tavolo

《 Boh non so 》 le risponde il ragazzo.
Gli occhi di lei diventano desolati.
《 In che senso non sai cosa pensare di me? 》 chiede insicura.
《 Sei normale 》 dice lui, indifferente.
Normale? Lei sorride tristemente. No, non è per niente normale. E vorrebbe talmente esserlo che darebbe qualsiasi cosa.

Le urla, suo padre le arriva addosso, ha gli occhi vuoti e cattivi. In men che meno un dolore immenso le irrompe sul viso. Si tocca il labbro, sangue. La bottiglia di vodka è sul tavolo quasi vuota. Le lacrime le rigano le guance.
《 Lasciala stare! 》 sua madre. Lei le sorride, cerca di farle vedere che va tutto bene. Ma il dolore trasforma il sorriso in una smorfia.
《 Sta zitta cretina 》risponde il padre.
Mamma taci ti prego, pensa. Ha paura. Un'altra sberla la colpisce sul volto e la fa barcollare. Cade. Cade malamente a terra. Si sente mancare il respiro nei polmoni. Muoio, pensa. E forse lo vorrebbe davvero. Forse è la volta buona. Ma no, i respiri se pur deboli le entrano dal naso e le escono lentamente dalla bocca. Il pavimento freddo è sotto la sua testa fragile. Sua madre urla, ma lei si rifiuta di ascoltare. Vuole solo non esistere più. Mai.

È in camera sua. La gota colpita è gonfia e violacea. Guarda sui suoi appunti le scuse per la scuola. Caduta in bici, fatto. Sbattere contro la portafinestra per sbaglio, fatto. Inciampata sulle scale, fatto. Sospira, sono quasi tutte esaurite e la maestra inizia a insospettirsi. La manica della felpa si è un po’ sollevata, i tagli freschi sui suoi polsi si notano troppo. Gli errori vanno sempre cancellati con una riga rossa, almeno è quello che le hanno insegnato a scuola. Il sangue è rosso.
Si volta e incrocia il proprio sguardo allo specchio. Due occhi stanchi, una pelle troppo pallida, il naso imponente e aquilino, la faccia deforme e grassa. I capelli ispidi. Brutta, è brutta. È anche grassa. Le occhiaie per le notti insonni le pesano sotto agli occhi. Abbozza un sorriso allo specchio con i suoi denti storti. Niente, lei non è niente.  


Ora guarda quel ragazzo così perfetto. Quanto lo ha amato… forse troppo? Era l'unica cosa che la faceva alzare dal letto al mattino. Sorride, un sorriso di chi si è finalmente arreso, dopo troppa lotta. Di chi si abbandona al proprio destino. Di chi ha preso una decisione, qualcosa di troppo triste per essere spiegato. Di chi ha capito la vita.
《 Sai una cosa? Hai ragione. Io sono la persona più normale di questo mondo 》dice. Poi si volta, le lacrime involontarie che le bruciano negli occhi. E se ne va.