sposie

Ogni notte sempre la stessa storia. Non riesco più a dormire. Alle tre sono ancora sveglia con la musica nelle orecchie e te nei miei pensieri. Perché ci sei sempre cazzo. Passa il tempo, passano giorni, mesi, anni, ma tu sei sempre qui, nella mia testa. Esci porca troia. Io non ce la faccio più. Ho pensato di averti dimenticato per un breve periodo, ma non era vero. Mi hai abbracciata di nuovo, mi hai baciata di nuovo. E io ovviamente, ci sono ricascata. Non so che fare, sei l'unico che mi fa star male in questo modo ma sei anche l'unico che riesce a farmi toccare il cielo con un dito. A questo punto penso di aver capito la frase «Il primo amore non dura, ti cambia, ma te lo porti sempre con te». É maledettamente vero. Ora sono molto più cauta nei rapporti con le persone. Ma nonostante questo penso che un giorno troverò qualcuno di speciale, che mi faccia felice, magari che mi sposi pure. Però tu rimarrai sempre parte di me e di tanto in tanto penserò a te e dirò «Chissà cosa sarebbe successo se ci avessimo provato».
—  soffiodighiaccio
Unveiled || Spencer & Roslyn

It was kind of like the feeling that people get when their ears pop: a slight change in pressure. Some people don’t even notice, others might notice just a bit of a change. Sometimes, it throws off a person’s equilibrium to the point where the person fell to the ground.

The dropping of the veil wasn’t gradual; it was immediate. It was like a wave of matter shot through the town, pushed right through Roslyn like a blast of cold water. Roslyn fell to her knees as it dropped, almost as if gravity was affecting her once again. The pull she felt to Earth was both discomforting and comforting at the same time.

At first, she wasn’t sure what it was; she had never felt anything like it. In that moment, though, she felt the pull of her own great, great (and so-on) niece. For hours, she passed through cursed to virgin land–land where blood had not been spilled–watching in amazement as she existed in both realms. She was giddy, but fearful; magic always came with a cost, did it not? Either way, she needed to tell Spencer.

Tonight was going to be special. Even though the Bentley Mansion was already cursed, she felt a link to the Earth that she hadn’t felt in decades; tonight, she truly felt human again. Before the night was through, Roslyn would tell Spencer how she truly felt.

It wasn’t easy finding a dress that fit Roslyn. She couldn’t wear those big, poofy marshmallow-looking dresses that girls wore to proms, and she didn’t feel comfortable wearing a short dress that could possibly show everyone her uterus. When she found a long, white dress in one of the Bentley’s armoires, she knew it had to be hers–they had a billion dresses, they wouldn’t miss one, right? It had purple and blue beading, reminding her of the night sky, the pale ivory of the framework mirroring the moon. It was not short or poofy, it was long and felt like water against her skin. She felt beautiful, but honestly, she was terrified Spencer wouldn’t like it.

She secretly thanked her goddesses for allowing this to be a masquerade party; she was truly terrified and she was sure anyone would’ve seen it on her face, if not for her mask. She stared in awe at the large mass of people, suddenly feeling as small as a speck of dust.

Roslyn looked around, pacing nervously as she looked for her night in shining armor. She had a good idea of what he was wearing, but she was short; it was hard to see anyone, really. Exasperated, Ros stepped on one of the lower bars of a barstool, eyes quickly scanning for the golden-locked boy. When she saw Spencer, she grinned; the boy was easy to spot from this view. She quickly hopped from the stool, weaving through and running in his direction.

She slid to a stop as she finally reached him, reaching to tap the boy on the shoulder. “Spencer?” She called out self-conciously, praying that it was him and not some lookalike.

Quando avrò un figlio/a lo obbligherò a guardarsi tutti gli harry potter, a leggere “il piccolo principe”, gli farò vedere spongebob e i due fanta genitori, lo farò giocare coi cavalli, gli farò vedere “spirit cavallo selvaggio” tante e tante volte, non lo farò dormire il pomeriggio, gli farò girare l'italia. Quando crescerà lo acculturerò, gli parlerò degli arctic monkeys, ma anche di Vivaldi, gli farò vedere i dipindi di Monet e Van Gogh, gli parlerò di Raeli. Lo vestirò come piace a me, un po’ lo vizierò, gli insegnerò il valore dei soldi. Gli insegnerò l'inglese, lo spagnolo e il francese. Gli farò leggere le poesie di ungaretti, e i grandi classici come la divina commedia o i promessi sposi. Lo farò crescere come sono cresciuta io. Lo lascerò sbagliare e vedrò cosa imparerà da quegli sbagli.

Sono felice.
Sono felice felice felice.
Felice di una felicità che ti fa piangere lacrime di gioia.
Che ti fa addormentare con le farfalle nel petto, perché lo stomaco è troppo lontano da quel battito di ali da poter essere collegato alla loro presenza.
Che ti fa superare le giornate no passate sui libri, incapace persino di mangiare tanto l'ansia è grande, ma felice, oh se felice!
Che ti fa vedere la scuola, la giornata, la primavera, la vita sotto un altro punto di vista. Perché forse non fa poi tutto così tanto schifo. Perché forse c'è qualcosa di più di tutta quella monotona e piatta malinconia. Perché forse i fiori hanno odori e profumi, gli uccelli non sono solo corvi gracchianti e le strade non sono piene solamente di persone piene di idee confuse e nessun ideale.
Felice di quella felicità che ti par essere senza limiti, superficialmente infondata, ma profondamente tanto radicata quanto fragile.
Quella felicità che di notte ti fa aggrappare al tuo cuscino per poter constatare che sì, sei ancora a terra, sei ancora tu, e sei felice.
Quella felicità tanto profonda quanto pericolosa.
Felicità assassina in grado di dissolversi in un istante.
Felicità determinata da un amore troppo fugace, non attestato, instabile.
Un amore che è un'amicizia ricambiata, ma sarà mai di più? Sarà mai anch'esso ricambiato?
Un amore che amore non è, o forse sì? E se anche fosse? Se anche sbocciasse? Cosa potrei io?
Un amore che è paura, timore ma gioia, gioia e gioia.
Ed è di questa gioia che l'uomo si nutre e che non mi farò scappare perché ho capito finalmente l'importanza della mia felicità.
—  Silverliningofthecloud

Mi piacciono le foto in bianco e nero, ma amo vivere a colori. #difiorefotografi #portici #pompei #positano #naples #napoli #nola #matrimonio #wedding #weddingday #weddinggown #ercolano #sangiorgioacremano #sansebastianoalvesuvio #sorrentocoast #sorrento #vesuvio #fotografo #torredelgreco #sposa #sposi #mariage #italy #amalfi #fotografo #fotografimatrimonio #fotografi #sposo (presso Di Fiore fotografi)

“Una delle più grandi consolazioni di questa vita è l’amicizia; e una delle consolazioni dell’amicizia è quell’avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non sono a due a due, come gli sposi; ognuno, generalmente parlando, ne ha più d’uno… Ci son degli uomini privilegiati che li contano a centinaia… ” — Alessandro Manzoni

anonymous asked:

Cosa ne pensi dei promessi sposi?

Credo sia un'opera sottovalutata dagli alunni e sopravvalutata dai professori. La descrizione della monaca di Monza, per esempio, è agghiacciante. Perfetta in ogni minuzioso particolare. Il modo in cui la luce di Lucia la offuschi ancora di più, il modo in cui spera di raggirare le sue compagne e farsi invidiare, nonostante sia lei la più invidiosa, consapevole di ciò che non avrà mai. Sottilmente geniale

“Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.”

•Eugenio Montale•

—via brioche-alla-fragola

E ora scriverò una cosa impopolare.
D'altra parte se cercassi sempre il consenso non sarei me stesso.
Ogni tanto, ed è accaduto anche oggi, leggo giudizi poco lusinghieri nei confronti di Alessandro Manzoni. È palloso, dicono, poco avvincente. E molti (quasi tutti) si spingono a definire Manzoni “uno scrittore sopravvalutato”.
Ecco, ogni volta che leggo considerazioni di tal genere mi ribolle il sangue, letteralmente. Penso che nel campo del romanzo non sia ancora nato un genio superiore al Manzoni in Italia. E, badate bene, non per l'unica virtù che tutti gli riconoscono, ovvero il grande lavoro sulla lingua che ha contribuito a creare l'italiano moderno. Mi riferisco proprio alle sue qualità di narratore. Prendete lo sconvolgente episodio della monaca di Monza. Raramente mi è capitato di leggere un'analisi psicologica così profonda e lucida. Le pagine di Manzoni erano venate di tragica consapevolezza, ma all'occorrenza l'autore maneggiava con maestria l'ironia, il comico, il grottesco. Nei Promessi Sposi ho trovato una ricchezza incredibile e la capacità di descrivere il lato oscuro dell'animo umano con una sensibilità unica. Solo in Italia se ne parla male. Quanti sanno che Edgar Allan Poe scrisse una recensione colma di ammirazione verso i Promessi Sposi?