svolt

Ho incontrato una persona. È stato un caso. Non la stavo cercando, non ero a caccia. È stata la tempesta perfetta. Lei ha detto una cosa, io un’altra. E all’improvviso volevo passare il resto della mia vita in quella conversazione. Ora ho questa sensazione nello stomaco. Potrebbe essere lei quella giusta. È completamente pazza, in un modo che mi fa sempre sorridere. È molto nevrotica. C’é molto da sopportare. Quella persona sei tu. Ecco la buona notizia. La brutta è che non so come comportarmi con te e questo mi spaventa a morte. Perché se in questo momento non sto con te, ho la sensazione che non staremo mai più insieme.
Il mondo è brutto e cattivo, pieno di svolte tortuose. E le persone a volte si distraggono e perdono l’attimo… L’attimo che avrebbe potuto cambiare tutto. Non so cosa succederà tra di noi, e non so spiegarti perché dovresti fare questo salto nel vuoto con uno come me… Ma cazzo, come profumi di buono, sai di casa. E poi fai un caffè eccellente. Quello conterà pur qualcosa, no? Chiamami.

“Lloyd, lo vedi anche tu quell’enorme masso lì in fondo?”
“Credo sia un errore, sir”
“Ma come? Abbiamo fatto tutta questa strada per poi trovarci davanti a
un errore?”
“È una questione di viabilità, sir”
“Viabilità?”
“Certo, sir. Gli errori segnalano sempre le svolte nella vita”
“Questo però vuol dire che è inevitabile incontrarli, Lloyd”
“Ma che è altrettanto inevitabile superarli, sir”
“Acceleriamo il passo, Lloyd”
“Faccio strada, sir”

Non lo so.

Non lo so cosa provo, davvero, lo giuro. Non ci capisco niente.
E’ che la sera io sento di amarti, di amarti forte, di aver bisogno di vivere tra le tue braccia per un tempo che oscilla tra il per sempre e l’eternità. E poi, invece, ci sono dei momenti in cui ti odio, perché io ho così bisogno di te e tu non ci sei, non puoi esserci, e dato che nessuno mi sa spiegare il perché, allora odio te perché amarti è così facile, e odio me, perché dovrei imparare a dimenticarti.
Non lo so cosa provo. A volte mi addormento con la sensazione che tutto sta per cambiare, che le novità e le svolte arrivano quando meno te lo aspetti, e mi sembra quasi di sentire che domani potrei incontrare la persona della mia vita, magari sull’autobus, alla stazione della metro, alla macchinetta del caffé. Io ci spero, sai, ma la mattina mi alzo e preferirei morire, perché mi rendo conto che è solo un altro giorno che va ad aggiungersi ai giorni in cui devo fingere che è tutto a posto quando, in realtà, niente è come deve essere.
Se mi chiedessero di dirti cosa provo per te, penso che prenderei un foglio di carta e sopra scriverei “sono innamorato perso”, poi gli darei fuoco, poi cercherei di spegnere le fiamme, poi lascerei perdere, poi me ne pentirei.
Capisci?
Io no. Io non so più cosa pensare, perché ci sono dei momenti in cui prego di poterti dimenticare all’istante, altri in cui vorrei poterti ricordare per sempre. A volte mi capita di sognarti, e di svegliarmi con le guance umide di lacrime, e l’unica cosa che mi viene da pensare è che non è giusto, non è giusto, perché con te volevo volare, vedere parigi, piangere dal ridere, fare l’amore sulla spiaggia, giocare, scherzare, litigare, fare pace, fare pace, fare l’amore, amare, essere amato, e invece no, perché io ti amo e tu, tu non ci sei.

—  Cit.
Dicono che ogni strada abbia una fine, ma a volte hai la sensazione che la fine somigli all'inizio, anche quando pensi di aver camminato tanto. All'improvviso puoi ritrovarti esattamente al punto di partenza, perché ogni viaggio è pieno di curve e di svolte. E un passo falso potrebbe significare il disastro. Ma non importa come, dovrai rimanere in gara e creare da solo la tua strada. Perché non si può tornare indietro adesso. E a quanto pare questo sarà il viaggio più importante di tutti.
—  Gossip Girl

anonymous asked:

ma in quale libro sono pubblicati i tuoi racconti per intero?

“il libro di Vera” è pubblicato nell'antologia “Svolte”. “L'età Gentile” in “Racconti Bolognesi”. “Indelebile” in “Racconti per piccole iene” e “Alba su Rimini” in “Racconti emiliano romagnoli” 🍻

Paul Eluard si sentì solitario, oscuramente solitario, come un abbandonato esploratore cieco. Non conosceva nessuno, non gli si aprivano le porte. Gli cadde addosso la vedovanza; si sentiva lì solo e senza amore. Mi diceva: «Abbiamo bisogno di vedere la vita in compagnia, di partecipare a tutti i frammenti della vita. È irreale, è criminale la mia solitudine».
Chiamai i miei amici e lo costringemmo a uscire. A denti stretti lo portarono a percorrere le strade del Messico e in una di quelle svolte incontrò l'amore, con il suo ultimo amore: Dominique.
—  Pablo Neruda, Confesso che ho vissuto (ricordando l'amico Paul Eluard)
Ok ci siamo, è quasi finito quest'anno. Sarà l'ultimo post che scriverò per quest'anno, e vorrei dirvi che domani sarà un ottimo giorno per chiudere questo capitolo della vostra vita, e riniziare da capo. Provate a fare cose che non avete avuto il coraggio di fare, liberatevi delle barriere che vi hanno trattenuto da tutta la vita. Trovate il lato positivo nelle cose che vi capiteranno, solo in questo modo il prossimo anno passerà più serenamente. Vi dico che domani sarà un ottimo giorno per lasciarsi tutto il resto alle spalle. Lasciarsi dietro le spalle le delusioni, i rapporti marci della vostra vita, le paure, le insicurezze, i dolori, i ricordi pesanti quanto i macigni. Lasciate da parte la tela già usata e prendetene una nuova. Fate una lista. Una lista con i buoni propositi che avete per il prossimo anno. Con tutte le cose che vorreste fare il prossimo anno. Ed impegnatevi per realizzarle tutte. Non c'è tempo da perdere. Il tempo scorre e purtroppo, troppo spesso, lasciamo passare il tempo senza dargli un qualcosa da ricordare tra quarant'anni, senza lasciare qualcosa di significativo. Come ho letto una volta:“ Non si tratta di cogliere l'attimo, ma di poter morire oggi, domani o fra cent'anni dicendo:"ho fatto tutto, anche quello di cui avevo paura”.
Superate le vostre paure. Date un senso al prossimo anno. Fate in modo di arrivare il 31 dicembre 2017 e dire “ dio, che hanno soddisfacente”. Fate in modo di poter ricordare il 2017 come un anno, non necessariamente bello, ma pieno. Pieno di svolte, di cambiamenti. Trovate la forza di fare quello che finora non avete avuto il coraggio di fare. È l'anno giusto. Credeteci.
—  noweverythingstopsposts

anonymous asked:

Vorrei capire se mi ama o meno, a volte sembra che darebbe la vita per me, altre sembra che se non ci fossi nemmeno se ne accorgerebbe... Cosa dovrei fare? Ho bisogno di capire, lo amo troppo... {3:25}

Lui ricambia ?
In ogni caso, è una persona; oscilla, non è stabile, svolte compie scelte sbagliate o non si comporta come tu vorresti:.. è normale.
È un essere umano.
Non essere troppo severa con lui; se ti ama troverà un modo per rassicurarti e dimostratelo 🌹

scrivetemi che ore sono e a che cosa state pensando

Non lo so.
Non lo so cosa provo, davvero, lo giuro. Non ci capisco niente.
E’ che la sera io sento di amarti, di amarti forte, di aver bisogno di vivere tra le tue braccia per un tempo che oscilla tra il per sempre e l’eternità. E poi, invece, ci sono dei momenti in cui ti odio, perché io ho così bisogno di te e tu non ci sei, non puoi esserci, e dato che nessuno mi sa spiegare il perché, allora odio te perché amarti è così facile, e odio me, perché dovrei imparare a dimenticarti.
Non lo so cosa provo. A volte mi addormento con la sensazione che tutto sta per cambiare, che le novità e le svolte arrivano quando meno te lo aspetti, e mi sembra quasi di sentire che domani potrei incontrare la persona della mia vita, magari sull’autobus, alla stazione della metro, alla macchinetta del caffé. Io ci spero, sai, ma la mattina mi alzo e preferirei morire, perché mi rendo conto che è solo un altro giorno che va ad aggiungersi ai giorni in cui devo fingere che è tutto a posto quando, in realtà, niente è come deve essere.
Se mi chiedessero di dirti cosa provo per te, penso che prenderei un foglio di carta e sopra scriverei “sono innamorato perso”, poi gli darei fuoco, poi cercherei di spegnere le fiamme, poi lascerei perdere, poi me ne pentirei.
Capisci?
Io no. Io non so più cosa pensare, perché ci sono dei momenti in cui prego di poterti dimenticare all’istante, altri in cui vorrei poterti ricordare per sempre. A volte mi capita di sognarti, e di svegliarmi con le guance umide di lacrime, e l’unica cosa che mi viene da pensare è che non è giusto, non è giusto, 
perché con te volevo volare, vedere parigi, piangere dal ridere, fare l’amore sulla spiaggia, giocare, scherzare, litigare, fare pace, fare l’amore, amare, essere amato, e invece no, perché io ti amo e tu,
tu non ci sei.
—  Francesco Roversi
Non scrivo con l'inchiostro. Scrivo con la mia leggerezza.
Non so se riesco a farmi capire: l'inchiostro, lo compro; ma non esiste un negozio per la leggerezza. Viene, oppure no: dipende.
Quando non viene è già presente. Mi capite?
E’ ovunque, la leggerezza: nella freschezza insolente delle piogge estive, sulle ali di un libro abbandonato ai piedi del letto, nel suono delle campane del monastero all'ora delle funzioni, un vociare infantile e vibrante, in un nome mille e mille volte sussurrato come quando si mastica un filo d'erba, nella fata che è la luce alle svolte delle strade serpeggianti del Jura, nella povertà esitante delle sonate di Schubert, nel rito di chiudere lentamente le imposte sul far della sera, nel tocco sottile di blu, blu pallido, quasi viola, sulle palpebre di un neonato, nella dolcezza di aprire una lettera attesa, prolungando di un secondo l'istante di leggerla, nel rumore delle castagne che si schiantano al suolo e nella goffaggine di un cane che scivola su di uno stagno ghiacciato, mi fermo qui, la leggerezza, lo vedete, è donata ovunque.
Se allo stesso tempo è rara, di una rarità incredibile, è perchè ci manca l'arte di ricevere, semplicemente ricevere ciò che ci è donato ovunque.
—  Christian Bobin, Folli i miei passi
5

#IMedici
Personalmente ho seriamente adorato la prima stagione, è fatta davvero benissimo ed il cast ha fatto il resto. Per fortuna la Rai ha deciso di girare la seconda stagione, UNA GIOIA. 

E ci sono news: 
le riprese sono cominciate questa settimana e sono uscite le prime indiscrezioni. 
Protagonista della nuova stagione sarà Lorenzo il Magnifico (Daniel Sharman), nipote di Cosimo (Richard Madden); dunque ci sarà un salto temporale. Il fratello Giuliano sarà interpretato da Bradley James. 
Le riprese saranno svolte nelle città di Roma, Mantova, Volterra, Pienza e Montepulciano (sostanzialmente i set della prima stagione). Sulla data della messa in onda si sa ancora poco. 
Il nuovo cast: 
- Sean Bean (Jacopo de’ Pazzi).
- Julian Sands e Sarah Parish (Piero e Lucrezia Tornabuoni che nella prima stagione erano interpretati da Alessandro Sperduti e Valentina Bellè). 
- Sebastian De Souza (Sandro Botticelli).
- Raoul Bova (Papa Sisto IV). 
- Alessandra Mastronardi (l’amante di Lorenzo).

Qui alcune foto dei protagonisti per le vie di Roma e del set prese dall’account ufficiale instagram “mediciseries”. 

Mi guardo intorno e vedo questi cadaveri camminare;non sanno ciò che vogliono, continuano a respirare anche se sono tutti morti, zombie con i cuori rotti. Puttane sullo schermo.. Gente che implora il Padre Eterno per una vita migliore “salvami Signore”…
Potresti pregare oppure, potresti fare qualcosa per migliorare questa vita, escludendo l’idea di farla finita. Dai, la vinciamo quest’ultima partita?
Vi sentite morire per un online che non diventa un sta scrivendo, preferite l’inferno a un visualizzato senza risposta, vi deprimete se vedete vuota la casella della posta perché, in questo secolo, con il termine conversazione indicate i messaggi su whatsapp che vanno avanti per ore.. Perché non lo capite?? Invece di mandare un cuore colorato correte ad abbracciare chi avete amato. Volete un mondo migliore, vi lamentate di questa società ma, cosa fate per migliorare sta merda? Alzate i vostri grossi culi, non lasciate le mie parole infrangersi sui muri. Vedo vite distrutte, anime rotte, gente che respira mentre cammina mano nella mano con la Morte…e, i loro amici, non riescono neanche a notare che qualcosa o forse tutto sta per cambiare o ,magari, è già cambiato e davanti ai loro occhi hanno corpi distrutti ma ancora in piedi… Non dirmi che manco tu li vedi questi ragazzi a pezzi per via dei troppi perché, pensano troppo e vivono troppo poco, hanno un piede in un mondo e uno nell’altro, basterebbe un salto per dire addio a tutti i sogni e a tutto il resto, ragazzi per rimanere viva io ho solo un pretesto: vincere sta cazzo di sfida con la vita. Quando mi arrenderò, lei l’avrà vinta e, vedete, non è così che deve terminare la partita… Si vive una volta soltanto e non si può passare una vita da morti perché quando moriremo non saremo più in vita. L'importante è avere fede, mi dicevano i sacerdoti… Beh, abbiate fede in voi stessi, siate tutto quello che volete essere ma, soprattutto, siate vivi.
—  Unapennaeunfogliopervolare

Non lo so cosa provo. A volte mi addormento con la sensazione che tutto stia  per cambiare, che le novità e le svolte arrivino quando meno me lo aspetto, e mi sembra quasi di sentire che domani potrei incontrare la persona della mia vita, magari sull'autobus, alla stazione della metro, alla macchinetta del caffé. Io ci spero, sai, ma la mattina mi alzo e fingo che sia tutto a posto quando, in realtà, niente è come deve essere.

Strategia della tensione, 1969

«Abbiamo avuto l’ISIS in casa, ma non lo dice nessuno» G. Mughini

«Qualcuno era comunista perchè piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…» G. Gaber

Strategia della tensione: Strategia eversiva basata principalmente su una serie preordinata e ben congegnata di atti terroristici, volti a creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, tali da far giustificare o addirittura auspicare svolte di tipo autoritario. L’espressione fu coniata dal settimanale inglese The Observer, nel dicembre 1969, all’indomani della strage di piazza Fontana, generalmente considerata l’avvio della s. della t., sebbene alcuni studiosi ne retrodatino l’inizio alla strage di Portella della Ginestra (1947) o al cd. piano Solo del generale De Lorenzo (1964). La bomba di piazza Fontana costituì la risposta di parte delle forze più reazionarie della società italiana, di gruppi neofascisti, ma probabilmente anche di settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato, non privi di complicità e legami internazionali, alla forte ondata di lotte sociali del 1968-69 e all’avanzata anche elettorale del Partito comunista italiano. L’arma stragista fu usata ancora nel 1970 (strage di Gioia Tauro), nel 1973 (strage della questura di Milano), nel 1974, all’indomani della vittoria progressista nel referendum sul divorzio (strage dell’Italicus, strage di piazza della Loggia), e ancora nel 1980 (strage di Bologna), ma non fu l’unica espressione della s. della t., la quale passò anche attraverso l’organizzazione di strutture segrete, in alcuni casi paramilitari e comunque eversive (Rosa dei Venti, Nuclei di difesa dello Stato, loggia P2 ecc.), i collegamenti internazionali (le strutture Gladio o Stay-behind), la progettazione e la minaccia di colpi di Stato (il piano Solo del 1964, il tentato golpe Borghese del 1970), e infine la sistematica infiltrazione nei movimenti di massa e nelle organizzazioni extraparlamentari, comprese quelle di sinistra, al fine di innalzare il livello dello scontro. Treccani

12 dicembre 1969: Strage di piazza Fontana a Milano (diciassette vittime e ottantotto feriti)
22 luglio 1970: Strage di Gioia Tauro (sei vittime e sessantasei feriti)
31 maggio 1972: Strage di Peteano a Gorizia (tre vittime e due feriti)
17 maggio 1973: Strage della Questura di Milano (quattro vittime e una quarantina di feriti)
28 maggio 1974: Strage di Piazza della Loggia a Brescia (otto vittime e centodue feriti)
4 agosto 1974: Strage dell'Italicus (Strage sull'espresso Roma-Brennero, dodici vittime e centocinque feriti)
2 agosto 1980: Strage della stazione di Bologna (ottantacinque vittime e oltre duecento feriti)

«Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974
» P. Pasolini

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Non lo so.
Non lo so cosa provo, davvero, lo giuro. Non ci capisco niente.
E’ che la sera io sento di amarti, di amarti forte, di aver bisogno di vivere tra le tue braccia per un tempo che oscilla tra il per sempre e l’eternità. E poi, invece, ci sono dei momenti in cui ti odio, perché io ho così bisogno di te e tu non ci sei, non puoi esserci, e dato che nessuno mi sa spiegare il perché, allora odio te perché amarti è così facile, e odio me, perché dovrei imparare a dimenticarti.
Non lo so cosa provo. A volte mi addormento con la sensazione che tutto sta per cambiare, che le novità e le svolte arrivano quando meno te lo aspetti, e mi sembra quasi di sentire che domani potrei incontrare la persona della mia vita, magari sull’autobus, alla stazione della metro, alla macchinetta del caffé. Io ci spero, sai, ma la mattina mi alzo e preferirei morire, perché mi rendo conto che è solo un altro giorno che va ad aggiungersi ai giorni in cui devo fingere che è tutto a posto quando, in realtà, niente è come deve essere.
Se mi chiedessero di dirti cosa provo per te, penso che prenderei un foglio di carta e sopra scriverei “sono innamorato perso”, poi gli darei fuoco, poi cercherei di spegnere le fiamme, poi lascerei perdere, poi me ne pentirei.
Capisci?
Io no. Io non so più cosa pensare, perché ci sono dei momenti in cui prego di poterti dimenticare all’istante, altri in cui vorrei poterti ricordare per sempre. A volte mi capita di sognarti, e di svegliarmi con le guance umide di lacrime, e l’unica cosa che mi viene da pensare è che non è giusto, non è giusto,
perché con te volevo volare, vedere parigi, piangere dal ridere, fare l’amore sulla spiaggia, giocare, scherzare, litigare, fare pace, fare pace, fare l’amore, amare, essere amato, e invece no, perché io ti amo e tu,
tu non ci sei.
—  Francesco Roversi
Non lo so. Non lo so cosa provo, davvero, lo giuro. Non ci capisco niente.
E’ che la sera io sento di amarti, di amarti forte, di aver bisogno di vivere tra le tue braccia per un tempo che oscilla tra il per sempre e l’eternità. E poi, invece, ci sono dei momenti in cui ti odio, perché io ho così bisogno di te e tu non ci sei, non puoi esserci, e dato che nessuno mi sa spiegare il perché, allora odio te perché amarti è così facile, e odio me, perché dovrei imparare a dimenticarti.
Non lo so cosa provo. A volte mi addormento con la sensazione che tutto sta per cambiare, che le novità e le svolte arrivano quando meno te lo aspetti, e mi sembra quasi di sentire che domani potrei incontrare la persona della mia vita, magari sull’autobus, alla stazione della metro, alla macchinetta del caffé. Io ci spero, sai, ma la mattina mi alzo e preferirei morire, perché mi rendo conto che è solo un altro giorno che va ad aggiungersi ai giorni in cui devo fingere che è tutto a posto quando, in realtà, niente è come deve essere.
Se mi chiedessero di dirti cosa provo per te, penso che prenderei un foglio di carta e sopra scriverei “sono innamorato perso”, poi gli darei fuoco, poi cercherei di spegnere le fiamme, poi lascerei perdere, poi me ne pentirei.
Capisci?
Io no. Io non so più cosa pensare, perché ci sono dei momenti in cui prego di poterti dimenticare all’istante, altri in cui vorrei poterti ricordare per sempre. A volte mi capita di sognarti, e di svegliarmi con le guance umide di lacrime, e l’unica cosa che mi viene da pensare è che non è giusto, non è giusto, perché con te volevo volare, vedere parigi, piangere dal ridere, fare l’amore sulla spiaggia, giocare, scherzare, litigare, fare pace, fare pace, fare l’amore, amare, essere amato, e invece no, perché io ti amo e tu, tu non ci sei.