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De opportunitatibus: non solo donne

Pensavo a cosa avevo scritto nel post sulla sfiga di essere donne oggi sul pianeta terra.

E la frase più significativa continua a parermi questa:

Penso di aver fatto un buon lavoro con mia figlia che credo abbia capito che essere donna è solo un altro modo di stare al mondo e non dovrebbe toglierle nessuna opportunità.

E non solo perchè i figli so “piezz ‘e core”, ma perchè i figli sono una tra le nostre migliori opportunità di crescita, non la sola.
In fondo se il nostro obiettivo è quello di avere dei figli che siano migliori di noi, i nostri figli non potranno far altro che raggiungere obiettivi più grandi dei nostri.

Ma appunto non sono l’unica possibilità di crescita, in generale investire nell’altro fatto con cura ha un buon ritorno, ha un effetto esponenziale.
E da cinico quale sono o magari come alibi conscio della limitatezza delle mie risorse e di quanto la società possa essere già di merda di suo, sottolineo “investimento”.

Questo anche per sottrarmi alle solite (a)critiche del “sinistrorso buonista”.
Occuparsi dell’altro è un investimento.

Però appunto, la questione figli in realtà è tangenziale. Potete senza prole essere delle noiosissime e brutte (to be continued) ingegnere e vi amerò lo stesso se mi levate dalle palle un po’ di problemi, dei puzzoni biologi trans e vi amerò lo stesso se mi levate dalle palle altri problemi, dei fisici pakistani che mangiano couscous e amerò voi e il vostro couscous, degli spazzini brianzoli… (no, brianzoli è troppo!)….

Il fulcro sono le opportunità, perchè non si tratta solo delle donne, ma di tutti.
Ed è una questione di investimento, non di carità nei confronti degli altri.

Siamo una specie che più di tutte le altre è stata capace di sottrarsi dal meccanismo casuale e irrazionale dell’evoluzione grazie alle nostre capacità di pensiero complesso e di una società articolata che moltiplica il potenziale di ognuno.

Date le premesse è difficile pensare che sia conveniente per ognuno di noi essere “homo homini lupus”, farsi invaghire dal “uomo che si è fatto da solo”.

Già in passato, ma ancora più facilmente nel futuro, mano a mano che le conoscenze si ampliano e diventano sempre più intrecciate e complesse, il progresso verrà portato avanti da gruppi.

Senza necessità di sminuire le capacità di Einstein, la teoria della relatività è comunque frutto del contributo di diversi studiosi. Ma anche scoperte fatte più in “solitaria” come la scoperta della penicillina non sarebbero state possibili su un isola deserta. Fleming non avrebbe potuto studiare e non avrebbe avuto un equipe e un supporto economico per fare ricerca. Senza altri studiosi che avessero preso in mano le sue ricerche non avremmo nulla.

Persone assolutamente ammirevoli per diverse ragioni come Alex Zanardi o Bebe Vio o Stephen Hawking e apparentemente “sfortunate” hanno raggiunto obiettivi preclusi alla maggior parte dei bambini del centro africa.

Non possiamo permettere che le nostre vite siano decise dal caso o dal magico “mercato”.

Ma che dire invece di gente come Gianluca Vacchi, Lapo Elkan, Elettra Lamborghini, Donald Trump… ?

Quantità di ricchezze che sono addirittura al di la delle possibilità di consumo delle persone che le detengono ma che servono per negare opportunità agli altri.

È proprio nella predominanza della struttura sociale tra le ragioni del successo di un individuo e la consapevolezza che il processo di selezione naturale è casuale che un volta raggiunta una posizione sociale vantaggiosa si rompe anche quel processo seppur casuale di adattamento che è appunto la selezione naturale.

Così il potere non ha più bisogno di confrontarsi con gli altri per mantenere una posizione di rendita. È più interessato allo status quo.
E se lo status quo vuol dire “maschio eterossessuale bianco cristiano”, be it. Nei secoli dei secoli amen.

E uno degli effetti è che anche le menti migliori, i ricercatori, che potrebbero contribuire maggiorente allo sviluppo della società si trovano in posizioni precarie, drammaticamente sottopagati, perchè sono le più dirompenti nei confronti dello status quo.

Nel post precedente scrivevo:

L’apice in cui ho dovuto pensare a quanto questa società sia ingiusta con le donne è stato dover preoccuparsi della loro sicurezza quando tornavano a casa la sera.

E magari qualche donna l’ha ritenuto irritante. Non è un atteggiamento paternalista o di carità, un’ulteriore sfregio da una posizione di dominanza, ma un investimento per poter percorrere un cammino assieme.

Se c’è qualche cosa che possiamo imparare dalle lotte delle donne, da applicare a tutto il nostro agire sociale non è la parità ma è proprio aver chiarito, anche nel uso centrale del vocabolario, qual’è lo strumento principe di crescita in un organismo plurale, fatto di diverse culture, religioni, provenienze geografiche, orientamenti sessuali, professioni, esperienze familiari.

La pari opportunità, anche in momenti diversi della vita di un’individuo, come ci insegna la costituzione con l’articolo 27, sono la strada per avere una società dinamica, che si migliora, che sfrutta ogni occasione, per tutti.

Fino a quando non ci impegneremo ad garantire che le opportunità di un bambino dell’africa, di una donna, di un omosessuale, di un sikh… non saranno le stesse di Lapo Elkan, Gianluca Vacchi, Flavio Briatore, Donald Trump staremo buttando via enormi risorse di capitale umano e non solo.

Bate cabeça, filhos de fé;
E peça a Xangô o que quiser  ♫

“Bater a cabeça” - Por que, para quê e como?

Antes da abertura dos trabalhos religiosos, os médiuns devem bater cabeça para os Orixás.

Para que isso ocorra de modo correto, o médium deve posicionar-se de bruços e deitado em frente ao Congá, com as mãos no mesmo nível que a cabeça. Nesse momento, o ato de bater a cabeça representa um ato de humildade, obediência e resignação aos preceitos religiosos da Umbanda.

Deve-se, em uma rápida prece mental, pedir a licença para trabalhar “neste chão” e pedir auxilio a Deus, aos Orixás e aos Guias espirituais, para um melhor desempenho de nossas funções mediúnicas, recebendo o axé dos Orixás donos deste Templo Sagrado.

Há outras circunstâncias em que se realiza o ato de bater cabeça. No momento de incorporação de um guia, um médium deve bater cabeça para a entidade, saudando-o e pedindo sua benção.

Há momentos em que se bate cabeça para o Babalorixá ou Ialorixá do terreiro ( Zelador de Santo, Dirigente, etc…) em sinal de respeito (vale observar que o respeito ao seu “Pai ou mãe de santo” é fundamental e definitivo no caminho da espiritualidade, pois ele é o condutor de sua vida espiritual e religiosa) ao responsável pela sua condução espiritual, mas também aos Orixás e Guias dele, pedindo assim sua permissão para que as demais entidades possam trabalhar naquele chão consagrado.

Nossa religião é ritualística, então se no inicio batemos cabeça para pedir licença, proteção e bons trabalhos, no final batemos a cabeça agradecendo pelos trabalhos e pedindo proteção até a próxima gira.

Todos nós Umbandistas “batemos a cabeça” em frente ao altar logo que chegamos ao terreiro, não é mesmo?
Pois bem, será que já paramos para pensar na grandeza e no sagrado desse ato?

Nós, Umbandistas, herdamos dos povos africanos a representação do solo como morada dos antepassados.

Para eles, os Orixás são antepassados divinizados, ou seja, pessoas e anciões que imergiram na terra e se tornaram Orixás, portanto, para a cultura africana o Sagrado esta na terra e não no céu como prega a cultura européia.

Além disso, sabemos que em determinado momento da vida escravocrata, os negros enterraram os Otás e os elementos simbólicos de seus Orixás para que não fossem descobertos pelos senhores das fazendas, os quais tentavam de todas as maneiras destruir e descaracterizar a cultura, a crença e as relações humanas desse povo.

Com esse saber, fica fácil compreender que quando “batemos cabeça” estamos em contato com esses ancestrais e antepassados, conseqüentemente com todo o conhecimento e a sabedoria que esse passado guarda.

Não podemos deixar de lado também, o poder transformador do elemento terra, portanto, ao bater cabeça com os pensamentos firmados na ação e nas forças divinas, naturalmente conseguimos descarregar todos os pensamentos negativos e atuações negativas, que por ventura esteja envolvendo nosso mental.

Melhor ainda acontece quando temos a oportunidade de deitar no chão ao bater cabeça. Nessa ocasião, a descarga acontece também no sentido emocional e em todos os nossos Chakras, afinal eles também entram em contato com a terra.

E vale ressaltar:

Quando batemos o lado DIREITO da cabeça, entregamos nossa coroa para as entidades espirituais da direita.
Quando batemos o lado ESQUERDO da nossa cabeça, a entrega é para as entidades espirituais da esquerda.
Já quando batemos a TESTA, representa a entrega total, a entrega de nossa coroa a todas as forças assentadas no altar.

É nesse momento que essas entidades, de forma muito pontual, sutil e grandiosa, cruzam nossas costas firmando-nos e protegendo-nos de qualquer mal, dando toda a sustentação para os trabalhos espirituais.

Sabemos também que, em muitos terreiros são usados outros elementos para que esse ritual aconteça com supremacia, a exemplo, posso falar da Toalha ou “pano de bater cabeça”, que representa entre tantas outras coisas, a proteção de Oxalá, o acolhimento e a pureza.

Outras vezes, o pai de santo risca um ponto para que o ritual aconteça com uma especifica ação magística realizadora e religiosa.

Há também aqueles que firmam a corrente com um ponto cantado, representativo e emocionante, estimulando o lado emocional e vibracional da corrente.

BATER CABEÇA É ANTES DE TUDO UM SINAL DE RESPEITO, HUMILDADE E FÉ!!!

Mi ritengo fortunata. E felice.
Non ho altri termini per descrivermi: fortunata e felice sono quelli giusti, e basta.

La scorsa sera, a tavola, si parlava di vivere d’amore.
Mia madre ha detto a mio cugino che non si vive solo d’amore, per cui doveva muoversi a venire a tavola, visto che la cena era pronta.
“Beh, dipende che importanza dai all’amore, però.”, ho detto io.
“Io non riuscirei mai a vivere senza amore. Per me l’amore è vitale. Preferirei morire anziché vivere senza amare.”, ho proseguito. 

Ho sempre sostenuto di essere una ragazza fin troppo romantica. All’inizio però non lo accettavo molto. Poi, col passare del tempo, ho imparato ad apprezzare questo mio dettaglio.
Amo amare ed amo anche essere amata,
solo che quest’ultima pensavo fosse un po’ meno possibile.
Non sono una ragazza semplice, sono complicata e non lo sono tanto per dire, lo sono sul serio.
Pensavo che mai nessuno sarebbe riuscito a rimanere dopo aver aperto il mio cuore e aver visto il caos che c’è dentro. 
Invece ho trovato Lei.
Lei è bella, è intelligente, è forte e fragile, è insuperabile. 
Ed io non potrei mai fare a meno della sua presenza, del suo amore e del suo corpo.

Avete presente quando si ama tutto di una persona?
E con tutto, intendo veramente tutto.
Qualsiasi cosa, compresi i difetti.
Magari ci sono lati del carattere di quella persona che proprio non combaciano con noi, eppure rimaniamo lì e accettiamo.
Ecco, quello è amore.
Amore è quando sei nervoso e non vorresti nessuno tra i piedi, ma se chi ami ti da un bacio, alla fine, ti fa piacere.
Amore è quando vorresti scappare, vorresti fare mille stronzate ed alla fine non combini mai niente perché sai che c’è qualcuno con te.
Amore è il rispetto: ti amo anche se mi fai incazzare e nessuno può prendere il tuo posto, anche se in certi momenti sei insopportabile.
Amore è guardare tutto ciò che ci ha sempre circondato con occhi diversi,
vedere la meraviglia anche in una giornata di pioggia,
imparare ad osservare profondamente i palazzi e le case che tutti i giorni ci scorrono sotto agli occhi mentre viaggiamo sull’autobus.
Amore è quando tutto prende automaticamente un senso, anche se un senso, magari, non c’è.
Amore è se si hanno gusti musicali diversi e si ascolta di tutto, insieme
Amore è dormire ogni sera insieme e non aver più paura del buio, del silenzio.
Amore è anche fare tantissimi sacrifici, fare tantissima fatica, ma essere sempre -e dico sempre- l’uno accanto all’altro.
Amore è prendersi in giro, litigare, riprendersi la mano, scappare via insieme, tornare più forti di prima, viversi nel bene e nel male.
Amore è gelosia, perché tu sei roba mia e non potrei mai condividerti con nessuno. 
Amore è rischiare… rischiare di perdere la dignità, rischiare di star male, rischiare di volare in alto tra i pensieri, così in alto da non riuscire più a tornare coi piedi per terra.
E per me tutto questo è lei, per me l’amore è lei. Lei e nessun’altra. 

Ieri abbiamo fatto sei mesi assieme e ci siamo concesse una cena fuori.
Siamo andate a mangiare formaggi in una strada in centro a Bologna e abbiamo preso un tavolino ad angolo.
Abbiamo cenato l’una di fianco all’altra con un bicchiere di vino e delle sigarette.
C’è forse qualcosa di più semplice? Non lo so, ma il mio cuore in quel momento si sentiva libero

O homem é um grão na imensidão da Terra.
E não erra quem diz que a Terra inteira
é um grão de poeira no Universo.
E que o meu verso é nada,
comparado a tais grandezas.
Mas digo, com certeza:
meu verso, comparado à vida,
tem alto valor, pois há de ficar
quando minha vida se for.
Então me respondam, por favor,
qual o valor mais alto?
O Universo, a Terra, a vida ou o verso?
É verdade que o homem é um grão
na imensidão da Terra.
Mas é um grão que guarda em si
a vida, o amor e o verso.
Então se dá o reverso:
o grão de pó ganha a grandeza,
e nós ganhamos a certeza
que a poesia indica:
as eras do Universo passam…
E o homem que ama fica!…

Poema de Quirino, “Hoje é Dia de Maria”

Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita.
Come le piogge di primavera, sono per la terra.
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra
che conduce un avaro, per accumular ricchezza.
Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo,
roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
Prima, voglioso di restare solo con te,
poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.
Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo,
subito dopo, affamato di una tua occhiata.
Non possiedo, né perseguo alcun piacere,
se non ciò che ho da te, o da te io posso avere.
Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà,
di tutto ghiotto, e d’ogni cosa privo. 

W. Shakespeare

Scusate se rovino il vostro giochino.

Vi dà noia questa immagine?

Allora evidentemente non siete tanto diversi da quei leghisti che hanno bisogno della foto del cadavere del bambino su una spiaggia perché le loro coscienze provino qualcosa.

Sarà perché ogni tanto ne vedo anch’io di cervelli che colano e poco mi interessa se lì dentro ci fossero stati pensieri di bontà o di cattiveria, rimane solo il fatto che arrivano ancora gorgoglianti con addosso la puzza degli intestini svuotati e magari a qualcuno tocca frugare in tasca per recuperare un documento e chiamare i familiari per il riconoscimento.

Se devo pensare a qualcosa, preferisco soffermarmi sulle parole di un tizio con la barba che disse qualcosa a proposito di gente viva che avrebbe potuto meritare la morte e di morti che viceversa avrebbero meritato la vita e di non essere così ansiosi di elargire morte e giudizi ma visto che di cadaveri penzolanti sono piene le bacheche riporterò paro paro il pensiero dell’omino con la pipa che fece slegare e mettere a terra i resti del mascellone:

Io, il nemico, lo combatto quando è vivo e non quando è morto. Lo combatto quando è in piedi e non quando giace per terra.

E ora, visto che il mio primo giorno di ferie, passerò la mattinata a fare refresh sul link ancora vuoto di Game of Thrones S06E07 Sub ITA. Buona giornata.