thomas trabacchi

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Dolce & Gabban: La Bella Estate

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E all’improvviso, siccome sto camminando guardando lei, con lo striscione in mano che mi copre parte della visuale, sbatto contro un palo della luce. Quando una cosa del ge­nere succede, innanzitutto ti spaventi. Il palo sta fermo, tu cammini. È incredibile quanto si vada in realtà forte, anche quando si cammina piano e si va addosso a un oggetto fer­mo. Il palo mi prende in pieno. In ordine di impatto: naso, bocca, faccia, petto, palle. Rimbalzo letteralmente indietro. E siccome sto portando lo striscione, pure lo striscione casca dalla mia parte. I due che lo tengono con me non se lo aspet­tano, cascano pure loro, e quelli dietro ci finiscono quasi so­pra. Vergogna assoluta.

Ti hanno colpito? Cosa? Oh Katena, ti hanno colpito?

Giallo vive con la testa immersa nei libri di storia recente, e la mia caduta, nella sua visione, non può che essere pro­vocata da un proiettile vagante sparato dalla polizia che sta ordendo un golpe neofascista. A Giallo non passa nemme­no vicino alla corteccia cerebrale che il portatore dello stri­scione possa cadere perché si è preso un palo in faccia men­tre cercava di fare il figo con una ragazza.

Il corteo s’incasina. Per un attimo c’è anche tensione. La polizia che sta sul marciapiede, di routine, si agita: anche loro si preoccupano quando uno striscione va giù e un cor­teo si ferma.

Ho preso un palo in faccia.

Lo dico! Non basta averlo fatto, lo dico. Forse perché la faccia mi fa davvero male, il naso e la bocca sanguinano, non mi viene in mente niente di meglio che la pietosa verità.

Giallo si alza. non parla. Pensa: sfigato.