the stanza

I know a lot of you read Egil’s Saga in the readalong thing or otherwise but for those of you who haven’t, Sonatorrek is a poem within it written after the death of two of his sons, one by fever and the other by drowning. After the second one, he locks himself in his room to die, but his daughter Thorgerd hears of it, rides straight to see him, refuses to eat and demands to see her father, allegedly to die with him. When she gets in, though, she tricks him into eating and drinking, and when he catches on, she goes ‘fine, look, I am really here to die with you over this but you need to write a poem for your dead son before you die, so I can carve it on this staff’, to which Egil is like ‘I don’t think I can write shit right now but fine’.

And then he sits down and writes 25 stanzas of fucking heartbreaking grief, saying he’d kill Aegir and Ran were it possible, that his sons would have been great warriors and were without blemish, but now they live in the lands of the gods, and Odin was my friend, but no longer because where the fuck were you, we were friends and you abandoned me, my sons are dead-

-but: I have this.

And the thing is, he writes the poem, and he doesn’t die, even though he’s staring at Her dead on.

He gets up again, and retakes his seat of the house. (And, it should be mentioned, gives Thorgerd many gifts for what she did. A liar knows.)

I have really no idea how that resonates with other people.

But it fucking breaks me.

Fate domande
ma senza chiedere risposte,
baciate la sua nuca
all’improvviso,
passate cantando
da una stanza all’altra,
stupitevi che c’è un frigorifero
e che lo potete aprire,
lasciate la confidenza ai respiri,
siate contenti
qualche volta
del suo nervosismo
e anche del vostro,
non forzate l’amore
a essere l’amore,
trattate bene la vostra solitudine
e la sua.
— 

Franco Arminio

Arminio sempre incredibile. Per me tutto il senso della poesia, ciò che me la rende cara, preziosa, indispensabile, che mi apre spazi di comprensione, è nei versi 7 e 8.

A tip

Un consiglio.
Nei vostri giorni grigi; avete presente, quelli dove restate sdraiati sul letto per ore chiedendovi come facciano gli altri ad alzarsi la mattina quando ogni azione è senza senso per voi. In quei giorni, curatevi di voi stessi.
Io lo so che in quei giorni niente e nessuno riuscirà a portarvi gioia, quindi puntate a un obbiettivo più realizzabile. Come il vostro comfort. Una tazza di tè dolce e caldo. Dei calzini soffici e pelosi. Aprite la finestra e fate cambiare l'aria della vostra stanza.
Curatevi di voi.

Non c'è motivo di sentirsi colpevoli a causa di un cervello non funzionante. Così si peggiorano solo le cose. Curatevi di voi come curereste un caro amico malato, siate rilassati e riposate.
Starete meglio fra poco ma per il momento zuppa e coperte amici miei, zuppa e coperte.

Non ho capito perché non siamo nella stessa stanza.
A tenerci per mano.
A ridere insieme.
A stringerci.
A dirci che ci amiamo.
—  Giulia G. - (via @queitaglisuipolsisporchi).
4

–From stanza 1 of “Foxhole,” by o.g.k @nathanielorion

Sdraiato all'angolo di questa stanza, del mondo adesso posso fare senza.
Troppi ricordi mi strillano contro, mi ricordano da dove vengo.
E tu gridavi forte a me stesso, che non ho niente di buono dentro.
—  Ultimo, Fragile
Stringimi, finché fa male, fammi vedere fino a che punto vuoi vedermi affogare.
—  Gemello
Certi giorni vorresti solo rinchiuderti in una stanza. Al buio. Senza avere rapporti umani con nessuno.
—  ibattitidelcuore