the-volt

Se devo dirla tutta mi manchi da morire.
A volte preferisco avere una specie di “salvaguardia” per me stesso, altre volte manderei a fanculo tutto: i pensieri, i dubbi, le insicurezze, le incertezze.
Si, sono talmente tanto coglione che correrei tutt'ora un'altra volta da te.
—  Chris.
Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo se tutto va bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio o forse no. Però mi è venuto il dubbio e vorrei sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.
Tanuljátok már meg!! Nincs olyan hogy "boldog befejezés" nincs "happy end" NINCSEN! Soha nem is volt! Ez nem valami Disney mese ahol örökké él mindenki nagy nagy boldogsgban!! Az az ember igen is meg fog halni! A szerelem ki fog fakulni! A barátság meg fog romlani!! Ez a valóság! Itt minden rideg és szürke. Boldog vagy? Ne éld bele magad, hidd el idővel el múlik!

volt bolhapiac, és ezt a csodát lőttem egészen pofátlan áron. egy alapos tisztítás és ápolás még ráfér, de nagyon szuper

«Stai tranquillo, va tutto bene.»
Lo dico a bassa voce mentre lo guardo negli occhi.
Fuori sta piovendo e la verità è che vorrei solo andarmene a casa, rannicchiarmi su me stessa e fare finta che non sia accaduto niente, che questa serata non ci sia mai stata.
Vorrei poter tornare indietro anche solo di qualche minuto, magari cambierebbe qualcosa, ma sono quasi sicura che ritorneremmo dove siamo adesso.

«Sono stato un coglione, ho sbagliato.»

Non sono più tanto sicura che stia parlando con me, magari pensa ad alta voce e in realtà parla con se stesso.
Fisso le goccioline che si formano sul parabrezza.
«Lascia stare, davvero» provo a convincerlo.

Fa quel sorriso triste, deluso. So che si aspettava altro da me. So che sono completamente incasinata e sbagliata e che lui farebbe meglio a lasciarmi perdere. A volte ho voglia di chiedergli cosa ci trova in me di tanto speciale.

«Ora mi dici così per farmi calmare, ma so che non è ciò che realmente pensi. Lo so io quello che c'hai dentro in questo momento.» Sospira.

«Gli organi? La pioggia? Il mare?»

Tento di sdrammatizzare ma non mi esce molto bene. Ho solo voglia di piangere, ma non lo farò davanti a lui, si sentirebbe peggio.
Con lo sguardo mi ammonisce. Non è il momento di scherzare, l'ho capito. Ma lui non capisce che l'aria dentro quella macchina per me sta diventando irrespirabile.
Arriviamo sotto casa mia, parliamo ancora, gli dico di non preoccuparsi. Non la pensa allo stesso modo.
Dopo avermi dato il regalo di compleanno mi saluta.
«Ciao.» Solo questo e un cenno del capo.
«È così che mi saluti?»
Mi protendo verso di lui, voglio un bacio.
Lo bacio, poi scendo dall'auto.

Non mi sono mai sentita così sbagliata in tutta la mia vita.

Quel pesciolino che si vede tra le foglie è nato qualche settimana fa. Può sembrare assurdo ma era molto più piccolo di così. È la seconda volta che nascono dei pesci dell'acquario, e la seconda che non faccio in tempo ad intervenire, che altri pesci se li mangiano(sarà crudele, ma è madre natura che agisce così).
Il primo giorno che mi sono accorta di lui, lo davo appunto per morto, anche se le ore passavano e continuava a scorrazzare. Il giorno dopo accendendo la luce dell'acquario, ce l'ho ritrovato com mia somma sorpresa, quello dopo ancora e così via. Così sia io che Andrè abbiamo cominciato a cercarlo con gli occhi ogni volta che guardavamo verso l'acquario. Non dovevamo affezionarcisi e invece tutte le volte che qualche pesce più grosso lo rincorreva, trattenevamo il fiato e finivamo per intervenire. Ogni volta che spariva per ore e non lo trovavamo, ci rassegnavamo che alla fine non ce l'aveva fatta, e ogni volta poi risbucava fuori come a dire: “Me la state tirando talmente tanto che camperò quanto una balena.” Mi son documentata sulle vaschette per il parto, spostavo le piante in modo da creargli un rifugio.
Fatto sta che giorno dopo giorno è cresciuto fino a non essere più una portata vagante, e se prima passava tutto il tempo in un angolino a nascondersi protetto dalle piante, adesso nuota spavaldo tra gli altri pesci, e non si fa mettere le pinne in testa da nessuno.

Noi ovviamente siamo riusciti ad affezionarci anche a quel cosetto. Allora abbiamo capito che era arrivato il momento di dargli un nome degno della sua spavalderia, ma non troppo:
Vi presento Cazzutissimo Me.

És mikor vége, visszagondolsz hogyan kezdődött el. Mindenre emlékszel.
Még a legkisebb mozdulatokra és szavakra is. És rádöbbensz mennyit is jelentett neked ő, akivel megtanítottátok egymást szeretni.
De már mindegy, mert vége. És soha nem lesz már olyan mint volt. Soha.
Minden életesemény, ami tudatlanságból megesett velem, szükségszerű volt. Nem bánok semmit sem, mindenre szükségem volt. Mindegyik vitt valamilyen irányba.

Le persone sono un po’ simili alle stelle:
magari brillano lontane, ma brillano, e hanno sempre qualcosa di interessante da raccontare…
però ci vuole tempo, a volte tanto tempo, perchè le storie arrivino al nostro cuore, come la luce agli occhi.

*******
Alessandro D’Avenia

Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi è venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te
—  Søren Kierkegaard

Nincsenek szavak. Nem is tudom mit írjak, egyszerűen valóra vált az álmom, hogy ott legyek egy Hollywood Undead koncerten, hogy találkozzak a tagokkal. Őszintén, legfőképpen Danny miatt vártam az egészet, hiszen ő nekem a minden. A szövegei, a hangja, a stílusa, ahogy előad egy-egy zenét, mindezek miatt lett ő az én példaképem. És, hogy tudtam vele közös képet csinálni, és megköszönni neki, hogy van, hogy meggyógyít engem a zenéken keresztül, az valami elmondhatatlan érzés. Erre a koncertre négy éve várok, mert nem tudtam elmenni eddig, bármennyire akartam, nem olyan könnyen megoldható dolog ez. És most, hogy ott állhattam a kedvenc zenekarom koncertjén, és a példaképemmel együtt üvölthettem a szöveget, az valami csodálatos volt. És tudom, ha még megyek koncertjükre, mindegyiket ugyanilyen izgalommal és csodálattal fogom várni majd, mint a tegnapit. 2016.08.25. Zamárdi, Strand Fesztivál, KÖSZÖNÖM, HOGY VALÓRA VÁLTOTTÁTOK AZ ÁLMOMAT!!! ♥♥♥♥♥

Io ho solo la consapevolezza che non sarà mai abbastanza: ogni chilo ripreso, lo vorrò perdere, ogni boccone in più, lo vorrò bruciare, per ogni sgarro mi vorrò maledire.
Io pensavo di poterne uscire, ma forse sto peggio di quanto io pensi. Quante volte ancora dovrò guardarmi allo specchio e odiarmi? Quante volte mi dirò che non mi merito di mangiarmi un gelato? Quante volte mi vieterò di vivere una vita normale, solo perché non sono abbastanza magra? Quante volte ancora uscirò la sera e salterò la cena dicendo bugie a tutti? Quante bigie continuerò a dire, quante volte mi impedirò di vivere? Quanti calcoli, quanti pianti, quanto odio ci deve ancora essere nella mia vita?
Quante volte arriverò a sera senza energia, senza voglia di fare nulla, senza la capacità di godermi un pasto, un piatto. Sono stanca di questa gabbia, ho paura di continuare a viverci dentro.
Perché questa non è vita, ma un insieme di programmi, numeri, costrizioni e logiche malate. Ma infondo il problema è che io stessa non credo di poterne uscire. Io senza tutto questo mi sento vuota, senza obiettivi.
Perché la soddisfazione per me è salire su quella bilancia e vedere un numero più basso. È sentirmi forte perché in grado di rifiutare. È toccarmi le ossa, vedere i progressi.
E la soddisfazione va a pari passo con il sentirmi esausta. Scegliere la via giusta è difficile. È la lotta della mia testa con quello che mi dicono gli altri. Con quei “sei bella”, “sei magra”, “ora basta” che io nello specchio non vedo. Io vedo solo un corpo che vorrei annientare perché lo odio. Un corpo che mi crea solo dolore in tutti i sensi.
Ho paura del mio futuro, sono già stanca per le scuse che dovrò inventare, per le sere a piangere, per le uscite che dovrò saltare perché questa cosa è una maledetta prigione.
E si, stasera ho vomitato i biscotti e ho bruciato con un quarto d'ora di step. E l'anormalità delle mie reazioni mi spaventa. Allo stesso tempo mi sento tremendamente forte, e so che non mi potrò mai piacere senza qualche chilo in meno, qualche biscotto in meno nella mia pancia.
Nessuno può aiutarmi e niente mi ha mai fatto sentire tanto sola.