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/// STUDIO APPROFONDITO SUI MIGLIORI TITOLI DI TESTA DELLA CINEMATOGRAFIA ITALIANA OPPORTUNAMENTE INSTAGRAMMATA ///

PARTE II

Il Rinascimento cinematografico fiorentino ovvero: riuscire a fare grande cinema nonostante una calata aspirata tutt'altro che gradevole”

1) Berlinguer ti voglio bene  (Giuseppe Bertolucci, 1977)

Apriamo con questo cult movie girato dal meno blasonato dei fratelli Bertolucci. Il film, non a caso del ‘77, è l'esordio cinematografico di Roberto Benigni. Lungometraggio controverso, sperimentale e non accessibile a tutti. I luoghi dell'infanzia di Benigni sono la cornice ideale; la campagna Toscana nei pressi di Prato è una componente importante del film. L'utilizzo del turpiloquio come scelta stilistica si rivela vincente ed in linea con certi stilemi della nouvelle vague, che Bertolucci richiama anche con alcune soluzioni registiche. Leggendario il personaggio interpretato dal grande Carlo Monni, Bozzone, simbolo di una toscana operaia e alle prese con gli anni di piombo. Titoli di testa bianchi su scena molto esplicativa: il Cioni (Benigni) guarda con attenzione le locandine di film pornografici. Il tema della sessualità repressa viene sin dall'inizio posta in evidenza.

2) Il signor Quindicipalle (Francesco Nuti, 1998)

Ho scelto questo film come omaggio a Francesco Nuti. Sono perfettamente consapevole che è uno dei suoi film più brutti e tendenti al trash, ma è anche quello a cui sono più affezionato. Lungometraggio sul biliardo, uno degli sport “cinematografici” per eccellenza, che si rivede volentieri per un paio di motivi: la famiglia tutta al femminile del Nuti (con delle bravissime caratteriste nei ruoli della madre, della sorella, della zia e della nonna) e una Sabrina Ferilli che anticipa di quindici anni la sua performance sorrentiniana, sempre nei panni di una mignotta veramente troppo bòna. Ovviamente se non conoscete l'opera di Nuti iniziate da “Ad Ovest di Paperino” o “Casablanca, Casablanca”. Font del titolo bianco molto classico su sfondo di palle da biliardo che catapulta subito lo spettatore nel mood del film.

3) I laureati (Leonardo Pieraccioni, 1995)

Non si può parlare di rinascimento senza Leonardo. Si, Leonardo Pieraccioni. Il Da Vinci della cinematografia toscana anni '90, il Jack Lemmon di Santa Maria Novella, l'Howard Hawks della porta accanto. Esordio cinematografico del Piera datato 1995, certamente il più attuale tra i capolavori del maestro. L'argomento rivoluzionario dei trentenni fuori corso che non vogliono crescere ha fatto subito breccia nei cuori della penisola, soprattutto grazie alla caratterizzazione toscana dei personaggi. Immaginate una canzone generazionale di metà album dei Cani e metteteci una parlata aspirata e un Ceccherini profetico che bestemmia in televisione dieci anni prima del suo celeberrimo sfogo all'isola dei famosi. La grandezza del Piera è che lui già a metà anni '90, in piena new economy, diceva “c'è la crisi…ma ndo cazzo annamo? che cazzo faremo?”, dimostrando una lungimiranza e una lucidità di pensiero uniche. Oggi il film potrebbe essere ancora identico, tranne per il fatto che i protagonisti giocherebbero a poker online e parlerebbero di Android e Ios. Titolo rosso, che richiama anche una certa tradizione politica toscana, con panoramica su ponte vecchio. Nel frattempo un giovane Matteo Renzi sbancava alla ruota della fortuna e offriva giri di Campari al bar.

4) Il ciclone (Leonardo Pieraccioni, 1996)

Il capolavoro del rinascimento cinematografico fiorentino. La gioconda e donna con l'ermellino insieme. Sembra quasi di sentire Lorenzo De Medici in persona commissionare all'enfant prodige dei registi italiani quest'opera mastodontica. Tutti i tratti della poetica Pieraccioniana emergono prepotentemente:

1) la campagna toscana e il ritorno alle origini

2) il rapporto tra toscani e stranieri

3) Ceccherini che fa/è un maniaco

4) Tosca D'Aquino sopra le righe anche quando va al bagno

5) Fregna, ma non volgare come quei cattivoni milanesi, perchè “noi siamo hodella brava gente della hampagna toshana”

6) nei film di Pieraccioni scopa esclusivamente Pieraccioni

7) se qualcun altro scopa o si innamora vale comunque meno delle scopate e degli amori di Pieraccioni, perchè lui è demiurgo

8) Alessandro Haber in ruoli che ti fanno venire voglia di tagliarti i coglioni con delle forbici dalla punta arrotondata

9) il narratore della vicenda è….aspetta…ah, si….Pieraccioni

10) Ho già detto che Ceccherini fa/è un maniaco?

Titoli di testa che ricalcano quelli dei laureati, rosso sparato politicizzato, ma con la grande differenza del passaggio dalla grande città alla campagna toscana.

5) Bagnomaria  (Giorgio Panariello, 1999)

Sul finire del millennio, proprio quando ci eravamo messi l'anima in pace riguardo al fatto che un nuovo ipotetico esponente dell'alta toscanità nel cinema potesse in qualche modo affiancare il Leonardo nazionale, ci appare in tutto il suo splendore lui: il Giorgione nazionale. Naturalmente si parla sempre del giro del grande Piera, una garanzia ulteriore. Il Pana ci mostra una toscana meno battuta rispetto a quella di vigneti della campagna o città d'arte: la toscana marittima. Le splendide spiagge della Versilia fanno da cornice all'incontenibile trasformismo camaleontico di Panariello, che intreccia le storie dei suoi personaggi con una maestria da regista consumato. La gag della bicicletta di Merigo è degna dei Monty Python e le battute del bambino Simone sono da antologia. Tra i meriti del grande Giorgio c'è sicuramente l'aver lanciato a livello nazionale una dea scesa in terra come la giovane Arcuri Manuela, nei panni, tu guarda il destino e l'ironia, di una “venditrice di BOMBOLONI”. Il logo del film è bellissimo e consiste in una scritta gialla e blu in stile stabilimento balneare, su sfondo marino con barca che promuove spettacolo di liscio. Vi basti sapere che dopo “Louis penso che questo sia l'inizio di una bella amicizia”, questo film contiene la mia battuta di chiusura di un film preferita: “Marianna Hane, mi devo esse happisolato” (uscendo dall'acqua e guardando l'orologio).

6) Il pesce innamorato (Leonardo Pieraccioni, 1999) 

Parliamoci chiaro, non posso certo mettere tutti i film del grande Leonardo (anche se vorrei). Ho scelto questo per una questione affettiva e perchè è uno spartiacque tra il Piera al massimo splendore e quello più maturo e crepuscolare degli ultimi anni. Questo pesce innamorato è senza dubbio il più Wes Andersoniano del regista toscano; un film dalle tinte pastello direbbero quelli bravi. La storia, dalla forte influenza biblica, del falegname toscano che diventa scrittore di successo proietta in un'altra dimensione tutte le caratteristiche peculiari del Piera nazionale. La bella casa con il tetto rosso e il camino blu sono un chiaro omaggio del Leonardo al mondo dei fratelli Grimm e alla narrativa fiabesca. Magistrale l'utilizzo delle musiche, che alternano brani poetici di Daniele Groff, Ricky Martin e Scatman in una maniera che richiama da molto vicino lo Yann Tiersen del corrispettivo francese “Ameliè”. Sul finire del millennio, anche il tradizionale titolo rosso pieraccioniano viene rivisto, in favore di un font bianco e rosso con le O a spirale che farà la fortuna di altri artisti come Valeria Rossi o Davide De Marinis.

7) Ovosodo (Paolo Virzì, 1997)

Passiamo da un autore che viene (purtroppo) considerato un mestierante ad un mestierante che viene considerato autore. Il buon Virzì ha sempre alternato film abbastanza riusciti a film sulla carta buoni ma rovinati dalla voglia di dimostrare qualcosa. Ovosodo appartiene alla prima categoria e mostra la Toscana più dura e pura: quella delle case con i panni stesi della Livorno operaia. Alcuni dei grandi pregi del film sono:

- Ha dato da mangiare per altri quindici anni a Marco Cocci (ed è uno schifo, ma se ci pensate è abbastanza notevole)

- I caratteristi sono quasi tutti azzeccati, da Ivanone a Wyoming

- Virzì riesce nell'impresa più grande della propria carriera: far recitare Nicoletta Braschi come se non fosse una cagna sventrata da un taglierino arruginito e farla morire nel film (non è uno spoiler, tutti vorremmo accadesse anche nella realtà, poi comunque è un film di vent'anni fa, non rompete i coglioni)

- Si vedono le tette con i capezzoli turgidi di Regina Orioli

Titoli di testa da trip allucinogeno. Rosa su sfondo LSD, coca cola e mentos.

8) La prima cosa bella (Paolo Virzì, 2010)

Il Paolone della maturità. Quello che deve dimostrare ai giornalisti di Repubblica e Fatto Quotidiano di essere definitivamente “l'erede della grande commedia all'italiana” e, per farlo, fa un film proprio su quel periodo. Film nostalgico in cui la Toscana fa da sfondo svogliato, vorrebbe essere il “C'eravamo tanto amati” di Virzì, che però di Scola, oltre che il talento, non ha neanche la metà dei capelli, pur avendo quarant'anni di meno. La Nicoletta Braschi del regista livornese, Micaela Ramazzotti, ha almeno un paio di caratteristiche che la elevano rispetto alla collega. Non ha rovinato definitivamente il marito e la sua carriera (anche perchè il tonfo non sarebbe stato tanto profondo, bisogna ammetterlo) ed è abbastanza bòna. Ovviamente è talmente cagna da far sembrare la solita interpretazione da rincoglionita della Sandrelli (identica e meno riuscita rispetto all'Ultimo Bacio) degna di Anna Magnani. Il vero valore in più è invece il grande Marco Messeri, altro simbolo della toscanità e attore ingiustamente relegato a ruoletti patetici, che offre una prestazione piena di calore e umanità Mastandrea sempre bene, più che altro ti diverti a vederlo nelle sue due versioni. Sofferente e che gli rode il culo. Font giallo tipicamente anni '60 con forti richiami al Piper su sfondo del concorso di bellezza allo stabilimento balneare (che fa molto Dino Risi).

9) Un tè con Mussolini (Franco Zeffirelli, 1999)

Siamo in chiusura e bisogna mettere i cosiddetti “autori”, e io lo faccio. Ecco una Firenze d'altri tempi in questo film “storico”, nel senso che parla di eventi storici, il film in sé non è storico manco per niente. Dirò solo due cose su questo film e sui motivi per cui lo ho inserito nella lista:

- è un'opera semi autobiografica del maestro Franco (strano eh?, immagino che per ragioni di botteghino Zeffirelli non ha potuto proprio fare a meno di far vincere gli alleati, quando ancora gli brillano gli occhi sentendo parole come “balilla”, “olio di ricino” e “Galeazzo Ciano”)

- un film che annovera nel cast Judi Dench, Maggie Smith, Cher e………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..Massimo Ghini non può essere niente altro che un capolavoro. Titoli di testa bianchi in stile imperiale savoia, con assenza di accento sulla parola tè (ma si può fa), su sfondo di vecchia rincoglionita spinta in carrozzina da ragazza più giocane.

10) Pinocchio (Roberto Benigni, 2002)

Apriamo e chiudiamo con Benigni non a caso. E' interessante vedere come in venticinque anni passi dall'essere interprete di film sperimentali e iconoclastici a regista del polpettone più patetico della storia del cinema italiana, in un certo senso esperimento ancora più ardito e cervellotico. Film più costoso dell'intera cinematografia italiana, parte battuto in partenza; a chi cazzo interessava l'ennesimo adattamento di Pinocchio con Benigni in versione Micheal Jackson tra i ragazzini? Il problema però è che dopo la Vita è bella il buon Robertone poteva fare tutto, pare avesse pensato addirittura ad un lungometraggio di sei ore riguardante lui che cacava nel bagno di Vittorio Cecchi Gori mentre la guardia di finanza faceva irruzione e gli toglieva la Fiorentina (sarebbe stato un capolavoro, secondo me). Questo film non merita nessuno commento se non: Nicoletta Braschi. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Titoli di testa gialli dignitosi ma per qualche motivo disposti in maniera asimmetrica, forse l'unica sorpresa di due ore di film.

Ricapitolando: Pieraccioni > Dio

                       Resto dela Toscana < Pieraccioni

                      Nicoletta Braschi > Micaela Ramazzotti

                      Satana < Nicoletta Braschi

                       Pieraccioni = Pieraccioni

anonymous asked:

Mi devo sfogare con qualcuno, oggi in spiaggia stavo tranquillissimo e come al solito mi vengono a rompere i coglioni i soliti negri di merda. Volevano anche propinarmi degli occhiali tarocchi sti stronzi , ma come cazzo è ridotta l'Italia ? Io non ce la faccio più con questi immigrati che tolgono il lavoro agli italiani, è anche per colpa loro che stiamo andando a puttane. Peace.

sociologo dei miei coglioni, sappi che l'80% della ricchezza che tu hai adesso la devi allo sfruttamento economico da parte dei tuoi governanti occidentali nei confronti dei paesi del sud del mondo e anche a quello che si è perpetrato negli ultimi secoli. tutte le cose di marca che hai addosso magari provengono da uno stabilimento in Bangladesh nel quale vengono sfruttati migliaia di operai, magari questa fabbrica rilascia anche sostanze nocive nel suolo e nell'acqua del paese di cui si sta servendo e che sta spolpando e questo induce il povero ragazzo che cresce lì a cercare speranza a chilometri di distanza. in più quando arriva in questo paese è anche vittima dei pregiudizi di ignoranti come te ed è costretto a vendere occhiali tarocchi come li chiami tu in spiaggia. prenditela con i grandi evasori fiscali come Agnelli, Berlusconi e co, e pensa ad apparire di meno e studiare di più, addio

Sotto la fioca luce delle stelle, silenti, sulla spiaggia. La luna è timida, non si mostra.
Siede imbraccio a lui, su una sedia sdraio dello stabilimento che frequentano quando v'è luce, la stringe più intensamente a sè.
Sgretola la quiete, parla sopra il mare: «Ti prego, non te ne andare.» Implora, sussurrando, col viso nascosto e poggiato sul trapezio dell'altro.
«Non lo farò.» Le accarezza la schiena, delicato. Immerge il volto nei capelli lunghi e disordinati, ne inspira la fragranza: sembra amare anche quella. «Non lo farò.» Ripete, e la guarda.
—  Elisa Rossi | uncasinoinnamorato
Ognuno a suo modo sa rompere il cazzo, ovvero dell'ossessione di non avere figli e fare Ciaoooone a tutti quanti

Le persone che non sono sposate, né hanno figli, tendono a parlare ossessivamente di matrimonio e figli. Dico, anche a me fanno schifo i balli di gruppo e il golf, ma non vedo il motivo di ribadirne il concetto quotidianamente. Mi basta non giocare a golf con i miei figli, né ballare la salsa insieme alle mie 5 mogli.

Dato che alla fine io evito di rompere il cazzo con la mia prole, ma gli altri tendono invece a rompermi il cazzo con la loro non-prole, vi spiego il mio punto di vista su quelle che considero le 3 principali categorie di gente senza prole e che mi rompe il cazzo:

Gli isterici finti simpatici. Hanno passato i 30 anni e vivono ancora da mamma e papà, ma hanno il coraggio di fare battute tipo “Dio mio, tutti i miei amici si stanno sposando e stanno figliando e io ancora perdo tempo a farmi fare i ditalini da mio cugino di secondo grado, vestita da Pokemon.” Intanto io mi farei una domanda. Dato che poi il tasso di natalità in Italia è sotto zero, o frequentate tutti quanti le stesse 3 coppie rimaste nel Paese ad aver deciso di fare un figlio, o avete sviluppato un'attenzione selettiva verso chi ha figli, cosa che di solito accade quando rimani incinta o la tua ragazza ti dice “ho un ritardo di 8 mesi”. 

Le gattare. Gli fanno schifo i figli, tutti, quelli degli altri ed i loro eventuali, ma ti parlano del loro quadrupede come se fosse un bambino di 4 anni. Ma non lo è. No sul serio, non lo è e mai lo sarà. Il vostro cane/gatto/criceto/topo/scimmia del Guatemala è solo, appunto, un animale da compagnia, l’equivalente di una badante per un vecchio in attesa della morte. Non siete responsabili del suo sviluppo, non arriverà mai il momento in cui vi dirà “io vi odio, preferivo non essere nato”, non potete interagite con lui, né avere uno scambio alla pari. Non rischiate neanche che un giorno si presenti con un ingegnere di Catanzaro, o s'innamori di qualche fashion-blogger. E non è più “cute” degli altri suoi simili, né più intelligente, né tanto meno più furbo. Se lo fosse vivrebbe libero in qualche casolare abbandonato vista mare e non dentro un monolocale all’Anagnina, vista parcheggio IKEA, in attesa che gli diate la sua scatoletta di carne in gelatina con dentro i resti di qualche Muezzin saltato per aria durante la prima guerra del golfo. E quando morirà, finirà in un sacchetto della spazzatura e voi ve ne sarete già scordati al primo apericena. 

Le ex lettrici di Cioè e che hanno passato i 35 anni e ora fanno Ciaooooone pure quando vanno al mare a Santa Marinella. Chi scrive libri di auto-aiuto o per aumentare l'autostima, di solito si rivolge alle neo-mamme depresse e a loro. Ho capito, non siete sposate, non avete figli, né mai li avrete, ma non c'è bisogno di ricordarcelo ogni giorno della settimana postando foto di voi che bevete, mangiate giapponese, bevete mentre mangiate giapponese, vi vantate di non avere figli mentre bevete e mangiate giapponese e state sedute sul lettino di uno stabilimento al mare, bevendo e mangiando giapponese d'asporto. Sembra incredibile e non vorrei deludervi, ma è tutta roba che potete fare pure avendo dei figli. La differenza è che dopo avrai un mal di testa della madonna e dovrai comunque alzarti per stare appresso a tuo figlio, ma questo almeno, t'impedirà di rompere i coglioni al prossimo scrivendo “dio, sta mattina sto proprio a pezzi” e postare foto di voi che la domenica bevete tisane calde, mentre indossate orribili calzettoni di lana, sdraiate sopra il vostro divano. Sole. Da dove inizierete a postare foto di paragrafi di libri, nel caso in cui qualcuno dovesse distogliere un attimo l'attenzione da voi stesse e il tutto in attesa del prossimo Ciaooooone del venerdì sera.