stetti

Avrei voluto dirgli quanto lo amassi, ma non potevo.
E così, stetti zitta nell'angolino, come sempre.
Guardare lui amare le altre, ma mai me.
—  lontanadaltuocuore
- La vita non è né brutta né bella, ma è originale!
Quando ci pensai mi parve d'aver detta una cosa importante. Designata così, la vita mi parve tanto nuova che stetti a guardarla come se l'avessi veduta per la prima volta coi suoi corpi gassosi, fluidi e solidi. Se l'avessi raccontata a qualcuno che non vi fosse stato abituato e fosse perciò privo del nostro senso comune, sarebbe rimasto senza fiato dinanzi all'enorme costruzione priva di scopo. M'avrebbe domandato: “Ma come l'avete sopportata?”. E, informatosi di ogni singolo dettaglio, da quei corpi celesti appesi lassù perchè si vedano ma non si tocchino, fino al mistero che circonda la morte, avrebbe certamente esclamato: “Molto originale!”.
—  Italo Svevo, La coscienza di Zeno
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare.
—  Bertolt Brecht

Dopo la delusione con lui,
ho deciso che non potevo lasciarmi andare,
non potevo permettermi di piangere ogni minuto,
non potevo chiudermi.
Un ragazzo,ricordo, mi invitò ad uscire.
Non volevo all'inizio, mi sentivo ancora ferita, non ero ancora emotivamente stabile, ma secondo la teoria ‘chiodo scaccia chiodo’ ci uscì.
Bè vi dirò, non c'è cazzata più falsa di questa, il chiodo scaccia chiodo non vale niente.
Stetti male quella sera, uscendo con lui,
perché qualsiasi cosa dicesse, qualsiasi cosa facesse, speravo che al suo posto ci fosse la persona che avevo amato, che amavo. Guardavo il sorriso, e la camminata e ascoltavo la voce e mi sentivo un nodo alla gola, non era lui, non era lui.
Non serviva uscire con un altro,
dedicarmi ad un altro,
finché dal cuore non sarebbe scomparso lui.
In quel ragazzo ho cercato ancora lui, ed è stato qualcosa di devastante perché non l'ho trovato.
Mi mancava, mi è mancato e mi manca.
Ma ha sbagliato, mi ha ferita e potrei perdonare forse, ma non dimentico le lacrime, né i pianti quelle sere, da sola, sentendomi tradita.
Quindi potrei perdonare, ma stavolta, per una volta, voglio pensare che non me lo meritavo, per una volta voglio pensare a me e per una fottuta volta voglio sia lui a preoccuparsi di perdermi.

TOR SAPIENZA 2014

Prima di tutto vennero a prendere i clandestini minorenni, 
e stetti zitto perché doveveno rimanere a casa sua.

Poi vennero a prendere gli zingheri, 
e fui contento, perché rubbaveno.

Poi vennero a prendere i romeni e gli albanesi,
e fui sollevato, perché quellillà so’ la feccia della società.
elle loro donne tutte zoccole e mignotte.

Poi vennero a prendere i trans e li froci,
e io non dissi niente, perché nun so’ mica frocio, io.

Un giorno vennero a prendere me,
ma robba da poco, avevo dato ‘na puncicata a uno,
du mesi a Rebbibbbia e so’ a casa co’ la condizionale.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei,
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e dissi ‘Bravi, era ora…adesso andiamo tutti affanculo’

— 

Non è una citazione, è il titolo ad un pensiero che mi ronza in testa da qualche mese e che ho trovato identico nelle teste dei miei amici d'infanzia in questo fine settimana.

Spero che le mie figlie se la cavino da sole perché non ho più la forza di lottare per un mondo migliore.

Non è pessimismo, è solo capacità di constatazione.

Ho provato a pensare a un gruppo, a un'associazione, a un ente, a una organizzazione, a un consorzio che negli ultimi anni avesse fatto qualcosa di buono, in maniera costruttiva e duratura nel tempo e mi sono reso conto che no, non mi interessano più questo paese e i suoi abitanti.

Mi spiace, non riesco a solidarizzare con nessuno, indipendentemente da quanto possa apprezzare i suoi ideali e quindi sì, che vadano tutti affanculo, ma non nella maniera populista del ‘tanto sono tutti ladri uguale’: che ci vadano con varie gradazioni, per cui certa marmaglia cattofascioleghista possa usare la corsia preferenziale a tavoletta, ma sia subito seguita da notav, scioperanti, poliziotti, centri sociali, sindacati, giudici, infermieri, attivisti e cazzimazzi.

No, non sono più meritevole di voi.

Sono stato a guardare mentre vi portavano via perché voi pensavate di essere migliori di loro e avete permesso una contrapposizione epocale che ha fatto affondare questo stivale di merda, quindi me ne starò in disparte fino alla fine, covando la sottile speranza che qualcuno possa urlare 'Salvaci!’ per poter sussurrare 'NO’…
…e poi rivederci tutti assieme Affanculo ma senza far finta che vada tutto bene.

Tutti i grandi amori subiscono delle cicatrici, dei graffi permanenti, la terribile paura di perdere l'altro. A tutti succede, prima o poi e, ora, voglio raccontarvi la mia storia..
—  “Era inverno, il 13 febbraio, venerdì, e tornavo da scuola con Giovanni, ch'era il mio vicino. Mi guardò e mi chiese "Ma con Pietro? Come va?”. Pietro era stato il mio fidanzato, la mia prima storia, la mia prima volta. Era una sorpresa: uno dei tipici ragazzi che guardi e associ subito l'idea di “stronzo”. Pietro era così, apparentemente uno stronzo, ma poi diveniva la persona più dolce di questo mondo, quando si trattava di me. Alto, forse più di Giovanni, moro, occhi verdi, muscoloso e sapeva anche cucinare ma, come tutte le cose perfette, anche lui aveva avuto i suoi difetti. Dopo un anno, ci lasciammo perché lui cedette a baciare un'altra ragazza mentre era fuori per lavoro. Alla domanda, stetti un po’ in silenzio, poi risposi. “Non ci sentiamo da allora”. Il giorno dopo, Giovanni mi pose la stessa domanda tra le luci da discoteca e la musica alta. Lo risposi ugualmente. E, mentre, eravamo tra la folla a ballare, sentii due mani prendermi i fianchi. Mi sentii trasportata verso qualcosa, qualcuno. Mi voltai e scoprii il volto di Pietro. Era la prima volta che lo vedevo dopo aver messo fine a tutto. Cercai di sembrare il più normale possibile. Inspirai e, alla mia espressione stranita, rispose “Mi concede un ballo?”. Mentre la musica continuava a farsi sentire, le luci erano spente e tutto perse significato perché i protagonisti di quel dipinto eravamo noi, io e lui. Di nuovo. “Mi sei mancata.” fu tutto quello che disse quando mi guardò di nuovo negli occhi. Non risposi. Le sue mani stringevano i miei fianchi come se volessero riavere qualcosa di perduto. “Non mi dici nulla?” mi domandò. “Be’, cosa vuoi che ti dica?”. Sorrise. “Usciamo fuori?”. Uscimmo fuori. Si accese una sigaretta e proposi di rientrare a prendere la mia giacca. “Metti la mia. Meglio evitare che tu non torni.” Indossai la sua giacca e finalmente mi sentii a casa, la mia casa era in quella giacca. La sua giacca. Le sue braccia erano state lì dentro e quando non puoi abbracciare un persona per orgoglio, è come se lo avessi fatto indossando i suoi vestiti. Perché, volentieri, sarei finita nelle sue braccia, di nuovo. Ma c'è qualcosa che frena e rovina tutti: l'orgoglio. Io stavo combattendo con il mio orgoglio. Poi lui arrestò il combattimento e mi domandò: “Non ti sono mancato?”. Il fumo che usciva dalla sua bocca era, per me, più fortunato di quanto potessi esserlo io in quel momento. Non importa come erano le sue labbra o se possono essere definite labbra perfette. In ogni caso, lui per me lo era e tutto ciò che potevo sentire in quel momento era la voglia di toccarle ancora, quelle labbra. “Perché avrei dovuto sentire la tua mancanza?” l'orgoglio rispose. “Non hai risposto”. Buttò la sigaretta da un lato, senza nemmeno guardarla. Ecco, io ero stata quella sigaretta. Io ero stata messa da parte, da un lato. Perché dopo, te ne accendi un'altra di sigaretta. E lui, come la sigaretta, pensava di poter riprendermi quando voleva. “Non credo avrei dovuto sentire la tua mancanza. Tu non hai sentito la mia mancanza mentre eri con le altre.” Mi guardò, avrei voluto fare un sospiro enorme e non cadere. Ma caddi dentro quando lui si avvicinò e finalmente riconobbi i suoi occhi. I suoi occhi che, per me, erano miei. In quel momento erano occhi delusi, sconfitti, pentiti. “Ascolta”-feci un passo indietro, lui ne fece uno avanti, mi prese un polso, abbassò leggermente la testa e mi guardò negli occhi.-“so di aver sbagliato, so che sono stato uno stronzo. Ma so una cosa che tu non sai. Forse in questo periodo mi sei mancata un po’ troppo per dare importanza ad uno stupido bacio. Forse anch'io ti sono mancato almeno un centesimo di quanto tu sei mancata a me. Ma non credo di farcela ad averti lontana da me per sempre. Capisci?”- In quel momento io ero con il cuore in gola, sarei scoppiata da un momento all'altro se non si fosse fermato. Feci muovere il polso e lui lo lasciò. Ci furono quindici secondi di silenzio. Poi continuò -“Dimmi che non ti sono mancato e tu non vuoi più vedermi. Se ce la fai a stare lontana da me, dimmelo, mi inchino e me ne vado”. Quella era una situazione ovviamente troppo grande per me. Non potevo reggere i suoi occhi. La consapevolezza che, finalmente, lui senza di me non poteva stare. Non era riuscito a stare senza di me e gli mancavo. Erano le parole più belle che qualcuno potesse dirmi in quel momento, le più belle che lui avesse scelto di dirmi. Avrei dovuto sbattergli contro che lui era un bastardo, avrei forse dovuto dirgli che avrei cercato di stare senza lui. Ma l'orgoglio non può vincere, non per sempre. Si avvicinò, mi prese il volto tra le mani e mi baciò. Non mi allontanai, non riesci ad allontanarti da una cosa desiderata troppo. Le gambe mi vennero meno ma c'era la sua mano che, cingendomi la vita, mi sosteneva. Non so esattamente quanto durò quel bacio, ma sono sicura che fu il più bello che ci fossimo mai dati. Non ci fu separazione definitiva dopo quel bacio. Il suo volto rimase in contatto col mio. I respiri ancora affannati e, con la voce spezzata, mi disse “Scusa, tu per me sei l'unica.”