student-letter

9

I feel less guilty about Posting these mockups now because I’m actually working on a way to get them printed so keep your eyes peeled. I’m working on setting up a Red Bubble so yeah I’ll re-post with links when that is ready.

There was a time when a great school essay earned a place on mom and dad’s fridge. Today, it can spark a national political conversation and land a place in internet history.

That’s what happened when an anonymous fourth-grade student opted to tackle the complicated issue of marriage equality – and managed to boil it down to its most basic point.

Also on Shine: Dad’s Love Letter to Gay Teenage Son Goes Viral

“Why gay people should be able to get married is you can’t stop two adult’s [sic] from getting married because there [sic] grown and it doesn’t matter if it creeps you out just get over it,” the student wrote.

source: http://shine.yahoo.com/parenting/4th-grader-s-eloquent-defense-of-marriage-equality-183606683.html

Dear Mr Rendell,

I don’t understand. I’ve heard so many rumours and I can’t work out what’s the truth! So many things have happened and I wish you would come back and tell everyone. I guess I should have paid more attention in class. Maybe then I could help.

From,

Mitta.

PS: I really hope it’s not true. I hope you didn’t kill her.

[[is this IC or OOC who knows but neither Sand nor Mitta have any idea what’s going on]]

6/1/15
18:15

So, not very study like of me huh? Obviously, it’s finals week. What more do I have to say?

You may ask why I am drawing? Or, why I do not have tons of note crap on my desk. Well it’s simple, really.

- I’m PROCRASTINATING!

(I’ll probably be studying at two in the morning, so don’t worry. You’ll get lots of “tid bits” in your feed tonight!)

yuuusss I got into the interdisciplinary week at the beginning of September. 
it’s about world’s present and future food systems, working with professors and international companies. 150 students from all sort of departments and woooaaaah * jumps in seat* 
Guys guys 

SCIENCE

GUUUUUYS 

IT’S TIME TO PLAN HOW TO SAVE THE WORLD 

The last week of school always brings...

chaos, time-is-running-out stress, thank you letters from students that mean everything, last hugs, relief, panicked parents, last minute recommendation letters, suspense of what-on-earth-am-I-teaching-next-year, making sure you say that one thing to that one kid before they’re out the door, hugs, tears (mostly theirs, but always some of mine, too), worrying about whether that one, two, or three (ten) kid(s) will actually be back in the fall, all of our promises to stay in touch while knowing this is the last time I’ll ever speak to most of them, and finally abrupt quiet- that eerie quiet that doesn’t seem right in a school.

As much as I love summer, the end of the year is always so bittersweet because I truly love this job and these kids.

My “box of sunshine” from a little ray of light in my life. The letter this student left in the bottom of the box left me a little verklempt this afternoon. The thoughtfulness of something like this blows me away and reminds me that I’m so lucky to get to call teaching my profession.

Lettera ai miei compagni di orientation.

Ho realizzato quanto ognuno di voi fosse diventato importante per me solo quando mi sono trovata a quel binario 4 ovest da sola, con Tommaso che correva verso il suo treno e io che sul mio non ci volevo proprio salire. Dal momento in cui sono arrivata a Bologna Centrale quel venerdì 22 maggio non ho mai avuto un momento da passare da sola, e per me è una cosa nuova. Non che con questo voglia dire che sono asociale, ma non sono mai stata integrata così bene in un gruppo. Nel mio gruppo di amici dobbiamo essere in pochi, altrimenti non funziona più. Invece voi eravate tanti, tantissimi, sempre diversi e tutti così amichevoli. Mi avete fatta sentire a mio agio come se ci conoscessimo da anni quando in realtà non siamo mai andati oltre ai messaggi su Whatsapp da dicembre a questa parte. Cosa mi ci è voluto per rompere il ghiaccio, un’ora? Di solito ci metto molto di più, ma quando ho percepito il calore che c’era fra di noi, che a dire il vero eravamo praticamente sconosciuti, mi sono subito sentita parte di qualcosa, ho ritenuto valesse la pena di essere solo me stessa, con tutti i difetti che ne conseguono, per tre giorni. Ho rinunciato a qualsiasi proposito di mostrarmi migliore, di riflettere prima di parlare e di non parlare a sproposito come sono solita fare, siete stati capaci di trovare la parte più vera di me e l’avete apprezzata, non so come ma a quanto pare l’avete fatto.

Stamattina mi sono svegliata e mi sono chiesta che senso avesse iniziare una nuova giornata, consapevole che era tutto finito troppo presto, che c’erano ancora troppe cose da dire e da fare insieme. Invece mi sono ritrovata a fare lo zaino e ad andare a scuola, e mi guardavo intorno come se non vedessi quel posto da mesi. Saranno stati anche meno di tre giorni, ma ho vissuto di più in quelle 72 ore scarse che nella solita routine che mi aspetta a casa mia. Quando la prof di inglese ha chiamato Gaia e Chiara ho alzato subito lo sguardo, e ci sono rimasta seriamente male quanto ho capito che non erano quella Gaia e quella Chiara, la romana troppo simpatica che capiva la mia ossessione per Francesco e la ragazza irriconoscibile che ride a bocca chiusa e che spera di morire per incontrare Gesù. Erano quella Gaia e quella Chiara che sono nella mia stessa classe da tre anni e che mi è bastato così poco tempo per dimenticare.

Ho mangiato per la prima volta un cri cri, ho provato per la prima volta a salire le scale mobili al contrario, sono andata per la prima volta in giro alle due di notte per un villaggio immenso a cercare una ragazza dispersa, ho guardato per la prima volta una televendita al posto di ignorarla, ho preso per la prima volta il gelato al cheescake o agli oreo, ho abbracciato per la prima volta un numero infinito di persone in un periodo così breve, sono stata per la prima volta identificata e riconosciuta come “Silvia la blogger/vlogger”, ho partecipato per la prima volta a un talent show, ho giocato per la prima volta a lupus in fabula anche se in realtà non abbiamo finito la partita e non ho ancora capito come si giochi, mi hanno chiesto per la prima volta di fare una foto con me perché ero identica ad un’altra persona, ho bevuto per la prima volta un tè che sapeva di ascella, ho offerto per la prima volta i miei cookies a degli sconosciuti, ed è inutile che vada avanti così perché ci sono state troppe prime volte (o anche eventi che non avevo provato per la prima volta) che a chi non le ha provate sembreranno stupide o banale, ma che a me lasceranno un segno, spero per sempre.

Voglio ringraziare voi che avete permesso a questa orientation, che già si prospettava fantastica, di andare ancora meglio di quanto mi aspettassi. Anto e il suo carattere estroverso che fa sentire tutti a proprio agio fin da subito; Alice che è una delle poche persone che capisce davvero cosa significhi capitare fra i mormoni (o che comunque lo capirà); Care che ha inaspettatamente mantenuto la promessa di portarmi i cri cri; Mati che è una persona veramente troppo carina e gentile, una di quelle con la quale non ti arrabbieresti mai perché non ne puoi essere capace; Irene che è dolcissima e che mi ha fatta sentire davvero male quanto l’ho vista andarsene perché era una delle più tristi; Chiara che mi ha costretta a camminare da sola di notte per circa un chilometro solo per poi sentirla raccontare storie della sua scuola/manicomio e vederla dormire per terra; Emiliano che è l’unico che parlava in modo normale e uno dei pochissimi che capisce se gli chiedo una cicca; Gaia che sembra una persona così innocente ma che poi ti fa morire dal ridere ogni volta che parla; Renato che in questo momento si sta svenando per trovare il nome dell’aiutante di Jill Cooper e che rimarrò sempre convinta che non sappia pronunciare la parola “giungla”; Tommaso che ti fa venire voglia di ucciderlo quando ti tocca il braccio per attirare l’attenzione, quando dice cose che non c’entrano o quando stressa perché non vuole essere in ritardo ma che mi ha offerto le patatine buone del Mc vedendo com’ero delusa dalle mie; e ultima ma troppo importante Sara, che ha una quantità di cose in comune con me al limite dell’inquietante, che mi ha fatto perdere la voce dal ridere e che ha condiviso con me l’emozione di dormire sotto Nicola-Nuova Zelanda-Piangente. E anche tutti voi che non ho elencato qui sopra ma che avete speso anche una sola parola con me, anche solo un “ciao”, voglio ringraziare con il cuore in mano perché basta spostare un solo tassello di quest’esperienza che già perde un po’ della sua magia. So che sarà impossibile ricordare tutto quello che abbiamo fatto insieme (comincio già a dimenticare alcune cose), quindi vi ringrazio già in anticipo per quei ricordi che apparentemente rimuoverò ma che magari nel momento più improbabile riaffioreranno e mi faranno sorridere.

Con questo penso di aver finito, anche se rimangono tante cose da dire che non so come convertire da pensieri in parole. Mi auguro che vi rimanga un bel ricordo di me sebbene non sia facile trovare qualcosa di positivo in questo mio carattere acido e sarcastico, beato sia il giorno in cui sono entrata in questo gruppo che ha completamente cambiato le cose.

Buon viaggio,

Silvia


Dear teachers in charge,

If you ever have one of your students walk up to your desk, asking for your permission to go home, looking like they’re about to faint at any second, please, let them go. I’m begging you, please do not hold them up just because their parents haven’t picked them up or just because their parents haven’t called the school yet, especially when they already have a slip from their teacher.

Here are the possible reasons (with all due respect, if you ever care enough to know, that is):
1) The only thing someone that miserably ill has in mind at that moment is getting some nice rest, not wandering around the town;
2) No one in their right minds would pretend to look that hideously sick just to skip school. We don’t hate school that much, really;
3) Some parents just really cannot pick their child up. They probably work too far away from their child’s school, so that the child can get home on their own much faster than they do with their parents. I mean, they are sick and in need of immediate rest, so why not get them home sooner? And besides, we students are old enough to take care of ourselves, to find a ride, or whatever that is that can get us home;
4) I might have looked too much into the entire problem, but I think not believing these students I’ve mentioned above and implying that they might have planned to skip school can feel somewhat offensive.

I am completely aware that not all of you treat students that way. In fact, I know only a minority of you do. And again, I might have looked too much into the entire problem. However, I only wanted to share my experience so that it hopefully won’t happen again to anyone else, ever. I apologize for any harshness in my letter. Thank you very much.

Regards,
The student who looked like she was about to faint at any second a few days ago.