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Regole di vita

Ecco cosa cercavo, un appunto del 2003, scaturito da uno dei libri migliori della mia vita, Pastorale americana di mastro Philip Roth

In questo libro a un certo punto si sintetizzano le due regole di vita di un personaggio:

1) Arrabbiarsi, cedere all'irascibilità

2) Non guardare indietro

Le potrei adottare (visto che finora ho adottato quelle opposte), non sono male.


Le potrei adottare, non sono male (come riserva di benzina in un angolo dormiente, per 10 anni, della mia attenzione).

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Una cover di qualche anno fa. Una sindrome da Peter-Pan in bianco e nero, leggerissima, un'ombra di Goldrake. “Vai, che il tuo cuore nessuno lo piega”.

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Una corda di chitarra mi attraversa le tempie, la pizzico e mi fa “viaggio viaggio viaggio”

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  • LT: Hey, you wanna come to the aquarium with me this weekend? I kind of miss jellyfish all of a sudden. My sister might tag along if she deigns me worthy of her company.
  • LT: oh
  • LT: Btw
  • LT: I heard you and Harry kissed.
  • LT: Are you guys dating then? Because I have to say if El's experience is anything to go by, being a 1D gf sucks ass.
Età

Qualche giorno fa ho scoperto che Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer,ha iniziato la carriera d'attore, per cui tutti lo ricordiamo, a 37 anni (uno più dei miei). Prima era stato, a 14 anni, campione mondiale di nuoto senior, dopodiché aveva smesso col nuoto e se n'era andato in Brasile per circa 3 anni, per poi tornare, iscriversi alla facoltà di chimica quando aveva 17 anni (il più giovane universitario italiano) e fare le olimpiadi di nuoto.

Mi è venuto da pensare a quegli scrittori che scrivono il loro primo grande successo sulla soglia dei quarant'anni e la vita dopo quella soglia diventa la vita per cui saranno ricordati e, probabilmente, la vita in funzione della quale hanno vissuto la precedente e anonima età. 

Della serie: tutta la vita davanti. Ma lo stesso non vale per i grandi matematici, i quali producono le teorie più brillanti prima dei trent'anni. Misconosciuti matematici trentenni devono farsene una ragione.

Per chiudere. Oggi leggevo che la bambina che nel 1969 partecipò allo Zecchino d'Oro con Volevo un gatto nero è stata arrestata tempo fa perché gestiva due bordelli e che quello Zecchino d'Oro era la sua ossessione, ne parlava continuamente.

Odi et amò estivo

Odi estivo:

  • L'asfalto a mezzogiorno
  • Lo sciabattare in filp flops, quello maschile in particolare (e dei turisti ancora più in particolare)
  • I consigli del TG1 su come affrontare il caldo, “per chi è rimasto in città”
  • Le zanzare sono un'iradiddio di solito, ma quest'anno non le ho ancora sentite e quasi mi mancano e le derubrico
  • L'insalata di riso (“E’ l'unica cosa che si può mangiare”)
  • “Quando vai in vacanza? Ci vuole un po’ di mare”

Amò estivo:

  • Il vento, la brezza, un filo d'aria che sia anche il più sottile
  • Le pesche: pesche gialle, noci, nettarine, saturnine, bianche, uh le pesche bianche!
  • Il sorpasso in TV (a proposito, quand'è che lo danno?) e nella vita
  • Il cinema al chiuso
  • Il mattino presto, fresco e propedeutico
  • Le sette di sera al mare o in città, a leggere, bere la prima birra gelata e guardare fuori
  • Le voci da fuori, come il sonoro delle finestre/canali televisivi cambiati da Jimmy Steward nel meraviglioso film di Hitchcock 
Il Laur...

A casa mia stavano guardando Il Laureato, in francese. Non ho mai visto Il Laureato, adesso ogni tanto butto l'occhio. 

Ma quello che volevo dire è: che magnifica colonna sonora? Originale di Simon & Garfunkel? Una miniera. E che piacevoli queste variazioni ritmiche sul tema di Mrs. Robinson!

La lista delle vacanze, chiodini di memoria

Le candele gialle for free di Sacré Coeur

I giochi della fontana vicino al Pompidou

Un albero fatto di tappi di metallo

La curiosità dell'arte moderna

Bianco su bianco, rosso su bianco

Tutto burro, l'odore del pane, i bistrot à vin

Il piegarsi delle statue di Rodin, la curva dei corpi

La porta dell'Inferno, sotto la pioggia

Le lapidi sotto al ponte, la tomba di Dumas (ma non è lui! non era nero, grosso e capellone?)

Un sentiero di campagna di Monet

Giverny? E’ lontana!

(Quello del Cenacolo è il museo perfetto, con un solo quadro)

Il couscousso trapanese, giallo e sostanzioso

La nebbia di Erice, le genovesi calde e profumate

La corsa verso la meraviglia d'oro negli occhi, la Cappella Palatina

Il sole, lo sfascio, il rosa della Cattedrale di Palermo

La granita di fichi, “una delle migliori esperienze della mia vita”

Il fresco lussemburghese di Campobasso

Un po’ d'oro, di affreschi, di scale, insomma un pezzetto de La grande bellezza (futuro!)

Cose che, da piccolo, potevo stare a fissare per ore

La polvere, quella che c'è sempre nell'aria ma noi non la vediamo, illuminata e resa visibile da un raggio di sole giallissimo. Mille puntini bianchi che girano in un tubo di luce (è quello che ho appena visto, da cui questo post).

I pini, fuori dalla finestra della mia stanza, a forma di goccia allungata verde, altissimi, fatti oscillare violentemente da un vento forte e ululante. Non so se mi facessero più paura i pini o il vento.

Una colonna di formiche in campagna, tutte o una, in particolare, più carica e indaffarata. Qualche giorno fa ne ho vista una verticale e mi sono chiesto dove finisse.

Le mattonelle del bagno, quelle piene, con una specie di piantina stilizzata disegnata su, più rare e disposte secondo una geometria curiosa, rispetto a quelle vuote e bianche. Poi, mannaggia, ho iniziato a leggere.

Le gocce scivolare dall'alto del vetro della finestra fino a sparire alla base, fine del vetro, durante una forte pioggia.

Le auto parcheggiare davanti a casa. Non mi è passata del tutto.

Le onde infrangersi sulla riva del mare. Poi, mannaggia, ho iniziato a leggere.

Se disteso, le nuvole, cioè una nuvola che diventa cinque, che diventa tre, che diventa due, che diventa di nuovo una, magica, astronave.

La tv. Poi, mannaggia, ho iniziato a leggere.

Nostos: dal freddo del Sud al freddo del Nord

Da Ovest a Est. Pomeriggio, la coperta di neve si ammorbidisce al sole,  treno in ritardo. Leggo di una innovativa caccia al tesoro, il geocaching; di sempre più alta definizione delle immagini: ma non è realtà, la realtà è fatta di sfumato; di una ricetta di croccante di mandorle e nocciole al profumo d'arancia (ho qui gli ingredienti!). A cena ho affianco una bambina di poco più di due anni che tira un rutto lungo e rotondo, si accorge della nostra meraviglia e ride, poi si porta una mano alla guancia sforzandosi di replicare per ben due volte la performance (senza successo): Phoebe che racconta ad Holden che prende lezione di rutti e non riesce a farne sentire uno bello rumoroso al fratello è un naturalissimo link letterario.

Da Sud-Ovest a Nord e a Sud-Ovest. Mattina, dovrei portarmi via la pizza bianca con la mortadella ma amen. Pomeriggio, false partenze, torna-al-via, errori. Sera, insonne, rivedo quel film che avevo visto anni fa al cinema con lei, a cui avevo regalato il cd giallo della colonna sonora, ah quella colonna sonora che avevo sentito decine di volte che bella sensazione che mi dà sullo sterno (tipo), Valerio Mastrandrea è un mostro di bravura e mi dice “Non pensarci” al nervoso e agli errori, ma io resto nervoso lo stesso.

Da Sud a Nord. Mattina, dalla periferia fino al Termini, mi sporco le mani d'inchiostro di giornale in uno scompartimento di una volta che chiamano salottino e poi poche immagini sfuggenti delle mia vecchia città: la stazione grigia, un poveraccio prende il sole su un rettangolo d'erba, lo spire. Pomeriggio, leggo di un passaggio dal Cinemascope, con Chaplin che cerca di seguire con lo sguardo tutto quello che si muove su quello schermo gigante, allo smartphone, l'approccio molto individuale ed immediato al particolare sgranato; i bambini numerosi della famiglie italiane che abitano qui-qui fanno rumore; leggo dell'ultimo prigioniero della Seconda Guerra Mondiale, un ungherese dentro un romanzo russo. Sera, la neve cristallizzata, idealizzata (gli alberi sembrano di plastica bianca).

14 agosto

Dallo spire che la linea-cielo muta

scendo

alla strada stretta definita

dalle serrande (CHIUSO PER FERIE) sbattute

dal vento che schiaffeggia

le parole

del giornale (ma a me solletico pare).

-

Chiazze bianche ciabattano

sul grigio-Milano

(delicato quasi-rosa),

i turisti dagli occhi blu come i bollini

delle loro mappe: (NIGHT LIFE) (FASHION DISTRICT).

Sorry, tutto è chiuso, sorry.

Nei lati nascosti t'inquadri

giallo il dettaglio di cartoni,

pesti resti di una notte da barboni.

-

Via Mozàr

(come l'attrice francese lo suono, perché?)

le ville verdi,

le foglie sole muovono una foto

impressa dal vuoto d'anime.

Sollevato dal camminare

libero

lo sguardo s'appiglia

ai mattoni rossi,

ai cornicioni che improvvisano scacchi bicolore

e capovolge nel rock and roll

delle linee architettoniche.

Fino all'angolo,

ma è semplice curva!

sulla via che svolta

(uno schizzo di Steinberg).

(Immagine tratta da S.Steinberg - con Aldo Buzzi, Riflessi e Ombre)

Passatempi estivi. Venti modi di scegliere un libro
  1. Ti affidi al tuo critico di riferimento, calabrese e poco scolastico. Parenti lontani
  2. Ti segni il titolo citato nel romanzo che stai leggendo avidamente. Il re della pioggia
  3. Prendi finalmente in mano quello che ti hanno regalato al compleanno di 5 anni fa (e che abbandonerai dopo poche pagine). Q
  4. Ti lasci irretire dalla perfezione estetica della copertina. Casino Royale
  5. Hai bisogno di un camino ma non hai un camino. Gli intrusi
  6. Devi dare un senso alla collezione di allegati al giornale meticolosamente completata. Prediche inutili
  7. Prendi quello spinto nella lista dei desideri dal giudizio folgorante di un aNobiiano brillante. The particular sadness of the lemon cake
  8. Rispondi finalmente a quello che ti chiama da anni dalla vecchia libreria di casa. I folli muoiono
  9. Per capire meglio il film. Batman: The Dark Knight Returns
  10. Per capire meglio i film. Il cinema secondo Hitchcock
  11. L'autore è tuo vicino di casa. I diavoli di Via Padova
  12. Ho voglia di rileggere! Ravelstein
  13. Pensi che questa città esprima qualcosa di fondamentale. Il giardino dei Finzi Contini
  14. In base a una malinconica affinità con l'autore. Diario degli errori
  15. Le pagine sono lisce come quelle di una rivista patinata. 1984
  16. Abbocchi al titolo con l'esca della tesi paradossale. Il Merluzzo. Storia del pesce che ha cambiato il mondo
  17. Perché “voglio voglio voglio”. Camminare
  18. Il libro emana un odore di castagne bruciate. Il deserto dei tartari
  19. Vuoi analizzare e comprendere i grandi misteri della vita. Frammenti di un discorso amoroso 
  20. Hai trovato un remainder scontatissimo con la copertina gialla anni ‘70. Triste, solitario y final
"Ti faccio la neve di Guerra e Pace!"

Migliaia di domeniche pomeriggio e non l'avevo mai visto. Pensavo alle domeniche pomeriggio su Rete 4 dove un episodio di Colombo poteva tirare, tra circa duecento pubblicità, Fede e il meteo, fino alle 21e25. Figuriamoci Il Dottor Zhivago! Niente, non ne avevo visto mai neanche uno spezzone in vita mia ne’ conoscevo la storia, a parte il fatto che di mezzo ci fossero Omàr Sharìf (mito familiare), l'amore, la Russia e il tram. C'è voluta un'altra domenica pomeriggio, alla Cinémathèque di Lussemburgo, per ovviare. A suon di balalaika, neve, occhi umidi ed eresia.

Cose che non so. Coming out dell'ignoranza.

Chi è il cognato, chi la cognata, chi il genero, chi la nuora.

Con l'ora legale un'ora avanti o indietro? Idem per l'ora solare (a parte che io ci ho una teoria su questi cambi di ora qua, che secondo me li fanno più di due volte all'anno ma nessuno conta le volte in cui cambiano: non capita anche a voi di esclamare: “Di nuovo!” e “Gia!?”, ogni volta che il sabato lo annunciano al TG1?)

I mesi con 30 giorni.

Alcuni capoluoghi di regione.

Il secondo articolo della Costituzione Repubblicana.

Il motivo scientifico della grandine (nonché della pioggia e della neve e dell'arcobaleno).

Gli schieramenti in campo nella Prima Guerra Mondiale.

Sarei dovuto o avrei dovuto?

Nuotare.

Quando “esce” l'uva?

La spia dei fendinebbia.

Piegare i panni.

Le date dei solstizi.

Milano, vecchie foto, nuove foto

Milano, giardinetto di Via Dei Transiti, palcoscenico di umanità varia. Dalle feste del centro sociale T28, agli ubriachi che dormono sulle panchine, alle signore che chiacchierano, al debriefing degli spacciatori, ai turisti che sostano, al turnista della mattina col giornale, ai cocci verdi di heineken bevute ad oltranza e spaccate sulle teste.

Lo inbocco di ritorno dal supermercato e sono impressionato da questa scena: un vecchino piccolo, faccia rotonda, capelli bianchi mossi e radi sul davanti, camicia bianca a maniche corte e pantalone scuro, scarpe scure. Il vecchino è seduto su una sedia pieghevole, di legno. E’ la scena a cui si potrebbe assistere in qualsiasi paese italiano: un gruppo di anziani, seduti sulle loro sedie di legno, posizionate sotto gli alberi della piazza comunale a catturarne l'ombra, a prendere il fresco e a scambiare due parole.

Qui però accanto a lui, seduti sul muretto basso, perpendicolare alla sua sedia, stanno tre giovani cingalesi. Il più vicino dei tre parla col vecchino, che risponde. Gli mostra una bottiglia di té freddo, ne versa in un bicchiere e lo porge al vecchino che dice, mi è sembrato da lontano, qualcosa tipo “Gracias!” (ma probabilmente è semplicemente “Grazie”). Il vecchino solleva il bicchiere, lo guarda contento e dà una sorsata di gusto.

Dopodichè, procedendo attraverso il giardinetto, la scena esce fuori dal mio campo visivo e, incuriosito, mi faccio un sacco di domande.

Chi è quel vecchino? E’ solo?

Si sono conosciuti adesso grazie all'occasione dell'ombra o si tratta di un rito consolidato?

Come gli è venuto in mente al vecchino di portarsi una sedia in mezzo alla strada? Abita nei paraggi?

I suoi vecchi amici non ci sono più e ne ha trovati di nuovi? E’ uno che guarda alle cose essenziali? Non ci sta più tanto con la testa?

Cosa pensano i cingalesi di lui? Ne hanno compassione? Vivono la vita e le persone che incontrano così come vengono?

CB

Di questa mia città di cui da qualche anno mi è venuta un'allergia (vera) penso, attraversandola a piedi, quello che pensava un bambino delle elementari della sua casa in un tema pubblicato in un famoso libro di una ventina d'anni fa: sgarrupata. Le strade sgarrupate, i marciapiedi sgarrupati, i muri sgarrupati. Mi rinfranca l'odore delle siepi di pino, che mi vien voglia di sfiorare gli aghetti con le punte delle dita mentre li costeggio. La cadenza della parlata non la so descrivere o forse semplicemente ‘non me ne tiene’.

Caron dimonio, con occhi di bragia

Pagliètta o no? No, che tanto seguo l'ombra dei palazzi.

L'edicola della signora riaprirà il 16 agosto.

Ferramenta. Faccio una copia delle chiavi. Ferramenta anni ‘60 direi. La negoziante è una ragazza tatuata che chatta al computer portatile. Sparisce nel retro con le mie chiavi. Da lì arrivano la sua voce che si incrocia con quella del padre (storico titolare mi immagino), buona musica tipo Ella Fitzgerald e il rumore della lima elettrica che segue il contorno della chiave: tzzzzzzzzz. Mentre aspetto me ne sto a guardare questo archivio di scatolètte gialle, grigie e nere tutte con la loro bella etichètta, un cassettiera con cassettini con appiccicati sopra esempi di quello che ci sta dentro (tipo una vite con anello di metallo). E sopra la mia testa gira una pala ventilatrice grigia attaccata a un soffitto intonacato alla buona almeno trent'anni fa. Mi danno le chiavi incartate nelle pagine gialle.

Panchina, leggero venticello. Un signore con la biciclettina scende deciso lungo il vialètto, parcheggia. Trova il foglio di un volantino, lo mette sopra un muretto sotto agli alberi, ci si siede e guarda avanti a sé. Dopo una ventina di minuti va.

Ho le mani che odorano di basilico.