suo sa

“Stasera ho detto addio al mio amore eterno.
Avete presente quegli amori impossibili che vedi solo nei film e pensi che siano ridicoli perché se si ama davvero si combatte? Beh, io stasera ho lasciato andare via lei.
Ho bevuto 2 bottiglie di vodka liscia per dimenticarla, tutto girava, lei era ferma. Lì, nei miei pensieri. Sto provando ad odiarla sapete? Ci sto provando davvero, ma come fai ad odiare qualcosa che vorresti amare fino all'estremo. Come fai?
Amo Tumblr, non scrivo quasi mai di me, mi piace leggere di voi, eppure ora ci sono io qui, ad un bancone, in una inutile discoteca, a scrivere di lei mentre davanti mi passa la solita bella ragazza che molto probabilmente mi porterò a letto per non pensare a lei. Da domani non la vedrò, non la sentirò, non andrò più sotto casa sua nella notte a guardarla dormire, lei chiuderà quella finestra, io chiuderò qualche canna in più.
Mi sembra anche banale parlare di lei ora, ho tentato di farla restare, gliel'ho urlato, lei è voluta andare, io le complico solo le cose. Lei non sa che mi ha complicato la vita, lei non sa, che a quelle promesse, io ci credevo davvero.
Non fate mai promesse che non potete mantenere, credetemi, fanno un male cane.
Io non l'ho mai capito cosa eravamo, eppure per lei avrei trovato un lavoro vero, avrei tolto le discoteche da mezzo e avrei fumato qualche canna in meno. Perché lei mi rendeva migliore.
Io l'amavo. Io l'amavo da morire e avrei combattuto per lei, avrei aspettato anche anni per una così.
Amavo tutte le volte che quando le prendevo le mani lei me le stringeva.
Amavo quando cercava di farmi ingelosire, e ci riusciva, ci riusciva sempre.
Amavo quando litigavamo e finivamo per baciarci.
I baci. I nostri baci.
Dio quanto amavo i nostri baci.
Mi sorrideva sapete? Lei mi sorrideva ogni volta che ci baciavamo, penso sia la cosa più bella che abbia mai visto.
Non riuscivamo a stare senza baciarci per un solo secondo, non riuscivo a non spingerla contro quel muro e baciarla e mi trattenevo sempre, avevo paura di farle male ogni volta che ci baciavamo, avevo paura di me quando stavo con lei, perché lei mi rendeva vulnerabile.
E ora lei è voluta andare via, viviamo una storia d'amore che non è la nostra.
Mi tremano le mani e questo è il diciottesimo bicchiere che bevo.
Lei non sa che stanotte tornerò sotto casa sua, ma non entrerò, non la vedrò dormire, la mia piccola Wendy ha rinunciato all'isola che non c'è, e ora il suo Peter Pan non sa con chi volare, non ha più pensieri felici.
Era un amore malato il nostro, ci volevamo così tanto da annientarci, e ora invece io vorrei annientare quelle pareti di quel fottuto bagno di scuola dove ci sono le nostri frasi, dove le ho promesso un per sempre che lei non ha voluto.
La mia Wendy è qui sapete? È su Tumblr, lei non l'ha mai saputo che anch'io ho un profilo e che tutte le notti mi andavo spiando il suo.
Ha scelto lui.
Era la cosa giusta da fare.
Però come glielo spiego ora al cuore?
Piccola Wendy io non ce l'ho con te, io non potrei mai avercela con te, però sappi che hai spezzato un cuore di ferro, forse così fragile come pensavo che fossi non lo sei sai?
Mi penserai, ti penserò.
E tornerai, lo so che lo farai, ma il tuo Peter Pan sta volta non volerà più con te, non perché non lo voglia, ma non ne è più capace.
Buona fortuna piccola Wendy e mi raccomando non lasciare i vestiti sulle sedie, prendi la medicina prima di andare a dormire, gioca di più con tuo fratello e non farti male. Non farti male perché non posso più venirti a salvare.
Arrivederci piccola Wendy.
Ricordami sempre come l'esperienza più folle e pura della tua vita.
Ti amo.
Lo giuro.”

“Mamma”
Questo è, solitamente, il primo nome che un bambino pronuncia. Per loro è un istinto naturale; la mamma è la prima persona con la quale si legano e da subito
diventa un legame indissolubile, tanto speciale quanto, alle volte, difficile.
Una mamma è vista in mille sfaccettature differenti, così tante che forse neppure Pirandello riuscì a capire quante fossero in realtà.
Una mamma in un momento
è la tua migliore amica e quello subito dopo la tua nemica giurata.
Una mamma è la persona con la quale puoi confrontarti ed avere consigli
, anche se spesso non sarai minimamente d'accordo: si, perchè lei non sempre
comprende quello che vuoi davvero, anche se ci prova.
Una mamma è colei con la quale litighi anche solo facendoci due parole: tanto vorrà sempre avere ragione, anche quando ha palesemente torto. Non so come mai, ma ha la convinsione che quello che dice sia pure verità e tu alla fine scuoti la testa arreso, dici che ha ragione solo per farla stare zitta.
Una mamma si preoccupa sempre per te, continua
a trattarti come un bambino del nido per anni, anche quando tu la precedi e, sfottendola, inizi a recitare a memoria i “comandamenti” e le raccomandazioni che ti fa prima che tu esca, dato che rimarranno invariate ogni volta.
Una mamma ha quel magico potere di pensare che possa capitare l'apocalisse in ogni momento, magari nel suo cuore sa che non succede nulla, ma ha la forza di autoconvincersi delle peggiori cose. E tanto lei sa che andrà tutto bene, ma no, non ci vuole mai credere al suo cuore.
Una mamma è la persona che ti amerà sempre più di qualsiasi atra cosa
, anche se alle volte ciò ti sembrerà davvero un paradosso.
Una mamma è una mamma, la persona sulla quale potrai sempre contare perchè ci sarà sempre.
Una mamma è la persona alla quale, in cuor tuo, amerai incondizionatamente.
—  Giulia-311-321
Non innamorarti di una ballerina. Non innamorarti perché ama la notte e uscirà con la luna e la sua musica. Non innamorarti di una donna così, perché sente e si appassiona esageratamente, non potrà smettere. Non innamorarti di una ballerina, perché è intuitiva, percettiva, sa quello che pensi, che senti, che desideri. Non innamorarti perché lei sente, prima di pensare e non riuscirai a cambiarla. Non innamorarti di una ballerina, perché le piace abbracciare, chiudere gli occhi e lasciare che i suoi piedi disegnino il percorso della sua anima. Se dovessi toglierle questo piacere resterebbe invalida. Non innamorarti di una donna così, perché conosce il suo “passo”, sa dove va, quello che vuole. Mai potrai sottovalutarla e neanche controllarla. Non innamorarti di una ballerina perché potrebbe piangere senza una causa, ridere a crepapelle e danzare come se stesse facendo l'amore. Non riuscirai né a zittirla, né tantomeno a frenarla. Non innamorarti di una donna così, perché trasforma la sua danza in energia, tanto da odiarla ed amarla allo stesso tempo. Non innamorarti di una ballerina perché è nata con uno spirito sognatore. Non innamorarti perché potrai soltanto amarla eternamente.
—  cit.

Non erano fidanzati, non avrebbero dovuto esserlo mai.

Si vedevano a momenti.

Cercavano il calore, la passione, non cercavano amore né un rapporto stabile, almeno uno di loro.

Lui era libero come il vento, come gli uccelli.

A volte cercava un altro calore, un altro letto e altre lenzuola, un profumo diverso dal suo.

Lei era diversa, le importava di sapere quanto sarebbe durata.

Passavano notti di passione, complicità, ma la mattina tornava l’incubo.

Lei si arrabbiava, ma con se stessa.

Passavano mesi e le cose tra loro non cambiavano mai, lui era di molte, lei solo di uno.

Lei adorava passare notti al suo fianco, lo guardava mentre dormiva, non si spiegava come potesse volerlo così tanto.

Sapeva peró, che anche lui la voleva, ma quello era un’amore troppo folle e lei non lo sopportava.

Pensava sarebbe stato meglio finire tutta quell’avventura.

Lui le disse arrivederci e le diede un bacio sulle labbra, come sempre, convinto che l’avrebbe vista di nuovo il giorno seguente.

Lei sapeva sarebbe stato un addio, quindi lo guardó fisso negli occhi e con le lacrime disse “ti amo”.

Lui chiuse la porta.

Passarono i giorni, lui la cercó, lei non rispose.

Dopo mesi, per caso, si videro.

Lei tremava, lui per la prima volta aveva un nodo in gola.

Sapeva di averla persa per sempre.

Lei ha trovato un altro uomo, un uomo che si prende cura del suo amore.

Lei peró sa che non amerà mai nessuno come ha amato lui, ma si accontenta, perchè questo le ci vuole, una storia tranquilla, un amore sano.

Lui dopo mesi continua il suo gioco ma in maniera diversa.

In tutte le donne cerca lei, la sua essenza, ma non la trova e si sente vuoto.

Avrebbe dovuto apprezzare di più l’amore che lei gli avrebbe sempre dato. Si maledisse.

Prese il cellulare e con le lacrime agli occhi le scrisse “mi manchi, voglio te al mio fianco”.

Lei non rispose.

—  web. 

Temo proprio che questo post, in quanto a lunghezza, sarà quasi una tesi di laurea. O peggio.
In ogni caso, tutto è nato quando oggi c’erano due ragazze in macchina che stavano uscendo dal parcheggio della stazione e due ragazzi in bici sono sbucati a tutta velocità dall’angolo, senza controllare nulla, senza andare sul marciapiede. Diretti, senza farsi problemi.
Quindi, ovviamente, la ragazza al volante ha frenato per non investirli. E cosa fanno quei due simpaticoni?
Uno se ne esce con una frase molto intelligente, davvero. “Impara a guidare.”
E il suo amico, ancora più arguto dell’altro, ridendo: “Ma dai, è una donna. Cosa pretendi?”
Se fossi stata la donna al volante, nel sentire certe affermazioni, li avrei stesi. Ma tralasciamo gli istinti. Per ovvie ragioni lei li ha ignorati, li ha lasciati passare e se ne è andata.
Al che, una volta tornata a casa, dopo questo episodio di vita quotidiana che mi ha lasciato basita, mi sono informata sull’effettivo binomio donna al volante-pericolo costante.
E, con sorpresa (ma neanche tanta) pare proprio che non abbia alcun fondamento! Il gentil sesso provoca meno incidenti.
“Le donne al volante sono quasi sempre prudenti, mai competitive e raramente vengono trovate in stato di ebbrezza, avendo capito e metabolizzato l’importanza di una guida sicura. Non che l’uomo sia spericolato e guidi male a prescindere ma le statistiche degli incidenti, quelli agghiaccianti che ogni fine settimana fanno la conta delle persone che non sono tornate a casa, parlano chiaro.”
Che liberazione. Mi sono tolta un peso. Mi piacerebbe trovare quei due ragazzini.
“Ehm, avrei un piccolo consiglio. Evita di parlare a vanvera, di dare voce a certi pregiudizi senza alcun tipo di fondamento. È un suggerimento amichevole, credimi. Ah, un’altra cosa. Ricordati di rispettare sempre le donne. Perché tua madre è una donna e ti puliva il culo quando eri bambino. Ricordatelo e sii grato al genere femminile, eh. Addio e buona vita. Saluti, ciao ciao.”
Ma ovviamente, poteva una come me fermarsi qui e dire solo “oh, le donne sono più “brave” alla guida”? Certo che no.
E allora vorrei far luce su alcune cose (tante, ma ahimè, quando un argomento mi sta a cuore non riesco a non dire tutto quello che ritengo necessario!)
Noi donne non siamo il sesso debole, quelle che non devono entrare nelle famose “cose da uomini”.
Perché su alcune cose siamo diversi, certo, e su altre uguali. E se voi uomini avete a volte una forza fisica maggiore (“amoooore, mi apri il barattolo?” che è l’unico contesto in cui dovete effettivamente usare un po’ di forza nelle braccia), noi donne abbiamo la forza di sopportare il ciclo tutti i mesi, il parto e la menopausa. E scusate se è poco.
E se voi uomini avete le palle, noi donne abbiamo le tette. Due a due, ce la giochiamo bene.
Quindi niente “cose da uomini”, niente “cose da donne”. Occuparsi della famiglia, dell’educazione dei bambini, dei più deboli, non è “roba da donne”. È anche “roba da donne.”
Così come la politica, l’economia, la medicina e molti altri campi non sono “cose da uomini”. Sono anche “cose da uomini”.
Vi faccio qualche piccolo esempio.
Ada Lovelace, matematica inglese, fu il primo programmatore informatico della storia.
Anna Maria Mozzoni, pioniera del movimento femminista e del femminismo in Italia. Per la serie:  donne decise e sicure ne abbiamo…?
Benazir Bhutto, per due volte primo ministro del suo Paese, il Pakistan, è stata la prima donna a ricoprire una carica così importante in uno stato musulmano.
E come non nominare Coco Chanel, un'icona della moda, dello stile e della classe, che ha rivisitato abiti maschili per noi donne. E chi dobbiamo ringraziare per i nostri amati pantaloni? Spesso ci dimentichiamo che fino a un po’ di tempo fa, le donne si sognavano di indossare i pantaloni che noi a volte diamo per scontati. Pensate che emozione per le prime ragazze poter indossarli, pensate poi a che emozione poter mettere i pantaloncini e scoprire le gambe!
Dorothy Hodgkin, scienziata britannica, Premio Nobel per la chimica nel 1964.
Eleanor Roosvelt: una donna importante nella storia americana, ma non solo; ha presieduto, tra le altre cose, la commissione che approvò la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Sempre impegnata nella salvaguardia dei diritti civili delle donne.
Elena Lucrezia Corner Piscopia: la prima donna a ottenere una laurea al mondo. Come si può notare, era italiana.
Emmeline Pankhurst. Con il marito ha lottato in favore dell'uguaglianza politica delle donne. Nel 1903 fondò il Women’s Social and Political Union, che puntava al voto delle donne, per questo è conosciuta come la leader delle suffragette.
Gertrude Belle Elion, scienziata di fama mondiale, ricevette il Premio Nobel per la medicina, a lei si devono importanti progressi nel campo della ricerca farmacologica per la cura della leucemia.
Golda Meir, la prima donna a guidare il governo del suo Paese, Israele.
Marta Graham, inventando movimenti e passi unici, è considerata la madre della danza moderna.
Margherita Hack, la scienziata era una vera autorità nel settore dell'astronomia.
Maria Montessori, educatrice, pedagogista e medico ha inventato un nuovo metodo di insegnamento.
Marie Curie oltre ad aggiudicarsi ben due Premi Nobel, ha svelato nozioni importanti sulla radioattività.
Rita Levi Montalcini, neurologa italiana, tra le scienziate più famose al mondo, ha conquistato un Premio Nobel per la medicina.
Malala Yousafzai, attivista pakistana impegnata per l'affermazione dei diritti civili e per il diritto all'istruzione delle donne.
Olympe de Gouge, celebre drammaturga francese. Divenne molto famosa per il suo pensiero libero e rivoluzionario. Nel 1791 scrisse la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina in cui dichiarava l'uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna.
Josephine Butler è una femminista britannica che ha lottato contro la prostituzione legalizzata e soprattutto contro il controllo amministrativo e medico delle ragazze. Inoltre si è battuta perché l’Università di Cambridge aprisse più corsi alle donne, intorno al 1860.
Maud Wagner, la prima tatuatrice donna.
Simone Segouin, 18 anni, ha combatutto al fianco della resistenza francese durante la liberazione di Parigi.
E l’elenco potrebbe allungarsi davvero parecchio. Questo è un piccolo estratto per dimostrare che forse non è il caso di rimanere nell’ignoranza. Non c’è niente che sia a portata esclusiva degli uomini. Forse invece di mettere barriere (“questo è il mio campo di studi, questo è il tuo”) basterebbe proseguire per mano e aiutarsi. Senza badare a cosa abbiamo tra le gambe.
E ho quasi finito. Ma già che ci sono lo dico.
Vedo alcune ragazze il cui unico pensiero è farsi belle, mostrare tette e culo e trovarsi un fidanzato. Non ho nulla contro di loro, ognuna ha i propri scopi nella vita. E magari a loro non è successo nulla di male, hanno una casa, l’amore dei genitori, hanno un futuro. Studiano, andranno all’università. E magari si chiedono “ma cosa potrebbe volere una donna dalla vita oltre a quello che ha già?”
Ecco, magari a loro non serve nient’altro. Ma non rimaniamo in questa visione chiusa. Ci sono donne nel mondo a cui l’istruzione viene negata. Sono costrette a matrimoni forzati, partoriscono che sono ancora bambine. Alcune neonate vengono lasciate morire solo perché sono nate femmine.
Alcune ragazze, mentre noi siamo qui a scrivere e a parlare con le amiche di quanto sia stronzo quel ragazzo che ci ha spezzato il cuore, sono obbligate a prostituirsi. Altro che libri e interrogazioni di cui tanto ci lamentiamo.
Il 17% degli adulti in tutto il mondo non è in grado di leggere o scrivere, due terzi (493 milioni) dei quali sono donne, una proporzione che non è variata di molto nel corso degli ultimi 20 anni.
Un esempio illuminante è quello di Hauwa Ibrahim, vincitrice del premio Sacharov 2005 e prima donna a diventare avvocato in Nigeria. Oggi Hauwa difende i diritti delle persone che altrimenti non avrebbero accesso alla giustizia a causa dell'analfabetismo. Molte di queste persone sono donne accusate di adulterio e condannate a morte secondo la legge Sharia.
Quindi, nel momento in cui una ragazza mi dice “ma abbiamo già tutto nella vita, cosa vuoi ancora?” in realtà mi sta dicendo “ho avuto la fortuna di nascere in un paese in cui i miei diritti li ho qui belli e pronti, cosa mi interessa delle altre donne nel mondo?”
Siamo fortunate, molto fortunate. Ma non abbiamo risolto tutti i problemi.
Perché ogni giorno si sente la notizia di ragazze stuprate, di donne che subiscono violenze, anche domestiche.
In Italia, sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito violenza almeno una volta nel corso della propria vita. In Italia, le stime che si possono fare non sono specifiche perché moltissime donne hanno paura di denunciare i propri aggressori.
E se fai del male a una donna non sei un uomo, sei un bastardo.
Perché c’è una grande differenza tra una donna che dice “no” ma intende “sì” e una che dice “no” e intende “no.”
La vostra fidanzata può dirvi “no” al vostro “vuoi un abbraccio?” dopo una litigata, e lo dice sorridendo, già si scioglie e si rifugia nelle vostre braccia. E allora poco da dire, quel “no” è solo per scherzare. Certo che lo vuole il vostro abbraccio.
Ma una donna che piange, che ha paura, che vuole allontanarsi da un uomo che le vuole fare del male… quella donna se dice “no” è no. E non c’è da discutere. Se continui a farle del male, allora sei un pezzo di merda.
Una donna del suo corpo fa quello che vuole. Gli uomini non entrino nel merito. Se una donna vuole abortire, lo fa.
Non sto giustificando l’aborto in ogni situazione. Non è un gioco.
Ma una donna che è incinta del suo stupratore, una donna che sa che suo figlio avrà delle malattie che gli renderanno la vita un inferno: scusatemi, queste donne io non me la sento proprio di giudicarle senza appello. No all’aborto, e perché? Con quale coraggio dici a una donna che soffre “no, non abortire, è una vita”? Ma cosa ne sai di quello che sta passando? E se toccasse a te, donna così decisa nelle tue opinioni e chiusa di mente? Dimmi, tu, dall’alto delle tue convinzioni, tu cosa faresti?
Non mi interessa se ho solo 18 anni e sembro categorica su certe cose. Non mi importa se sembro troppo seria quando si parla di essere donne.
È il nostro corpo. Non dobbiamo né esibirlo né nasconderlo. Ma dobbiamo rispettarlo, amarlo e non dobbiamo permettere che dei bastardi ci lascino addosso lividi e paure, ricordi dolorosi e cicatrici.
Non voglio che le donne siano considerate superiori agli uomini.
Voglio che siamo considerate uguali.

E probabilmente passerò la mia vita a lottare. E non smetterò finché le donne non potranno camminare per strada da sole di notte senza temere uno stupro.
Non smetterò perché non è giusto che in una stanza piena di donne, un uomo si senta in paradiso mentre una donna in una stanza piena di uomini sia terrorizzata.

You

Un alito di vento

Gronda come pioggia scrosciante questo fervore a cui non so mentire
Si sofferma anche dopo essere svanito come alito di vento,
lascia l’essenza come
rabbioso impulso che non m’abbandona e brucia dall’ invadermi,
traspira e spinge oltre ogni limite.
Se avesse l’idea dei macchiettati giorni trascorsi ad attenderlo invano
e della frenesia legata delle mani, dello sguardo attonito del risveglio
ora non esiterebbe a palesarsi
come complice veleno o come intaglio ,
indelebile ricordo che non arretra nemmeno capovolto al suo volere
Sa’ che nessun dubbio eviterà il sobbalzo quando
Gli parlerò nel cuore,
gli scaverò nell’anima e di graffi i pensieri gli strapperò …
quando al soffio del suo respirò muta resterò.

Federica

E mio padre non mi ha voluto
è per questo che lo saluto
spesso con un dito medio,
ognuno c'ha il suo rimedio.
Ed ognuno qui sa
cosa è giusto per me,
grazie per tutti i vostri consigli
posso sbagliare da me.
—  Coez
Stasera ho detto addio al mio amore eterno.
Avete presente quegli amori impossibili che vedi solo nei film e pensi che siano ridicoli perché se si ama davvero si combatte? Beh, io stasera ho lasciato andare via lei.
Ho bevuto 2 bottiglie di vodka liscia per dimenticarla, tutto girava, lei era ferma. Lì, nei miei pensieri. Sto provando ad odiarla sapete? Ci sto provando davvero, ma come fai ad odiare qualcosa che vorresti amare fino all'estremo. Come fai?
Amo Tumblr, non scrivo quasi mai di me, mi piace leggere di voi, eppure ora ci sono io qui, ad un bancone, in una inutile discoteca, a scrivere di lei mentre davanti mi passa la solita bella ragazza che molto probabilmente mi porterò a letto per non pensare a lei. Da domani non la vedrò, non la sentirò, non andrò più sotto casa sua nella notte a guardarla dormire, lei chiuderà quella finestra, io chiuderò qualche canna in più.
Mi sembra anche banale parlare di lei ora, ho tentato di farla restare, gliel'ho urlato, lei è voluta andare, io le complico solo le cose. Lei non sa che mi ha complicato la vita, lei non sa, che a quelle promesse, io ci credevo davvero.
Non fate mai promesse che non potete mantenere, credetemi, fanno un male cane.
Io non l'ho mai capito cosa eravamo, eppure per lei avrei trovato un lavoro vero, avrei tolto le discoteche da mezzo e avrei fumato qualche canna in meno. Perché lei mi rendeva migliore.
Io l'amavo. Io l'amavo da morire e avrei combattuto per lei, avrei aspettato anche anni per una così.
Amavo tutte le volte che quando le prendevo le mani lei me le stringeva.
Amavo quando cercava di farmi ingelosire, e ci riusciva, ci riusciva sempre.
Amavo quando litigavamo e finivamo per baciarci.
I baci. I nostri baci.
Dio quanto amavo i nostri baci.
Mi sorrideva sapete? Lei mi sorrideva ogni volta che ci baciavamo, penso sia la cosa più bella che abbia mai visto.
Non riuscivamo a stare senza baciarci per un solo secondo, non riuscivo a non spingerla contro quel muro e baciarla e mi trattenevo sempre, avevo paura di farle male ogni volta che ci baciavamo, avevo paura di me quando stavo con lei, perché lei mi rendeva vulnerabile.
E ora lei è voluta andare via, viviamo una storia d'amore che non è la nostra.
Mi tremano le mani e questo è il diciottesimo bicchiere che bevo.
Lei non sa che stanotte tornerò sotto casa sua, ma non entrerò, non la vedrò dormire, la mia piccola Wendy ha rinunciato all'isola che non c'è, e ora il suo Peter Pan non sa con chi volare, non ha più pensieri felici.
Era un amore malato il nostro, ci volevamo così tanto da annientarci, e ora invece io vorrei annientare quelle pareti di quel fottuto bagno di scuola dove ci sono le nostri frasi, dove le ho promesso un per sempre che lei non ha voluto.
La mia Wendy è qui sapete? È su Tumblr, lei non l'ha mai saputo che anch'io ho un profilo e che tutte le notti mi andavo spiando il suo.
Ha scelto lui.
Era la cosa giusta da fare.
Però come glielo spiego ora al cuore?
Piccola Wendy io non ce l'ho con te, io non potrei mai avercela con te, però sappi che hai spezzato un cuore di ferro, forse così fragile come pensavo che fossi non lo sei sai?
Mi penserai, ti penserò.
E tornerai, lo so che lo farai, ma il tuo Peter Pan sta volta non volerà più con te, non perché non lo voglia, ma non ne è più capace.
Buona fortuna piccola Wendy e mi raccomando non lasciare i vestiti sulle sedie, prendi la medicina prima di andare a dormire, gioca di più con tuo fratello e non farti male. Non farti male perché non posso più venirti a salvare.
Arrivederci piccola Wendy.
Ricordami sempre come l'esperienza più folle e pura della tua vita.
Ti amo.
Lo giuro.

Vuota. Ce l’hai presente una stazione vuota?

Con tutti quei treni merci che passano ed è buio, in quelle ore in cui i treni per i passeggeri non ci sono, sono fermi, e allora nessuno si mette sulle panchine ad aspettare, nessuno riempie le sale d’attesa.

Vuota.

Ce l’hai presente una casa vuota?

Quando anche l’ultimo mobile e l’ultimo scatolone sono stati portati via, quando tutte le camere sono rimaste senza un legittimo proprietario, quando poi sono passati dei mesi e la polvere si insinua ovunque e fa freddo anche se fuori è caldo, e c’è un odore strano, l’odore del niente mischiato a quello che era.

 Vuota.

Ce l’hai presente una scatola vuota?

Una scatola che un tempo nascondeva lettere e segreti e poi a un certo punto quelle lettere e quei segreti sono diventati troppo “da giovani”, troppo scomodi, e allora sono stati buttati via senza nemmeno tanti rimpianti per lasciare il posto a qualcosa di più utile.Solo che niente sembra essere utile abbastanza per prendere il posto di certi ricordi, e si capisce dopo, e allora la scatola resta

Vuota.

 Ce l’hai presente due occhi vuoti?

Quando li guardi e non sfuggono, non si nascondono ma non parlano, non sanno parlare o forse non vogliono farlo. E allora stanno fissi su un punto che sembra avere un senso e invece non ne ha e guardano sempre lì, lì continuamente, per non riempirsi più, mai più, perché da quando sono vuoti stanno meglio, da quando sono vuoti niente più lacrime, niente più domande indiscrete e qualche “uh, come ti trovo bene! Sei in splendida forma” e ti credo, con gli occhi vuoti puoi far credere di essere chiunque, anche una persona felice ma resti sempre vuota.

Ce l’hai presente una giornata vuota?

Uno di quei giorni in cui potrebbe succedere di tutto e invece non succede niente e comunque non quel niente che rende una giornata “tranquilla”, ma quel niente che fa arrivare al momento di andare a letto e fa pensare di aver perso un giorno e ti chiedi se ti verrà mai restituito, perché insomma…non volevi, non credevi, non pensavi che passasse così velocemente e ti senti in colpa e ti sembra quasi di non esserti mai svegliato quei giorni lì.

Vuoti.

Ce l’hai presente una persona vuota?

Ci sono giorni in cui mi sento talmente vuota che dico “ti voglio bene” a tutti i miei amici, dico “ti amo” all’uomo che amo, faccio l’amore, accarezzo un po’ di più, abbraccio più forte, rido di più.

E gli altri mi guardano e pensano “com’è dolce” e io invece penso che non serve a niente, che volevo riempirmi di un corpo solido, che volevo riempirmi di qualcosa di bello e invece resto sempre

Vuota.

Vuota come una stanza in cui prima c’era una festa e poi la festa è finita, la musica è stata spenta, e resta qualche bicchiere abbandonato qua e là, il disordine, il silenzio, bottiglie vuote.

Vuote come chi un tempo era pieno di qualcosa, e poi ha perso questo qualcosa e al suo posto non sa più metterci niente di niente di niente.

- Susanna Casciani.

La donna perfetta è infinitamente seria nella vita di tutti i giorni.. sa essere scandalosa al momento giusto..
Insieme al suo uomo sa oltrepassare ogni limite..
Perché una donna perfetta nell'intimità non si pone limiti….
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Pirazzini e Pizzirani frequentano le stesse classi dai tempi delle superiori, niente in comune a parte quelle lettere nel nome. Amici e professori trovano ben più comodo però memorizzare solo il secondo, cosicché capita spesso di sentirli chiamare entrambi “Pizzirani!”. Pirazzini ci si abitua al punto da voltarsi ogniqualvolta sente pronunciare il nome del collega. Ormai per tutti è lui, ed è quello il suo nome, che in fondo il suo lo sa, s’è perso la prima volta che girandosi ha assentito.

anonymous asked:

Ciao Sara, come sta fiorisuibinari (so che ha un tumore)?

Quando non è in ospedale legge molto, pensa troppo e spera davvero poco. Purtroppo il tumore non è la cosa che le fa più male, quello che la ferisce di più è non comprendere come chi un giorno la amava e le dava affetto quello dopo non volesse più saperne nulla di lei. Un paio di giorni fa è accaduto un episodio molto spiacevole, le è stata lasciata un lettera a casa di sua nonna indirizzata a lei, il contenuto è davvero qualcosa di raccapricciante, è la descrizione di uno stupro nei suoi confronti nei minimi particolari che vi risparmio. Lei sa quasi con certezza chi le ha lasciato quella lettera perché di persone che sanno come quella cosa in particolare l'avrebbe ferita psicologicamente a causa del suo passato ce ne sono poche, questa persona era una persona che diceva che le sarebbe rimasta sempre accanto e non l'avrebbe mai ferita, questo ti fa capire quanto in realtà le persone internamente sono meschine e che la bontà sia solo una facciata di interesse, lei invece è buona davvero e si rifiuta di sporgere denuncia perché non vuole creare difficoltà a una persona che sa avere problemi già di suo. Questo è il suo problema, non sa odiare proprio nessuno. L'altra cosa, quella che la ferisce più di qualsiasi altra però è il fatto che la persona che giurava di amarla, che le sarebbe sempre rimasto accanto, non l'avrebbe ferita, da un giorno all'altro, letteralmente, l'ha lasciata a se stessa, un giorno l'amava e avrebbe fatto di tutto per lei e quello dopo non voleva più amarla, ed è diventato insensibile e apatico con la persona che più al mondo ha bisogno di dolcezza e calore, ed è straziante vederla piangere dalla mattina alla sera per questo, sperare sempre in una sua telefonata che non riceverà mai, questo ti fa capire quanto questa persona di fatto, in realtà non l'amasse per nulla mentre lei lo ama infinitamente. E io non so quanto questa persona fosse sincera nelle cose che prometteva e quanto in realtà sia realmente legato a lei, ma so che un giorno qualsiasi cosa accadrà, averla lasciata sola sarà un suo rimpianto, perché lei potrebbe non esserci più un giorno. E chi conosce questo ragazzo, per l'amor del cielo lasciatelo in pace, non tartassatelo, sono cose loro che riguardano solo loro. Di questo però non mi va proprio di parlare, mi dispiace solo che a causa di questa persona e di quanto essa sia fondamentale per lei, lei si sia arresa, non ha più voglia di lottare, non ha più voglia di fare nulla e nemmeno di provarci e credo che non se lo meriti perché è davvero buona e speciale.

È ora famelica, l'ora tua, matto.

Strappati il cuore.

Sa il suo sangue di sale
E sa d'agro, è dolciastro essendo sangue.

Lo fanno, tanti pianti,
Sempre più saporito, il tuo cuore.

Frutto di tanti pianti, quel tuo cuore,
Strappatelo, mangiatelo, saziati.

—  Giuseppe Ungaretti 
Non riesco mai ad andarmene senza girarmi per guardarti un'altra volta, l'ultima, sento il bisogno di vedere il tuo sorriso ancora prima che il nostro ciao diventi definitivo. Prendo posto nei primi sedili di un autobus caldo e pieno, tutto il contrario di come mi sento io. Guardo dal finestrino, tu sei già sparita e sento quasi l'impulso di alzarmi e scendere di corsa per rincorrerti. L'autobus parte, mi guardo un po’ intorno e noto delle signore che mi guardano. Staranno giudicando i miei jeans strappati, probabilmente, “la moda di oggi è proprio squallida” staranno pensando. Oppure staranno scomettando su cosa potrebbe esserci dentro le borse di qualche negozio che ho posizionato nel sedile accanto al mio zaino. Chissá cosa diranno, chissá cosa pensa la gente quando ci guarda. Se capiterá mai che qualcuno ci guardi e capisca perfettamente ciò che ci sta passando per la testa. Se lo capissero, sarebbero giá qui a consolarmi perché nonostante il mio viso rimanga serio, dentro sto piangendo. Non capisco se sono felice o triste, forse entrambi i sentimenti stanno saltando quasi facendomi scoppiare il cuore. E’ stato un fine settimana perfetto, due giorni importanti, momenti che desideravo da quando ho incontrato quella ragazza che mi ha cambiata radicalmente.

Decido di evitare gli sguardi della gente, apro lo zaino, fra i vestiti tiro fuori un paio di cuffiette e accendo una canzone suonata al pianoforte. Si intitola “Nuvole bianche”, da quando un'amica me l'ha fatta scoprire ne sono  totalmente innamorata. Alzo il volume al massimo, poi tiro fuori da una delle borse il libro che mi è stato regalato. “Così ricomincerai a leggere visto che ti manca”, lei sa comprendermi meglio di chiunque altro, me compresa. Inizio a sfogliarlo ma non riesco a smettere di pensare a lei. Alle sue mani fredde che sfiorano il mio corpo, a quei sorrisi che mi tolgono il respiro. Non riesco a togliermi dalla testa l'immagine dei suoi occhi, quegli occhi di varie sfumature che guardandomi spronano ogni mio lato buono a venir fuori. Lei si è presa il peggio di me per vedere quanto di bello ho sotto tutto quel grigiore.
Ma la mancanza che sale già dopo pochi minuti che si è distanti quanto positiva può essere? Forse siamo troppo legate, forse dovremmo allontanarci un po’. Forse non è un buon segno arrivare a fine settimana con una voglia di abbracciarsi infinita. Forse, forse, forse… troppe incertezze. Non sono mai stata una persona con certezze, non sono mai stata certa di nulla nella mia vita, le persone sono sempre entrate per poi andarsene, le belle cose sono sempre arrivate per poi essermi strappate dalle mani. Ma lei, togliendo la distanza e le lunghe giornate passate lontane, togliendo tutto il resto, lei è l'unica certezza che sento di avere. Penso che avere delle certezze voglia dire sapere che qualunque cosa succederà andrá bene, come lei mi ripete sempre durante i miei momenti di sconforto. Mi ha fatto promettere di non essere più pessimista l'altro giorno, detesto queste promesse ma ho accettato. Forse è questo che fanno le persone felici, rimangono positive. Forse è questo il segreto per la felicitá, ma la felicitá invece non esiste, è semplicemente un nome diverso per chiamare il benessere. Forse tutto quel mondo meraviglioso racchiuso nella felicità che fin da piccoli ci raccontano non esiste, è soltanto una favola come tutte le altre. Odio i forse, me ne passano per la testa a milioni nel giro di pochi secondi. Però forse, ripeto, la felicitá esiste e non sarebbe un male crederci. Magari chi ha scritto peter pan l'aveva capito e per questo inventò la favola del bambino che non voleva crescere. Magari è per questo che si dice che va bene rimanere un po’ infantili dentro. Magari la felicitá non è un emozione, un sentimento, ma un solo momento di positiva euforia. La felicitá potrebbe essere un sorriso che dura un solo istante. Mi piace pensarla così ora che porto i miei pensieri sulla carta, mi piace che possa essere così impercettibile, in modo che solo ripensadoci una volta passato si può realizzare che si era felici. Chissá se a lei piacerebbe questa mia teoria di felicitá, chissá se anche lei a volte si chiede cosa sia la felicitá, chissá se l'ha mai paragonata a me come io ho fatto con lei. Chissá se ripenserá a questi due giorni, come sto facendo io adesso.
Forse ero felice quando ero seduta sul divano con lei e suo fratello, con sua madre che mi sorrideva tranquilla. Forse ero felice quando l'ho vista sorridermi dall'altra parte della stanza. Forse ero felice quando si è infilata sotto le coperte e mi ha salutato come se fossero mesi che non mi vedeva. Forse ero felice quando ha cominciato a piovere, non riuscivamo a stare entrambe sotto l'ombrello e la sua risata copriva il rumore della pioggia sopra le nostre teste. Potrei togliere il forse ora dicendo con certezza che, se esiste questa veloce felicitá, l'ho provata davvero solo con lei.

Distolgo lo sguardo dal finestrino, apro il libro e comincio finalmente a leggere la prima pagina. Mi abbasso, sedendomi un po’ goffamente sul sedile, sprofondando il viso sulla felpa che indosso e sa il suo profumo. La certezza probabilmente è sapere che nonostante la distanza o qualsiasi altro ostacolo possa dividerci, lei sarà sempre con me. Probabilmente certezze e felicità vanno a braccetto. Così nonostante il brutto tempo sto tornando a casa con un bagaglio pieno di sorrisi, mi potrebbero bastare per il resto dei miei giorni, sará anche questo un istante di felicitá?
—  Damnbabysmile.

Non erano fidanzati, non avrebbero dovuto mai esserlo.
Si vedevano a momenti.
Cercavano calore, la passione non cercavano nè amore nè un rapporto stabile, almeno uno di loro .
Lei era libera come il vento come gli uccelli.
A volte cercava un altro calore, un altro letto e altre lenzuola, un profumo diverso dal suo.
Lui era diverso, gli importava di sapere quanto sarebbe durata.
Passavano notti di passioni, complicità, ma la mattina tornava l'incubo.
Lui si arrabbiava, ma con se stesso.
Passavano mesi e le cose tra loro non cambiavano mai, lei era di molti, lui solo di una.
Lui adorava passare le notti al suo fianco, la guardava mentre dormiva, non si spiegava come potesse volerla così tanto.
Sapeva però che anche lei lo voleva, ma quello era un'amore folle e lui non lo sopportava.
Pensava sarebbe stato meglio finirla tutta quell'avventura.
Lei disse arrivederci e gli diede un bacio sulle labbra, come sempre, convinta che l'avrebbe visto di nuovo il giorno seguente.
Lui sapeva sarebbe stato un addio, quindi la guardò fissa negli occhi e con le lacrime disse “ti amo”.
Lei chiuse la porta.
Passarono giorni, lei lo cercò, lui non rispose.
Dopo mesi, per caso,si videro.
Lui tremava, lei per la prima volta aveva un nodo alla gola.
Sapeva di averlo perso per sempre.
Lui aveva trovato un’altra donna, una donna che si prende cura del suo amore.
Lui però sa che non amerà mai nessuno come ha amato lei, ma si accontenta, perché è questo quello che gli ci vuole, una storia tranquilla, un amore sano.
Lei dopo mesi, continua il suo gioco, ma in maniera diversa.
In tutte gli uomini cerca lui, la sua essenza, ma non lo trova, e si sente vuota.
Avrebbe dovuto apprezzare di più l'amore che lui le aveva sempre dato. Si maledisse.
Prese il cellulare con le lacrime agli occhi e scrisse “mi manchi, voglio te al mio fianco”
Lui non rispose.

Vuota. Ce l’hai presente una stazione vuota?
Con tutti quei treni merci che passano ed è buio, in quelle ore in cui i treni per i passeggeri non ci sono, sono fermi, e allora nessuno si mette sulle panchine ad aspettare, nessuno riempie le sale d’attesa.
Vuota.
Ce l’hai presente una casa vuota?
Quando anche l’ultimo mobile e l’ultimo scatolone sono stati portati via, quando tutte le camere sono rimaste senza un legittimo proprietario, quando poi sono passati dei mesi e la polvere si insinua ovunque e fa freddo anche se fuori è caldo, e c’è un odore strano, l’odore del niente mischiato a quello che era.
Vuota.
Ce l’hai presente una scatola vuota?
Una scatola che un tempo nascondeva lettere e segreti e poi a un certo punto quelle lettere e quei segreti sono diventati troppo “da giovani”, troppo scomodi, e allora sono stati buttati via senza nemmeno tanti rimpianti per lasciare il posto a qualcosa di più utile.
Solo che niente sembra essere utile abbastanza per prendere il posto di certi ricordi, e si capisce dopo, e allora la scatola resta
Vuota.
Ce l’hai presente due occhi vuoti?
Quando li guardi e non sfuggono, non si nascondono ma non parlano, non sanno parlare o forse non vogliono farlo. E allora stanno fissi su un punto che sembra avere un senso e invece non ne ha e guardano sempre lì, lì continuamente, per non riempirsi più, mai più, perché da quando sono vuoti stanno meglio, da quando sono vuoti niente più lacrime, niente più domande indiscrete e qualche “uh, come ti trovo bene! Sei in splendida forma” e ti credo, con gli occhi vuoti puoi far credere di essere chiunque, anche una persona felice ma resti sempre
vuota.
Ce l’hai presente una giornata vuota?
Uno di quei giorni in cui potrebbe succedere di tutto e invece non succede niente e comunque non quel niente che rende una giornata “tranquilla”, ma quel niente che fa arrivare al momento di andare a letto e fa pensare di aver perso un giorno e ti chiedi se ti verrà mai restituito, perché insomma…non volevi, non credevi, non pensavi che passasse così velocemente e ti senti in colpa e ti sembra quasi di non esserti mai svegliato quei giorni lì.
Vuoti.
Ce l’hai presente una persona vuota?
Ci sono giorni in cui mi sento talmente vuota che dico “ti voglio bene” a tutti i miei amici, dico “ti amo” all’uomo che amo, faccio l’amore, accarezzo un po’ di più, abbraccio più forte, rido di più.
E gli altri mi guardano e pensano “com’è dolce” e io invece penso che non serve a niente, che volevo riempirmi di un corpo solido, che volevo riempirmi di qualcosa di bello e invece resto sempre
Vuota.
Vuota come una stanza in cui prima c’era una festa e poi la festa è finita, la musica è stata spenta, e resta qualche bicchiere abbandonato qua e là, il disordine, il silenzio, bottiglie
vuote.
Vuote come chi un tempo era pieno di qualcosa, e poi ha perso questo qualcosa e al suo posto non sa più metterci niente di niente di niente.
—  Susanna Casciani