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Ilva  e Vado: quei bravi papà con le mani piene di sangue

Vorrei parlare dei 47 rinviati a giudizio (e due condannati) per il disastro dell’Ilva di Taranto, la fabbrica dei veleni che in vent’anni, secondo l’accusa, ha ucciso i tarantini, avvelenato le terre, gli animali, il mare. Quella fabbrica che, negli anni, ha distribuito prebende a politici (quanto invece all’ex governatore pugliese Vendola, che si sente “scorticato”, se la vedrà con la sua coscienza), giornalisti, preti e scienziati che, “per ottenere il massimo profitto, cagionavano con consapevolezza eventi di malattia e morte nella popolazione”. Vorrei parlare dei due alti funzionari del ministero dell’Ambiente intercettati mentre dicono di sentirsi “le mani lorde di sangue” e ammettono: “serve una porcata per salvare Tirreno Power” (secondo l’accusa la centrale a carbone di Vado Ligure ha causato enormi danni alla salute per centinaia di bambini, migliaia di ricoveri di adulti per gravi malattie respiratorie con un numero di decessi che varia dai 657 ai 427). Vorrei parlare dell’ex ministro e attuale sottosegretario di palazzo Chigi, Claudio De Vincenti che “si adopera per suggerire le strade a Tirreno Power per aggirare le prescrizioni ambientali”. Vorrei rivolgere a costoro una semplice domanda. Quando la sera tornavate in famiglia, cosa dicevate alle vostre compagne e ai vostri figli? Siate orgogliosi del vostro papà che oggi ha fatto una porcata che, se va in porto, farà ammalare tanti bei bimbi come voi? E prima di andare a tavola, vi lavavate la mani? 

 Antonio Padellaro - “Il Fatto Quotidiano” 25 luglio 2015