stella and annie

Gliel'ho detto, erano piloni alti una cinquantina di metri, o forse anche di più: erano di cemento nudo, con ancora lo stampo delle casseforme. A un due metri da terra c'era una macchia, e le prime volte non ci ho fatto neanche caso; una notte ha piovuto, e la macchia è venuta fuori più scura, ma anche quella volta non ci ho fatto caso. Certo che era una macchia strana: c'era solo quella, tutto il resto del pilone era pulito, e anche gli altri piloni. Era lunga un metro, quasi divisa in due pezzi, uno lungo e uno corto, come un punto esclamativo, solo un poco di sbieco».
Ha taciuto a lungo, strofinando le mani come se le lavasse. Si sentiva distinto il battito del motore, e già si distingueva in lontananza la stazione fluviale.
«Senta, non mi piace dire le bugie. Esagerare un poco sì, specie quando racconto del mio lavoro, e credo che non sia peccato, perché tanto chi sta a sentire si accorge subito.
Bene, un giorno mi sono accorto che per traverso della macchia c'era una crepa, e una processione di formiche che entravano e uscivano. Mi è venuta la curiosità, ho battuto con un sasso e ho sentito che suonava cavo. Ho battuto più forte, e il cemento era solo spesso un dito e si è sfondato; e dentro c'era una testa di morto.
Mi è sembrato che mi avessero sparato negli occhi, tanto che ho perso l'equilibrio, ma era proprio lì, e mi guardava.
— 

Primo Levi, La chiave a stella, Einaudi (Supercoralli Nuova serie); 1ª ed.ne 1978 

Sono nata negli anni 90 e guardando i ragazzini di oggi posso dirti che sono felice di essere nata in quegli anni.
Non c’era il cellulare, Facebook, Twitter, Tumblr o Instagram e quando dovevamo vederci per giocare citofonavamo a casa del nostro amico e chiedevamo alla sua mamma se poteva scendere a giocare.
Non avevamo bisogno di abiti alla moda firmati tanto finivano in lavatrice ogni giorno.
Siamo cresciuti con Harry Potter è ancora aspettiamo la nostra lettera per Hogwarts.
Giocavamo a ‘strega comanda color’ ‘nascondino’ ’ la bella statuina’ e ‘un due tre e stella’.
Fino ai 13/14 anni non ci interessava nulla dell’altro sesso, eravamo tutti amici.
Ci emozionavamo per un bacio sulla guancia.
Costruivamo capanne con tutto quello che trovavamo, giocavamo al ‘cuoco’ in giardino con terra e fiori.
La fantasia era tutto.
Il primo Nintendo ci sembrava un gioco venuto dallo spazio e passavamo sere a giocare ai pokemon.
Compravamo il ‘cioè’ e collezionavamo tutte quelle cavolate che c’erano in regalo.
Le uniche barzellette che conoscevamo erano ‘pierino’ ‘il fantasma formaggino’ o ‘c’è un francese un italiano e un tedesco’.
Non esisteva l’iPod o spotify, c’erano le cassette che se le mangiava il mangianastri e ci toccava riavvolgerli con la penna bic.
Vinceva chi lasciava la scia più lunga sgommando con la bicicletta.
Ci sentivamo ricchi se possedevamo ‘parco della vittoria’ e ‘viale dei giardini’.
Quando iniziava a fare buio sapevamo che dovevamo rientrare.
Guardavamo Art Attack, cercando di riprodurre i lavoretti che il programma mostrava, anche se alla fine non ci riuscivano quasi mai.
Eravamo piccoli ma non ci fingevamo grandi, né vedevamo l’ora di diventarlo.
Vivevamo in un mondo dove la sostanza contava molto più dell’apparenza, dove non si pubblicavano le foto dei pranzi su Instagram ma li gustavamo assieme alla nostra famiglia, perché la famiglia era tutto.
I cuoricini in bacheca erano dei sinceri ‘ti voglio bene’.
Era tutta sostanza, non apparenza.
—  Cit.
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Double Act: Glenn Close and Annie Starke
Pups take centre stage with Pip and Mr. Big!

Wearing our signature Stella tailoring, actresses and mother and daughter duo Glenn and Annie visit our downtown store in New York. Making it a family affair, the pair are joined by their dogs Pip the Havanese and Mr. Big the Labrador. We ask the duo more about their relationship, their adorable dogs and the inspiring dogs’ charity they support.