tedoldi

«Farai qualche sogno molto realistico, tutto qui». «Per ora, no». «Più avanti, a Rodi. A Rodi avrai l'albergo, la spiaggia, il mare, i sogni. Ma non riprendere a lavorare. Fuori questione». «Va bene papà». «Se ti annoi, fai la Settimana Enigmistica. «Va bene». «Comincia da quelle facili, non ti sforzare».
—  Giordano Tedoldi, Sciarada (da Io odio John Updike)
La stessa sera, Arnaldo studiava come al solito, apparentemente più sereno, con la finestra aperta. Qualche giorno dopo cominciava lo scritto del concorso notarile, che Arnaldo provava per la seconda volta. Circa un anno dopo, esattamente tra dieci giorni di cinque anni prima, suo fratello si lanciava dalla finestra.  A lui non fu permesso di vedere niente. Ma non gliene importava nulla perché ricordava perfettamente le parole che gli aveva detto il fratello, con gli occhi fissi e i lunghi capelli neri bagnati per la sua abitudine di sciacquarsi la testa in bagno, abbandonando per un attimo i codici (ai quali poi era tornato; stava preparandosi per la terza volta, che ci sarebbe stata chissà quando) qualche sera prima di uccidersi. «Marianna mi ha lasciato, e io da solo non ce la faccio a vivere». E Andrea pensò a quando Francesca l'avrebbe lasciato, cioè quando anche lui avrebbe fallito per una, due, tre volte quando si fosse deciso, o fosse stato costretto, a sostenere un esame, un concorso, o una prova decisiva. Quella che divide in due la vita. Si può scappare da scuola, e dalle parole, ma non si può scappare dalle proprie ambizioni.
—  Giordano Tedoldi, Storia di Andrea (da Storie dalla città eterna)