svilupposostenibile

        LO SVILUPPO NON PUO’ ESSERE CONTRARIO ALLA FELICITA’

Nel giugno 2012, si è tenuta a Rio de Janeiro la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile. (meglio conosciuta con il nome di Rio +20)

All’incontro hanno partecipato leader mondiali, migliaia di rappresentanti di Paesi da tutto il mondo, ONG e settori privati per definire scelte e azioni per uno sviluppo sostenibile, ovvero utili a ridurre la povertà nel mondo, promuovendo l’equità sociale e garantendo al contempo la tutela dell’ambiente.

Ho voluto riportare di seguito l'intero discorso tenuto per l’occasione dal Presidente dell’Uruguay Josè Alberto “Pepe” Mujica Cordano, trascritto integralmente grazie a un video trovato su youtube, perchè secondo me è stato un vero discorso rivoluzionario, d’immenso valore per l’umanità - ma forse troppo poco diffuso – per tutti coloro che vivono in un mondo troppo veloce e globalizzato.

Pepe Mujica, 78 anni, è un ex guerrigliero tupamaro. Ai tempi della dittatura fu imprigionato rimanendo in carcere per circa 14 anni perchè oppositore del regime. Anche dopo la sua elezione, nel 2010, pur svolgendo il suo ruolo istituzionale, ha continuato a condurre una vita molto semplice devolvendo in beneficenza il 90% del suo stipendio. Abita con sua moglie e il suo cane a tre zampe in una piccola fattoria senza acqua corrente vicino a Montevideo e la sua automobile è un Maggiolino degli anni Settanta. 

Leggendolo mi ha commosso e mi sono fermata a pensare profondamente sui valori imposti dalla nostra società, ai bisogni artificiali che ci vengono inculcati senza rendercene conto, sul tempo che viene da noi spesso impiegato male perdendo il gusto reale del vivere.
Spero che anche in voi nasca una profonda riflessione, come è successo a me, perchè questo è un discorso che tutti coloro che si occupano di gestione della “res publica” mi piacerebbe facessero proprio.

“A tutte le autorità qui presenti di ogni latitudine ed organizzazione, vi ringrazio molto. Grazie al popolo del Brasile e alla sua Presidentessa, Dilma Rousseff. E molte grazie per la buona fede indubbiamente espressa da tutti gli oratori che mi hanno preceduto.

Noi qui esprimiamo la profonda volontà come governanti di aderire a tutti gli accordi che questa nostra povera umanità, possa sottoscrivere.

Tuttavia permetteteci di fare alcune domande a voce alta.

Per tutto il pomeriggio abbiamo parlato di sviluppo sostenibile, di salvare enormi masse di persone dalla povertà. Cos'è che ci passa per la testa? E’ il modello di sviluppo e di consumo, che é quello delle attuali società ricche?

Mi faccio questa domanda: che cosa succederebbe a questo pianeta se gli indiani avessero lo stesso numero di automobili per famiglia che hanno i tedeschi?

Quanto ossigeno ci resterebbe per poter respirare? Più chiaramente: ha il mondo di oggi gli elementi materiali per permettere a 7 o 8 miliardi di persone di poter sostenere lo stesso grado di consumo e di spreco delle più opulente società occidentali? Sarà possibile? O dovremo un giorno iniziare un differente tipo di discussione?

Perché noi abbiamo creato la civiltà in cui ci troviamo: figlia del mercato, figlia della concorrenza e che ha lanciato un progresso materiale portentoso ed esplosivo.

Però è successo che l’economia di mercato ha creato società di mercato. E ci ha dato questa globalizzazione, che significa occuparsi di tutto il pianeta.

Stiamo governando la globalizzazione o la globalizzazione sta governando noi?

È possibile parlare di solidarietà e che “siamo tutti uniti” in un'economia basata sulla concorrenza spietata? Fino a dove arriverà la nostra fratellanza?

Non dico queste cose per negare l’importanza di quest’evento, ma al contrario: la sfida che abbiamo davanti è di una grandezza colossale e la grande crisi non è ecologica, è politica!

L’uomo oggi non governa le forze che ha scatenato, ma sono le forze che ha scatenato che governano l’uomo e la vita!

Perché non veniamo alla luce solamente per svilupparci, così, in generale.

Veniamo alla luce tentando di essere felici. Perché la vita è corta e se ne va via rapidamente.
E nessun bene materiale vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi sfugge via, lavorando e lavorando per consumare di più e la società di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza o si ferma il consumo si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma della stagnazione per ognuno di noi.

Però è questo iper-consumo che sta aggredendo il pianeta.

E dovete generare questo iper-consumo, oggetti che durano poco, perché bisogna vendere tanto. Una lampadina elettrica, quindi, non può durare più di 1000 ore accesa. Però esistono lampadine che possono durare 100mila, 200mila ore accese!

Ma questo non si può fare perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare e dobbiamo sostenere una civiltà dell’usa e getta e così rimaniamo in un circolo vizioso.

Questi sono problemi di carattere politico che ci stanno comunicando la necessità di cominciare a lottare per una cultura di tipo diverso.

Non si tratta di pensare di ritornare all’uomo delle caverne, né di fare un monumento all’arretratezza. E’ che non possiamo continuare, indefinitamente, ad essere governati dal mercato, ma dobbiamo essere noi a governare il mercato.

Per questo dico che il problema è di carattere politico, nel mio umile modo di pensare.

Perchè gli antichi pensatori – Epicuro, Seneca, gli Aymara – definivano povero non colui che ha poco, ma in realtà colui che necessita infinitamente tanto e desidera e desidera ancora di più.

Questa è una chiave di carattere culturale.

Quindi, onorerò volentieri lo sforzo e gli accordi che si stanno facendo ed aderirò ad essi come governante. Perchè so che che alcune delle cose che sto dicendo stonano. Però dobbiamo renderci conto che la crisi dell’acqua e dell’aggressione all'ambiente non sono la causa.

La causa è il modello di civiltà che abbiamo costruito.

E’ quello che dobbiamo rivedere, è il nostro modo di vivere!

Appartengo a un piccolo paese ben fornito di risorse naturali con cui vivere. Nel mio paese ci sono poco più di 3 milioni di abitanti, 3 milioni e 200 mila. Ma ci sono anche 13 milioni di mucche, tra le migliori del mondo. E 8 o 10 milioni di pecore stupende. Il mio paese è un esportatore di cibo, di latticini, di carne. É una pianura e quasi il 90% del suo territorio è sfruttabile.

I miei compagni lavoratori, lottarono molto per le 8 ore di lavoro e adesso stanno ottenendo le 6 ore. Però se ottengono le 6 ore, dopo cercano due lavori, così lavorano più di prima.

Perché? Perché devono pagare una mucchio di rate: la moto che hanno comprato e l’auto che hanno comprato, e pagano rate su rate e quando hanno finito sono vecchi reumatici – come me – e la vita se n'è già andata!

E allora uno si fa questa domanda: è questo è il destino della vita umana?

Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contro la felicità.

Deve essere a favore della felicità umana, dell’amore per la terra, delle relazioni umane, della cura per i figli, di avere amici, di avere l'indispensabile.

Proprio per questo, perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: è quando lottiamo per l'ambiente dobbiamo ricordare che il primo elemento dell'ambiente si chiama felicità umana! Grazie”

Per chi volesse ascoltare “dal vivo” il suo discorso può farlo a questo link, da cui ho letteralmente trascritto le splendide parole che avete letto sopra.

http://www.youtube.com/watch?v=fNDj7lwEva0

Rumundu, nuovi progetti per un futuro sostenibile

Condivido questa domanda rivolta ad amministratori e investitori. L'idea, molto bella e utile, è dell'amico Stefano Cucca, alias Rumundu. Rappresenta il futuro a cui dobbiamo tendere.

Qui la sua richiesta, presa pari pari dalla fanpage Facebook

“Dopo l'esperienza di Rumundu è nata l'idea di creare in Sardegna uno spazio di incubazione che diventi anche luogo di contaminazione e incontro di innovatori sociali attraverso la nascita di nuove imprese che diano risposte alle esigenze dei territori nei seguenti settori:

  • Efficientamento dell'uso delle risorse naturali (Research Efficiency)
  • Riciclo e riuso dei materiali
  • Basic smart planet
  • Mobilità urbana e extraurbana
  • Bioedilizia e materiali naturali
  • Ruralità e food con uno sguardo al passato
  • Ict per migliorare la qualità della vita delle persone
  • Sustainable water systems
  • Salute

Sarà uno spazio fisico in un contesto rurale possibilmente abbandonato e quindi da recuperare dove le persone si incontreranno per condividere
conoscenza e sviluppare idee, prodotti, processi, tecnologie. 

Il connettore di tutte le attività che verranno sviluppate all'interno sarà la
Sustainable Startup Camp. 
Sarà il primo Startup Camp dove si svilupperanno idee profit e no-profit che dovranno necessariamente avere una ricaduta positiva sui cittadini rispetto ai differenti settori di intervento.

Attraverso un percorso di orientamento e tutoraggio da parte di esperti si
affronteranno i punti di forza e debolezza dei singoli progetti con l'obiettivo di
capire realmente se quelle idee possano essere utili al mercato attraverso
l'utilizzo di indicatori economici, sociali e ambientali.

In ogni sessione un partecipante avrà la possibilità di vincere una borsa di studio all'estero per conoscere altre realtà di incubazione in altre parti del mondo tra cui San Francisco e avere così la possibilità di confrontarsi con il mondo.

Consapevoli delle oggettive difficoltà di creare un luogo come questo in Sardegna rispetto ai dati che parlano purtroppo di un territorio in piena recessione, con tassi di disoccupazione sempre in crescita e con un numero di disoccupati arrivato nel 2013 a circa 117.000 (fonte Crenos) crediamo che uno dei grandi limiti per l'avvio di nuova impresa sia la totale assenza di una cultura di impresa rispetto alle esigenze del territorio.

Quindi, cari amministratori locali o cari privati la domanda è: avete un area abbandonata dove fare crescere una realtà come questa? Se volete contribuire fateci sapere.

Proviamo ad accendere la speranza di questo territorio”.

Questo è anche il mio auspicio, e il mio impegno. 

Bologna è la città più smart in Italia

Secondo lo Smart City Index Report 2013, realizzato dalla società Beetwin, è Bologna la città italiana più avanti nel percorso verso la Smart City. A seguire, Milano, Roma, Reggio Emilia, Torino e Firenze. Lo Smart City Index masce con l’intento di essere un contributo allo sviluppo delle Smart Cities in Italia, che sta avvenendo in modo lento e disomogeneo. Tutti i soggetti locali
stanno percorrendo le curve di apprendimento in modo indipendente e senza sfruttare le esperienze delle altre città. Between si è posta l’obiettivo di misurare il livello di “smartness” delle città italiane con una metodologia il più possibile oggettiva e dinamica, al fine di individuare, attraverso le best practice, i modelli percorribili, più adatti ad ogni tipologia di città e di situazione locale. L’analisi si basa sul monitoraggio sistematico effettuato da Between da 10 anni sulla diffusione delle ICT, dalla banda larga alle piattaforme di servizi digitali, nei 116 Comuni capoluogo di provincia primari, secondo la classificazione Istat. La classifica si basa su tre elementi distintivi: misura quello che c’è di Smart nelle città, già disponibile per i cittadini; deriva i dati principalmente da indagini
ad hoc effettuate direttamente da Between; utilizza quindi dati originali, a completamento di dati ufficiali di fonte istituzionale; va a coprire una vasta gamma di aree tematiche, dalle infrastrutture a banda larga ai servizi digitali, fino agli indicatori relativi allo sviluppo sostenibile delle città. Secondo questi principi, quindi, Bologna non è prima in classifica perché possiede tutte le innovazioni necessarie per essere a tutti gli effetti una Smart Ciy, ma perché ha, nel complesso, più innovazioni delle altre città. È la prima in classifica solamente
nell’area Smart Health, ma presenta innovazioni molto superiori alla media in quasi tutte le aree tematiche, ad eccezione delle Risorse Naturali, dove è allineata con la media delle città italiane (le aree tematiche considerate sono 9: Broadband, Smart Mobility, Smart Health, Smart Education, Smart Government, Mobilità Alternativa, Energie Rinnovabili, Efficienza Energetica, Risorse Naturali).
In generale, il rapporto di Beetwin mostra le città del nord si concentrano prevalentemente nella parte alta del ranking e quelle del sud e isole occupano la parte bassa, risultando predominanti nelle retrovie della classifica. Le città del centro si distribuiscono più uniformemente. Tuttavia vi sono molte eccezioni: Bari, Salerno, Potenza, Lecce e Cagliari compaiono tra le prime 40, mentre una dozzina di città del nord si trovano dall’80° posto in giù, tra cui Trieste, Novara e Alessandria.