sud est asiatico

Laura Boldrini

Laura Boldrini ci spiega perfettamente perché in Italia state sempre più una merda. Ma non a livello economico, piantatela di rompere i coglioni che non siete poveri, ma come società a livello etico-morale, se preferite proprio come esseri umani. 

Nel 1981, a 20 anni, la Boldrini parte 3 mesi per il Venezuela a lavorare in una piantagione di riso. Vi ricorda Di Battista? Manco per il cazzo, perché a quel punto lei, dopo aver viaggiato per Panamà, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Messico e via fino a New York, decide di dedicare 6 mesi allo studio e 6 mesi viaggiare  (Sud-est asiatico, Africa, India, Tibet), ma nel 1985 si laurea in Giurisprudenza. La Boldrini ora ha 24 anni.

Tra l’83 e l’86 lavora per l’Agenzia Italiana Stampa ed Emigrazione. Nel’86 entra in RAI dove lavora a vari programmi e nel 1989 vince un concorso da Junior Professor all’ONU, precisamente alla FAO, come addetta stampa, cioè a 28 anni è laureata e lavora come addetta stampa alla FAO.

Dal ‘93 (32 anni) al ‘98  lavora presso il programma alimentare mondiale (WFP) come portavoce e addetta stampa per l’Italia. Svolge diverse missioni tra cui Ex Jugoslavia, Caucaso, Afghanistan, Tagikistan, Mozambico, Iraq.

Tra il ‘98 (37 anni) e il 2012 diventa portavoce della Rappresentanza per il Sud Europa dell’alto commissariato per i rifugiati dell’organizzazione delle Nazioni Unite (UNHCR) a Roma. Ne coordina l’attività d’informazione in Sud Europa, svolgendo pure diverse mansioni: responsabile ufficio stampa italiano, capo redattore della rivista Rifugiati, tiene conferenze, seminari, va in luoghi di critici tipo Bosnia, Albania, Kosovo, Pakistan, Afghanistan, Sudan, Caucaso, Angola, Zambia, Iran, Giordania, Tanzania, Burundi, Ruanda, Sri Lanka, Siria, Malawi, Yemen.

Di Battista guarda il soffitto della sua camera da letto pieno di dubbi adolescenziali, nonostante abbia già 30 anni suonati, arrovellandosi la testolina con domande simil filosofiche tipo “perché la povertà?”, “perché la gente soffre?”, “Giorgio me li presterà gli appunti per l’esame di diritto internazionale? Dico so già 3 volte che il professore mi boccia. Magari ora fossi a Cuba!” e nel mentre la Boldrini, nello stesso arco di tempo, dall’alto del suo prestigioso lavoro di giurista, giornalista e commissario ONU, conosce, tocca con mano, studia, analizza, compara, viaggia e scrive libri sulla parte più critica del Mondo: quella sconvolta da guerra e povertà e che oggi bussa alle nostre porte sia attraverso i loro ingenti flussi migratori e sia, indirettamente, ponendoci di fronte a nuove problematiche etiche, sociali ed economiche, cogliendoci, di fatto, del tutto impreparati.

Allora, anziché chiederne a chi ne sa forse qualche cosa di più, abbiamo preferito farla diventare barzelletta nel caso migliore (o peggiore, tipo le imitazioni di Fiorello, porcoqueldio) o nel caso peggiore, dandole della mignotta a cui augurare uno stupro collettivo di massa da parte di extracomunitari, possibilmente di pelle scura.

Il tutto, in un Paese che blatera da anni di meritocrazia e parità dei diritti. Secondo il principio della meritocrazia, la Boldrini dovrebbe stare al posto del Dalai Lama ed avere il diritto di Ius Primae Noctis sul vostro culo flaccido e peloso. E invece no perché ha due enormi difetti per l’italiano medio: ha troppe conoscenze, ed è una donna che quando parla non mostra le tette. 

Un post di un amico

Questo è il post di un mio amico, Eugenio Caruba.
A venti anni va a lavorare per tre mesi in Venezuela, in una piantagione di riso.

Subito dopo intraprende un viaggio per l'America Centrale passando per Panamà, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, Guatemala, Messico e Stati Uniti fino a New York.

Decide quindi di dividere gli anni universitari in due: sei mesi di studio e sei di viaggio. Conosce quindi il Sud-est asiatico, l'Africa, l'India ed il Tibet.

Si laurea a 24 anni in Giurisprudenza, mentre già lavorava da due presso l'Agenzia Italiana Stampa e Emigrazione.

Fra i 26 ed i 27 anni lavora in RAI con contratti a tempo determinato nella produzione radiofonica.

A 27 anni vince (VINCE) un concorso come Junior Professional Officer e comincia quindi la sua carriera all'ONU, lavorando per quattro anni alla FAO come addetta stampa.

Dai 32 ai 37 anni lavora presso il Programma alimentare mondiale (WFP) come portavoce e addetta stampa per l'Italia e svolge ripetute missioni nella ex Jugoslavia, nel Caucaso in Afghanistan, Tagikistan, Mozambico e Iraq.

Dai 37 ai 51 anni è portavoce della Rappresentanza per il Sud Europa dell'Alto Commissariato per i Rifugiati dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (UNHCR).

Contemporaneamente svolge missioni in diversi luoghi di crisi: Bosnia, Albania, Kosovo, Pakistan, Afghanistan, Sudan, Caucaso, Angola, Zambia, Iran, Giordania, Tanzania, Burundi, Ruanda, Sri Lanka, Siria, Malawi, Yemen.

Si chiama Laura Boldrini.

anonymous asked:

Quando ero piccolo io il vaccino per il morbillo non esisteva, quindi non l'ho fatto. E non ho mai contratto la malattia, per cui mi chiedo se mi conviene vaccinarmi ora a 32 anni. L'altro giorno Ryanair mi ha informato via mail di un caso di morbillo sul volo del 5 Luglio sulla tratta Mi-Man, tratta che per lavoro percorro spesso, per fortuna non in questo periodo. Tu che viaggi spesso, sei vaccinato?

Sono vaccinato e ho fatto i richiami, facendo ulteriori vaccinazioni quando ho viaggiato nel sud-est asiatico (inclusa profilassi antimalarica).

Se hai dubbi sulla tua situazione vaccinale (o per richiedere copia delle vaccinazioni che ti sono state somministrate) puoi rivolgerti all’AUSL della tua zona, al relativo Centro/Dipartimento Vaccinazioni.

Non avendo mai contratto la malattia il consiglio è di vaccinarti.

Chiedi anche al buon @kon-igi

Scegli la vita!

Scegli biancheria intima firmata, nella vana speranza di dare una botta di linfa vitale a una relazione defunta. Scegli le borse, scegli le scarpe con i tacchi, cachemire e la seta, così sentirai quello che spacciano per felicità. Scegli un iPhone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra, e mettilo nella tasca della giacca, fresca di una fabbrica di schiavi del sud-est asiatico. Scegli Facebook, Twitter, Snapchat, Instagram e mille altri modi per vomitare la tua bile contro persona mai incontrate. Scegli di aggiornare il tuo profilo, di al mondo cos’hai mangiato a colazione e spera che a qualcuno da qualche parte freghi qualcosa. Scegli di cercare vecchie fiamme, augurandoti caldamente di non essere inguardabile come loro. Scegli di scrivere un live blog dalla prima sega fino all’ultimo respiro, l’interazione umana ridotta a niente più che dati. Scegli 10 cose sconosciute sulle celebrità che hanno fatto la plastica. Scegli di strepitare sull’aborto, scegli battute sullo stupro, di sputtanare, il porno per vendetta e un’ondata infinita di deprimente misoginia. Scegli che l’11 settembre non è mai successo e semmai che sono stati gli ebrei, scegli un contratto a 0 ore, un viaggio casa lavoro di 2 ore, e scegli lo stesso per i tuoi figli ma peggio, e magari di a te stesso che era meglio se non nascevano. E poi sdraiati, e soffoca il dolore con una dose sconosciuta di una droga sconosciuta fatta in una qualche fottuta cucina. Scegli le speranze non realizzate, desiderando di aver agito diversamente. Scegli di non imparare mai dai tuoi errori. Scegli di osservare la storia che si ripete. Scegli di riconciliarti lentamente con quello che puoi ottenere, invece di quello che hai sempre sperato. Accontentati di avere meno e fai buon viso a cattiva sorte. Scegli la delusione, scegli di perdere le persone care e quando spariscono dalla vista un pezzo di te muore con loro, finché non vedrai che un giorno, nel futuro, una per volta saranno sparite tutte e di te non rimarrà niente né di vivo né di morto. Scegli il futuro. Scegli la vita!

“Scegli biancheria intima firmata, nella vana speranza di dare una botta di linfa vitale a una relazione defunta. Scegli le borse, scegli le scarpe con i tacchi, cachemire e la seta, così sentirai quello che spacciano per felicità. Scegli un iPhone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra, e mettilo nella tasca della giacca, fresca di una fabbrica di schiavi del sud-est asiatico. Scegli Facebook, Twitter, Snapchat, Instagram e mille altri modi per vomitare la tua bile contro persona mai incontrate. Scegli di aggiornare il tuo profilo, di al mondo cos’hai mangiato a colazione e spera che a qualcuno da qualche parte freghi qualcosa. Scegli di cercare vecchie fiamme, augurandoti caldamente di non essere inguardabile come loro. Scegli di scrivere un live blog dalla prima sega fino all’ultimo respiro, l’interazione umana ridotta a niente più che dati. Scegli 10 cose sconosciute sulle celebrità che hanno fatto la plastica. Scegli di strepitare sull’aborto, scegli battute sullo stupro, di sputtanare, il porno per vendetta e un’ondata infinita di deprimente misoginia. Scegli che l’11 settembre non è mai successo e semmai che sono stati gli ebrei, scegli un contratto a 0 ore, un viaggio casa lavoro di 2 ore, e scegli lo stesso per i tuoi figli ma peggio, e magari di a te stesso che era meglio se non nascevano. E poi sdraiati, e soffoca il dolore con una dose sconosciuta di una droga sconosciuta fatta in una qualche fottuta cucina. Scegli le speranze non realizzate, desiderando di aver agito diversamente. Scegli di non imparare mai dai tuoi errori. Scegli di osservare la storia che si ripete. Scegli di riconciliarti lentamente con quello che puoi ottenere, invece di quello che hai sempre sperato. Accontentati di avere meno e fai buon viso a cattiva sorte. Scegli la delusione, scegli di perdere le persone care e quando spariscono dalla vista un pezzo di te muore con loro, finché non vedrai che un giorno, nel futuro, una per volta saranno sparite tutte e di te non rimarrà niente né di vivo né di morto. Scegli il futuro. Scegli la vita!”


T2 Trainspotting (2017) dir. Danny Boyle

È notte, la conta degli anni, la conta dei danni.

È notte, è il 2014, adesso, sono appena tornato da una giornata lunghissima e sto pensando a scrivere questo post spinto dall'esser sveglio, dall'orario, dal come mi sento e dall'essere impossibilitato al non far caso alla data. Ascolto questa.

È notte, è il 1993, è estate, io e mio cugino condividiamo una stanza nel villaggio vacanze al mare dove le nostre famiglie vanno in vacanza da un paio di anni, siamo svegli entrambi, decidiamo di rimanere svegli e arrivare a vedere l'alba restando svegli per la prima volta nella nostra vita.

È notte, è il 2003, è inverno, sono appena tornato a casa da una festa di una compagna di corso dell'università, accendo la televisione giusto in tempo per vedere l'inizio della seconda guerra del golfo. Fino a quel momento ero certo che l'aver manifestato contro la guerra con milioni di persone in tutto il mondo potesse servire a qualcosa.

È notte, è il 1997, è primavera, sono a letto nella casa dei miei nonni. Mio nonno è morto il giorno prima di notte ma nessuno è riuscito a contattarci perchè il telefono era fuori posto. Al mattino una vicina suona al citofono dicendoci di telefonare a casa dei genitori di mio padre. La stanza è buia a parte una luce di servizio e lo stand-by del televisore, nell'oscurità so che nemmeno i miei genitori stanno dormendo.

È notte, è il 2001, sto facendo l'amore per la prima volta. Siamo nella casa di V. , i suoi non ci sono, è una bella notte invernale, io non vorrei dover tornare a casa mia ma non posso fermarmi a dormire.

È notte, è il 2013, un anno fa. Mi sono svegliato da poco per partire per il Sud Est asiatico. Leggo un messaggio di buona fortuna da parte della mia ragazza americana. Venti minuti più tardi sul treno che mi sta portando a Malpensa, trovo la sua email in cui mi lascia. Alterno lacrime ad incredulità.

E’ notte, è il 2012, due anni fa più un giorno. Ho messo piede negli Usa per la prima volta, è tutto bellissimo, sembra un film, il fuso orario e la felicità non mi fanno dormire. Anche lei è sveglia, iniziamo a chiacchierare e le dico che voglio vedere l'alba con lei.

È notte, è il 1999, è estate. Sono a Singapore, sto passeggiando lungo l'aeroporto deserto in attesa della coincidenza per Sydney. 

È notte, è il 2002, è estate. Con M. abbiamo fatto l'amore in macchina. Ci amiamo. Usciamo dall'auto e stendiamo un telo su di un campo mietuto da poco. Le sussurro una canzone all'orecchio, alzando lo sguardo vediamo una stella cadente.

È notte, è il 2000, è estate. Sono ad Innsbruck “clandestinamente” in uno studentato. Qualche notte prima ho provato in tutti i modi a farmi aprire dalla mia ospite, solo l'arrivo di uno studente ubriaco mi ha salvato da una notte dentro una cabina del telefono. Ma adesso sono in camera di A., io ripartirò domattina presto, due ore prima le ho confessato che mi piace. Mentre lei si spoglia nella penombra, il cd di canzoni varie che ha fatto partire manda nelle casse dello stereo sul comodino “We are the champions” dei Queen. Internamente annuisco e concordo con Freddie Mercury.

È notte, è il 2006, è estate. L'Italia ha appena vinto un altro mondiale di calcio. In città e per le strade è il delirio. Si sta bene, festeggiamo, ci abbracciamo tra perfetti sconosciuti. Dico ad E. che deve tornare qui dall'Inghilterra tra quattro anni per ripetere il tutto. Le stampo un bacio di euforia sulle labbra.

È notte, è il 2014, solo più tardi. Fuori è una bella notte stellata. 

Resto in silenzio.

Va bene così.