tavolo

C'è una signora bellissima davanti al mio tavolo; la sua bellezza è oggettiva: ha la pelle chiara e gli occhi grigi, i suoi capelli biondi sono raccolti in uno chignon ordinato, una sola fiocca ribelle è fuori posto.. è vestita elegante, ma non un'eleganza da donna che si sveglia alle 5 per essere bella alle 8, la sua è un'eleganza innata. La guardo e mi chiedo perché una donna così bella, guarda fuori dalla finestra con sguardo assente e perso nel vuoto. L'uomo che le sta di fronte le ha detto qualcosa, ma lei non ha potuto sentire cosa, quindi si gira verso di lui abbandonando i suoi pensieri e sorride, dopo che qualche frase scambiata con il signore davanti a lei riprende a guardare fuori dal finestrino con sguardo assente.
È bellissima, ma non le importa, perché la sua bellezza non può guarire la sua tristezza.
—  08:05a.m. Ragazza-Sbagliata
Del perché avevo ucciso il mio tumblr

Ad agosto, dopo una settimana intera in cui avevo ascoltato tutto il giorno le stesse tre canzoni in rotazione, mi sono accorta che non mi sopportavo più. Letteralmente, non mi tolleravo. La rivelazione mi era arrivata una sera, a casa, al tavolo della cucina. Nonostante mi stessi impegnando da mesi con la psicoterapia (tutti i mercoledì, ore 18:00, a cui arrivo metodicamente con quindici minuti di anticipo che passo a fumare davanti al portone), le cose non andavano come speravo. Avevo fatto dei progressi, ma non bastava. La depressione stava avanzando troppo velocemente.

A settembre non riuscivo a far altro che piangere e non dormire. Sono cominciati i sogni: tutte le notti ne faccio da uno a cinque, che devo scrivere metodicamente per riferirli alla terapeuta.

Ad ottobre rimanevo a letto giorni interi. Mi alzavo per andare al lavoro la mattina e, tornata a casa la sera, mi toglievo le scarpe e mi infilavo sotto le coperte. La mia alimentazione si basava quasi esclusivamente su due elementi (noodles istantanei e pizza scongelata, che ogni tanto avevo la forza di riscaldare).

A novembre cominciavo a rassegnarmi all’idea di una soluzione definitiva, e mi sono sorpresa più volte a fissare per qualche secondo di troppo il ceppo di coltelli in cucina. Mi chiedevo se, nel caso nessuno avesse trovato il mio corpo in tempo utile, la gatta mi avrebbe mangiato la faccia come nei film. Possono sembrare pensieri macabri e di cattivo gusto ma, purtroppo, decisamente concreti e seri.

A dicembre ho chiesto l’aiuto di uno psichiatra e ho cominciato con gli psicofarmaci. E le cose hanno iniziato ad andare meglio. Con la improvvisa comparsa dei farmaci sono riuscita immediatamente a respirare. Le cose tornavano ad avere colore e sapore, il sonno era pieno e profondo.

A gennaio ho dovuto lasciare lo Xanax, che prendevo quotidianamente, e utilizzarlo solo in casi di necessità. E’ stata una separazione sofferta. Mi manca come la mamma. Sono cominciati gli incubi notturni: ogni notte si presentano puntualmente sogni terribili senza possibilità di scampo. A volte mi sveglio dimenandomi nel letto, sudata. Oppure urlando. Una volta mi sono graffiata tutte le gambe nel sonno, durante un incubo particolarmente spaventoso.

A febbraio posso dire che l’antidepressivo è pienamente a regime e che il momento di crisi depressiva maggiore è ormai concluso. E ho rianimato il tumblr.

Adesso continuo a fare terapia, sia psicologica che farmacologica, nella speranza di non riavere una ricaduta. Perlomeno a breve. Non ho ancora fiducia nella guarigione. Lo Xanax è sempre nella mia tasca, in ogni momento del giorno, e non mi trattengo dall’usarlo. Gli incubi proseguono sempre più violenti. Io ci provo, ma non lo so

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If I have to think at just one word to describe those two scenes, this is betrayal. Yes, because, this is just what Jane and Lisbon must have felt in those moments. First when you see the woman you trust with your life, revealing your most important secret, exposing herself to a deathly danger. Then, thinking that you’re just a mark for the man you care about more than anything, who treats you just like others, making you fear for him with all your heart.

This is the reason why I find those scenes among the most meaningful to me: their feels are so exposed, so true; but most of all because through their rage, their resentment you can clearly see their love for eachother.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia
e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce
il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore 
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica,

chi non trova la grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce .

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivi
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore 
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà 
al raggiungimento di una splendida felicità.

Chi muore (Ode alla vita), di P. Neruda e M. Medeiros

Stasera cercavo di spiegare il motivo per il quale io a Monopoli sono una merda. Ma non merda del tipo che gli altri giocatori sono contenti perchè c’è l’allocco al tavolo a cui rubare le stazioni sud, nord, est e ovest (non c’era bisogno di elencarle tutte, ma nella mia testa risuonavano come nord-sud-ovest-est e sentivo intimamente il bisogno di ribellarmi a Max Pezzali) (ho dovuto rileggere dal capoverso perchè già m’ero persa), io dico Merda che proprio risulta inutile ai fini del gioco, che a un certo punto diventa un fantasma e che se c’è o non c’è non cambia niente. Però questo fatto di dare Viale della Vittoria in cambio di un fucsia, che per chi non lo sapesse il fucsia fa schifo al cazzo da almeno ventisette generazioni di giocatori di monopoli, dicevo questo fatto che faccio fare a tutti dei grandi affari e mi spoglio di ogni mia proprietà in cambio di passare gratuitamente sui loro terreni non l’ha capito mai nessuno, sono sempre stata accusata di boicottaggio.
PREMESSO che non ci sarà nessuna metafora buonista in questa storia, sono solo io che ho fumato dopo una vita che non fumavo e credevo che prendere il pc  alle 02.41 del mattino per scrivere questa stronzata del monopoli sarebbe stato interessante, irrinunciabile quasi, giuro che a un certo punto mi è sembrata la cosa più geniale del mondo e invece mi sono persa di nuovo.
Sarà che sto rileggendo Calvino adesso che sono di nuovo disoccupata e non ho niente da fare e Calvino per me è un genio e tutto quello che scrive e come lo scrive mi fa sempre sentire piccola come quando avevo letto Il Barone Rampante sul pavimento della mia cameretta, ma adesso non attaccherò un pippone gigante su Italo Calvino, volevo solo raccontare quel fatto del monopoli.
Insomma alla fine io non ho più nessuna proprietà, se riesco mi raccatto (spesso ad un prezzo esorbitante) l’acqua potabile (ma mai l’elettricità, mai, mai, sventura e guai a chi si prende la carta dell’elettricità) (non so perchè sto mettendo tutte queste parentesi) (le parentesi sembrano messe per consolare le persone come a dire non ti preoccupare, questa digressione senza senso dura pochissimo, mo ti torno a dire del fottuto monopoli.)
allora alla fine della partita in quei momenti in cui vige il TERRORE CIECO sul tavolo quando chiunque preferisce stare in prigione piuttosto che passare su Via Marco Polo perchè ci hanno costruito due alberghi e tre casette verdi, e che se tiri 6 e finisci su un Viola sono cazzi tuoi e sono subito mani nei capelli e ti devi ipotecare pure tua madre che ancora aveva 30 anni quando era iniziata la partita.. ecco, in quei momenti io vado in giro per il tabellone come un pedone tranquillo a cui tutto è concesso. Mii sono comprata il diritto di passare ovunque senza pagare in cambio di tutte le mie proprietà, è vero non ho niente, mi so’ venduta pure i fucsia, però non ho perdite, non pago niente. Passo dal VIA e ogni volta prendo 20milalire e alla fine loro si scanneranno e io metterò su un enorme patrimonio e me ne vado alle Bahamas e non pagherò manco le tasse.
Vorrei mettere come titolo a questi post ‘l’economia applicata a rossella’, ma mi scoccia ritornare su con la freccetta e quindi non lo faccio.

anonymous asked:

autolesionismo.

Autolesionismo
È lì.
Appoggiata sul tavolo.
Piccola, argentata, tagliente.
Tu la guardi… e sospiri.
Lo stai per fare.
Tutto dentro di te sta pensando a quell'oggetto.
Quella lametta piccola piccola, che ti ha aiutato così tanto quando nessuno era in grado di farlo.
Ti avvicini. Il tuo cuore batte tanto tanto. Come se fossi innamorato. In realtà non lo sei… le farfalle nello stomaco non ci sono, loro sono morte da tempo.
Il cervello cerca di urlarti di scappare…
E urla e urla e urla.
Tu non lo ascolti.
Tu fissi quella lametta.
Perché lei in realtà ti parla.
Nessuno la sente.
Solo tu.
Lei ti dice che tutto andrà bene.
Lei ti dice che passerà.
Lei ti dice di farne ancora uno.
Solo uno. E starai meglio.
La prendi in mano… la porti sul polso.
La vena freme.
Anche lei sa cosa sta per accadere.
Solo uno.
Solamente uno.
E tagli. Tagli in profondità.
Laceri la carne.
Come loro hanno lacerato il tuo cuore.
Urli.
Perché con loro sei rimasta in silenzio.
Piangi.
Perché le tue lacrime non le ha viste nessuno.
Cadi a terra.
La lametta cade, vicino a te.
Sporca di sangue.
Solo uno.
Solamente uno.
Chiudi gli occhi… non pensi più a niente.
Ora stai bene.
Si risolverà tutto.
Andrà tutto bene.
E poi… non senti più nulla.
Solo uno.
Solamente uno.
Ti è costato la vita.

Adesso mi sento come quella volta che in biblioteca ho starnutito così forte da picchiare la fronte sul tavolo e qualcuno ha chiamato un ambulanza.