sulla stessa barca

Io direi che è anche giunto il momento di guardare in faccia le cose, smetterla di prenderci in giro e ammettere quello che già sappiamo.
Quindi iniziamo con lo smettere di chiamarlo razzismo.
È qualcosa di più grande, più pericoloso e frutto di questi tempi.
Qualcosa che non ha più a che fare con la razza, ma con la paura e l'egoismo.
Qualcosa che ha a che fare con il meccanismo di sentire una minaccia e incolpare il più debole e vendicarsi vigliaccamente di lui.
Io questo sentimento lo avvicino di più all'odio servile.
Ignoranza, odio e violenza.
Non si limita più alla sola razza.

Non so un cazzo.
In questi giorni, in tutte le biblioteche, in tutte le aule studio e in tutte le case di universitari e liceali  fluttuano nell’ aria le stesse quattro parole, che non sono “ sole cuore amore moccia” , bensì “ Non so un cazzo! ”. Il “ Non so un cazzo ” è un atto di profonda fratellanza, che supera ogni confine razziale tra facoltà diverse ed esami diversi, supera ogni barriera ed unisce. Significa “Siamo tutti sulla stessa barca in un mare di merda, non sappiamo nuotare e ci hanno rubato le scialuppe di salvataggio”. Niente ci rende più uniti e vicini di un “ Non so un cazzo ” gettato lì a caso.
Se state studiando e avete qualcuno accanto diteglielo, vale più di un abbraccio.

-Alessio Dandi.