suo me

Lo cercherai ancora, inutile negarlo. E in mezzo alla gente avrai l'ansia di incontrarlo, come la prima volta che l'hai visto. E l'ultima volta che l'hai perso.
Lei aveva uno sguardo che sapeva tutto di me e io sapevo tutto del suo, senza esserci potuti dire quasi niente che giustificasse quella strana sintonia. Due persone che si guardano e si spogliano di tutto, hai presente?
—  Massimo Bisotti
Perche’ mo te lo spiego:l'omo che voglio nun dev'essere normale!!   No! Io lo voglio matto,lo voglio trová fori de casa senza che so niente,deve avecce voglia de sta con me tutto er tempo,ma pure de sta co l'amici sua, de sta co me e co loro contemporaneamente.
Non voglio cose grosse,robba smielata o altre merdate.
Voglio che me porta ar mare pure d'inverno, io lui e na birra e che me dice che me ama, voglio che me faccia capi’ che ce tiene a me, non co gesti enormi ma co le piccole cose, nfiore preso ar prato davanti casa che quanno me lo da me dice ‘L'ho visto e t'ho pensato’.
Che nse schifa se mangio un bigmc ma che invece se lo magna co me.
Che la notte quanno non dormo me vie’ a prende e me porta a vede Roma de notte.
Voglio che prima de tutto er resto ce sto io,ma senza esse ossessivo,me deve fa capi’ che senza de me nce po sta’….Sti cazzi de quelli che chiacchierano voglio i fatti da st'omo.
Voglio che ride ‘nfaccia all'altre donne,pure se so più belle de me (e sicuramente lo sono),perché tanto er core suo è solo pe me.
Ah, e non voglio cose costose, voglio er core suo perché tanto io glie lo do il mio Insomma st'omo, lo voglio pazzo quanto me e de me
Com'è possibile che una persona sempre presente, all'improvviso sparisca?!
Io….io non me ne capacito.
Rivoglio le sue attenzioni.
I suoi messaggi.
I suoi sorrisetti che, Dio, quanto adoro.
Le sue battute stupide.
Rivoglio tutto indietro.
Voglio ritornare ad essere un suo pensiero.
Vorrei….
—  FreeSoul02

Oggi ero sul treno per tornare a casa dall'università, stavo leggendo persa nei miei pensieri quando a una fermata è salita una coppia. Avranno avuto 17, 18 anni. Lui aveva i jeans e una felpa, lei aveva i capelli perfettamente in ordine e tanti anelli. Si sono seduti abbastanza vicino da poterli vedere con la coda dell'occhio e da poterli ascoltare. Lei gli si è accoccolata tra le braccia e lui ha iniziato a baciarle il collo e l'orecchio, al che lei ha fatto uno strillo “no amo, mi dà fastidio” e intanto gli si faceva più vicina. Poi ha preso il telefono e ha iniziato a fargli vedere le foto di una ragazza che penso conoscessero entrambi, e a commentarla con “a parte che è cessa, ma poi è proprio una zoccola”, lui annuiva ma era troppo concentrato a baciarla per ascoltarla davvero.
Ho deciso quindi di tornare al mio libro decisamente più interessante, ma ormai i miei pensieri erano già altrove. E allora ho pensato che forse quella coppia parlava di cose frivole solo perché erano in pubblico, forse oltre al desiderio evidente di entrambi di starsi vicino c'è di più. Glielo auguro, ma ho pensato che io non reggerei una situazione simile. Ho pensato che non riuscirei mai a vedermi nei panni di lei, a condividere informazioni inutili e cattive su una persona attraverso uno schermo, a lasciare che l'altra persona mi baci senza neanche guardarla, troppo impegnata a guardare qualche foto su instagram. Ho pensato che non riuscirei a chiamare “amo” il ragazzo per cui provo qualcosa di forte. Avete mai pensato a quanto sia bello il nome? Avete mai pensato al significato dei vostri nomi, e che nell'antichità si pensava che il nome rivelasse la persona. Non è solo un modo per distinguerci, forse il nome è parte di ciò che siamo, e quanto è bello quando sei così in confidenza con qualcuno da inventare per lui un nome nuovo, che lo identifichi solo per te, che dica qualcosa di ciò che provi nei suoi confronti. Come può un sentimento talmente bello essere riassunto in un “amo”, che già di per sé è riduttivo?
Ho pensato che in quinta superiore il prof di filosofia ci aveva fatto scrivere un tema sui problemi della nostra generazione, delle riflessioni su come sembriamo fatti tutti in serie. Ci aveva impiegato parecchio a correggerli, poi un giorno in classe ce li ha riconsegnati dicendoci: “questi temi sono stati un grande spunto di riflessione anche per me, e ho notato che sentite un gran bisogno di parlare di questi argomenti, il che vuol dire che non parlate abbastanza tra di voi, non affrontate questioni così importanti. E allora mi chiedo… Ma che relazioni avete?”
Oggi guardando quei due ragazzi mi sono chiesta la stessa cosa. Si parleranno davvero? Davvero hanno voglia di affrontare tutti i problemi insieme o è solo una relazione che resta in superficie?
Sarà che sono cresciuta con l'idea che se un rapporto non fa crescere e non cambia il modo di vedere le cose, allora non vale la pena perdere tempo. Sarà che mi sono abituata, quando sono vicina a una persona, a essere davvero con lei. Senza distrazioni. Mi sono abituata a lasciare che gli altri mi conoscano con tanto di pensieri scomodi e difetti, e voglio che loro mi permettano la stessa cosa: di entrare un po’ nel loro mondo, di vedere la vita attraverso i loro occhi. Non sono mai stata brava a mantenere le relazioni superficiali - per assurdo, sono quelle che mi soffocano.
Sono abituata a esserci, a parlare, a piangere e a ridere con chi amo, e non voglio persone che non si permettono di mostrarmi le loro paure e debolezze. Perché le abbiamo tutti e sono meravigliose e quelle fragilità io non le cambierei con nessuna perfezione.
Io credo che non mi troverei mai a mio agio in una situazione così: su un treno, mentre lui è impegnato a esserci fisicamente e tu persa a guardare le foto di un'altra persona su un iphone.
Io voglio una relazione in cui se mi commuovo davanti a un quadro lui mi chiede perché, e se gli rispondo che non lo so mi aiuta a cercare le parole per spiegare quello che sento. Una relazione in cui se ho bisogno di parlare dei miei sogni lui mi ascolta e mi aiuta a tenere i piedi per terra senza distruggere i miei progetti. Una relazione in cui se lui sembra perso nei suoi pensieri, mi fa un po’ di spazio per cullarli e risolverli insieme. Una relazione in cui parlare di qualsiasi cosa, dagli sconti nei negozi di abbigliamento al premio Nobel per la pace. Una relazione in cui poter guardare il cielo e dire le prime cose che ci vengono in mente. Una relazione che faccia bene, che faccia crescere, che costruisca qualcosa di bello.
Se non posso condividere il mio mondo e se l'altra persona non vuole condividere il suo con me, mi chiedo a che cosa mai possa servire fingere di stare insieme senza essere insieme davvero.

Ascolta gli ordini del suo cuore e obbedisce.
Io no, io do retta a tutta me stessa. E ogni volta che devo decidere qualcosa, c'è in me una riunione di condominio: cuore, testa, corpo e anima si vedono e si consultano.
Di solito è la testa quella a cui do più ascolto: mi sembra abbia idee migliori.
—  Giulia Carcasi

anonymous asked:

Cosa cerchi?

Cosa cerco? Na regina, la mia.
Quella che quando me sveglio la trovo nuda tra le lenzuola, quella che posso vizià co i regali, che me la porto in giro consapevole de fa invidia, quella me fa la gelosa e me mette il broncio, che se incazza quando nu le do attenzioni (non sia mai). Quella che me sta vicino sempre, anche quando faccio lo stronzo, che m'accompagna in giro pe Roma e me marchia. Me fa suo come lei mia.

Lo odio.
Lo odio perché mi fa incazzare, perché mi rende vulnerabile e io odio essere vulnerabile alle persone, lo odio perché passo intere giornate ad aspettare un suo messaggio, lo odio perché non so cosa gli passa per la testa ed è un lunatico del cazzo, lo odio perché un suo messaggio mi migliora la giornata e un suo visualizzato me la peggiora, lo odio perché mi sta facendo affezionare, lo odio perché è la causa dei miei sbalzi d'umore. E quando una persona ti fa cambiare umore in un attimo, è la fine.

Una bambola silenziosa

Martina è bellissima.

A volte la guardo incantata è come una leggiadra ballerina alta e slanciata.

Capelli lunghi biondi, a volte, mi piace accarezzarglieli.

Splendidi occhi azzurri che guardano spesso nel vuoto.

Non parla mai, come una bellissima bambola silenziosa…


Martina ha dieci anni e la conosco da quando ne aveva quattro. Sono passati sei lunghi anni da quando ci siamo incontrate la prima volta.

Sta crescendo, ma a parte il suo aspetto fisico, continua a non cambiare nulla in lei.

Continua a vivere in un mondo tutto suo.

Chissà com'è il suo mondo…

A volte lo immagino un posto talmente bello e mi convinco che è quello il motivo per cui non esce mai da lì…

Ma non è così…


Martina è una bambina autistica che non riesce a comunicare con le persone e si esprime solo con le emozioni. Non usa la voce per comunicare, pur potendolo fare.

Se è triste si nasconde in un angolo.

Se è felice ti saltella intorno sorridendo.

Se è arrabbiata sbatte i piedi e ti spinge via.


Lei comunica solo così…

E dopo tutto questo tempo ho imparato ad interpretare ogni suo piccolo gesto.

I suoi gesti sono le sue parole.


Martina è intelligentissima. Rimango ogni volta impressionata dal modo in cui completa i suoi puzzle. Sa esattamente trovare un piccolissimo pezzetto, proprio quello che va esattamente lì.

Io ci perderei una serata a trovarlo…


Martina è abitudinaria. Non toccare i suoi giochi. Sono sempre quelli. Non toccare i suoi libri. Sempre gli stessi.

Tutti gli oggetti devono trovarsi sempre allo stesso posto. Introdurre qualcosa di nuovo nel suo mondo diventa per lei motivo di ansia e agitazione.



Ieri ci siamo riviste dopo le vacanze estive.

Mi basta osservarla qualche secondo mentre entro nella stanza per capire che è totalmente immersa nel suo mondo.

Mi guarda a sua volta qualche istante e torna a giocare con i suoi cubetti. *Come se non ci fossi…*

Interagisce pochissimo e solo con gli adulti e quando decide di non farlo difficilmente si riesce a farle cambiare idea.

Semplicemente t'ignora. *Mi sta ignorando.*


Non sono con lei in quella stanza perché ha deciso di starsene nel suo mondo.

*Provo ad entrarci io per farla uscire…*


Mi siedo di fronte a lei e comincio a toccare i suoi cubetti.

Reazione che mi aspettavo, spinge via la mia mano, senza nemmeno guardarmi.

Insisto. *Vieni da me*

Nuovamente mi manda via.

Ci riprovo. *Vieni da me*

Questa volta mi lascia prendere i cubetti.

Copio esattamente i suoi stessi movimenti.

Sta costruendo una torre ed io faccio lo stesso.


Le torri cominciano ad essere alte e i cubetti stanno per finire.

Martina si ferma a guardare la mia torre e con un gesto improvviso la fa cadere, prende i miei cubetti e comincia a costruire una nuova torre.


Continua a non uscire. *Vieni da me*


Mi fingo offesa e mi vado a nascondere sotto il tavolo esattamente come fa lei quando è triste, rannicchiata con la testa fra le gambe.

*Vieni. Vieni da me*


Mi sento tirare per un braccio.

Martina mi sta finalmente guardando e porta l'indice alla mie labbra.

Quello è il segno per dirmi che posso parlarle e che mi sta ascoltando. *Sì*


“Ciao Martina” le sorrido

Abbassa nuovamente lo sguardo, si sta allontanando di nuovo.


“Martina! Sono qui, guardami. Mi tocco le labbra. Ho detto CI.A.O.”


Risponde con un suono. Un suono. Un lieve vocalizzo. Ha emesso un suono. Un suono. La. Sua. Voce.


Guardo entusiasta dalla finestra il logopedista sorridente che mi fa segno di continuare.


*Non ci posso credere. Ha emesso un suono*

Ogni tanto succede. Sono rarissime le volte.

Poche le volte in cui si riesce a strapparla dal suo mondo.


“Bravissima, Martina!”

Sono felicissima e le sto battendo le mani, mimando il gesto, perché i suoni forti la spaventano.


È felice mi sta toccando il viso sorridendo.

Poi improvvisamente…


Mi si tuffa addosso sdraiandomi a terra nell'abbracciarmi.

Martina adesso è nel mio mondo che è anche il suo. È con me nella realtà.

Sono riuscita a farla venire da me. Con me. Non ci starà molto perchè tornerà ad essere la bellissima bambola silenziosa, nel suo mondo, ma in quel momento, con lei felice su di me, stretta nel suo abbraccio, sto toccando il cielo con un dito.

In quel preciso momento sento che, a modo suo, mi sta parlando e le rispondo:


“Sì… ti voglio bene anch'io, Marty…”

anonymous asked:

mi spieghi meglio che c'era tra te e la ragazza nel pullman?

Era un giorno come tutti gli altri, io ero seduto al mio solito posto con le cuffie alle orecchie mentre guardavo fuori, il pullman pian piano si stava riempendo e le persone avevano iniziato a stare in piedi visto che i posti liberi non erano più disponibili. Mentre sto per cambiare una canzone alzo lo sguardo e noto una ragazza che di scatto abbassa gli occhi, come per evitare di farmi capire che il suo sguardo fosse rivolto a me, sembrava che non si aspettasse che mi sarei accorto di lei, in quel momento pensai che magari fosse solo una coincidenza che i nostri sguardi si fossero incrociati. Il giorno dopo quando arrivò la sua fermata la fissai mentre saliva per farmi un’idea di lei..e mi trovai il suo sguardo su di me,  di nuovo, e ci guardammo negli occhi per pochi secondi che sembravano un’eternità, aveva degli occhi molto scuri, sembravano pieni di oscurità e questa cosa mi fece venire i brividi, anche perché non avevo mai visto degli occhi del genere e se in più ti fissavano pure, rimanevi senza parole. Indossava solitamente leggings, una maglietta con una giacca nera, il mio colore, e portava i capelli neri lisci e sciolti, amo i capelli lisci e sciolti, si vedeva che ci tenesse al suo look, sembrava che le piacessero le cose che piacevano a me. Abbiamo iniziato così a fissarci ogni giorno, piano piano diventava un’abitudine, ci scambiavano sguardi ogni volta che lei saliva finché non trovava posto e poi continuare a guardarci negli occhi quando doveva scendere (scendeva prima di me). Non la conoscevo, non sapevo nemmeno che nome avesse ma queste cose passavano in secondo piano quando me la trovavo davanti. Si sedeva sempre nei posti anteriori del pullman, io al centro, lei non andava mai oltre, forse perché dietro c’era sempre confusione causato da alcune persone più grandi e questo mi aiutava a farmi un’idea di lei, di che persona fosse. Questa storia iniziava a prendermi molto, ero curioso di vedere fin dove potesse arrivare, così non volevo mai perdere quel pullman perché sennò avrei perso lei visto che potevo vederla solo di mattina, quindi mi svegliavo un po’ prima solitamente per essere in tempo. La cosa continuava sempre nella stessa maniera, ogni giorno, come se ormai fosse diventata una routine, lei saliva, ci fissavamo, si sedeva, io la guardo seduto da dietro facendomi 1000 domande su chi fosse e perché mi fissasse, penso che pure lei si facesse queste domande, poi si alzava per scendere e ricominciavano gli sguardi, ricordo ancora a quando stava in fila e si girava verso di me cercando di non farsi scoprire..scatenava in me tante emozioni e poi scendeva. Con il tempo iniziò a sedersi sui posti che erano vicino a me, piano piano si avvicinava, iniziò poi a sedersi al posto davanti a me e la notavo guardarmi in quel minuscolo spazio tra i sedili che bastava a far incrociare i nostri occhi. Molte persone magari avrebbero fatto il passo, io invece non riuscivo nemmeno a dire una parola per tutto quello che provavo solo guardandola, e devo dire che avevo scoperto in quella circostanza che ero timido, da quel giorno, quando si sedette davanti a me, iniziò a scendere dalla seconda porta che era affianco al mio sedile e me la trovavo a 2cm di distanza, fu in quel caso che sentì il suo profumo, era alla fragola, una meraviglia. Ad un certo punto cambiò tutto, smise di fissarmi, saliva sul pullman e si notava la fretta con la quale andava a sedersi, come per evitare i miei sguardi, e quando scendeva non si girava più, mi evitava e io non capivo più perché, iniziavo a diventare paranoico, pensavo che magari si fosse stancata, che non le bastavano più questi sguardi, ma non sapevo come contattarla, nessuno dei miei amici la conosceva, nessuno poteva presentarmela e in più il pullman era sempre pieno e con le sue amiche sempre intorno a lei mi era difficile scambiare due parole, fu lì che iniziai a trovare difetti in me, fu per la prima volta che mi sentivo così triste sapendo che stavo perdendo qualcuno che non era mai stato mio, la cosa mi faceva male anche se lei non era nessuno per me, ma era come se mi sentissi legato a lei. Non mi calcolò per alcune settimane e passai quel periodo in modo abbastanza difficile, con tanti pensieri per la testa, mi ero ormai rassegnato, mi ero impresso nella mente che l’avevo persa, non volevo rimanere sempre triste così decisi di evitarla, di non pensarci più, decisi che anche io dovevo smettere di fissarla e sperare che alzasse il suo volto, già quel volto così innocente e tenero con due occhi pieni di oscurità che ti attiravano. Passarono altri giorni e tutto continuò così, quando un giorno facevo le mie cose al cellulare, e sento “posso?”, tolgo lo zaino senza nemmeno alzare lo sguardo per vedere chi fosse e torno ai miei affari..lì sento un buonissimo profumo alla fragola e mi giro di scatto, era lei, sì proprio lei, si era seduta vicino a me e io non lo avevo nemmeno notato, non riuscivo a crederci, per la prima volta mi aveva chiesto il posto, solitamente il posto vicino a me era sempre libero e lei pur notandolo si sedeva altrove. In quel momento mi passarono in testa così tante cose che non sapevo come mettere ordine, questa cosa non mi era mai capitata, sono una persona che sa cosa deve fare e cose vuole, eppure solo la sua presenza lì mi faceva impazzire, non riuscivo a fare nulla, stavo lì immobile a realizzare il fatto che lei fosse lì. Mentre sono ancora indeciso su cosa fare, arriva già la sua fermata e lei si alza e scende. Non me la prendevo con me perché non le avevo parlato, sapevo che da ora avrebbe iniziato a sedersi vicino a me più spesso e già questo mi bastava, ma comunque domande come “perché mi ignorava e ora fa tutto questo?” sorgevano. Non capivo. Il giorno dopo speravo che questa cose accadesse di nuovo, arriva la sua fermata, lei sale e quando sta per venire verso di me.. uno stupido moccioso si siede vicino a me, questo bastardo leva lo zaino da solo e si siede, e lei dopo aver visto che il posto non era più disponibile si sedette vicino a qualcun altro. Inutile dire la voglia omicida che mi prese, avevo voglia di dare fuoco a quel ragazzino. Da quel giorno lo guardai male ogni volta. Passarono ancora giorni e lei non mi chiese più il posto, ci continuavamo a guardare. Tornarono i suoi momenti “no”, quando mi ignorava del tutto per settimane, evitava ogni tipo di sguardo. Pensai che passasse alcuni momenti difficili e preferiva starsene da sola, per conto suo, proprio come facevo io. Una cosa che notai era che dopo questi momenti lei “tornava alla grande”, per esempio si sedeva vicino a me oppure non smetteva di fissarmi come se volesse farsi perdonare. Un episodio che non dimenticherò mai è quando un gruppo di ragazzi salì, lei salì per ultima, era infondo alla fila, questi ragazzi mi chiesero “occupato?” io dissi di sì, e proseguirono, lei era rimasta a guardare la scena, quando tutti quanti passarono cominciò a venire verso di me, io tolsi lo zaino e lei si sedette senza che nessuno dei due disse una parola. Mi ero emozionato lì, lei aveva capito esattamente quello che volevo, era un momento speciale per “noi”. Alcuni giorni dopo venni a sapere da mio padre che ci saremmo trasferiti all'estero, per via dei miei studi e per il loro lavoro, la prima cosa che pensai era lei, di non poterla più vedere, di allontanarmi da lei, mi prese una stretta al petto pensando a queste cose. Iniziai a stare male, pensavo molto a cosa fare, passavo ore a pensare e pensare. Scelsi in quel momento di non fare nulla con lei, che era meglio se ci fossimo allontanati perché ci sarebbe stato più dolore altrimenti, e io non potevo sopportare questa cosa. Smisi di guardarla, non le rivolgevo nessun sguardo, perché sapevo che se l’avessi fatto mi sarei ferito molto di più e che anche per lei, era meglio così. Non ci siamo mai conosciuti, io non so che tipo di persona sia lei, e lei non sa che tipo di persona sono io, ma ci eravamo legati solo guardandoci, eravamo diventati qualcosa per l’un l’altro, due perfetti sconosciuti erano diventati qualcosa. Scoprì pure il suo nome, A. Che stranamente è pure il mio nome preferito. Lei ora si è fidanzata, e spero che sia davvero felice e la ringrazio per tutto quello che mi ha fatto provare.

-Elle

Vorrei sposare una donna, amarla in silenzio con tutto il mio cuore, avere dei figli e contemplarla a lungo, a ogni respiro effimero al calar del sole. Vorrei stringerle la mano e guardare l'orizzonte, il nostro tramonto, guardarla negli occhi e dedicarle i miei silenzi dove le accarezzo dolcemente i pensieri.
Vorrei fare l'amore con lei senza neppure sfiorarla. Tenere dentro di me il suo profumo, il suo sorriso, i suoi capelli morbidi. Sentire il suo caldo ventre. Tenerlo appoggiato delicatamente a me. 
Vorrei sedermi una mattina, scrivere di lei, di noi. Come Montale fece con la sua. Dedicarle poesie, dolci parole, limpide e fresche, frecce che colpiscano uno ad uno gli anni passati insieme. Ricordare con decisa passione e nostalgia. Toccare, sfogliare, ascoltare un libro che tanto le avevo letto, che tanto amava, che tanto amavo.
Vorrei, una mattina, scrivere di lei, pensando solo a lei. 
Vorrei sentire una forte mancanza, un forte desiderio di riabbracciarla. Vorrei poter baciare ancora quegli occhi, sentire il suo battito vivo, più vivo del mio, incessante e puro.

Vorrei poterti amare e perderti. Ritrovarti nelle mie parole senza lasciar svanire gli attimi passati con te. Vorrei trovare il coraggio di dirti che tu, madre di alcuni piccoli che mai cresceranno per te, sei stata la più importante e la più essenziale, la più graziosa e fine, fragile e delicata donna nella vita di questo pover'uomo e che ora, inesorabilmente, sente il bisogno viverti, ancora, un po’. 
Per sempre.

Perche’ mo te lo spiego:l'omo che voglio nun dev'essere normale!!No!Io lo voglio matto,lo voglio trová fori de casa senza che so niente,deve avecce voglia de sta con me tutto er tempo,ma pure de sta co l'amici sua,de sta co me e co loro contemporaneamente.Non voglio cose grosse,robba smielata o altre merdate.Voglio che me porta ar mare pure d'inverno,io lui e na birra e che me dice che me ama,voglio che me faccia capi’ che ce tiene a me,non co gesti enormi ma co le piccole cose,nfiore preso ar prato davanti casa che quanno me lo da me dice ‘L'ho visto e t'ho pensato’.Che nse schifa se mangio un bigmc ma che invece se lo magna co me.Che la notte quanno non dormo me vie’ a prende e me porta a vede Roma de notte.Voglio che prima de tutto er resto ce sto io,ma senza esse ossessivo,me deve fa capi’ che senza de me nce po sta’….Sti cazzi de quelli che chiacchierano voglio i fatti da st'omo.Voglio che ride ‘nfaccia all'altre donne,pure se so più belle de me (e sicuramente lo sono),perché tanto er core suo è solo pe me. Ah,e non voglio cose costose,voglio er core suo perché tanto io glie lo do il mio Insomma st'omo,lo voglio pazzo quanto me e de me
— 

Frasi Romane 

(via @tiamocomesiamailmaredinverno)

Non ho fatto altro che sognare. Questo, e questo soltanto, è sempre stato il senso della mia vita. Non ho mai avuto altra occupazione vera se non la mia vita interiore. I più grandi dolori della mia vita sfumano quando, aprendo la finestra che si affaccia sulla strada del mio sogno e guardando il suo andamento, posso dimenticare me stesso.
Non ho mai voluto essere altro che un sognatore. Sono appartenuto solo a ciò che non esiste dove io esisto e a ciò che non ho mai potuto essere. Ogni cosa che non è mia, anche la più vile, mi ha sempre parlato con poesia. Non ho mai amato nulla. Non ho mai desiderato altro se non ciò che non riuscivo neppure a immaginare. Dall’amore ho preteso soltanto che non cessasse mai di essere un sogno lontano.
Perfino nei miei paesaggi interiori, tutti irreali, è sempre stata la lontananza ad attirarmi; e il profilo degli acquedotti, nella lontananza di quei paesaggi sognati, aveva una dolcezza di sogno: una dolcezza che faceva in modo che li potessi amare.
—  Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine