stretti

I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi, quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre.
—  Paolo Giordano
Abbiamo fatto l'amore. Quello forte. Quello di due persone che per troppi giorni si sono dovute accontentare di abbracciare l'aria. Abbiamo fatto l'amore, quello forte sì, ma anche quello dolce come non mai. Quello dove le tue mani mi accarezzano i capelli e me li stringono. Il tuo fiato e la tua voce rimbombano sulla mia spalla. Quello dove mi prendi il viso, affamato di baci. Quello che nonostante, il caldo, la fatica, non ti stacchi…anzi ti ritrovi ancora più unito. Nonostante incidenti vari che ti fanno sorridere. Ti ritrovi ancora più unito. Quel fare l'amore dove ridiamo e ci aggrappiamo alle coperte e alle labbra allo stesso tempo. Quel fare l'amore a occhi chiusi, a occhi aperti, a occhi semi-chiusi. Quel fare l'amore che dopo ci ritroviamo abbracciati, affannati e sudati come non mai, ma non smettiamo di baciarci e sorriderci. Quel fare l'amore che dopo prendo un asciugamano e ti tolgo il sudore dai capelli che so che ti da fastidio e tu lo fai a me scompigliandomi i capelli come ti piace tanto. Quel fare l'amore dove ci si mangia non perché il corpo vuole (o almeno non solo) ma perché lo richiede l'anima.

“Mi piacciono gli abbracci, di quelli stretti che ti incatenano, che non ti lasciano spazio per muoverti. Quelli dove il tuo corpo smette di essere uno solo e diventa un tutt’uno con l’altro. 
C’è differenza tra l’abbraccio di chi ti vuole bene e chi ti ama. Nel primo puoi respirare, staccarti e tornare a casa da solo. Il secondo ti toglie il fiato, non puoi tornare a casa perché sei già a casa.”

— Ilaria Rubinacci

E poi fate l'amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca, sul collo, sulla pancia, sulla schiena, i morsi sulle labbra, le mani intrecciate, e occhi dentro occhi. Intendo abbracci talmente stretti da diventare una cosa sola, corpi incastrati e anime in collisione, carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure, baci sulle debolezze, sui segni di una vita che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata. Intendo dita sui corpi, creare costellazioni, inalare profumi, cuori che battono insieme, respiri che viaggiano allo stesso ritmo, e poi i sorrisi.
Ecco, fate l'amore e non vergognateve, perché l'amore è arte, e voi i capolavori.