tavolo

C'è una signora bellissima davanti al mio tavolo; la sua bellezza è oggettiva: ha la pelle chiara e gli occhi grigi, i suoi capelli biondi sono raccolti in uno chignon ordinato, una sola fiocca ribelle è fuori posto.. è vestita elegante, ma non un'eleganza da donna che si sveglia alle 5 per essere bella alle 8, la sua è un'eleganza innata. La guardo e mi chiedo perché una donna così bella, guarda fuori dalla finestra con sguardo assente e perso nel vuoto. L'uomo che le sta di fronte le ha detto qualcosa, ma lei non ha potuto sentire cosa, quindi si gira verso di lui abbandonando i suoi pensieri e sorride, dopo che qualche frase scambiata con il signore davanti a lei riprende a guardare fuori dal finestrino con sguardo assente.
È bellissima, ma non le importa, perché la sua bellezza non può guarire la sua tristezza.
—  08:05a.m. Ragazza-Sbagliata
Non ho più amato dopo te. Non ci riuscivo o forse, non volevo riuscirci.
Ho conosciuto tante persone dopo che ci siamo lasciati andare, ma nessuna era te.
Delle volte mentre osservo il mondo mi chiedo: “Mi avrà mai pensato? Voglio dire, dopo esser diventati estranei l'un l'altro, è mai riuscita a pensarmi per un secondo?”
Io mi perdo negli occhi della gente e cerco di capire la loro storia; è così che sono caduto in amore per lei.
Tu per me eri irraggiungibile, un sogno quasi.
Quando mi hai parlato per la prima volta eri ubriaca e forse nemmeno te lo ricordi, l'ultima volta invece eri attorno al mio collo e il battito del tuo cuore era a contatto col mio.
Cosa è andato storto in noi?
Noi.. Noi che un vero noi non siamo mai stati. Noi che un noi lo eravamo solo agli occhi degli altri, mentre noi pensavamo solo ad aspettare.
Aspettare cosa? Io odiavo me stesso e tu mi facevi calmare, eri la mia medicina.
Solo poi ho capito che tu eri più fragile di me e che avevi bisogno che qualcuno ti prendesse e ti dicesse: “Ehi, ci sono io qui”
“Se solo avessi saputo…” ripeto a me stesso nei momenti più bui, ma poi una parte di me risponde “.. Certo, se in amore fosse tutto così semplice, allora non sarebbe più così importante amare”.
L'ultima volta che ci siamo incontrati, per pura casualità, tue eri in compagnia delle tue amiche e nessuno dei due ha avuto il coraggio di guardarsi in faccia.
Eravamo allo stesso tavolo, uno di fronte l'altro, siamo rimasti assieme per due ore, ma senza mai esserei noi stessi.
Sembravamo due bambini dopo un litigio, solo che entrambi avevamo voltato pagina e forse, in questo caso, tu avevi terminato il libro.
“Come procede la tua vita?” ti chiesi, giusto per rompere quel odioso e imbarazzante silenzio che entrambi odiamo.
Solo allora tu mi hai guardato in faccia, dritto negli occhi e mi hai detto la verità: “Mi sono fidanzata”.
Non aveva importanza in quel momento, davvero, non ne aveva.
Ero geloso, certo, ma lo sarò sempre.
Solo che i tuoi occhi mi avevano detto la verità e si vedeva, qualcuno ti aveva detto per davvero: “Ehi.. sono qui, rimango qui io” ed era giusto così.
Io non ebbi mai il coraggio di farlo nonostante avessi avuto tantissime opportunità.
Tu avevi bisogno di sicurezze e le hai ricevute da lui.
Come è finita quella serata?
Nemmeno un abbraccio o un saluto con la mano. Abbiamo guardato in basso e ci siamo allontanati.
Non ho più amato dopo di te; era come se una parte di me dicesse: “Lei ti sta aspettando”.
Ma ora, ora che so che tu hai cambiato veramente libro, è giunto il momento di andare avanti anche per me.
I libri sono fatti per essere letti, le persone per essere vissute e le storie d'amore senza fine, quelle sono fatte per i grandi cuori.
Un cuor grande non per forza deve avere tante storie, può averne anche una sola, basta che ci sia una storia da raccontare.
Amare è difficile delle volte, ma dopo ogni pagina ci sarà sempre una nuova storia, una nuova parola e come minimo un'altra lettera.
Quindi perchè non smettere di soffermarsi sulla nostra pagina preferita e scoprire come finisce la storia? Non è detto che le pagine dopo siano migliori di quella su cui ci siamo soffermati fino ad adesso.
—  ricordounbacio
Ti sei fatta crescere i capelli.
-Così pare.
-Ce li avevi corti quando stavi con me.
-Lo so.
-Stai bene, comunque.
-Grazie.
-Sei proprio bella.
-Non dovresti dirmelo. Sono la tua ex.
-Posso dirtelo. Ti ho amato.
Sul suo viso comparve una smorfia:-Mi hai amato solo perché sono bella?
-No, affatto. Ti ho amato perché… in realtà non lo so perché.
-Come sarebbe a dire che non sai perché?
-Che tu eri… non lo so.
Ci fu un attimo di silenzio, poi lei finalmente sorrise:-Io ti amavo. Tu non l’hai mai capito ma io ti amavo.
-Tu non me l’hai mai detto.
-Hai ragione. Ti ho detto molte altre cose ma non quella.
-Mi hai detto che ero un coglione, che ti trattavo male, che ero immaturo…
Sbuffò:-Dio mio, lo sai che non lo pensavo davvero.
-E che pensavi davvero?
-Che eri fantastico. Avevi quel modo tutto tuo di vedere le cose e io amavo quel tuo modo di vedere le cose. Eri adorabile quando mi sorridevi dall’altra parte della strada e quando mi accarezzavi la guancia appena mi vedevi giù di morale. Eri dolcissimo quando mi permettevi di stare tra le tue braccia e sai io odiavo sentirmi piccola ma quando mi stringevi mi sentivo minuscola e stavo comunque benissimo nei tuoi abbracci ed eri straordinario quando stavi ad ascoltare le mie paturnie sconnesse come stai facendo ora…
Si fermò per un istante con le lacrime agli occhi, poi lo guardò e la voce le tremava mentre pronunciava quelle parole:-E come ora mi sorridevi. Solo che poi mi baciavi e mi dicevi che andava tutto bene.
Fu un attimo. Un attimo in cui lui si sporse dall’altra parte del tavolo e la baciò.
E le disse:-Va tutto bene.
Lei fece un respiro profondo.
-Non avresti dovuto farlo. Sono la tua ex.
-Sai perché ti ho amato?
-No.
-Perché era impossibile non farlo. Eri qualcosa che non riuscivo a capire e quando ci provavo mi perdevo. E quando mi perdevo trovavo i tuoi occhi e loro mi guardavano sempre con un amore sconfinato, non importava quanto io fossi stronzo o quanto ti facessi incazzare o piangere, i tuoi occhi continuavano sempre ad amarmi. Io ti amavo perché eri forte, piccola. Tu pensavi sempre che fossi io a proteggere te e invece eri tu a proteggere me. Io non ti ho mai protetto. E tu non hai idea… non hai idea di quante volte mi sono odiato. Mi sono odiato tutte le volte in cui non ti difendevo e non ti dicevo di amarti. Tu non mi dicevi di amarmi ma io sapevo che mi amavi. Io non ti dicevo di amarti ma ti amavo. Tu lo sapevi?
Il sorriso della ragazza era triste:-No.
-Ma ti amavo. Davvero.
-Se l’avessi saputo non mi sarei arresa con te.
-Quindi adesso saremmo ancora insieme?
-Io sono ancora con te.
-Ma stai con lui.
-E tu stai con lei.
-Ma sono con te.
Lei sospirò:-Non fa niente. Siamo andati oltre il nostro amore.
-Non lo so. Siamo ancora qui.
-Non siamo più quelli che eravamo.
-Hai ragione. Hai i capelli più lunghi.
Finalmente lei rise. E lui non riuscì a non dirglielo:-Il tuo sorriso è sempre lo stesso, però.
Il suo sguardo si fece serio in quello di lui:-Anche la tua capacità di farmi sorridere è sempre la stessa.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Anche il mio amore per te è rimasto lo stesso.
-Vuoi sapere la verità?
-Sì.
-Li vedi i miei occhi?
Si guardarono.
-Li vedo.
-Non lo capisci?
-Che cosa?
-Hai detto che ti guardavano con un amore sconfinato.
-Sì.
-Neanche loro sono cambiati. Ti stanno guardando ancora così.
—  Facebook

Piangevo nei momenti in cui non c'era nulla per cui piangere, mentre guardavo la tv, mentre passava in radio una canzone felice, mentre ballavo sul tavolo della cucina, mentre cucinavo una torta.
Piangevo perché la tristezza che avevo dentro non sapeva contenersi.

Eppure io ero sempre stata brava,
A non affezionarmi a nessuno,
A restare sempre un passo indietro,
A non rispondere ai messaggi,
A non approfondire conoscenze,
A farmi sempre i fatti i miei,
A consolare senza condividere nessun dolore.
E da sola affrontai anche il vuoto, il pensiero di averti perso, perché con te è stato diverso.
Con te l'orgoglio l'ho sempre messo da parte, e ho sempre messo te prima di tutto il resto, prima di me.

E adesso un po’ piangevo, perché tu non c'eri più
e un po’ non c'ero neanche io. Perché ridere era bello, lo facevamo sempre insieme.
Tu eri bello, ed io mentre che ero il mio tutto, non ero più niente senza te.

Mi piaceva da morire quando mi chiedeva di infilarle il filo nella cruna dell’ago perché lei non ci vedeva bene. Mi faceva piacere perché quando si è piccoli sono rare le occasioni di essere utili agli adulti. Aiutavo mia nonna anche quando cucinava i fagiolini e bisognava togliere le punte. Si staccavano con le unghie e si mettevano in una pagina di giornale sul tavolo, poi si buttavano via. Oppure ricordo quando mi faceva stirare i fazzoletti. Mi piaceva arrivare con la punta del ferro da stiro proprio nell’orlo dell’angolo. O quando mi chiamava per piegare le lenzuola. Per ridere io le giravo sempre dalla parte opposta alla sua, era divertente quando, prima di venirci incontro per piegare l’ultimo giro, lei tirava forte per stenderle bene.
Quanto mi ha sopportato e quanto mi ha voluto bene.
—  Fabio Volo.
Del perché avevo ucciso il mio tumblr

Ad agosto, dopo una settimana intera in cui avevo ascoltato tutto il giorno le stesse tre canzoni in rotazione, mi sono accorta che non mi sopportavo più. Letteralmente, non mi tolleravo. La rivelazione mi era arrivata una sera, a casa, al tavolo della cucina. Nonostante mi stessi impegnando da mesi con la psicoterapia (tutti i mercoledì, ore 18:00, a cui arrivo metodicamente con quindici minuti di anticipo che passo a fumare davanti al portone), le cose non andavano come speravo. Avevo fatto dei progressi, ma non bastava. La depressione stava avanzando troppo velocemente.

A settembre non riuscivo a far altro che piangere e non dormire. Sono cominciati i sogni: tutte le notti ne faccio da uno a cinque, che devo scrivere metodicamente per riferirli alla terapeuta.

Ad ottobre rimanevo a letto giorni interi. Mi alzavo per andare al lavoro la mattina e, tornata a casa la sera, mi toglievo le scarpe e mi infilavo sotto le coperte. La mia alimentazione si basava quasi esclusivamente su due elementi (noodles istantanei e pizza scongelata, che ogni tanto avevo la forza di riscaldare).

A novembre cominciavo a rassegnarmi all’idea di una soluzione definitiva, e mi sono sorpresa più volte a fissare per qualche secondo di troppo il ceppo di coltelli in cucina. Mi chiedevo se, nel caso nessuno avesse trovato il mio corpo in tempo utile, la gatta mi avrebbe mangiato la faccia come nei film. Possono sembrare pensieri macabri e di cattivo gusto ma, purtroppo, decisamente concreti e seri.

A dicembre ho chiesto l’aiuto di uno psichiatra e ho cominciato con gli psicofarmaci. E le cose hanno iniziato ad andare meglio. Con la improvvisa comparsa dei farmaci sono riuscita immediatamente a respirare. Le cose tornavano ad avere colore e sapore, il sonno era pieno e profondo.

A gennaio ho dovuto lasciare lo Xanax, che prendevo quotidianamente, e utilizzarlo solo in casi di necessità. E’ stata una separazione sofferta. Mi manca come la mamma. Sono cominciati gli incubi notturni: ogni notte si presentano puntualmente sogni terribili senza possibilità di scampo. A volte mi sveglio dimenandomi nel letto, sudata. Oppure urlando. Una volta mi sono graffiata tutte le gambe nel sonno, durante un incubo particolarmente spaventoso.

A febbraio posso dire che l’antidepressivo è pienamente a regime e che il momento di crisi depressiva maggiore è ormai concluso. E ho rianimato il tumblr.

Adesso continuo a fare terapia, sia psicologica che farmacologica, nella speranza di non riavere una ricaduta. Perlomeno a breve. Non ho ancora fiducia nella guarigione. Lo Xanax è sempre nella mia tasca, in ogni momento del giorno, e non mi trattengo dall’usarlo. Gli incubi proseguono sempre più violenti. Io ci provo, ma non lo so

IN OCCASION DEL RITIRO A VITA PRIVATA DEL PRINCIPE FILIPPO, ECCO A VOI LE MIGLIORI FRASI DI FILIPPO DUCA DI EDIMBURGO, MAESTRO DI ELEGANZA:

Al presidente della Nigeria in abiti tradizionali nel 2003: “Ma che ti sei messo, il pigiama?”

All'ambasciatore Russo nel 1967: “Mi piacerebbe molto venire in Russia, ma voi bastardi avete ucciso metà della mia famiglia”

All'ambasciatore delle isole Cayman nel 1994: “Siete tutti pirati, voialtri”

All'ambasciatore aborigeno William Brin nel 2002: “E la lancia dove l'hai lasciata?”

Ai disoccupati durante la recessione del 1981: “Di che vi lamentate, ora avete tanto tempo libero”

Al bambino sulla sedia a rotelle nel 2002: “Mi fai fare un giro?”

All'istituto femminile scozzese nel 1961: “Cucinate malissimo”

Ad una donna africana in Kenya nel 1984: “Salve, lei cos'è, una donna?”

Al club di giovani del Bangladesh nel 2002 : “Ok ragazzi, tirate fuori la droga”

All'ambasciatore irlandese, che portava un cesto regalo: “E dove diavolo è il whiskey?”

Sulla figlia Anna, atleta equestre nelle Olimpiadi del 1976: “Se una cosa non scureggia o non mangia il fieno, a lei non piace”

Sulla cucina cinese: “Se ha quattro zampe e non è un tavolo, se vola e non è un aeroplano, se nuota e non è un sottomarino, potete essere sicuri che i Cinesi lo mangeranno.”

Sull'arte etiopica, nel 1965: “Sembra fatto da mia figlia alle elementari”

Al cantante Tom Jones nel 1969: “Canti come se stessi facendo i gargarismi coi ciottoli”

Al cantante Elton John nel 2001: “Ah, è tua quella macchina orrenda che vedo spesso al Castello di Windsor”

All'attrice Cate Blanchett nel 2008: “Lavori nel cinema? Bene, mi aggiusti il lettore dvd?”

All'inaugurazione di un monumento, non molti mesi fa: “Sono lieto di inaugurare questo coso, qualunque cosa sia”

Sui Koala: “Mostri che portano malattie orribili”

PRINCIPE FILIPPO, MAESTRO DI COLOR CHE SANNO, SEDER TRA FILOSOFICA FAMIGLIA

When in Rome...

Basic greetings

  • Buongiorno, buon pomeriggio, buona sera, buona notte – Good morning, good afternoon, good evening, good night
  • Ciao. Io mi chiamo […], tu come ti chiami? – Hello. My name is […], what’s your name?
  • Salve – Hello / Goodbye (more formal)
  • Arrivederci – Goodbye
  • Piacere di conoscerti – Nice to meet you
  • Grazie – Thanks
  • Prego – You’re welcome
  • Per favore / per piacere – Please
  • Scusi / Mi scusi (formal), Scusa / Scusami (informal) – Excuse me / Sorry
  • A presto, a domani – See you soon, see you tomorrow

Asking for information

  • Dov’è il museo? – Where is the museum?
  • … la chiesa? - … the church?
  • … la piazza? - … the square?
  • … la fermata dell’autobus / della metro? - … the bus stop / the metro station
  • … il Colosseo? - … the Colosseum?
  • … un ristorante / un bar / una pizzeria / una trattoria? - … a restaurant / a bar / a pizzeria / a trattoria (a sort of casual restaurant)?
  • … il bagno? - … the toilet?
  • Come posso arrivare a…? – How can I get to…?
  • È a destra / a sinistra – It’s to the right / to the left
  • È in fondo alla strada – It’s at the end of the road
  • Quanto costa questo / quello? – How much does this / that cost?
  • Quanto costa il biglietto? – How much is the ticket?
  • Qual è il prezzo? – What’s the price?
  • Mi dispiace, non capisco. – I’m sorry, I don’t understand
  • Parli inglese? (informal) / Parla inglese? (formal) – Do you speak English

At the restaurant

  • Vorrei un tavolo per due/tre/quattro/cinque persone – I would like a table for two/three/four/five
  • Posso vedere il menu? – May I see the menu?
  • Vorrei ordinare… - I would like to order…
  • Prendo… - I’ll have…
  • … un po’ di pasta – some pasta
  • … pasta alla carbonara
  • … pollo, carne, bistecca, vitello – chicken, meat, steak, veal
  • … pesce – fish
  • … insalata – salad
  • … un antipasto – an appetizer
  • … una bottiglia di acqua / di vino – a bottle of water / of wine
  • Sono vegetariano / vegano – I am vegetarian / vegan
  • Sono celiaco – I suffer from celiac desease
  • Sono allergico a… - I’m allergic to…
  • Sono intollerante a… - I’m intolerant to…
  • Il conto, per favore – Check, please
  • Buon appetito! – Enjoy your meal
mi sono dimenticato
davvero
mi sono dimenticato e non so
non so come come ho fatto
scusami
e già che ci sei
scusami per tutte
le volte che
non sono stato eccezionale;
comunque
eccoli
ti ho lasciato
le chiavi e un ti amo sul tavolo;
ricordati le chiavi
sennò non rientri
ricordati il ti amo
sennò non riesci
—  Gio Evan

Ho srotolato una mappa
sul tavolo della mia cucina
e ho messo un dito
dove sei tu e
un altro dove sono io
Lo spazio tra i due
é solo di qualche centimetro. Così vicino,
che posso sentirti respirare.
Posso raggiungerti e
far scorrere le mie dita attraverso
ogni ciocca dei tuoi capelli,
toccare le tue labbra e
ho a malapena la necessità di muovermi.
In un angolo della mappa
c’é la legenda per leggere la mappa
ogni centimetro é un centinaio di miglia
pieno di strade e fiumi e alberi,
la legenda mi ricorda
che tu sei dove sei
e io sono dove sono,
a centimetri di distanza.

-Gabriel Gadfly-

Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso. Lo stesso succede se una finestra sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete. Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio. Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l'eco di un cembalo o il rintocco di una campana. Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d'acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all'albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell'esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d'ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.
—  Wislawa Szymborska