the-similou

Odio la razza umana.
E qui mi ci metto in mezzo anch'io: siamo egoisti, crudeli, egocentrici, basta guardarsi attorno per vedere la nostra vera natura… e intendo anche nelle cose più piccole, di tutti i giorni, per non parlare poi delle maggiori… ognuno fa i propri comodi, la solidarietà non esiste, né l'amore fraterno, né l'altruismo… quelle poche cose buone che l'uomo pare fare, nascondono sempre un secondo fine… siamo tutto tranne perfetti, abbiamo paura della fragilità e della sensibilità, le condanniamo o ci nascondiamo dietro all'aggressività per nasconderle… additiamo il “diverso” anche se è nostro simile, e lo condanniamo all'esilio, spesso solo per aggregarci alla massa… l'invidia prevale, siamo materialisti da far schifo… siamo meschini, per pararci il cùlo mettiamo nella mèrda gli altri, anche se la colpa è nostra… siamo opportunisti, lecchini, ci vendiamo…
Non abbiamo personalità, né idee, seguiamo il gruppo anche se ciò che fa il gruppo è sbagliato, ma l’importante è essere accettati, perché l’uomo sa che da solo è niente… siamo tanto insicuri e abbiamo così paura della solitudine da abbassarci a fare cose meschine… abbiamo dimenticato cosa è realmente importante nella vita.
Chi si ostina a difendere l’uomo?
L’unica cosa a nostro “favore” è il fatto che siamo così, lo siamo di natura… ma ugualmente non è un’attenuante… perché potremmo impegnarci davvero a cambiare e migliorare, e invece lasciamo che sia semplicemente così…
Siamo ancora le stesse scimmie che vivevano sugli alberi di 2 milioni di anni fa… Abbiamo solo un cervello più grosso che non utilizziamo nemmeno, sappiamo solo mascherare gli atteggiamenti scorretti e istintivi dicendo che siamo una razza “civilizzata”… Mentre ci ammazziamo a vicenda, ci danneggiamo per raggiungere i nostri obiettivi completamente inutili e insensati.
Come quando qualcuno di te più grande,
che ammiri tanto da nemmeno
sperare di diventargli un giorno simile,
ti chiede consiglio, addirittura ti domanda
cosa fare, e tu sei preso da stupore,
da disorientamento un po’ fiero un po’,
ma oscuramente, abbattuto
così capita di arrossire
se affiora inavvertita la coscienza
che mentre disperavi
di riuscire a vivere
non meno di chiunque hai vissuto.
—  Paolo Maccari

anonymous asked:

Il sentimento dell’amicizia, cosa mi sa dire su questo argomento??

Posso riproporti quello che ho scritto diverso tempo fa e che non riesco a ritrovare da linkare, ma ne ho conservato il testo.

L'amicizia, come l'amore, è un termine che spesso viene usato come un ideale sognato e sperato.Esistono aforismi bellissimi, i quali esaltano il valore di un'amicizia ideale, in cui vi è un sacrificio individuale e una partecipazione totale nell'altro; in cui la definizione dell'amicizia coincide con quella dell'amore disinteressato.
Però gli ideali sono come le stelle; potrebbero indicarci una strada, ma, purtroppo, non sono alla nostra portata. Io posso essere amico di chi trovo simile, di colui con il quale ho interessi in comune, e questa amicizia potrà perdurare per quanto queste situazioni hanno la capacità di rinnovarsi.
Se cessano gli interessi in comune, se le caratteristiche di scambio reciproco cambiano il loro equilibrio, l'amicizia finisce. Non sono un cinico, ma vorrei essere realista, e nella mia vita ho contato tante amicizie quanto la fine delle stesse.
Non lo dico con tristezza o rimpianto; ogni cosa ha avuto un valore e un peso per il tempo della sua maturazione e naturale consumazione. Le ricordo con gioia e ricordo quegli amici con affetto.
Le persone si avvicinano le une alle altre, si scambiano idee ed emozioni, si raggruppano per trovare forza o esaltare la propria, si legano per quello che sentono di poter condividere e fanno amicizia per il tempo e lo spazio di quella condivisione.
Ma le cose cambiano e le persone anche. Ognuno sviluppa nuove idee, nuove emozioni, ed intraprende nuove strade; l'amicizia, che ci ha legato per quell'aspetto della propria vita, non ha più l'aggancio che la poteva reggere, e, allora, cessa.
Ognuno prosegue per i propri sentieri interiori ed esteriori, conservando quell'esperienza come frutto di un rapporto che ha donato per il tempo di quello scambio e di quella comprensione. Secondo me, l'errore che si fa comunemente, è quello di pretendere la completa disponibilità dell'amico, là dove vi è bisogno, e quell'amicizia si regge per una compensazione delle reciproche mancanze.
Ecco che se il nostro bisogno supera la disponibilità dell'altro, si ascolta il suo silenzio come un tradimento, e ci si sente offesi e delusi.
Il giusto rapporto, invece, deve essere basato sulla conoscenza di ciò che si può chiedere e sulla consapevolezza di ciò che ci lega.
Tutto il resto è una illusione ideale che appartiene ad altri livelli di coscienza, così come sono altra cosa il senso di solidarietà, che ciascuno di noi può provare, o l'amore che si è in grado di esprimere.

chaosnightcos  asked:

That panel of touka in 143 is heartbreaking and she might lose her husband , after she lost her father in a similer fashion , give this poor girl a break

Mod K:

I KNOW! It really breaks my heart to see her so defeated – and so utterly hopeless. It was a stark contrast to how she was at the start of all of this. “It’ll take more than that to kill us,” she had said – but now it’s like she knows that death is closing in on her and there’s nothing that she can do about it.

God.

This arc is so fucking stressful.

Ti farà male,
però imparerai.
Imparerai a dimenticarlo.
Imparerai a dimenticare
come cammina.
A dimenticare
come si muovono
i suoi capelli
con il vento.
A dimenticare
la sua voce.
A dimenticare
come gesticola
mentre parla.
A dimenticare
il suo colore preferito.
A dimenticare
come gli piace il caffè.
A dimenticare
gli orari
del suo pullman.
A dimenticare
dove gli piace
sedersi al cinema.
A dimenticare
di che colore
mette il costume d'estate e
in che spiaggia
ama andare.
A dimenticare
la sua musica preferita.
A dimenticare
i messaggi
alle quattro del mattino
che dicevano
‘Giulia Ghironi sei la MIA vita!’.
A dimenticare
come salutava te.
A dimenticare
gli sguardi e
le occhiate.
A dimenticare
le domande assillanti.
A dimenticare
come strizza gli occhi
al mattino appena sveglio.
A dimenticare
come ti urlava “Giulia, ti amo!”.
A dimenticare
come ride.
A dimenticare
le facce buffe che fa per prenderti in giro.
A dimenticare
le date dei giorni che avete passato
insieme
e ogni dettaglio e particolare di questi.

A dimenticare tutto.

Farà male,
te lo giuro,
farà male ma
imparerai
a non cercarlo, 
a non guardarlo,
a non pensarlo,
a non parlare di lui,
a non riguardare
le vostre vecchie foto,
a non incrociare
la sua strada,
a non sederti al suo posto al cinema,
a non indossare il suo colore preferito,
a non prendere un suo pullman,
a non rifare le sue facce buffe,
a non fare battute che lo avrebbero fatto ridere.

Farà male.
Farà male da morire,
da non farcela più,
tanto che sentirai
il tuo cuore scoppiare
e straboccare
che vorrai
strappartelo via,
insieme a tutto
il dolore.
Farà talmente male
che ad un certo
momento dirai
‘basta!’
e vorrai andartene via.
Farà tanto male
che vorrai
solo gridare nel buio
e piangere
sotto le tue coperte.

Farà male,
te lo assicuro.
Più volte ti sentirai morire,
oppure ti sentirai
cedere le gambe
mentre sali le scale
per andare in classe,
oppure ti verrà
da nasconderti
in un vicolo
appena vedi uno
con lo suo stesso
giubbotto,
o vorrai evitare
chiunque beva il suo stesso caffè,
o non sopporterai
più quando ti chiederanno di lui
e come è andata
tra voi.

E sai perché farà così male?
Perché non puoi,
non puoi dimenticarlo.

Te lo giuro,
potrai fare tutto quello che vuoi ma
non ci riuscirai.
Potranno anche passare giorni,
mesi,
persino anni,
che sarai certa
di averlo lasciato
nel tuo passato
per sempre,
sarai certa
di averlo cancellato
dalla tua memoria. 

Ma ti basterà
risentire
la canzone
che ascoltava sul pullman,
conoscere qualcuno
con lo stesso
nome,
ripassare davanti
ad una vetrina
con in mostra
la stessa felpa
che gli hai regalato per natale,
e che usavi tu
perché era comoda,
grande e calda
come i suoi abbracci,
o magari
cambiando canale
ti fermerai
davanti alla televisione
a fissare
una scena del film
che siete andati
a vedere insieme,
o risentirai
una risata
simile
alla sua.

E lui sarà di nuovo in te.
Lo sentirai
di nuovo.
Lo risentirai
nelle vene,
nelle ossa,
nel profumo
di caffè,
nel vostro
film preferito,
nella sua musica,
nelle mani
che ti tremano,
nelle gambe molli che cedono,
nel giorno e nella notte,
nell'aria.

E sai perché non ce la farai?
Perché non potrai
mai
dimenticare
chi hai amato
in quel modo,
non potrai
dimenticare mai
chi hai amato così.

— 

GIULIA GHIRONI. - (via @queitaglisuipolsisporchi)

Ho passato molto tempo a scriverlo, per favore non togliete la fonte, ci tengo tanto.

Se prendi questo testo, ricorda di aggiungere il mio nome.

Seguimi anche su Instagram, se ti va:
@giuliaaghironi ✨

if you think about it dan and phil are like strawberries and creme

dan is the strawberries; he’s bright and vibrant, a little tart at times but at the perfect moments he has a satisfying sweetness

phil is the creme; he’s more lighthearted, softer, paler, and makes everything he accompanies sweeter

when you put them together, you have the perfect balance of brightness and softness, of tartness and sweetness

and just like strawberries and creme, both are good on their own, but they’re always better together

“All I know is that I’ve wasted all these years looking for something, a sort of trophy I’d get only if I really, really did enough to deserve it. But I don’t want it anymore, I want something else now, something warm and sheltering, something I can turn to, regardless of what I do, regardless of who I become. Something that will just be there, always, like tomorrow’s sky.”

Kazuo Ishiguro, from When We Were Orphans (Alfred A. Knopf, 2000)

Vincent Van Gogh era solito mangiare la pittura gialla perché pensava avrebbe potuto portare la felicità dentro di lui. Molte persone pensavano fosse pazzo e stupido per fare una cosa simile poiché è risaputo che la pittura sia tossica, non importava fosse ovvio che ingoiarla non avesse alcuna possibile correlazione diretta alla felicità di un individuo. Io però non l'ho mai vista in questo modo.
Se sei infelice al punto che anche la più folle delle idee possa in qualche modo funzionare, come colorare le pareti dei tuoi organi interni di giallo, allora lo farai. Non c'è poi molta differenza dall'innamorarsi o dal drogarsi. C'è un rischio maggiore di farsi spezzare il cuore o di andare in overdose, ma le persone lo fanno comunque ogni giorno perché c'è sempre quella possibilità che le cose potrebbero migliorare. Tutti hanno la propria pittura gialla.

On Ke$ha’s hit 2010 song, Blah Blah Blah, she says “zip your lip like a padlock”. I never even questioned this 7 years ago but I’ve been thinking about it lately. It makes no sense. Padlocks don’t zip.