tenzion

Liberaci dal male.

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome.

Sia santificato il nome di ogni guerra, di ogni strage, siano santificate pure tutte le vittime, le bare coperte con la bandiera, i fiori gettati al mare, le parole da un balcone, le persecuzioni, gli innocenti, siano santificate le guerre politiche, gli ideali finiti nel cesso, gli ideali che non esistono, i nostalgici dei regimi dittatoriali, i regimi dittatoriali stessi, siano santificate tutte quelle persone là, che ti nominano senza sapere, che uccidono nel nome di un Dio che non si vede, perché si nasconde, per la troppa vergogna, per la generazione di figli senza pace e senza terra, perché ha ragione Coterau “Se Dio esistesse sarebbe il male in persona" allora lo rinnego, per non addossargli la responsabilità del male.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno e
sia fatta la tua volontà.

Sia fatta la volontà di chi giudica, degli oppressori, sia fatta la volontà di chi ha parole da spendere e nessun fatto da realizzare, sia fatta la volontà di chi sta al sicuro, di chi fa demagogia, di chi chiude gli occhi e finge di non sentire, sia fatta la volontà di chi ha soldi da perdere, sassi da lanciare e nessuna mano da nascondere, perché non ci sono mai colpevoli, perché non c’è mai un giudizio, perché sia fatta la tua volontà e il tuo perdono.
Noi ci crediamo chissà cosa e perdoniamo solo quello che ci fa comodo, ciò che è distante, quello che non ci tange, noi ci crediamo chissà cosa e instauriamo guerre tra poveri, tanto per delineare la nostra supremazia tra un cuore di cartone e una vita appassita in mezzo alla sporcizia, allora sia fatta la tua volontà.
Come in cielo e così in terra,
dacci oggi il nostro pane quotidiano.

Dacci oggi la nostra notizia quotidiana, il nostro odio quotidiano, la nostra nostalgia quotidiana, il nostro colpevole quotidiano, il vuoto nella memoria quotidiano, dacci oggi la paura, dacci oggi i forconi da scagliare, toglici la ragione, dacci oggi la voglia di non ascoltare e la misericordia per ricordarci, di tanto in tanto, della tua presenza, dacci oggi la preghiera, dacci oggi il nostro venerarti, parlarti solo nel momento del bisogno, tra una pubblicità e un’altra, perché la priorità è della notizia e dei morti ammazzati che possiamo rimpiangere, solo quando sono rimboccati da una bandiera, che la Patria gli ha messo sopra, a cullare l’eterno sonno destato da incubi e miraggi di vita eterna.
E rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

Come noi non li rimettiamo mai, li annotiamo, li controlliamo, noi non siamo mai in debito, abbiamo sempre un conto da saldare, con la vita, ma quando la vita ci chiederà il resto, chissà cosa le risponderemo.
Forse riusciremo a parlare di casualità, fato, destino, perché attribuire al margine la colpa è più facile: quando mai riusciremo ad addossarci le nostre responsabilità?
E non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Dal male che non ha un colore, una pelle, un’origine, una via di fuga.
Dal male che non ha un linguaggio, una provenienza, una destinazione.
Dal male che ci appartiene, che non vedi, che non sai di ospitare.
Liberaci dal male, liberaci dalla paura, liberaci dall’ostinazione a vedere il diverso.
Liberami, Signore, dal mio non credere in nessun Dio, perché ha ragione Coterau: “Se Dio esistesse sarebbe il male in persona, preferisco rinnegarlo, piuttosto che addossargli la responsabilità del male”.
E liberami da questo perenne scaricamento-di-colpa: siamo tutti responsabili.
Liberaci dal coinvolgimento che ci appartiene e che, ancora, non riusciamo a rendercene conto.

E non ci indurre in tenzione,
ma liberaci dal male.

Amen.