the-trent

Non vorrei cambiare, ma farlo mi è necessario. Non vorrei smettere, non adesso, non ancora. Non io. Io che non ho mai avuto niente e allora non so come ci si prende cura di qualcosa. Vado e vengo. Vado soprattutto quando vorrei restare. Me ne vado dai luoghi in cui mi sono sentita quasi felice, perché quasi felice è peggio di triste-secondo me. Vengo sempre qui, qui dove non c'è il mare, qui dove mi manca tutto, qui dove però posso piangere in santa pace. Non è mica così scontato poterlo fare, che pensi? Tutto quello che potrebbe rendermi migliore finisce per farmi a pezzi e ogni pezzo di me ha paura di qualcosa, desidera qualcos'altro, non sa giocare ma vorrebbe farlo. Mi avevano detto che verso i trent'anni sarei diventata un'altra, e invece sono sempre io. Sempre io, solo un po’ più cattiva. Vorrei scrivere, scriverti, scrivere di lei, di noi, di quello che non so. Vorrei partire, ma non è mica vero. Lo dico perché si dice, perché lo dicono tutti, ma ho vissuto abbastanza da sapere che non importa che io me ne vada altrove, perché tanto sono immobile.
—  Susanna Casciani.
Replies of the very long kind

Playing catch-up on replies. I do always read comments, this week (even though it is only Tuesday) has felt very long and a bit off, so have been a bit behind on these, so they have accumulated. Thank you to everyone who comments (and yes, even heckling comments count) because they help me become more comfortable to comment back and every now and then let the rare 12 year old out.

Keep reading

Nick Cave, trasfigurazione del dolore.

«Skeleton Tree», un disco inseparabile dal film di Andrew Dominik «One More Time With Feeling» (il 27 e 28 settembre nelle sale italiane). Un lutto elaborato come confessione pubblica, in versi che scolpiscono la realtà della perdita


Tra Nick Cave e Andrew Dominik c’è un solo grado di separazione: si chiama Bond, Deanna Bond. Quando uscì la celebre canzone dei Bad Seeds a lei dedicata, il regista aveva appena cominciato a uscire con l’ex fidanzata di Cave, che sarebbe diventata la madre di suo figlio. Entrambi sono di Melbourne ed essendo di dieci anni più giovane, Dominik è cresciuto all’ombra cupa e minacciosa di Cave, che nella sua città è un personaggio famigerato e idolatrato. Tra loro c’è un legame – bond, in inglese – che dura da trent’anni. È naturale che per un progetto scabroso come One More Time With Feeling, Cave si sia rivolto a Dominik. In occasione dell’uscita del nuovo disco Skeleton Tree, piuttosto che rispondere alle domande dei giornalisti sulla morte del figlio Arthur, ha preferito sottoporsi a una confessione pubblica che a stento possiamo chiamare rockumentary.

Il disco è inseparabile dal film – nelle sale il 27 e il 28 settembre – ma Skeleton Tree è di per sé non recensibile perché il suo valore sta più nell’atto umano che nella musica. È un album in cui i Bad Seeds rimasti (Martyn Casey, Thomas Wydler, Jim Sclavunos) si stringono intorno al loro leader più moralmente che musicalmente, perché il loro ruolo è di accompagnamento minimale. Il progetto, come sempre più è accaduto negli ultimi anni, è una stretta collaborazione fra Nick Cave e Warren Ellis, e va nella direzione delle colonne sonore che i due hanno composto insieme. L’album sembra partire esattamente là dove il precedente Push The Sky Away finiva. Tra quell’ultima traccia e le nuove canzoni esiste una perfetta continuità sonora. Gli arrangiamenti si fanno più scarnificati, tanto che i brani suonano a tratti come dei demo: elettronica, tastiere, riverberi, effetti, archi, pochi tocchi di chitarra, ancor meno di batteria e percussioni, cori spettrali e la voce di Cave spesso simile a un parlato. La potenza sonica dei Bad Seeds è praticamente ammutolita, eppure Skeleton Tree è il loro disco più apocalittico.

Dal luogo di dolore atroce in cui si trova e da cui non può fuggire, Cave torna ad altri momenti bui della sua esistenza, come gli anni della tossicodipendenza più squallida. Se in The Sick Bag Song, il diario dell’ultimo tour nordamericano, raffigurava il suo personaggio con una ciotola in mano davanti a uno specchio intento a tingersi i capelli, in Magneto si rivede riverso sul pavimento del bagno in preda a una tempesta elettrica, aggrappato alla tazza del WC. Ci sono versi dedicati al figlio in Girl in Amber: il gesto paterno di chinarsi per allacciargli le scarpe e prenderlo per mano prima di uscire di casa – è più straziante il ricordo del gesto o dei suoi occhi azzurri? – e il coraggio di pronunciare le parole che scolpiscono la realtà della perdita:

Sapevo che il mondo avrebbe smesso di girare da quando non ci sei più Quando sei morto, pensavo che vagavi per il mondo in un dormiveglia, finché non ti sgretolavi e venivi assorbito dalla terra. Ecco, non lo penso più.

L’unica voce femminile è Else Torp inDistant Sky. Il soprano danese era presente in The Bad Seeds Jukebox (la compilation per il mensile Mojo del febbraio 2014) con My Heart’s in the Highlands di Arvo Pärt. Non c’è niente di consolatorio invece nei versi finali dell’album, che chiudono uno scenario domestico desolato come un albero scheletrico: «Niente è gratis e va tutto bene ora», dove «it’s all right now» suona laconicamente ironico. Per che cosa c’è da pagare sempre un prezzo nella vita? Per un artista la cui musica è stata da sempre caratterizzata dall’ossessione per la morte, la morte di un figlio può diventare arte?

Sembra che il Libro di Giobbe che da giovane si divertiva a leggere, identificandosi con il Dio violento e spietato del Vecchio Testamento, improvvisamente gli si sia materializzato intorno. Se è ancora vivo, Cave lo deve all’arte che è la sua terapia occupazionale e la sua ragione di vita. Lo spiega molto bene nel saggio La Carne Fatta Verbo, la sua autobiografia artistica. Sfinito dalla fatica di sostenere quell’odio viscerale e totale, da adulto Cave ha letto i Vangeli in cui ha trovato la sua fede laica. Rovesciando l’assunto del Verbo che si fa Carne per salvare l’umanità, crede nella Carne che si fa Verbo attraverso il dono divino dell’immaginazione: Cristo è l’Artista.

La grandezza di Skeleton Tree e One More Time with Feeling sta nell’essere un’opera eucaristica, in cui Nick Cave ci offre il suo corpo di uomo di dolore sotto forma di suoni, immagini e parole. La grandezza di Nick Cave come essere umano è scegliere di non tornare al Dio del Vecchio Testamento, né di soccombere alla Nemesi che presenta il conto, ma di restare fedele a se stesso: l’Artista davanti all’assurdità della vita che pretende di essere vissuta e trasformata in arte. Finora nessuno nella storia della popular music aveva osato tanto.

—  Paola De Angelis (il Manifesto)

What do you think of the finish combination on @trent_vk’s @bbs.wheels? Is it a #love or #hate for you?

No matter what the trend colours maybe at the time, you really can’t go wrong with a nice shiny #chrome lip. It not only does it grab your attention as the light hits it but it also acts as the perfect frame for the star of the show, the #wheel centre. While at times chrome lips may seem like a headache to keep clean & looking killer their advantages far out weigh this negative. Here the triple stepped chrome lip supplied by @threepiece.us works in harmony with the centre finish, which looks to be somewhere between tiffany blue & a mint colour, with the gold hardware working as a great transition between the two. We are loving all the different RS #wheels we are seeing on social media, make sure you tag us if you have a rad set on your ride!
—————————————————
For more of the best, the worst & just plain strange the wheel industry has to offer make sure you follow @theoffset_
—————————————————
Pic stolen from @trent_vk
—————————————————
#theoffset #itsallaboutthewheels #bbswheels #bbsrs

Made with Instagram

anonymous asked:

Is there anything or costume grunge-like you think I could wear for Halloween? Thx.

Dress as someone from Daria (Daria, Jane or Trent or nirvana or tai from clueless pre-makeover x