tanto vento

Ma è una coincidenza il fatto che quando vanno gli altri al mare beccano sole, caldo, mare calmo e piatto manco fossero i Caraibi, mentre quando vado io sembra di stare in “Castaway” con il mare agitato, la tempesta e io che sembro un naufrago?

@art-of-risa

Non erano fidanzati, non avrebbero dovuto mai esserlo.
Si vedevano a momenti.
Cercavano calore, la passione non cercavano nè amore nè un rapporto stabile, almeno uno di loro .
Lei era libera come il vento come gli uccelli.
A volte cercava un altro calore, un altro letto e altre lenzuola, un profumo diverso dal suo.
Lui era diverso, gli importava di sapere quanto sarebbe durata.
Passavano notti di passioni, complicità, ma la mattina tornava l'incubo.
Lui si arrabbiava, ma con se stesso.
Passavano mesi e le cose tra loro non cambiavano mai, lei era di molti, lui solo di una.
Lui adorava passare le notti al suo fianco, la guardava mentre dormiva, non si spiegava come potesse volerla così tanto.
Sapeva però che anche lei lo voleva, ma quello era un'amore folle e lui non lo sopportava.
Pensava sarebbe stato meglio finirla tutta quell'avventura.
Lei disse arrivederci e gli diede un bacio sulle labbra, come sempre, convinta che l'avrebbe visto di nuovo il giorno seguente.
Lui sapeva sarebbe stato un addio, quindi la guardò fissa negli occhi e con le lacrime disse “ti amo”.
Lei chiuse la porta.
Passarono giorni, lei lo cercò, lui non rispose.
Dopo mesi, per caso,si videro.
Lui tremava, lei per la prima volta aveva un nodo alla gola.
Sapeva di averlo perso per sempre.
Lui aveva trovato un’altra donna, una donna che si prende cura del suo amore.
Lui però sa che non amerà mai nessuno come ha amato lei, ma si accontenta, perché è questo quello che gli ci vuole, una storia tranquilla, un amore sano.
Lei dopo mesi, continua il suo gioco, ma in maniera diversa.
In tutte gli uomini cerca lui, la sua essenza, ma non lo trova, e si sente vuota.
Avrebbe dovuto apprezzare di più l'amore che lui le aveva sempre dato. Si maledisse.
Prese il cellulare con le lacrime agli occhi e scrisse “mi manchi, voglio te al mio fianco”
Lui non rispose.

Ciao come stai?
Domanda inutile,
ma a me l'amore mi rende prevedibile.
Parlo poco, lo so è strano, guido piano.
Sarà il vento, sarà il tempo, sarà fuoco..
E scusa se ti amo e se ci conosciamo
da due mesi o poco più,
e scusa se non parlo piano
ma se non urlo muoio.
Non so se sai che ti amo
e scusami se rido, dall'imbarazzo cedo,
ti guardo fisso e tremo
all'idea di averti accanto
e sentirmi tuo soltanto,
e sono qui che parlo emozionato,
e sono un imbranato,
ma ti amo.

Eu só queria que você falasse. Não é pedir demais, é? Falar é tão simples. E acho que de tão simples, você desaprendeu como se faz. Bom, é mais ou menos assim: você vem, inspira muito ar, expira um terço dele, levanta a cabeça, estufa o peito, olha pra mim e fala. Só… fala. Te ver desenhando com os dedos atrás da minha nuca é gostoso, mas não facilita as coisas. Do que adianta você me encher de beijos e depois sair pela porta em silêncio? Eu preciso ouvir a sua voz. Falando, gritando, rasgando os ventos contrários, tanto faz. Eu só preciso ouvir, mesmo que não mude nada. Fala alguma coisa que quebre essa Era Glacial entre nós dois, por favor. Você apenas sorri enquanto eu tagarelo silábas intermináveis sobre toda a minha vida, mesmo ela não sendo tão interessante assim. O problema é que eu não me contento em saber apenas como foi o seu dia ou o seu fim de semana na casa dos seus amigos. Eu quero saber também como foi o seu verão passado, o ultimo natal na casa dos seus pais, quando você ganhou o primeiro bichinho de estimação, onde aprendeu a tocar guitarra e todas essas coisas memoráveis guardadas aí dentro. Isso tudo sem parecer uma policial investigativa louca, é claro. Eu só queria, na verdade, conhecer um pouco mais o teu passado pra me estabilizar no teu presente. Mas você não fala. Nada. Nem uma palavrinha. E eu sou obrigada a tentar decifrar os mil códigos que se escondem por detrás do seu “bem que a gente poderia se ver de novo, ein?”. O meu medo é não saber o que vem depois da interrogação. E você é o meu maior questionamento sem resposta alguma. Acho que, exatamente por isso, eu sempre acabo aceitando as suas suposições e silêncios. Eu volto, mesmo que você não fale. E eu sempre volto justamente pra te ouvir falar.
—  Capitule

Glielo chiesi come una prova di amicizia, al termine di una stagione indimenticabile e mostruosa.
Partiamo - gli dissi - allo scadere del nostro turno di lavoro e raggiungiamo quella vecchia casera abbandonata, oltre il bosco. Fu un viaggio esaltante, carichi di adrenalina e di un sentimento di rivalsa sulla vita che ci aveva presi in ostaggio troppo a lungo. Una volta a destinazione, ci incamminammo con l’ultima luce del crepuscolo e la una già sopra l’orizzonte. Passammo in mezzo a mandrie di vacche curiose e incombenti. Ci lasciarono passare non senza ostacolarci almeno un poco. Smaltita la paura di essere travolti, ci inoltrammo nel buio della foresta e accendemmo le torce.
Un’ora di camminata che ci parve eterna. Fino al momento in cui le rocce, sotto la luce dei nostri piccoli fanali, cominciarono a trasformarsi in elementari forze di fiaba e mito. Crollammo a terra prima di raggiungere la casera e ci accampammo come meglio si riuscì.
Alessandro dormì la più bella notte di sogni da una vita a questa parte. Io mi girai inquieto per tutta la notte, in attesa che qualche rumore, anche minimo si palesasse. Ma era il silenzio più lungo che io avessi mai sognato di incontrare. Solo il vento, di tanto in tanto, si alzava a raccontarci che forse avrebbe potuto piovere. Forse e non accadde. Quel che accadde è che mi ritrovai a contare i minuti che ci dividevano dall’alba, che ci separavano dal canto degli uccelli dormienti.
Finalmente, il primo cinguettio nacque.
E in un attimo, divenne miriade sconfinata.

Capii durante quell’alba che la letteratura nacque, in un tempo assai più remoto di ogni letteratura, per cercare di rendere grazie a quella sterminata progenie di canti del mattino.

Você nunca quis a minha amizade, eu insisti, reconheço. Fui mais sua amiga do que um dia você tenha sido meu, errei. Quantas palavras gastas, quanto tempo perdido, quanto amor desperdiçado. Noites mal dormidas de preocupação, nossa como eu fui sua amiga. Você diz valorizar uma amizade, mas cadê o valor a minha? Ah  verdade, você nunca quis ser meu amigo. Quantas vezes me agradeceu dizendo que não merecia? Quantas palavras jogadas ao vento, tanto amor inventado, tanta amizade de mentira.
—  Amigos também traem
  • Status: Variados. 💋
  • Tudo que vai, volta. O mal que tu faz hoje, amanhã retorna! 😉🌏🔁
  • Deus tem o melhor pra mim e o que foi perdido não se compara com o que há de vir 💭
  • Homem magoa, mas mulher quando quer, HAHAHA… destrói! 😉😘👏❤🔫
  • Seja como a neve, linda porém fria. ❄️
  • Te sugiro doses de bom senso e maturidade! 🍸
  • Seca a lágrima, vira a página. 💧📖
  • Deixa ser, deixa o amor ser sua saída, deixa o mar curar a ferida, deixa o sol iluminar sua vida! 🌊☀️
  • Se acalma e releva, tem gente que não vale a pena dar trela… 😉🍃
  • Perdão Senhor, por tantas bobagens pensadas, feitas e ditas. 🙏
  • Eu aprendi que as coisas não vão ser sempre como queremos, mas não podemos desistir. Tudo tem um porque, tudo tem seu tempo. ⏳⌛⏰⌚
  • Lá fora o mundo desmorona, a maldade do mundo te fez ser durona. 🌎👊
  • Homem que é Homem, quando ama, recusa todas 🍀
  • Que os bons momentos se tornem infinitos. 🍀❤️🙏
  • Aaah, o vagabundo foi laçado, quem diria ele realmente tava apaixonado. ❤️👫
  • Faz suas malas que eu to indo te buscar, vamo viajar pra um lugar onde ninguem possa nos achar. 🌻🌈☀🌎
  • Ela lidava com fatos, ele lidava com a sorte, e o amor impossível só foi ficando mais forte… 🍀❤️
  • Apaga a luz, deixa que o clima conduz, só deixa o abajur ligado pra eu poder te ver sorrir.. 💡💏
  • É que você me causa febre, de uns 40 graus ou um pouco mais, eu quero é você, eu amo só você, e o resto tanto faz. 💘🔥🙊
  • Que os ventos soprem a favor da minha felicidade! ❤️🍀
  • Obrigado meu Deus, por mais um dia de vida. Guie meus passos e aproxime de mim tudo o que vai me fazer bem. Amém. 🙏🙌🍀
  • Se for pra roubar, roube sorrisos, se for pra matar, mate a saudade, se for pra destruir, destrua os pensamentos negativos! ❤️🙌🙏🍀
Ti va di andare al mare?” le scrissi per messaggio.
“Quando adesso? Ahaha” rispose come se la stessi prendendo in giro.
“No, domani mattina scema.. Passo a prenderti e ti porto al mare”
“Va bene, ma cosa dico ai miei?”
“Che finita scuola vai a casa di una tua amica a mangiare e poi studiate insieme, dai domani alle 8 sono da te.. Notte” risposi e andai a dormire.
La mattina dopo, come ogni ragazza, non era per nulla puntuale, l'aspettai per circa un quarto d'ora e poi le sue braccia strinsero le mie costole e capii che era arrivata.
“Colazione e poi partiamo?” annuì e andammo a fare colazione.
Arrivammo a destinazione nemmeno dopo un'ora e non erano ancora le nove di mattina.
Mi resi conto che di solito a quell'ora mi trovavo in classe con la solita e pallosa lezione di matematica, invece, in quel momento, mi trovavo dentro una macchina, con di fronte la sabbia e poco più là le onde del mare.
“Cosa hai intenzione di fare?” mi chiese guardando il mare, la sabbia e il nulla, perchè effettivamente non c'era nient'altro e nessun'altro.
Dopo qualche secondo di silenzio le chiesi: “Guarda il mare e dimmi: a cosa pensi?”
Si mise a guardarlo e si prese il suo tempo per pensarci e feci lo stesso anche io nel caso mi facesse la stessa domanda.
“Non ti aspettare paroloni o frasi assurde.. e per favore non ridere..” disse quasi come se dovesse dire una cosa sciocca e poi riprese “..Penso ai bambini e alla loro ingenuità..” e concluse con un sorriso sentendosi quasi sciocca anche se non lo era affatto.
“Perchè?” chiesi senza giudicarla.
“Perchè se ci pensi i bambini hanno la semplicità negli occhi e non pensano che da grandi potranno star male per qualche amore o per qualche stupida delusione, loro sanno vivere e sanno essere ingenui nel modo più giusto..” questa volta non si sentì sciocca, anzi, lo disse con serietà e con tono deciso, quasi come se li vedesse quei bambini sulla riva.
“Tu, invece.. tu a cosa pensi?” disse guardandomi.
Non so perchè, ma anche io, nonostante mi fossi già preparato la risposta, mi fermai.
Si, mi fermai, ma sui suoi occhi.
Dopo qualche secondo tornai con lo sguardo sul mare e dissi con tristezza: “Alla vita”.
“Perchè alla vita?”
“Guardalo..” e feci cenno con la testa verso il mare “..la marea cambia sempre ed è come ognuno di noi. Noi siamo persone che stanno bene e che delle volte soffrono, ed è esattamente come il mare. Il mare va a momenti,  potrebbe esserci l'alta marea come la bassa, potrebbe esserci così tanto vento da formare un uragano e noi siamo così, delle volte siamo così pieni che esplodiamo in qualcosa di indefinito” dissi fissando quel vuoto più in fondo del mare.
“Si, si.. se hai finito con la tua storiella, io vorrei andare a fare una passeggiata sulla riva” disse facendomi tornare alla realtà.
“Andiamo allora.. facciamo una gara? A chi arriva prima” chiesi e lei mi sorrise, il che era un sì.
Lasciammo le scarpe, con i calzini in macchina e poi cominciammo a correre.
“Hai perso!” disse con il fiatone, ma orgogliosa.
“Ti ho lasciato vincere è diverso”
“Certo, certo" ribatté sempre con il fiato pesante.
“Ora li vedi i bambini?” le chiesi, quasi prendendola in giro.
“Si, ne ho uno davanti” e rise.
Rise così tanto che aveva già capito che l'avrei rincorsa, così mi precedette e iniziò a scappare da me.
Questa volta, non la feci vincere, ma la presi.
La presi in braccio e dato che stavamo correndo, cademmo sulla sabbia.
La spiaggia era tutta per noi, il mare era per noi, la sabbia era per noi e non so perchè, forse per i suoi occhi che erano di nuovo fissi sui miei, lei era per me.
Ci guardammo come se quei bambini, di cui lei parlava, fossero cresciuti e come se la marea fosse diventata un uragano, ma un uragano pieno di emozioni che non sapeva decidersi.
Forse è stata quella la prima volta in cui io m'innamorai di lei.
—  ricordounbacio
Sobre Deus, e o vento
  • - Pra quê você precisa de Deus?
  • -Pra quê você precisa do vento?
  • - Eu preciso do vento pra viver ué!
  • - Pois é! Eu também preciso de Deus pra viver!
  • - Mas, como é que eu sei que Deus existe se eu não o vejo nem o ouço?
  • - Como é que você sabe que o vento existe se você não o vê nem o ouve?
  • - Eu sinto ué!
  • - Pois é, eu também sinto Deus.
  • - Hum... Mas pra quê você fala com Deus, se ele não vai te responder?
  • - É que Deus é meu amigo, e amigos de verdade não respondem com palavras e sim com atitudes!
  • - Porquê você usa tanto o vento pra falar de Deus? Deus é o vento?
  • - É porquê o vento representa a vida, e Deus fez a vida. Então, uso o vento pois ele sabe muito bem representar o seu criador. A diferença, é que o vento qualquer um pode sentir, mesmo que não queira, mas Deus, pra sentir tem que ter fé, tem que querer e tem que ser louco o suficiente para amá-lo verdadeiramente! E uma coisa eu te afirmo amigo, quem prova do melhor, jamais se contenta com o bom. Por isso, quem sente a alegria de Deus, jamais ficará feliz com as falsas alegrias do mundo.
Eu bem sei que a sua vida na maior parte das vezes é só temporal, entre tantos momentos os seus pensamentos são puro caos. Imagino o quanto é monótona a tua rotina, vida que se fosse apresentaria entre duas ou mais opções, jamais seria escolhida, mas essa é a tua vida! Não digo para que se acostumar com ela, não, nunca se acostume. Mas quero te dize que temporais são passageiros, independente do estrago que deixarão, o caos é aterrorizante mas em um pouco mais de tempo passa. Mesmo com tanto vento contrário e sonho naufrágio, Jesus ainda é o Senhor que caminha por cima das águas e acalma o vento contrário do seu barco, basta você deixar Ele passar na frente. O temporal começa a virar brisa suave de descanso. O caos é transformado em plena paz. Isso só acontece se você acreditar que sua história de fracasso é passageira, e que o fracasso, só é perca aos nossos olhos, mas aos olhos de Deus é provação. Adore a Deus, Ele não desistiu da sua história!
—  Jhonatan Stuartt, sobre a Graça de Deus.
Le cose erano davvero così semplici? Se amavi qualcuno così tanto, il tuo mondo doveva diventare insignificante e i sacrifici svanire nel passato?
—  Jojo Moyes
Guardavo il riflesso del sole sull’acqua e le piccole onde che si erano create nella piscina, per il vento. Ogni tanto lasciavo scendere lo sguardo e intravedevo il fondo della piscina. Non sembrava altissimo, ma creava dentro di me una sensazione strana, come se il mio stomaco si stesse attorcigliando su se stesso.
Da piccola ero così terrorizzata, che ogni tentativo di chi voleva farmi imparare a nuotare, finiva con urli e pianti disperati, ma senza mai nessuno che riusciva a farmi toccare acqua. Ero testarda, lo ripetevano tutti. “Crescerá con un bel caratterino questa bimba”.
Il caratterino credo di averlo sprecato tutto da piccola, urlando per farmi allontanare dalle piscine o dal mare; oggi mi rimane solo una grande timidezza, oltre alle mie infinite e inspiegabili paure.
Fino a qualche giorno fa pensavo che non avrei mai imparato a nuotare, o anche solo a fare un tuffo.
Ne ero convinta. La piscina comunale, per me, era un posto da cui stare alla larga.
Sì, ne ero proprio convinta.
“Ero”.. Perchè poi, ieri, mi sono ritrovata seduta sul bordo di quella stessa piscina.
Marco è un ragazzo molto convincente e quando vuole una cosa, la ottiene sempre. Quando ha scoperto che non sapevo nuotare, mi ha promesso che mi avrebbe fatto passare questa mia paura e che l’avremmo sconfitta insieme.
Io di Marco mi fido, forse solo di lui, tra tutti quelli che conosco.
E così ieri, accanto a me, su quel pavimento freddo e bagnato, c’era proprio lui. Gli tenevo una mano mentre con l’altra, mi assicuravo, stringendo la griglia che si trovava vicino a me.
“Allora, sei pronta a saltare?”
Stavo quasi abituandomi a quel silenzio e all’acqua che mi faceva il solletico alle gambe, ma poi Marco mi ha fatta tornare sulla “Terra” con quella domanda.
Ero pronta? No, avrei voluto restare seduta su quelle piastrelle per sempre. Poi peró, mi sono girata verso di lui e ho visto i suoi occhi.
È come se mi avesse abbracciata con quello sguardo, e lo stomaco ha smesso di contorcersi.
Improvvisamente mi sentivo pronta, sì.
Ci siamo alzati e mi ha subito promesso che sarebbe andato tutto bene.
“Tu stringiti a me. Saltiamo insieme, scendiamo insieme e risaliamo insieme. Non ci staccheremo nemmeno per un secondo, ok?”
Io mi sono aggrappata al suo collo e ci siamo avvicinati lentamente all’acqua.
Mi ha sorriso e dopo un bacio veloce di incoraggiamento, ha iniziato a contare. “Uno.. Due.. Tre!”
Appena ho toccato l’acqua con i piedi, ho sentito un brivido in tutto il corpo.
Da quel momento in poi, mi è sembrato di vivere al rallentatore.
Eravamo sott’acqua, immersi. Io, aggrappata ancora a Marco, non credevo a quello che stavo facendo.
Ascoltavo i rumori esterni attutiti dall’acqua e, all’improvviso, Marco mi ha stretta ancora più a sè e mi ha baciata.
Mentre ci stringevamo così, lui si è dato una spinta dal fondo della piscina e, piano piano, siamo risaliti fino a poter respirare.
Dopo aver preso un respiro profondo, ci siamo guardati e abbiamo sorriso.
“Wow”.
Tutto quello che avevo provato, riassunto in tre lettere.
Ora, pensandoci, mi sembra una pazzia: aver passato 18 anni con una paura così.
Forse peró, senza Marco, non avrei mai avuto il coraggio.
Forse, con chi ami, quello che ti faceva paura, ti sembra meno spaventoso.
—  Uraganosilenzioso

Sono seduta su una panchina di una piazza meravigliosa. Sono sola e sto fumando le ultime sigarette. Indosso la gonna che ho messo la prima volta a cena da te, quella nera stretta in vita che ti piaceva tanto. Soffia il vento da est e qualche volta me la solleva, la gonna, e mi vieni in mente tu. Mi viene in mente la delicatezza con cui lo facevi tu, invece che il vento, e le tue mani sembravano conoscere perfettamente ogni curva delle mie gambe.
Avrei voluto, sai, non trovarmi più così. Avrei voluto non dovermi più chiedere dove sei, con chi sei, se ti fa ridere come me, o un po’ di più, se quando la guardi negli occhi le dici che non vorresti mai guardare altri occhi che non siano i suoi. Avrei voluto non dovere più ascoltare le nostre canzoni senza sentire dentro una mancanza a tratti insostenibile.
Avrei voluto sapere per sempre che l'ultimo giorno insieme non era veramente l'ultimo, che ogni attimo era solo l'ultimo prima di tanti altri. Avrei voluto, sai, che mi tenessi la mano per sempre.
Le chiamano “pause di riflessione”, e così l'abbiamo chiamata noi. Ma a volte somigliano tanto a degli addii, e la nostra forse gli somiglia un po’ più delle altre.
Sarà che dalla vita abbiamo imparato che quando pensi troppo poi fai la scelta sbagliata, che la realtà non corrisponde mai ai nostri sogni. Sarà che la paura di dirci addio ci fa dire addio prima del tempo.
Sarà che quando, per errore, capiteremo l'uno di fronte all'altra, malediremo tutto quello che era più giusto fare, tutto quello che ci faceva paura e che, ora, non temiamo più. Sarà che la vita mi potrerà da te, ti porterà da me, ogni ultima volta come la prima, e con una risata mi dirai che siamo proprio due idioti. Sarà che con un bacio rinnegherai ogni addio, sperano sempre in un nuovo inizio.
Un inizio di qualcosa, che in fondo, non è mai finito.

Ciao papà,
prima stavo cercando delle mie foto nei vecchi album
quelli pieni di ricordi che cerco sempre di evitare perché io li ho sempre odiati,
i ricordi,
ho trovato una foto tua mentre sorridi
e ci credi che io, il tuo sorriso, non l’ho mai visto?
non so nemmeno che forma abbia, chissà se assomiglia al mio
mamma dice che siamo uguali e abbiamo gli stessi occhi
ma tu hai gli occhi così stanchi, come se non ne potessi più
di cosa sei stanco, papà?
quando ti guardo vedo solo tanta solitudine, vedo me,
da adulta
in te
così pieno di orgoglio, vendetta, voglia di realizzare i proprio obbiettivi, convinzione, determinazione, testardaggine,
proprio come me
e porta a questo essere così sicuri di se?
alla solitudine?
concentrarsi così tanto nel realizzarsi in prima persona da scordarsi di sorridere
perché io non so se a te brillavano gli occhi quando sorridevi
un giorno mi hai detto che io quando rido lo faccio con gli occhi
e che quando piango, anche se non ci sono lacrime, lo si vede comunque
ma nessuno sa leggermi gli occhi come te
forse aspettavi qualcuno che te li leggesse a te,
gli occhi
che rivedi così tanto nei miei
e lei non c’è riuscita,
così hai riprovato
ma nemmeno lei
finché non ti sei convinto di essere tu quello sbagliato, non è vero?
che pretende troppo, che aspira sempre troppo in alto
quello che vorrebbe stringere in pugno talmente tante cose che poi gli scivolano tutte in una volta dalle mani
mi sono sempre piaciute le tue mani
sono così grandi e mi sentivo così protetta quando le stringevo
ormai non mi ricordo più come ci si sente a tenere per mano te, papà
non mi ricordo nemmeno l’ultima volta che mi hai sorriso
o che hai sorriso
forse non ti ho mai visto farlo
ti porti addosso così tanta malinconia
dove la nascondi, papà?
scommetto che ormai non hai più spazio lì dentro
non hai mai versato fuori nulla,
non un sorriso, non una lacrima,
ti capisco sai,
anche se mi hai sempre visto come la tua piccola
sono così tanto simile a te
ieri ho litigato con mamma, non ne puoi più nemmeno tu delle nostre litigate, lo so
io davvero ci provo, ma lei non capisce, è l’opposto di me, di noi
che siamo così simili
a me se mi metti davanti un bicchiere pieno per metà, ti direi che metà è e metà rimane
niente di più e niente di meno, nessun ottimismo o pessimismo o chissàchealtro
semplice razionalità e oggettività
proprio come diresti tu
mentre lei vedrebbe quel bicchiere in base al tempo che fa fuori
perché è così fragile, si lascia sempre condizionare
che un soffio di vento la sposterebbe e la trascinerebbe via
te invece sei un po’ come una colonna,
eri la sua, di colonna, a cui poggiarsi
vorrei tanto che tu fossi qui, papà
vorrei che sapessi che quell’ora a settimana non mi basta
che nemmeno una settimana intera mi basterebbe
perché io, cosa so, di te?
a volte mi chiedo se ti conosco
conosco me, che sono simile a te
ma non conosco noi
sempre che ci sia, un noi
sei così lontano e cerco sempre di convincermi che tu sia così vicino
mi manchi sempre, papà
anche quando sei qui
—  sorrisimancati
“Ti voglio bene” significa “Desidero il tuo bene e farò sempre in modo che tu sia felice”. Ma penso che la gente dovrebbe soppesare le parole, non sputarle al vento tanto per far prendere aria alla bocca. Ci basta mezzo secondo per dire una frase, tutto qui, ma le parole sono parole e tali rimangono.