anima bloccata in quel pericoloso percorso che stavi attraversando. E adesso che si fa? Ti ripeti. E adesso dove vado? E adesso come vado avanti? Non posso, non ho nulla, quello che avevo l'ho perso. Superi le giornate con una tale freddezza da sentire ghiacciato anche il tuo corpo, hai freddo ma non si tratta del freddo esterno, si tratta di quello che hai dentro; come si toglie? Ci provi in ogni modo, impazzisci, perchè non volevi essere come sei diventata, tu non volevi dannazione. Ma stavi già passando un periodo orribile, le persone continuavano a ferirti, quelle a cui tenevi più di tutto erano proprio coloro che ti facevano più male; e tu hai provato a sopportare, hai provato a resistere anche per loro, hai provato a farti forza con ogni mezzo possibile ed immaginabile, ma alla fine non ce l'hai fatta, sei andata al di fuori del limite ed eccoti qua, ridotta peggio di un cadavere. Esternamente sei ancora abbastanza intatta ma dentro, porca miseria dentro non c'è nulla di intatto, è una cosa devastante; un caos, macerie ovunque, silenzio tombale e nebbia. Quando gli altri ti ferivano tu lo sapevi che dovevi smetterla di essere vulnerabile, dovevi smetterla di essere sensibile, dovevi smetterla per il tuo bene. Ma ti odiavi, ti facevi un sacco di domande che non avevano risposta, provavi troppe emozioni d'un colpo con un'intensità assurda e questo ti ha portato alla distruzione definitiva. Guardavi gli altri con innocenza, li pregavi con lo sguardo di non farti male ancora e ancora, era una supplica, chiedevi pietà, ma nessuno ti ascoltava. Te ne stavi in silenzio, anche perchè era l'unica cosa che potevi fare. Avevi mancanze a non finire, come il tuo dolore. Tutto ciò era insopportabile, non vedevi ombra di qualcosa di bello da un'eternità; delle volte sentivi voci che non c'erano, vedevi figure che non potevano esistere ma erano immaginarie, però eri perseguitata da queste. Eri pazza, andata fuori da ogni ragione umana, volevi ucciderti. Tanto impazzita che ad un certo punto hai iniziato a sentirti estranea, hai cominciato a non essere più tu; eri divisa a metà, due parti opposte in contrasto tra loro, avevi perso il controllo. E anche lì, tutti che ti dicevano che dipendeva da te e tu che ti innervosivi perchè non ti comprendevano; finchè poi hai smesso di innervosirti, non avevi neanche più la forza di provare ira, ci rimanevi talmente male che cercavi di abituarti all'idea di rimanere incompresa per sempre. Hai smesso di volere, hai smesso di tentare ad uscire da quel vortice, hai chiuso con il mondo. Ti sei lasciata andare a quella cosa che ti comandava, ti sei lasciata trasportare da ciò che ti aveva reso così; amavi il buio, amavi quella sensazione che ti trasmetteva, amavi come potesse riuscire a farti sentire protetta da tutto e tutti, tant'è che è diventato un'amore così forte da lasciarti ancora in balia del disprezzo verso la luce. Quindi dopo aver passato e vissuto ciò, diventi quel che hai subito sulla tua pelle e nella tua mente. La presa comincia ad allentarsi, tu però non puoi tornare indietro e ritornare nel modo in cui eri, perciò è di nuovo un altro ennesimo danno che sei costretta a prenderti. Le persone ti vedono come se fossi cattiva, come se fossi un diavolo sceso in Terra, perchè non hanno la minima idea di quello che hai passato o comunque non gliene importa; dai avvisi per non farli soffrire, provi ad allontanare chi tiene a te perchè sai come andrà a finire con il tuo carattere. La verità è che davvero, sei confusa sui tuoi sentimenti e sulle tue emozioni, questo perchè sei rimasta frastornata dal tempo trascorso nella sola sofferenza ed ora gli altri pensano che non sia possibile ma invece è come dici, anche questa volta devi fare i conti con l'incomprensione. Sei esausta, decidi che per il tuo bene e quello di chi ci tiene forse è meglio chiudere i rapporti piuttosto che mandarli avanti senza sapere quanto contino davvero per te stessa. Ci metti poco, ma fai soffrire e soffri tanto perchè in realtà ti dispiace far male alle persone, dato che sai cosa vuol dire essere feriti. In questo modo conquisti non solo l'odio verso di te che aumenta a livelli indecenti, ma ottieni anche l'odio degli altri nei tuoi confronti per averli, in un certo senso, abbandonati. I rapporti che invece hai ancora non sono altro che un tira e molla da parte tua, vorresti chiuderli ma non hai la forza di farlo perchè sono troppo importanti, ancora più importanti di quelli che invece sei riuscita a chiudere. E così passi di nuovo i giorni nel completo caos, ti senti un dannato disastro perchè ripensi alla tua vita, piangi e poi ti addormenti esausta con le lacrime che ancora continuano a scendere. Non c'è tregua, almeno non per te purtroppo. Passi avanti a questi problemi, non sai come, riesci a voltare pagina e a risolverne qualcuno. Ma le conseguenze restano; altre sofferenze, altri silenzi, altre mancanze, altre parole, altri comportamenti, un completo ribaltamento. Stai vivendo, in una maniera o nell'altra ci provi, però rimangono i ricordi, rimangono le cicatrici, rimane l'intero passato che resta presente. E adesso uno dei tuoi problemi è che usi la ragione troppe volte, senza permettere al cuore di fare le sue scelte. Perchè hai paura, la mente ha il terrore di far soffrire ancora il cuore, perchè se soffre lui, tutto si distrugge e non funziona. È difficile per me affezzionarmi alle persone mentre invece prima ci voleva un attimo, è difficile continuare ad andare avanti senza che le paure ti riportino indietro, senza che i ricordi ti facciano male. Credere di non rivivere quello che precedentemente ha tentato di non farti sopravvivere è letteralmente impossibile. Ci sono cose che non potrai mai dimenticare, neanche volendo.
—  moriresilenziosamente

“[T]he forget-me-not gray of an eye squinting at an incipient kiss, the placid expression of your ears when you would lift up your hair … how can I reconcile myself to your disappearance, to this gaping hole, into which slides everything—my whole life, wet gravel, objects, and habits—and what tombal railings can prevent me from tumbling, with silent relish, into this abyss? Vertigo of the soul.”

Vladimir Nabokov, from “Ultima Thule,” The Stories of Vladimir Nabokov (Vintage International, 1997)

bibliotecaria goffa: nel silenzio studioso della sala lettura, gremita da studenti concentrati sui loro libri, potrai udire lei, la bibliotecaria goffa (altresì nota come: io) che, del tutto dimentica dell'aura di rispetto e silenzio che regna all'interno di tali spazi, o - forse proprio per questo silenzio tombale - non in grado di rendersi conto che la stanza sia piena di persone, litiga brutalmente con l'armadietto difettoso dove ha appena collocato dei testi, ma che non vuole saperne di richiudersi, e allora inveisce a voce alta: «TU NON HAI CAPITO ANCORA CHI COMANDA QUI!!!» continuando ad armeggiare con la chiave, e agitandola per aria. Poi capisce che l'attenzione di tutti è stata dirottata su di lei, e vorrebbe tantissimo spalancare l'armadietto e sparirci dentro per sempre.

Mi sento svuotata
Mi sento triste
Mi sento la testa leggera come una bolla di sapone …vuota
La gente mi parla ..parla… mi danno fastidio le parole
Sono così non so neanche come …
Vulnerabile senza forze … le lacrime escono da sole …
il mio cervello è pieno di corridoi vuoti …
sono qui in silenzio .. tutto tace
Non sembra un ospedale oggi …silenzio tombale … una donna è deceduta adesso che tristezza … andata via ..si sa cosa succede dopo … inizia il suo viaggio qualcuno l'ha già accolta su … la vita è questa …
vorrei tanto sentirmi meglio .. passerà non so forse… o mi preparo a qualcos'altro di peggiore mah …vorrei una parola dolce rassicurante da te …. ma non arriverà mai …la sensibilità verso di me non può esistere …

For Houston-area folks!

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Il y a quelques années, j'ai visité le camp de Bergen-Belsen en Allemagne. Je savais que, parmi les centaines de milliers de victimes des nazis, une fillette appelée Anne Frank y avait été assassinée et que ses restes se trouvaient dans une des fosses communes, des tombes collectives, des monuments rappelant l'horreur. Bergen-Belsen et tous les camps de concentration de tous les pays du monde se visitent en silence car la voix se refuse à décrire ce que l'oeil voit, et pourtant chacun sait qu'il devra faire l'effort de nommer tout cela avec la force solennelle des mots.
Dans un coin de Bergen-Belsen, près des fours crématoires, quelqu'un, je ne sais qui ni quand, a écrit des mots qui sont la pierre angulaire de mon moi d'écrivain, l'origine de tout ce que j'écris. Ces mots disaient, disent et diront tant qu'existeront ceux qui s'obstinent à bafouer la mémoire : “J'étais ici et personne ne racontera mon histoire.”
Je me suis agenouillé devant ces mots et j'ai juré à celui ou celle qui les avait écrits que je raconterais son histoire, que je lui donnerais ma voix pour que son silence ne soit plus une lourde pierre tombale, celle du plus infâme des oublis. Voilà pourquoi j'écris.
—  Luis Sepúlveda, Ingrédients pour une vie de passions formidables, Métailié, 2014

2017, Jul 24
At Petsmart on 17723 Tomball Pkwy, Houston, TX 77064
Diamond Dove for 34.99$

So far they can’t tell me how long the bird has been alone, but I can say the bird is very lonely. Only perking up when the door for the employee to get in is opened, only to grow saddened when attention is not recieved.
It’s been hanging around its mirror for the majority of the time we’ve been here. It has hardly touched its millets or fed, nor the cuttlebone or grass ball.

I know that birds, doves included, do not do well alone. They like interaction and company. This dove definitely doesn’t have that and needs a home.

36/7
photo • #nature [?]

“ ce jardin était silencieux, avec ses allées tombales, ses peupliers étêtés, ses gazons piétinés, à moitié morts”

#JorisKarlHuysmans

A dopo...

Oggi devo fare due cose.
La prima è far sgranchire la batteria della mia macchina.
La seconda è andarmi finalmente a prendere la cartuccia d’inchiostro di ricambio per la mia stampante multifunzione.
(Ovvio che se il negozio non ce l’ha nemmeno oggi, con me ha chiuso e ci può mettere sopra una pietra tombale).
Per cui vado a farle.
A più tardi.