stand by me film

Ho letto ‘Stagione Diverse’ negli anni ‘90 ma è solo alla stessa età che aveva Stephen King quando lo scrisse che compresi l’essenza e il significato di ‘The Body’, da cui è stato tratto il film ‘Stand by me’ raffigurato in copertine.

Posso tranquillamente affermare che segnò il momento di svolta nella percezione che avevo del me trentaduenne e del me dodicenne: fino a quel momento avevo creduto che recuperare l’entusiasmo e la spensieratezza dei miei 12 anni fosse solo una questione di volontà e di tempo a disposizione ma concluso il racconto per l’ennesima volta (’Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?’) finalmente capii…

Il corpo sulle rive di quel torrente ero io.

Il ragazzo era morto. Non era malato, non stava dormendo. Il ragazzo non si sarebbe più alzato la mattina né avrebbe avuto mal di pancia per aver mangiato troppe mele o per l’edera velenosa né avrebbe mai più consumato tutta la gomma in cima alla sua Ticonderoga n. 2 durante un difficile compito di matematica. Il ragazzo era morto; morto stecchito. Il ragazzo non sarebbe mai più uscito per bottiglie in primavera, con gli amici, un sacco di tela sulle spalle a raccogliere i vuoti che riaffiorano quando la neve si scioglie. Il ragazzo non si sarebbe svegliato alle due di notte del primo novembre di quest'anno per correre in bagno a vomitare un bel po’ di dolci da quattro soldi di Halloween. Il ragazzo non avrebbe più tirato trecce alle ragazze. Il ragazzo non avrebbe più fatto a nessuno un occhio nero né nessuno più lo avrebbe fatto a lui. Il ragazzo era no. Era il lato della batteria dove il terminale dice NEG. Il cestino della carta accanto alla cattedra dell'insegnante, che odora sempre di segatura dei temperamatite e di bucce d'arancia morte della colazione. La casa infestata fuori città  con le finestre a pezzi, i cartelli di VIETATO L'ACCESSO strappati via e buttati nei campi, la soffitta piena di pipistrelli, la cantina piena di topi. Il ragazzo era morto, signori, signore, giovanotti, signorine. Potrei andare avanti per tutto il giorno e mai coprire la distanza tra i suoi piedi nudi a terra e le sue scarpe sporche di terra appese ai rovi. Era quasi un metro, era miliardi di anni luce. Il ragazzo era sconnesso dalle sue scarpe al di là  di ogni possibile speranza di riconciliazione. Era morto.

E io guardavo il me stesso dodicenne e sapevo che non sarei più sprofondato nel sonno docile di una sera di agosto tra le lenzuola profumate di fresco, che la domenica mattina non avrei più tritato il prezzemolo con la mezzaluna sull’asse scavata da decenni di soffritti mentre mia nonna ascoltava la radio, che non avrei più provato la libertà gioiosa di scappare via da scuola in bicicletta insieme ai miei amici sapendo che avevamo tutto il sabato pomeriggio per noi… niente più odore di matite appena appuntate e di gomme scartate, di girelle sbocconcellate, di bastoni scorticati, niente più dighe di fango e sassi e sole che agita la polvere attraverso gli infissi della casa abbandonata. La vita mi aveva preso in ostaggio.

Mi guardavo diventare consapevole che tempo e destino possono scorrere in una sola direzione e che non ci è dato ripercorrere i nostri passi a ritroso per la banale e ignorata ragione che ogni nostro attimo diventa immutabile nel tempo ma solo come ricordo dell’attimo precedente, in una sorta di dipinto a cui, giorno dopo giorno, aggiungi nuove pennellate di colore fino a non ricordare più cosa raffigurasse inizialmente.

Quel corpo, tutti i corpi di quello che sono stato, però, mi parlano e mi cantano di ciò che non sarà più, nel lungo viaggio che come voi sto facendo con la sola compagnia di me stesso.

can we just all appreciate river phoenix for the amazing person he was? like yes he was ridiculously attractive but let’s not forget that he was a supporter of gay rights, a feminist, passionate about animal rights and he truly believed that everyone in the world was, and could do, good. he was a beautiful spirit and soul and i’m so sad he couldn’t be here today

2

River, Wil Wheaton, Jerry O’Connell and Corey Feldman, Stand By Me behind the scenes, 1986.

‘’In “Stand by Me” I realized that what I was creating was going to live on far longer than anything of me as a person. The characters are more powerful than the person that creates them.’’ — River Phoenix.

‘’It was magical to make. Just being a kid up there with these guys. It was such a bond. It’s just like the movie says, you never have friends like you did when you were 12.’’ — Jerry O’Connell.

‘’[…] How lucky I am and how wonderful it is that I have this incredible movie in my body of work and it’s been there since I was a kid. There are actors who will go their entire careers without ever having an opportunity to work in a film like ‘Stand By Me. […]’’ — Wil Wheaton.

’’It’s become a cult classic. It’s brought up all the time, ‘why don’t you do a sequel.’’ — Corey Feldman.

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“It’s the way people think of my family in this town. It’s the way they think of me. Just one of those lowlife Chambers-kids.” — Stand By Me (1986)

In a particularly heart-wrenching scene, Phoenix sits at the trunk of a tree, the campfire flickering in the foreground, and has a breakdown because he thinks he’s worthless. It was a tough one to get right. Reiner asked the actor to think of a time when an adult had let him down. “When someone that you really looked up to, and really loved, wasn’t there for you,” he said. The next take, he got it. Reiner never did find out what Phoenix was thinking about. “He kept crying after that scene and I had to go give him a hug. It is a hard scene to play and then snap out of.” (x)