sudat

La timidezza è composta dal desiderio di piacere e dalla paura di non riuscirci. La cosa divertente è che quando la gente ti definisce ‘timida’ di solito sorride. Come se fosse una cosa carina, un'abitudine buffa che perderai crescendo, come i buchi nel sorriso quando ti cadono i denti da latte. Se sapessero come ci si sente, ad essere timidi, non soltanto insicuri, non sorriderebbero. No, se sapessero cosa vuol dire avere un nodo allo stomaco o le mani sudate, oppure perdere la capacità di dire qualcosa di sensato. Non è affatto carino.
Lo rincontrerai,
Come sempre avrai il battito a mille e quelle cazzo di farfalle nello stomaco,
gli occhi lucidi,le mani sudate e le gambe che tremano.
Lo rincontrerai,e avrai voglia di rincontrarlo sempre,
E ti sembrerà che il tramonto non arrivi mai,ma nonostante tu non lo veda,lo amerai sempre.
Non lo vedrai e t'innamorerai,rassegnati.

anonymous asked:

Your writing is incredible - sending love and appreciation to you <3 And a prompt :)I just finished ds9 and I'm desperately need something post-canon, mb even after A Stitch in Time, when Julian is trying to go to Cardassia for some reason but gets detained on the border because of smt and has the "one call" right. And then it takes whatever direction you prefer ;) I hope you aren't too busy and you still accept prompts.

I know this was sent months ago, but thank you. <3

I’m in need of just pure happy right now. Because someone just watched Cairo Time for the second time in less than twenty-four hours. GAH. HAPPY REUNIONS PLEASE.

As a side note, I actually haven’t read A Stitch in Time yet. I have a copy. I’m just really bad at getting to books in a fast manner. The first sentence of this is the last line of the novel though, because I’m that kind of person.

This isn’t very long and I had intended on writing something horror today. I will likely fill a second prompt later.

In Person

You’re always welcome, Doctor.

Julian was sure Garak meant that. And he was also certain that there was more there than the simple “come and visit” undertones. He was so certain that he resigned his post on Deep Space Nine and made arrangements to go to Cardassia. It’s wasn’t a visit. He intended to stay. What he would do, he wasn’t sure. He wasn’t even sure Garak would approve. But the novel length series of letters was more than enough to remind Julian where he truly wanted, and needed, to be.

Without reaching out to Garak for approval, Julian packed his things and took a series of shuttles to Cardassia Prime. The entire journey took forty-nine hours. Far too long, for Julian’s liking, but it was done. And he arrived on the planet in the Cardassian filled transport a little bleary but otherwise prepared for the journey that lie ahead.

Julian waited in line as the people on the shuttle were ushered through check-in one at a time. His singular bag with his various belongings was slung over his white button-up and rested against his black clothed hip. His right thumb brushed over his passage slip, over the Cardassian letters that read off the departure time, the expected landing time, the seat he was given, and how much he’d paid for it. Under it, tucked between his middle and pointer fingers, was his identification, complete with a picture and his changed employment status. He handed the slip and the ID over to the Cardassian soldier who stood poised at the entrance to the city’s central station. He assumed the transaction would go smoothly. But steeled blue eyes met his own brown ones.

“Your paperwork isn’t complete. I can’t let you through,” the Cardassian said, handing the information back. Julian blinked and reached for it, but let his hand hover over the paperwork.

“I thought all I needed was an ID and a ticket.”

“Anyone who’s not Cardassian also needs personal verification from a Cardassian citizen.”

Keep reading

Non vivo a pieno le emozioni, perché sono controllata solo, dall'ansia.
Non ho mai impostato una foto dove baciavo il mio fidanzato, non mi sono mai potuta ‘vantare’ di avere il ragazzo dei sogni.
Non ho mai provato l'emozione di postare screenshot di qualche nostra conversazione sdolcinata.
Nessuno mi ha mai dedicato nulla, neanche un semplice stato WhatsApp.
Non sono mai stata il 'ne vale la pena’ di qualcuno.
Non mi hanno mai chiamato, chiedondomi di uscire, magari con la scusa più banale.
Nessuno ha l'ansia, le mani sudate, il cuore a mille, quando si tratta di me.
Non sarò la sveglia, il buongiorno, la buonanotte, i sorrisi, i brividi di qualcuno.
E a me, fa male perché tutto si riduce ad un visualizzato senza alcuna risposta.
Ed io, vorrei viverle certe cose, ma non posso.
—  Ashesofdestiny. |Natasha Maselli.
Mi manca ancora, delle volte.
Mi manca quando guardo l'alba dal finestrino del pullman e penso alla sabbia fredda sotto i nostri piedi e ai suoi abbracci, mentre il sole pian piano ci illuminava il volto quel 27 luglio di due anni fa.
Mi manca quando leggo un libro, perché in un modo o nell'altro lui è sempre lì, in una frase, in una parola, in un'espressione. E m'immagino la sua voce che ripete le stesse parole, con quel suo accento marcato che tanto amavo.
Mi manca quando la sera non ricevo più la sua buonanotte.
Mi manca quando piove e fa freddo, e vorrei perdermi nelle sue braccia e nel calore del suo corpo.
Mi manca quando penso a quella che ero quando stavo con lui, e a quella che non sarò mai più.
Mi manca lui, ma mi manco anche io.
Tra quei sorrisi sereni e quelle risate spensierate. Tra le lacrime, le urla, le litigate, e gli schiaffi. Tra i “ti odio” urlati e i “ti amo” sottovoce. Tra il dolore, la rabbia e l'orgoglio. Ma anche tra la gioia, l'amore e la felicità. Non ci sono più, tra queste cose.
Sono un po’ vagabonda, un po’ persa, un po’ nulla. E mi manco.
Mi manco perché avevo bisogno di quella “me”. Mi manco perché il vuoto che ha lasciato quando se n'è andato non è solo dentro di me, ma anche su di me: nei miei occhi, nella mia bocca, sulle mie mani e sulla mia pelle.
Tutto manca, da quando manca lui.
E come potrò mai essere la stessa senza di lui?
Senza i baci sul collo, le passeggiate in riva al mare, senza le corse sotto la pioggia e l'amore in spiaggia. Senza le carezze sui capelli, le mani sudate, senza le sue braccia intorno a me e i suoi sguardi pieni di passione.
Come potrò tornare a sorridere spensieratamente, se adesso di pensieri ne ho fin troppi? Se adesso lui è diventato uno di quei pensieri che mi tartassano la mente, e non una presenza costante?
Mi manca, delle volte. Però io mi manco sempre, irrimediabilmente. E nonostante io conviva con questo vuoto da tempo, mi ripeto che va bene così.
Che sì, fa male delle volte, fa male perché le assenze fanno sempre male, perché lui fa sempre male, qualsiasi cosa faccia, perché le assenze ti logorano, ti consumano, ti lacerano e non c'è via di uscita.
Però va bene così, perché silenziosamente, segretamente e impercettibilmente lui c'è.
C'è la mattina, quando mi sveglio da un incubo e lui mi ripete che con lui al mio fianco non ne avrò più.
C'è a scuola, quando mi aiuta nei compiti e motiva.
C'è a casa, quando adesso fa buio presto e fa freddo sempre, e allora mi prende le mani tra le sue per farmi riscaldare.
C'è la sera, mentre sono seduta sul divano a guardare un film e lui mi abbraccia.
E c'è la notte, incastrato tra le lenzuola e i miei sogni.
Non posso sentirne il profumo, o la voce melodica, o il calore, né tanto meno la sua pelle a contatto con la mia, ma va bene così.
Perché a me basta così, mi basta sapere che una parte di lui è ancora lì, dentro di me, ancorato a quello che siamo stati e che non saremo più.
—  bloccataneisuoisogni
Due corpi nudi
Danzano in un
Letto di passioni.
Le dita corrono
Sulle schiene sudate
Mentre le lenzuola
Cadono ormai dimenticate.
Il suo seno maturo si
appoggia sulle labbra di lui.
Disegna una galassia
Sulla sua pelle e
Un ricordo incide per sempre.
Si baciano, si accarezzano
E sussurrano.
“Sei bella” le dice in un respiro.
Lei sorride e geme,
Prima di abbandonarsi
Tra le sue braccia.
Forse è questo l'amore:
Due anime che si incastrano.
— 

Un amore di carta, Lorenzo Guaraldi.

Available on Wattpad

Quando la spoglierai aspettati le smagliature sui fianchi, aspettati quel filino di pancia, aspettati un po’ di cellulite, aspettati le maniglie dell'amore, aspettati i capelli scompigliati, aspettati le mani sudate, aspettati gli occhi lucidi, che guardano altrove, aspettati un respiro nervoso e affannato perché ricordati caro uomo che stai per fare l'amore con una donna piena di perfette imperfezioni e non con una bambola.

Certe volte vedo le ragazze appena uscite dalla palestra in cui praticano pallavolo, e le vedo abbracciarsi con le compagne di squadra. Oppure vedo le ballerine che escono col borsone in spalla, i capelli raccolti, sudate ma comunque con un aspetto carino. Io non ho compagne di squadra con cui ridere, non esco dal maneggio con le mie amiche, e non vado a fare shopping con le ragazze che frequentano il mio maneggio. Pratico uno sport in cui il silenzio è l'unico modo di comunicare con un animale enorme, con idee, sentimenti e pensieri propri. Non litighiamo, fatichiamo entrambi per arrivare alla perfezione, la parola “arrendersi” non esiste. Rischiamo la vita ogni giorno, cercando di creare un rapporto con il proprio cavallo. Per prima cosa ci prendiamo cura di lui e poi pensiamo a noi stessi. E chi dice “Non è uno sport, te ne stai seduta li e il cavallo fa tutto da solo!” cazzata. Sei mai rimasto schiacciato da un cavallo che ti si è ribaltato addosso? Mai caduto da 2m di altezza? Mai preso un pestone su un piede da un animale di più di 800 kili? Io si. E sono ancora qui, dopo 10 anni di fatica.
Grazie ai miei genitori per avermi fatto conoscere uno sport così bello, senza non potrei vivere. ❤🐎

A me l'effetto che fa l'amore a tante persone me lo fanno le mie amiche. Tralasciando il fatto che le vedo bellissime anche la mattina dopo una sbronza colossale, anche mentre fanno dei versi strani e quando sono sudate come caproni dopo una giornata pesante, loro mi fanno proprio sentire meglio. L'amore no, mi rende insicura, ma le mie amiche sono una forza della natura, sono forti, credono in quello che fanno e dicono, hanno dei valori e lottano per difenderli, sanno ridere come matte e commuoversi di fronte al mare. Le mie amiche mi fanno meglio di qualsiasi uomo al mondo, e lo dico sinceramente: senza l'amore posso farcela, senza di loro non credo ce la farei.
—  Susanna Casciani
La vita ci mette davanti a continue scelte, che siano importanti o meno ci pongono sempre davanti al bivio: bene o male?
Troppo spesso, purtroppo, è preferibile prendere la strada più facile, quella sbagliata, forse perché prendere quest'ultima ci fa credere di avere meno problemi ed andare sul sicuro prendendo la strada sterrata. Ma se tenessimo conto delle conseguenze, sugli impatti che queste nostre decisioni prese così superficialmente hanno su noi stessi, ci rendemo ben presto conto di come è facile cadere erroneamente nella banalità.
Lasciare perdere qualcosa o qualcuno, arrendersi, smettere di lottare per qualcosa è più facile che mettersi in gioco e lottare per avere, perché lottare e rimanere nel giusto comporta anche soffrire o fare sacrifici. Ma è proprio nella mediocrità che risiede il male, nessuno deve accontentarsi, qualsiasi cosa per esser raggiunta ha bisogno di forza di volontà, per avere maggiori risultati e migliori conquiste, si deve innanzitutto scegliere la strada più complicata, nella maggior parte dei casi sarà quella più giusta per noi e non solo.
L'abilità di mettersi in gioco e ottenere, come sognare, sono diritti preziosi che l'uomo ha. È credere, che cambia la nostra vita.
Una vita basata sul prendere “scorciatoie” sarà di sicuro meno faticosa ma anche meno soddisfacente, di una vita di scelte sudate, desiderate. Ringraziare noi stessi per la forza e la determinazione che abbiamo avuto, senza bisogno di altre cose inutili e negative, è la vera differenza.
“La salita è faticosa ma il panorama è magnifico.”
—  Martina Guenza
Finito un altro anno di scuola. 
Finite le interrogazioni , le mani sudate dall'ansia di quella penna che accarezzava il registro per scorrere i nomi di chi doveva soffrire in quei 20 minuti se non di più. 
Finite le insufficienze e a volte le soddisfazioni delle sufficienze che ti fanno più che soddisfatto. 
Finite le passeggiate nei corridoi, delle corse per le scale, del parlare con chi meno te lo aspettavi. 
Finite le figuracce, le emozioni e qualsiasi altra cosa per qualcuno che poteva trovarsi lì , nel tuo corridoio a passeggiare innocuo per andare fuori o nel bagno. 
Finite le scuse per uscire. 
Finite le uscite di un'ora prima.
Finite le giornate di assemblea d'istituto e di classe. 
Finiti i 9 mesi di tristezza,solidarietà ,felicità e soddisfazione.
Ho voglia di fare l’amore da un pezzo.
Ma l’amore non è il sesso.
L'amore è baciare le labbra asciutte, tenere la faccia fra le mani, fermarsi a guardare il mare negli occhi altrui, le piccole cose, come la pelle che brucia, le mani che arrotolano i capelli.
E poi con l’interno del dito scendere sul collo.
Mordere le labbra.
Baciare tutto il corpo.
Salire a riguardare gli occhi.
Stringere le mani, respirare faticosamente in silenzio, non parlare ma capirsi con naturalezza.
E poi finire, ma restare lì a guardarsi negli occhi.
Restare lì nelle coperte sudate con i piedi incrociati.
Per poi rubarsi una sigaretta appena accesa, con un sorriso vero.
E non dire cose banali che si sono dette già tacendo.
Tenendosi le mani calde, e farlo e rifarlo fino all’alba.

non mi piace parlare
eppure lo faccio lo stesso
parlo quando ho gli occhi bassi
quando mangio senza aver fame
quando trattengo il respiro senza volerlo

parlo quando premo play sulla mia canzone preferita e voglio farla sentire a te
parlo quando ho le mani sudate
parlo con le sopracciglia curve
e le guance rosse
parlo quando c'è troppa nebbia davanti alla mia faccia
e non mi riconosci più
                                                                                                                                 parlo quando tremo,
quando sono
immobile


                                                                                a volte
grido

mi senti?

Ricordo che un tempo la piazza era affollata di gente che si sedeva sulle panchine e iniziava a chiacchierare senza sosta.
Ricordo la vecchia radio di mamma, che gracchiava ogni volta che inserivo un cd per ascoltare la musica a tutto volume, non per coprire i miei pensieri, ma per ballare con le mie amiche nel giardino.
Ricordo che il tram era bello, perché quando ti si sedeva qualcuno al tuo fianco, stringevi subito amicizia.
Ricordo i parchi, dove le ragazze raccoglievano mazzi di margherite che intrecciavano nelle loro trecce, e i ragazzi giocavano a calcio, oppure si picchiavano, forse perché imitavano i “Gormiti”.
Ricordo che a scuola non si portava il telefono, ma le carte.
Ricordo le mie ciabatte bucate, il mio secchiello che riempivo con l'acqua, la terra, le foglie ed i petali, perché stavo facendo una pozione magica.
Ricordo le sere che attendevo per vedere i film di Barbie e le mattine che fremevo per comprare i giornali delle Winx.
Ricordo che camminavo fra l'erba alta, prendevo di nascosto le giuggiole dall'albero dei miei vicini, mi stendevo per terra a fissare le nuvole correre e ad immaginarmi cosa stavano rappresentando.
Ricordo che odiavo il mare, perché c'era la sabbia, le persone sudate e l'acqua di mare salata che mi bruciava gli occhi, ma amavo passeggiare in montagna e cavalcare i pony.
Ricordo che avevo mille diari, fogli pieni di disegni, scatole piene di conchiglie che trovavo in spiaggia e di sassi colorati che trovavo quando il nonno arava la terra.
Ricordo che la punizione peggiore era quella di non poter andare a giocare con la mia amichetta e che il regalo migliore erano i pattini e la bicicletta, per sfrecciare come il vento.
Ricordo le scarpe enormi di papà e gli abiti di mamma che indossavo di segreto.
Ricordo il Nintendo con tutti i giochi di Mario e dei Pokémon, che dovevo aspettare 5 minuti perché si accendesse, ma che dovevo spegnere in continuazione perché i giochi si bloccavano e dovevo togliere la scheda, soffiare forte, rinfilare e aspettare altri minuti che a me sembravano non terminare mai.
Ricordo la mia infanzia, che sempre mi manca.

-Alessia Alpi (Volevoimparareavolare)

—  Scritta da me
Promiscuità

Ti vorrei qui, ora con me. Nel mio letto. Liberi e disinibiti. Noi che ci baciamo, ci mangiamo, ci divoriamo l'anima, ci strappiamo i vestiti.
“Sguardi che crepano persino i muri”
Fuori dalle chiamate, fuori dai messaggi, fuori dagli schemi.
“Due fuochi, elevata temperatura di calore, sudorazione a mille, passione”.
Questo mi dicesti e così riassumesti in una frase quel maledetto mercoledì in cui abbiamo capito la potenzialità di quello che c'è tra noi.
Non è solo attrazione fisica, è molto altro.
È desiderio in tutte le sue forme.
Voglio divorarti tutto, voglio scoparti con il corpo e con la mente finché non siamo esausti. Ma non lo saremo mai. Ho fame di te, ho voglia di quello che puoi darmi, voglio fare l'amore con la tua testa, voglio che entri dentro di me in tutti i modi in cui si può.
“Le tette sudate, le mani sul culo…”
Difficile dimenticare se si è stati bene.