the giudices

anonymous asked:

Cosa pensi delle adozioni da parte di coppie omosessuali?

Chi sono io per dire che non si dovrebbe?
Cioè rendiamoci conto di come stanno andando le cose nel mondo.
Ci sono persone che si fanno esplodere, persone che uccidono per potere, persone che muoiono purtroppo dalla fame, bambini che non hanno un bicchiere di acqua pulita, bambini che vengono violentati da padri, bambini che vengono rapiti per poi venduti. Io ho conosciuto persone omosessuali, ho parlato con loro, ho avuto un dialogo con argomenti seri. Vi posso dire solo una cosa: che il cuore che hanno queste persone, il bene che possono dare queste persone, il sangue che scorre nelle vene di queste persone, il cuore che hanno queste persone, l'amore che hanno per il proprio fidanzato o fidanzata, l'amore che si vede negli occhi nel momento che si parla di crescere un bambino è identico tutto questo alle coppie etero. L'amore non viene scelto da noi, ma dal nostro cuore. Non giudicate due uomini che stanno insieme, due donne che stanno insieme, sono come tutti gli esseri umani. Salvare la vita di questi bambini. Questo è quello che conta.

“je suis” bimbominchia.

Provo a farla breve. Ci sono espressioni che si appiccicano alle situazioni come un destino. Per quei francesi che hanno avuto la sfiga di vivere nel XXI secolo “Je suis” è una di quelle. In italiano sarebbe “Io sono”. L'esistenzialismo cartesiano però qui non c'entra una mazza, così come l'ego smodato dei francesi. A contraddistinguerla Oltralpe sono stati gli attentati che quei simpaticoni dell'Isis hanno deciso di infliggere alla Francia. Merde! verrebbe da dire, come un'altra espressione, che in italiano suona un pelino più volgare, che Victor Hugo attribuiva a un soldato di Napoleone durante l'infelice disfatta di Waterloo. Negli ultimi anni siamo stati tanti di quei “Je suis” che qualcuno ha iniziato ad avere persino stranianti crisi di identità. Ci riflettevo, ieri sera, guardando il Tg2 quasi interamente dedicato alla strage in cui venticinque anni fa morirono il giudice Falcone, la moglie e la scorta. Era il 23 maggio 1992 e all'epoca, quando di social c'erano solo i rapporti umani, a nessuno venne in mente di sloganare “Io sono Falcone”. Si optò più per un simbolismo trasversale, roba di lenzuola bianche ai balconi. Un vedo/non vedo che rende(va) l'idea dei timori (fondati?) verso qualcuno che faceva saltare in aria un'intera autostrada pur di raggiungere il proprio obbiettivo. Terroristi a loro modo anche quelli. “Je suis”, invece, per dirla alla Victor Hugo è un fulmine che spiazza il nemico che vuole annientarvi. Un po’ come un “Ora uccideteci tutti”, ma con quello charme che solo il francese riesce a dare a un'espressione. In questo, forse, siamo migliorati.
Adesso, in Inghilterra sarebbe un “I am”. Il punto è solo stabilire cosa “I am”. Al Bataclan fu (più?) facile. La storia musicale del posto, il gruppo rockerolle fin dal nome: ieri sera a essere massacrati invece sono stati un manipolo di adolescenti andati a sentire una cantantucola tra quelle che sentono appunto gli adolescenti come quelli saltati in aria stanotte a Manchester. Il che, non manda solo a farsi fottere l'effetto catartico o l'empatia, ma a me riporta alla mente tutte le volte che qualcuno tra quelli che conosco ha parlato di bombe ai concerti dei (figli dei) Lunapop, smitragliate alle prime file di Nek o assalti al napalm sul pubblico di Fedez.
Molti di questi oggi smentiranno categoricamente di avere pronunciato simili affermazioni - e si diranno scioccati per i morti e i feriti a un concerto di una che per loro potrebbe essere sopprimibile come la Tatangelo. C'è da capirli, sarebbe molto poco “Je suis”. Per nulla cool e sorpattutto affatto social. Non lo farebbero neanche in punto di morte. Per questo proporrei io la nuova espressione in voga oggi e nelle prossime ore: Je suis pardon “I am bimbominchia”. Perché a vedere bene in giro, soprattutto nella vita virtuale, un po’ bimbiminchia siamo tutti a dirle e anche solo a pensarle certe cose – e oggi, più del messaggio, anche quello da brividi, fa meditare il numero di quanti le apprezzano o condividono/likano considerandole divertenti goliardie. L'unica differenza è che quelli poi lo fanno sul serio. Che non è una differenza da poco, certo, ma quelli sono pure terroristi. O vi volete mettere a fare a chi ce l'ha più lungo con dei terroristi?

C'è una storia dietro ogni persona. C'è una ragione per cui coloro sono quel che sono.
Loro non sono così perché lo vogliono.
Qualcosa nel passato li ha resi tali, e alcune volte è impossibile cambiarli.
—  Sigmund Freud - ricordoiricordi
Dicono che è perchè sono una donna che non posso camminare da sola la notte per strada.
Sono una donna e mi dicono sempre di fare attenzione a cosa versano nei drink in discoteca. Dicono che sono una donna , per questo non posso mangiare troppo o troppo poco e vestirmi come mi pare. Gonna corta :puttana, lunga: ce l’ha di legno .
E non posso dire “no” perchè non può non piacermi andare a letto con qualcuno.
Dicono che sono una donna quindi ho fatto cose che non si possono ripetere ad alta voce per un lavoro e se le ripetessi risulterei cafona. Sono una donna ed è solo per questo che non posso aver guardato i film che ha visto il mio compagno di banco perché non sono adatti.
Sono una donna,affermano, e non posso non occuparmi della casa;se lavoro devo fare il doppio per avere lo stesso stipendio del mio collega. Sono una donna, continuano, e non posso non avere un uomo fisso perché è immorale, non posso fare lo sport che più mi piace perché è da maschi e la laurea me la compro con due servizi al professore.
Sono una donnadicevo, ed ho una dignità, un pensiero e un’ideale.
Sono una donna, sono libera e sono mia.
Ho una vita, avrò un lavoro e una casa dignitosa.
Sarò assunta per i miei meriti, per ciò che so e che ho studiato.
Sono una donna e se me ne vado in giro con un vestito corto il problema è del tuo autocontrollo e della tua sconsideratezza, non mio.
Sono una donna e se dico di “no” tu togli le mani altrimenti te le trovi in manette.
Sono una donna e valgo che abbia un uomo accanto o meno.
Non è lui che mi sfama, che ha né il diritto nè il dovere di proteggermi o dettare leggi sulla mia vita. Sono una donna e cammino a testa alta sperando che un giorno i miei diritti siano gli stessi degli uomini e i miei comportamenti siano valutati allo stesso modo dalla società e da chi mi sta intorno.
Sono una donna e voglio che quelle che verranno dopo di me non siano giudicate se non per qualcosa che hanno scelto di essere.”
—  About a moonlight
Un sistema scolastico colpevole.

Albert Einstein una volta disse, ognuno di noi è un genio ma se giudicate un pesce dalla sua capacità di salire su un albero, lui vivrà tutta la sua vita credendo di essere uno stupido.

Ragazzi, oggi faremo qualche domanda al nostro attuale sistema scolastico. Questo sistema non solo chiede ai pesci di arrampicarsi sugli alberi ma anche di calarsi giù e correre per dieci chilometri. 

Trovate divertente aver trasformato milioni di persone in robot? Quanti bambini hai trattato come se fossero quel pesce? Messi a nuotare controcorrente nelle aule senza trovare i loro talenti…a pensare di essere degli stupidi. A credere di essere inutili.

Ma il momento è arrivato, non voglio sentire altre scuse, chiedo che il sistema scolastico sia accusato di assassinio della creatività, originalità e di violenza intellettuale. E’ una istruzione antica ed obsoleta.

Voglio darvi delle prove, immaginatevi un cellulare moderno, dopo immaginatevi un cellulare vecchio di 20 anni, quante differenze potete notare? Tante, vero?

E se continuiamo, possiamo immaginare le auto di oggi, qualcosa come una macchina sportiva di ultima generazione contro un’auto del scorso secolo. Abbiamo fatto tanti progressi, non credete?

E ora vorrei che pensiate a una classe di scuola di tanti anni fa e una di oggi. Cos’è cambiato? Niente. Non è una vergogna? In molto più di un secolo non è cambiato nulla.

E tu, sistema scolastico, affermi di preparare gli studenti al futuro? Ma con prove come questa le devo chiedere, prepari gli studenti per il futuro o per il passato?

Ho studiato il tuo passato e gli archivi mostrano che tu sei stato ideato per insegnare alla gente a lavorare nelle fabbriche ciò chiarisce il perché disponi gli studenti in file rettilinee, piacevolmente ordinate. Gli dite di restare seduti. Di alzare le mani se vogliono parlare. Gli date una breve pausa per mangiare e per 6 ore al giorno gli dite cosa devono pensare. Oh, e li fate comprendere che devono prendere un 10 per essere bravi, un numero che determina la loro qualità. E dunque loro lottano per un numero.

Ma prima le cose erano diverse, io ad esempio non sono Gandhi, ma oggi non abbiamo bisogno di creare dei robot zombi. Il mondo è progredito ed ora c’è bisogno di persone che pensino in modo creativo, in modo innovativo, critico, indipendente, con capacità di connettersi.

Vedete, non c’è scienziato che dica che esistono due cervelli uguali ed ogni genitore con due o più figli confermerà questa affermazione. Dunque spiegatemi perché trattate gli studenti come formiche per biscotti o cappellini da baseball. Una stupida taglia unica per tutti. Se un dottore prescrive la stessa medicina a tutti i suoi pazienti il risultato sarebbe tragico. Molte persone si ammalerebbero. E quando vanno a scuola questo è esattamente quel che succede. Questo è un pessimo sistema scolastico nel quale un insegnante sta in piedi davanti a 20 ragazzi, ognuno dei quali ha differenti punti di forza, differenti bisogni, diversi talenti, diversi sogni. E questo sistema insegna le stesse cose nello stesso modo. E’ orribile.

Questo potrebbe essere uno dei peggiori crimini che sia stato commesso.

Vorrei dichiarare questo sistema scolastico colpevole.

Prince EA

@ragazzo-fenice

Dicono che è perché sono una donna che non posso camminare da sola la notte per strada. Sono una donna e mi dicono sempre di fare attenzione a dove vado e con chi esco. Dicono che sono una donna, per questo non posso mangiare troppo o troppo poco e vestirmi come mi pare. Gonna corta: Puttana. Lunga: Me la tiro. E non posso dire “No” perché non può non piacermi una persona e quindi rifiutarla. Sono una donna, affermano, se lavoro devo fare il doppio per avere lo stesso stipendio di un mio collega. Sono una donna, continuano, e non posso non avere relazioni serie perché è immorale, non posso andare tranquillamente in discoteca e la laurea me la compro con due servizi al professore. Sono una donna dicevo, ed ho una dignità, un pensiero e un’ideale. Sono una donna, sono libera e sono mia. Ho una vita, avrò un lavoro e una casa dignitosa. Sarò assunta per i miei meriti, per ciò che so e che ho studiato. Sono una donna e se me ne vado in giro con un vestito corto il problema è del tuo autocontrollo e della tua sconsideratezza, non mio. Sono una donna e se dico di “No” tu togli le mani altrimenti te le trovi in manette. Sono una donna e valgo, sia se ho un uomo accanto o meno. Non è lui che mi sfama, che ha né il diritto nè il dovere di proteggermi o dettare leggi sulla mia vita. Sono una donna e cammino a testa alta sperando che un giorno i miei diritti siano gli stessi degli uomini e i miei comportamenti siano valutati allo stesso modo dalla società e da chi mi sta intorno. Sono una donna e voglio che quelle che verranno dopo di me non siano giudicate se non per qualcosa che hanno scelto di essere
Certe volte bisogna prendere le decisioni sbagliate, perché quelle giuste sono tali solo col senno di poi. Ma noi viviamo adesso, non poi.
E bisogna imparare a sbagliare bene, a fare gli errori giusti, e magari a non rifarli più. O a rifarli altre centro volte, dipende.
Chi non sbaglia mai non è saggio. È morto.
Sbagliate, e fatelo continuamente. Col cervello, con la cognizione di ciò che comporterà, consci delle conseguenze, ma felici di incontrarle. Perché gli errori giusti esistono. Sono traslucidi momenti di libertà che ci permettiamo di prendere per seguire noi stessi. Perché la coerenza, come la definisce la gente, non esiste. Cosa c’è di più coerente del dar retta ai propri istinti? Chi l’ha detto che se quattro anni fa eravamo contrari ad una cosa, ora non possiamo farla? Chi è il giudice? Dov’è il tribunale?
Ascoltatevi. Assecondatevi. Pentitevi. E vivrete una vita intera sapendo di aver fatto una marea di cagate, certi però di essere stati davvero voi stessi. Di aver vissuto una vita che è appartenuta a voi, e a nessun altro.
Irripetibile. Unica. Vera.
—  Lpdp
La scuola, la società, la vita ci ha insegnato da sempre a giudicare cos'è giusto e cos'è sbagliato ma mai nessuno ci ha fatto capire che prima del giudizio si deve andare affondo ad ogni questione, a chiedersi sempre “perché?”, “come mai è successo questo?”, “per quale motivo quella persona ha reagito così?”.
Io sono una ragazza del sud Italia, ho fatto parte di un sistema scolastico che mi proibiva di essere me stessa contro il quale ho da sempre lottato.
Agli esami di maturità tutti hanno portato temi banali, risaputi, dettati dai professori solo per leccare il culo e ottenere un voto altissimo. Io portai Hitler e iniziai il discorso con: “mi avete insegnato a giudicare questa persona come un essere spregevole, di dimenticare poiché ha fatto del male a tantissime persone e, per carità, non dico che ciò che ha fatto sia da onorare, ma nessuno di voi mi ha mai spiegato il motivo per cui ha portato avanti un qualcosa di così assurdo. Penso che la scuola non dovrebbe insegnare a giudicare senza capire, ma piuttosto a studiare e a porsi un sacco di domande in modo da non vedere la realtà con gli occhi di chi te la sta offrendo, ma con i propri, in modo da essere persone libere.”. Nel modo ci sono persone che commettono degli atti disonorevoli. Abbiamo il bullismo, la violenza sulle donne, la violenza sugli animali… Abbiamo avuto i campi di concentramento, i roghi pubblici, le torture. Ma perché le persone fanno tutto questo? Ve lo dico io: non vengono mai ascoltate e aiutate, ma solo giudicate. Era così per Hitler, è così per chi ammazza la moglie, è così per i ragazzi che insultano i più deboli ed è così anche per me.
Se in questo momento vi sentite incompresi, se pensate di non essere d'accordo con qualcuno, se credete che la scuola invece di insegnarvi realmente qualcosa vi stia plasmando in persone comuni e vuote, l'unica cosa che vi resta da fare è RIBELLARVI! Sempre, ovunque.
Non lasciate che qualcun’ altro decida per voi, nessuno ha il diritto di farvi stare male, nessuno ha il diritto di dirvi chi siete, perché questo lo decidete voi. Se non vi sentite ascoltati, considerati, se vi sentite oppressi, URLATE LE VOSTRE IDEE anche a scopo di farvi sospendere, anche a scopo di passare notti in bianco, anche se il mondo vi è ostile, anzi proprio per questo: state dimostrando che si sbagliano, che la vita è vostra, decidete voi cosa è giusto e cosa è sbagliato in base ai vostri valori e alle vostre idee. Al diavolo chi pensa che siete sbagliati solo perché non state alle loro direttive. Non bisogna abbassare SEMPRE il capo, a volte se alziamo lo sguardo sapremo dove puntare: verso le stelle.
—  Veronica D.