spiraglio

Nelle giornate più buie della mia vita sei stato il mio unico spiraglio di luce.
—  ibattitidelcuore
Sai cosa ricorderò sempre di te? Quel tuo modo timido e dolce di riempire ogni cosa. Tu non lo sai, ma quando entri riempi tutta una stanza con la tua presenza. Tutto il resto scompare, resti solo tu, persino in un ambiente senza pareti. Avvolgi ogni cosa, il cuore, la mente, il corpo, i sensi e il respiro. Io che non credo nel paradiso l'ho anche abitato per qualche istante. Poi quando vai via tutto si svuota e si torna alla vita. Posso solo dirti grazie per questo, per questo piccolo e magnifico spiraglio d'immenso.
—  Il quadro mai dipinto - Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)
#Storia 7 pt.2

Un film per ricominciare



il film era veramente il più palloso della storia, colonne sonore tristi, era pure in bianco e nero, davvero non vedevo l’ora che finisse.

Ovviamente durò 2 ore e mezza.

Uscimmo dalla sala e mi chiese: “é bellissimo il messaggio di questo film non trovi?”

Io volevo solo sparire, non avevo minimamente seguito il filo logico di un film con una ragazza che piangeva, un ragazzo che piangeva, la mamma che piangeva, tutti che piangevano.

Mi venne in mente anche la volta in cui tu piansi, sulla porta…

Di getto le risposi una frase scomposta, senza arrivare ad un punto preciso, temporeggiavo insomma, mentre le lampadine al neon dell’uscita ci illuminavano di una luce rossastra.

Arrivati appena fuori dal cinema ci perdemmo in 4 chiacchere, ma non riuscivo a capirla del tutto, cosi mi giocai un jolly..

“senti, ci andiamo a mangiare qualcosa, un amico ha un ristorante molto carino a pochi km da qui, che ne pensi?”

“verrei volentieri, purtroppo ho l’autobus per tornare a casa ed è l’ultimo è anche molto tardi…”

Avete presente quella sensazione di completa impotenza di fronte a una risposta che non lascia via di scampo? ECCO.

Non volle nemmeno che la accompagnassi alla fermata dell’autobus, non capivo davvero, eppure mi salutò con un sorrisone e un bacio sulla guancia. Non capivo dove avevo sbagliato.

Avevo la faccia da psicopatico? o con 5 dollari pensava che la volessi comprare?

MARTEDÌ

Arrivo in ufficio, John sta distruggendo in sala riunione Paul, indovinate perchè?

Si era dimenticato di chiamare la JYNK Corp., nota azienda giapponese che ci aveva commissionato un’altra app per 5 milioni di dollari.

Affare saltato. Paul saltato. Piano finanziario saltato.

John esce sbattendo la porta imprecando e urlando di prendersi due giorni di pausa, Melanie la sua assistente lo insegue raccogliendo tutti i documenti che lancia per aria, gli stagisti non alzano nemmeno lo sguardo, qualcuno ride, qualcuno fa finta di niente, Kate, la mia segretaria mi fissa come se aspettasse un cazziatone…

Non dico nulla e vado nel mio ufficio mentre Paul…se ne va.

Mi siedo sulla poltrona e sento la pelle della poltrona tirarsi sotto il mio peso, inclino un pò il capo e tiro un lungo sospiro, che settimana di merda mi aspetta.


MERCOLEDÌ

Sono le sei e mezzo, il sole sta tramontando su Charleston, tutti stanno andando via, John non risponde nemmeno al cellulare, Kate mi chiede un permesso per il giorno dopo, annuisco senza nemmeno guardarla.

Rimango solo nel mio ufficio, gli ultimi tiepidi raggi del sole entrano dalle finestre del mio ufficio.

L’ho preso apposta qui, con visuale su un parco, mi mette tranquillità.

Mi vieni in mente, quante volte abbiamo fatto sesso su questo tavolo quando andavo via tutti, quante volte eri dall’altra parte del telefono e mi dicevi di tornare presto a casa, quante volte ancora ti penso.

Non farò mai più il tuo nome.


GIOVEDÌ

Orario di pranzo, Kate non c’è, è in ferie, massacro gli stagisti di compiti per la giornata e mi prendo 3 ore per andare a NY. Devo sbrigare delle commissioni.

Mentre guido sono stranamente felice.

Per un momento ripenso a Caroline, chissà se la vedrò ancora.

Anche questa giornata passa in fretta, sto quasi cadendo nella monotonia, non passo nemmeno dall’ufficio, chiamo il guardiano e gli dico di chiudere tutto.

Era fidato. Un signorotto di 58 anni che veniva dal Texas, poche passioni, belle donne e birra. ma sopratutto birra.

Arrivo a casa, finalmente, mi faccio una lunga doccia, mentre mi rilasso sento squillare il telefono, cerco di asciugarmi alla buona e corro.

“Ehi abbiamo chiuso un affare milionario, quelli di Goklm hanno saputo dell’affare saltato e si sono proposti al doppio della cifra! dobbiamo festeggiare!”

Era John che mi chiamava in delirio di onnipotenza, era a las vegas, festeggiava ancora prima della firma del contratto, ma portava sempre bene quindi glielo facevo fare, mi dice che prenota dei biglietti anche per me e devo raggiungerlo subito, c’è un’amica di Celine per me.

Rido e dico a John che avremmo festeggiato al ritorno.

Mentre accendo il proiettore, mi arriva un messaggio automatico dalla banca, accredito di 150.000 dollari dal conto della società.

Rido, John festeggiava cosi in anticipo dandomi e dandoci delle quote su affari ancora non chiusi.

Mi siedo sul divano e affondo i piedi nel tappeto orientale che mi comprò mia madre, si ha arredato la casa con me, figuriamoci. sono riuscito a scegliere solo location e toni delle stanze.

Vivevo in un loft all’ultimo piano di una palazzina borghese, era un pò la mia tana, open space, finestre stile americano sulla 54esima strada, parquet italiano, cucina nera e quadri di vario tipo.

Ero molto minimalista, poche cose ma ordinate, mi piaceva il lusso non visibile, contando che solo l’appartamento mi era costano quasi 800.000 dollari tra acquisto e ristrutturazione.

Ma i soldi, come detto prima non erano un problema e li gestivo bene, non avevo vizi ne grilli per la testa, bella casa, bella macchina e vacanze nei posti giusti, una vita tranquilla nel mio letto ad acqua preso in Giappone in un momento di completa pazzia.

Bene sono un 22enne annoiato con 150.000 dollari freschi sul conto cosa faccio? NIENTE

Apro facebook. Cazzeggio, commento foto, guardo video di gatti…

Finchè non mi viene un idea…CAROLINE.

Posso cercarla su facebook! Ovviamente la ricerca solo del nome mi porta a milioni di risultati, cosi cerco di fare una geolocalizzazione, sperando almeno di restringere il campo, ovviamente tra le ragazze di Charleston non la trovo.

In realtà ancora non sapevo perchè mi incuriosisse cosi tanto, Sapevo solo che avevo ancora il suo profumo di pesca ancora in testa.

Ora, non so voi, ma io credo nel destino, dopo quasi 1 ora di ricerca, ancora non la trovavo, mi ero quasi arreso.. finchè…

AGHATA, quel film ultra palloso che mi ero sorbito solo per lei, sicuro sarà tipo fan della pagina, o dell’autore, o dello sceneggiatore o di qualsiasi persona che ha partecipato alla creazione di quel film.

MIRACOLO.

Scorgo un viso quasi noto tra le valutazioni del film sulla pagina ufficiale

Caroline Westrem, eterocromica, capelli legati e studentessa. Trovata.

Profilo più blindato di una banca, va bene lo stesso. La aggiungo immediatamente agli amici.

Era molto tardi e sapevo che non sarebbe successo niente di li a poco, cosi vado a letto speranzoso l’indomani di leggere una sua notifica.


VENERDÌ

Il cinguettio degli uccellini mi sveglia 5 minuti prima della sveglia, il sole entra da uno spiraglio della finestra che avevo lasciato scoperto.

Mi alzo e vado verso la cucina, mi preparo un buon caffè brasiliano aromatizzato alla vaniglia, eh si, qualche chicca lasciatemela, e addento un cornetto al cioccolato.

Mi ricordo della richiesta inviata a Caroline, prendo il cellulare, ancora niente, solo messaggi di lavoro. Uffa.

In ufficio il clima è sereno, John ha un nuovo schiavetto, Jimmy, sembra più sveglio, speriamo, Kate mi saluta sorridendo, la trattavo come un’amica e lei era felice e lavorava bene per me, eravamo tutti contenti per il nuovo affare che avrebbe lanciato la società ancora più in alto.

Finisco la riunione delle undici e mezza, ormai è pranzo, mi slego la cravatta, faceva veramente caldo, era afoso in ufficio, batteva perennemente il sole, decido di mangiare qualcosa in un bar e approfittarne per farne una passeggiata e chiamare mia madre per organizzare il week end.

Come al solito mia madre mi tiene al telefono più del dovuto, mentre cerco di camminare tra i bambini che escono dalla scuola sulla 3 strada, non sentivo nemmeno cosa mi diceva, rispondevo solo “ok” “si domani torno” “si ho mangiato” “Ok” “si” e ancora “Ok”… classica telefonata.

Ad un tratto dell’altra parte della strada, in un bar con il free wifi scritti a caratteri cubitali sulla facciata, noto una ragazza con i capelli raccolti…non ci credo è CAROLINE.

Riaggancio a mia madre senza pensarci, e attraverso la strada.

Ma perchè poi? cosa pensavo di fare? mi aveva già mezzo rifiutato una volta perchè continuare…già perchè continuare..mi dicevi.

Entro nel bar e lei era seduta nei tavoli rettangolari che danno sulla strada, stava scrivendo al computer.

“ehi Caroline, ma che ci fai qui?” 

“Dylan! ma che piacere! Sto scrivendo un articolo e tu?”

ma come si ricorda ancora il mio nome? poi mi snobba, va bhè, le donne.

Mi siedo e parliamo del più e del meno, di cosa studia lei, giornalismo, di quanto sia difficile e altre cose su di lei, noto che non mi fa domande.

Cosi le chiesi: “Ieri ti ho aggiunto su facebook.. ma forse non hai visto!”

SBAM, altra figura di merda, ma come fai a non vedere che il sito ti invia una notifica anche sul cellulare.. partiamo malissimo.

“No l’ho visto invece. Però Dylan, mi dispiace ma..siamo troppo diversi, non so nemmeno come spiegartelo, è complicato.”

Era surreale, non c’era modo e mi bloccava anche solo per una richiesta di amicizia, davvero non sapevo nemmeno cosa risponderle.

le chiesi un minimo di aiutarmi a capire o se avessi sbagliato qualcosa nei comportamenti e potevo averla offesa in qualche modo.

“No Dylan, figurati tu sei stato sempre carinissimo con me, ma davvero preferirei cosi, non voglio crearti problemi.”

Davvero ero scioccato, ma di fronte a tanto ostinazione e nessun’altra informazioni non potevo fare altro che arrendermi.

“Ok, non posso sapere chi sei, ma almeno se hai voglia di parlare o anche vedere un film noiosissimo di cui ancora non ho capito niente, scrivimi.”

Mentre le scrivevo il numero su un pezzettino di un tovagliolo, scorsi un sorriso frenato sul suo volto, si sposto i capelli dietro le orecchie e mi disse “Lo farò.”

Passarono 4 giorni, niente.

Non ho avuto nessun cenno da parte sua, eppure quegli occhi mi nascondevano qualcosa.

Noi uomini siamo così, quando non capiamo una cosa, cominciamo ad impazzire, specialmente un rifiuto non spiegato.

Caroline aveva quel non so che, classe, femminilità nelle movenze, lessico di una persona che aveva studiato, occhi profondi come l’oceano, aveva qualcosa da raccontarmi e io volevo saperlo.

E in più mi piaceva un casino, guanciotte piene, mento appena appena marcato, i capelli le cadevano perfettamente sugli zigomi e avevano dei riflessi dorati vicino alle punte, aveva delle mani bellissime e curate, e ancora mi ricordo di quel vestito nero del cinema, sottolineava le sue forme.

Non capivo perchè portasse sempre i capelli legati.

Era semplice, anche nell’abbigliamento mi colpiva molto.

Rigorosamente stivaletti neri, leggins neri e una camicia celeste con una canotta bianca, portava un bracciale sottilissimo e dorato al polso sinistro, mentre al destro aveva una specie di corda, quelle per i bracciali per intenderci, ma legata più volte intorno al polso.

Ma io riuscivo solo a perdermi nel suo maledetto profumo che mi colpiva dritto al cuore ogni volta.

Dicono che i profumi che ti colpiscono entrano dritti dentro fino all’anima e penso che lei abbia fatto esattamente questo con me.

i suoi sguardi mi colpivano nel profondo, come quando visiti un posto per la prima volta e rimani a fissare il panorama imbambolato, io mi sentivo cosi ogni volta che lei mi guardava, nei suoi occhi vedevo le emozioni che mi erano mancate da tempo.

Basta devo avere un’altra occasione. Sono ricco e ho i mezzi, è ora di usarli e da chi vado subito secondo voi?

“Kate, come faccio a conoscere una ragazza di cui so solo il nome e nient’altro senza finire in galera per stalking?”

“Ehm.. Dylan, in che senso?”

“Mi servono informazioni su una ragazza, non importa come o quanto costa, devo sapere” sembravo un pazzo psicopatico.

Nel giro di due ora nel mio studio si presenta un tizio che afferma di avere una società di spionaggio matrimoniale e quindi può ottenere facilmente informazioni. Non ho voluto sapere nient’altro. Io chiesi solo l’indirizzo di casa, volevo presentarmi la e parlare con lei. Quindi niente di troppo illegale no? 


Due giorni dopo, di rientro da una sessione dal massaggiatore, trovo dei documenti sulla mia scrivania.

“risultato indagini” erano le informazioni che avevo chiesto. Finalmente.

Non so bene se fosse una cosa giusta o sbagliata, ma mi ero ripromesso di non perdere più occasioni, di volermi bene e seguire il mio cuore, mi ero ripromesso di inseguire le mie emozioni e non di soffocarle. Questa volta non volevo mollare, non come hai fatto tu con me.

Esco dall’ufficio alle otto e tre quarti, fuori è buio ed è ormai sabato, non avevo niente da fare e cosi decisi di andare all’indirizzo scritto nei documenti.

Sarà uscita, al rientro forse se sono fortunato potrei incontrarla per sbaglio, mi piazzo in qualche bar, qualche locale che ci sarà li vicino e aspetto.

Mi sbagliavo alla grande.

L’indirizzo indicato non esisteva sul mio navigatore, mi trovava la cittadina, Hamden, ma non la via, girovago per qualche minuto, ma era tutto chiuso, ero un pò spaesato e anche incosciente, recarmi ad un’indirizzo datomi da un fantomatico investigatore, da solo, essendo a capo da una società milionaria.

Trovo una signora ad un distributore automatico e chiedo informazioni, mi dice che l’indirizzo che sto cercando è ai confini della città dove inizia la statale.

Bene mi reco subito sul luogo, non mi ero accorto che avevo gia fatto due ore di strada ed erano quasi le 11.

Mentre esco dalla città, noto un certo degrato, non era come Charleston, qui era davvero quasi tutto abbandonato, cosa ci faceva una come Caroline qui?

Intravedo una stradina quasi sterrata che imbocca nella statale, vedo anche un cartello di legno “ bredley street”.

Ecco era l’indirizzo, almeno credevo. Di fronte a me una casa in legno, decisamente messa male, un capanno semi distrutto e oggetti sparsi ovunque per il giardino.

Era l’ultima casa in fondo alla statale che usciva da Hamden e andava a Tuchson, praticamente lontano da tutto.

Non trovavo il collegamento tra quella studentessa che non usciva dalla mia testa e tutto questo contesto. Era strano.

Parcheggio all’inizio del vialetto con il muso rivolto alla statale, sia per scappare sia per vedere se Caroline si fosse materializzata, e spengo la macchina.

Dopo circa mezz’ora di noia e rumori abbastanza molesti tutt’intorno, scorgo una sagoma nera che cammina nella mia direzione lungo la statale, capisco che è una ragazza e cosi accendo i fari dell’auto che illuminano la sagoma e scendo.

Era lei, Caroline, capelli arruffati, giubbotto chiuso fin sotto il mento e tuta, non il massimo ma era comunque carina.

Più che altro sembrava davvero distrutta, ma cosa fa questa ragazza la super eroina a caccia di criminali?

“Ehi caroline! ciao sono Dylan!” 

“Dylan?? ma sei pazzo? che cazzo ci fai qui?”

Bhè non era esattamente l’accoglienza che avevo previsto. Pensavo le facesse piacere una sorpresa

“Sei impazzito? come mi hai trovato? ti avevo detto che….”

“ehi ehi calmati, visto che non mi hai chiamato avevo piacere a vederti, tutto qui! pensavo fosse un gesto carino”

“Carino un cazzo Dylan! tu non sai nulla, non dovresti nemmeno essere qui!”

Avevo fatto un errore madornale, ma cosa pensavo di ottenere presentandomi a casa di una sconosciuta?

“Dylan devi andare via sul serio, non puoi stare qui”

Discutemmo per qualche minuto, volevo solo farle capire che non ero uno psicopatico, ma volevo solo vederla.

I suoi occhioni metà verdi metà nocciola, immersi nelle lacrime mi implorarono di andarmene subito, non avevo scelto, acconsentii.

Se ne andò senza nemmeno guardami in faccia, ero distrutto, la vita mi aveva messo di fronte a una cosa cosi bella dopo tanto tempo e ora me la toglieva in questo modo meschino.

Salgo in auto, non parto, sto fisso con gli occhi sulla strada.

nella mia mente un susseguirsi di pensieri contorti, non ho un focus preciso, sono in preda ad emozioni contrastanti, non riesco a pensare lucidamente.

Eppure c’era qualcosa che non quadrava, che mi diceva di non andarmene da lì.

Decisi per la scelta che poteva distruggere tutto, anche la mia vita.

Scesi dall’auto e in preda ad un’adrenalina pazzesca, decisi di spiare dalla finestra, se piangeva c’era un motivo, doveva essere un motivo.

Mi avvicino lentamente, cercando di non fare rumore, mi accosto alla finestra della cucina dal lato sinistro della casa, un piccola lampadina illumina la cucina di piastrelle rosse bianche con una strana fantasia, sul tavolo qualche frutto e due piatti, c’erano scatole e barattoli aperti ovunque, e due casse di birra al fianco del frigorifero. Ma non vedevo nient’altro, dalla porta scorgevo solo un’angolo del divano e un mobile.

Capisco che il salotto è dall’altra parte e mentre cerco di fare il giro della casa sento un tonfo proveniente dal piano di sopra, mi paralizzo, silenzio, ancora silenzio, riprendo a camminare, avevo quasi finito il giro intorno alla casa ero a pochi metri dalla finestra, quando sento sbattere violentemente una porta.

Iniziale le urla, un casino assordante, non so cosa fare, mi avvicino piano alla finestra…..è un’inferno.

La tele è accesa, c’è sporcizia ovunque, dalla finestra chiusa trapassa un odore nauseabondo di umido e chiuso, ci sono cartoni della pizza a terra e anche qualche bicchiere rotto, era come se nessuno mettesse piede in quel salotto da settimane, forse mesi.

Mi appoggio con le spalle al muro per calmare la respirazione, ero in ansia, avevo paura e non capivo cosa stessi facendo, le urla al piano di sopra si fanno davvero pesanti ma non capisco cosa dicono, dalle scale sento dei passi, sbate violentemente una porta, mi accuccio per terra, sento il van che si accende mette in moto e va via di fretta.

Silenzio, nessun rumore per qualche minuto, altri passi dalle scale interne, mi accosto leggermente alla finestra giusto per intravedere qualcosa.

L’immagine che sta per seguire, turba ancora i miei sogni, come un fulmine a ciel sereno, qualcosa che non ti aspetti.

Caroline è seduto sul divano, con la testa tra le mani, in lacrime.

Non vedo altro, piange, li da sola, ma non capisco il motivo, finchè non si tira su e mentre si asciuga le lacrime con le maniche della felpa noto sul suo volto un livido rosso vicino alla tempia destra.

Panico, non so cosa fare, entrare potrebbe anche essere violazione di domicilio, se quello fosse stato il suo ragazzo? magari avevano litigato, magari ha sbattuto contro la porta (certo) un susseguirsi di ipotesi che mi fecero uscire pazzo, corsi alla mia Bmw e misi immediatamente in moto, grazie a dio il mio parcheggio ai bordi del vialetto non risulto sospetto e non diede nell’occhio.

Mentre guido non riesco nemmeno a pensare, anzi si, penso solo a una cosa, quello di Caroline non era un rifiuto ma una richiesta di aiuto.


fine parte 2

Black out | Rebecca D'Anna

Chiudo gli occhi.
Così, senza pensarci troppo.
Li chiudo e basta.
Ed è il vuoto, il buio più totale.
Non c'è via di scampo, solo il nero assoluto.
Vedo me, precipitare in questo vortice apparentemente senza fine.
Niente a cui appigliarsi, solo il nulla.
Continuo a sprofondare, sempre più in basso.
Inutile guardarmi intorno, non c'è niente.
Allora provo a guardarmi dentro. Nella testa.
Anche lì c'è un vortice.
Intravedo un accumulo di pensieri disordinati.
Si sovrastano, lampeggiano, tuonano, fanno rumore, si sgretolano, esplodono.
E poi si spengono. Si annullano a vicenda.
Tutto diventa scuro. Black out.
Ed è proprio il buio che rappresenta la mia idea di caos.
Il caos è avere così tante idee per la testa e non riuscire a prenderne nemmeno una.
Non è altro che il silenzio più totale.
Perché quel silenzio segna ciò che c'è stato prima. La lotta tra i pensieri che si uccidono a vicenda.
È in quel momento e non prima che si arriva al vero caos. Perché avere troppi pensieri che tempestano la mente può crear disordine, ma non averne nemmeno uno è esasperante.
L'oscurità che mi avvolge penetra anche dentro di me, come se avessi lasciato distrattamente uno spiraglio aperto.
Sono completamente immersa in questo nero pece.
Non posso scappare, né nascondermi.
Posso solo aspettare di toccare il fondo, deve esserci per forza.
Perché si sa, una volta toccato il fondo non puoi far altro che risalire.

- @stayxpeculiar

L.S. #1

La luce del negozio di liquori entrava dal finestrino del taxi.

Un neon bianco e rosso illuminava l’abitacolo, in radio passava una canzone di un tipo irlandese e il tassista era con lo sguardo fisso sul semaforo, pensavo a quanto lavoro mi aspettava l’indomani, li, sulla scrivania tra nemmeno 6 ore.

Il taxi parte, un leggero venticello entra dallo spiraglio del finestrino anteriore, mi ricorda i giorni di mare, non so il perchè.

Un viale alberato accompagna i miei pensieri, lampione dopo lampione perdo la cognizione del tempo, mi bruciano gli occhi, ho l’abitudine di fissare troppo le luci. Mi rilassano. Non mi accorgo mai quanti angoli della città esistono, ogni tanto non sembra nemmeno Milano, tutto questo non so perchè, ma mi affascina moltissimo.

Una luce improvvisa mi illumina il viso.

Il mio iphone si accende. Una notifica. È whatsapp. 

Apro la notifica con l’iconcina verde e sorrido. Ma questa volta so perchè.

Sorrido perchè quella notifica…sei TU.

Il rumore del silenzio | Rebecca D'Anna

Il suono dei tuoi silenzi, io lo percepisco.
Fanno rumore perché non te ne stai semplicemente zitta.
I tuoi silenzi parlano, dicono più di quanto tu possa spiegare con l'uso della parola. Perché lo leggo nei tuoi occhi, gli stessi occhi che solo io riesco a decifrare.
Di quel verde intenso e profondo che talvolta si incastona nel mio nero petrolio.
Verde nel nero, nero nel verde.
L'incastro perfetto, la giusta combinazione.
Tu hai paura, lo so.
Dici di non averne ma io so che è così.
Forse perché ho imparato a conoscerti a piccole dosi, scavando di volta in volta sempre più in profondità.
Ti ho scoperta a mano a mano, senza fretta o pretese.
Mi sono sempre accontentata di poco, che poi tanto poco non è se riguarda te. E tu poco non sei.
Ho ancora scolpito nella mente e nel cuore il ricordo della tua mano che si avvicina
timidamente alla mia.
Le tue braccia accoglienti pronte a stringermi, che io ho sempre definito casa.
Le tue labbra calde e morbide che premono sulle mie, fredde e smorte, con fare indeciso e sicuro allo stesso tempo. L'esatta miscela tra le due cose che solo due ragazze come noi potevano avere.
Sei entrata nella mia vita senza fare rumore, in un modo del tutto inaspettato.
Hai aperto dapprima uno spiraglio e, lentamente, hai spalancato sempre di più la porta della mia anima, fino ad aprirla del tutto.
Hai stravolto il mio passato, il mio presente e il mio futuro.
Ho la tua impronta incisa dentro di me, per niente paragonabile alle impronte che lasciano i piedi nudi sulla sabbia: quelle vengono cancellate dal mare, questo tipo di impronta è indelebile.
Tu ci sei sempre, anche quando non ci sei.
Ti tengo viva nei miei sogni, ti cercherò sempre nei miei ricordi.
Continuerò a cercarti ovunque: nelle canzoni, nei libri, nei film, nelle giornate di sole e in quelle di pioggia.
E ti troverò, giuro che sarai ancora qui, ti troverò tra le foglie di un albero o nei sospiri del vento.
E anche se a poco a poco la porta che con fatica ti ho lasciato aprire si sta chiudendo, io so che non lo sarà mai del tutto.
La tengo socchiusa, per te.
Ti basterà spingerla il minimo indispensabile per entrarci nuovamente, anche se non sei mai uscita in modo completo.
Perché tu dal mio cuore non te ne andrai mai.

- @stayxpeculiar

Vorrei uno di quegli amori che ti sconquassano l’anima, che ti aprono uno spiraglio che conduce dritto al cuore. 
Uno di quegli amori dove lui è così innamorato di me da non vedere che sono una pseudo psicopatica, con le sue manie e le sue fobie, una che sclera con poco e poi si ammutolisce per giorni, o forse lo vede pure ma se ne frega perché di me ama anche questo. Dove si accorge che sono così innamorata da avere gli occhi più belli quando lo guardo solo perché sono pieni di lui, completi. 
Uno di quegli amori dove non fa niente se stanotte alle tre gli scrivo che ho paura dell’esame che devo fare, e che forse non lo passerò o lo passerò con un voto basso, un sms in cui gli scrivo “ma che cavolo vai sempre a dormire tardi, una volta che voglio parlare, tu dormi.”. Un amore dove non fa niente se non ricevo risposta perchè poi la mattina alle 7 mi chiama ed è lui che sveglia me, ed io sono contenta nonostante mi abbia svegliata prima del tempo. 
Un amore di quelli che quando sono sola non lo sono mai davvero perché un pezzo di lui è costantemente nel mio cuore. 
Uno di quegli amori dove lui è così preso da me che, se anche gli amici gli dovessero dire che ne meriterebbe una più bella, mi difenderebbe a spada tratta, dicendo loro che non mi conoscono e non possono giudicare. 
Uno di quegli amori dove anche se io non mi trucco e sono così pallida da sembrare morta e con le occhiaie lui mi veda lo stesso bella. 
Vorrei uno di quegli amori dove io lo amo così tanto che se anche si dimentica che oggi è il nostro mesiversario “poco importa perchè tanto era sfuggito anche a me”, e invece io me l’ero segnato con un cuore abnorme sul calendario. 
Vorrei amarlo così tanto da fargli quelle scenate di gelosia così tipiche che, all’inizio, lui si deve pure arrabbiare e mi deve dire “ma porca miseria, proprio io che non ti tradirei mai mi devo sorbire te che ti incazzi per niente?” E poi, dopo si e no cinque minuti, mi deve dire che mi ama anche per questo, e allora io crollo. Io crollo e glielo devo dire che per me non c’è niente di meglio, che sceglierei lui nonostante tutto e tutti. 
Perchè per me sarà sempre meglio litigare con lui che baciare qualcun altro. E per lui, lo stesso.
Un amore così, 
un amore come tanti ma uguale a nessuno. Un amore in cui lui è libero di uscire con gli amici anche sei sere su sette, l’importante che poi dica “però stasera esco con te, perchè alla fine mi sei mancata un po’.” E allora io so che gli sono mancata tanto. 
Un amore dove siamo due spiriti liberi e incomprensibili a noi e agli altri. Un amore di quelli che dopo mezz’ora del suo discorso e dopo un “allora, secondo te?” Io me ne esco con “eh? Scusa non ho capito.” E non è che non ho capito perchè sono stupida ma perchè a furia di guardargli le labbra mi sono persa gli ultimi cinque minuti, e in quell’arco di tempo si sviluppava l’argomento della domanda. 
Vorrei uno di quegli amori dove magari a volte, durante un litigio, avrei pure voglia di denunciarlo per molestie, molestie ai miei nervi. Uno di quegli amori dove nonostante sia una persona tanto orgogliosa e cocciuta, io trovi la forza di chiedere scusa, quando devo farlo. E le scuse le voglio ricevere, quando è giusto che le debba ricevere. 
Vorrei un amore così, con i suoi alti e i suoi bassi. Un amore che rubi tanta energia e ne doni il doppio.
—  Macloch
La regola base della balistica

Mia madre mi raccontava che quando ero neonata mi lasciava a piangere per ore chiusa in una stanza al buio, finché non mi addormentavo. Questo se non avevo bisogni primari che erano già stati soddisfatti, quindi se non avevo fame, male da qualche parte o dovevo essere cambiata. Dice che aveva letto questa teoria da qualche parte, non mi ricordo a cosa avrebbe dovuto portare. Probabilmente mi sentivo soltanto sola e avevo voglia di stare in braccio o di sentire vicino qualcuno. Invece stavo in una stanza a piangere al buio. Un’altra cosa che mi diceva sempre mia madre è che sono stata indipendente, molto indipendente, fin da piccola. Come stupirsi, no?
A mia madre voglio bene, so che ha fatto tutto il meglio che pensava di poter fare, che ha fatto tutto quello che ha fatto perché pensava di farmi bene. A volte però mi interrogo. Spesso mi interrogo, in questo ultimi otto e rotti mesi, forse ormai è un anno, mi interrogo ancora di più di quanto mi interrogassi di solito. Cerco di capire le cose. Mi chiedo se quelle notti da sola, da piccolissima, che si sono poi trasformate nella mia indipendenza precoce, e poi nella mia solitudine ancora più coatta quando sono nati i miei fratelli, e poi nella certezza di essere stata adottata perché mi sentivo così diversa, si siano poi trasformati nella mia tendenza a tenere sempre lo spiraglio della porta aperta.
Sto sempre anche seduta in pizzo, come si dice da me, ovvero con il sedere in cima alla sedia, come se dovessi alzarmi all’improvviso. Quando ho cominciato a fare yoga l’ho poi spiegata come la postura corretta da assumere su una sedia, con le cosce che pendono sempre verso il basso e il bacino che quindi sta dritto e la colonna vertebrale di conseguenza, come ti costringono a stare quelle sedie nordiche che sono poi diventate famose e ora si trovano anche all’ikea. Ma in realtà è un po’ la posizione di chi è sempre un po’ in prestito, ed è sempre pronto ad andare via.
Ora, sono anche consapevole che varcata una certa età, essendo generosi verso la cultura occidentale odierna potrei dire superati i 22/23 anni di età, è giunta l’ora di prendere in mano la propria vita e smettere di dare la colpa di tutto a qualcosa che ci è successo così tanto prima, ma ogni tanto queste due cose che mi diceva mia madre mi tornano in mente, anche perché mi torna in mente il tono che aveva, che in realtà riconosco più ora di quanto non facessi allora, come a chiedermi conforto di non aver sbagliato. Del resto si renderà conto anche lei del fallimento che sono a livello sentimentale.
Spesso me lo chiedo cosa pensano di me. Se mi pensano stronza, se mi pensano sfortunata, se pensano che il mondo ormai gira così. In realtà non sono poi tante le amiche e gli amici della mia età single. L’ultima volta che è successo il mio migliore amico, quello di Oh baby baby it’s a wild world, mi disse che era preoccupato per me, che passata una certa età è inevitabile sentirsi soli. Sarà che io sola mi ci sono sempre sentita, I-N-V-A-R-I-A-B-I-L-M-E-N-T-E, e che pure ho continuato così incessantemente a illudermi che non ci si potesse sentire soli se si era in due che ho continuato a provarci come un mulo, ossessiva, appassionata.
Ieri una persona con cui parlo qui e che è una delle poche che riesce a dirmi davvero delle cose che mi colpiscono e mi fanno riflettere, mi diceva che ho un ego ipertrofico, e anche che sono essenzialmente incapace di legarmi e di intimità. Ora detta così chiunque di voi potrebbe pensare che sta persona è una stronza patentata, io in realtà faccio molto la tara a quello che dice, cioè non è che faccio entrare tutto, ma è come nella classica regoletta che ormai tutti conoscono a memoria della balistica, no? si spara in alto per beccare un bersaglio posto più in basso. E quindi, bon, penso che un bel po’ ci abbia beccato.
E per dire anche che una cosa detta qui, e poi un pensiero che mi è tornato oggi su mia madre al supermercato, si sono uniti con la regoletta della balistica e mi hanno fatto pensare al fatto di sentirsi soli, e al fatto di sentirsi soli con un altro, e al fatto che probabilmente non ne guarirò mai, e anche al fatto che continuo a sperare di poterne guarire. 
E poi però la primissima cosa che mi viene da pensare appena conosco qualcuno è: ok, dai, lo vedo questa volta e poi non lo vedo più. Così, una fuga preventiva, che non si sa mai. Che poi magari io, che non ne so niente di balistica, mi chiedo se non sia possibile che io in realtà miro alto, altissimo, c’è il mio cuore in quel momento che è tutto lì teso verso l’iperuranio e oltre, e però poi finisce che mi sparo comunque al piede. Cioè, può capitare no?

spesso ho solo troppe immagini in testa e vorrei dimenticare le tue parole, vorrei perdonare, vorrei raccogliere il dolore dal pavimento e spazzarlo via con tutti i cocci rotti e con il male che mi sono fatta, eppure mi resterà sempre qualcosa di te
vorrei dimenticare tutti quei giorni, l'amore fisico, la paura di cadere un po’ più in là quando sapevo che mi sarei potuta appoggiare a te, vorrei dimenticare, farlo per me, eppure non lo faccio
resto ancora qui, un po’ ad indugiare sulla porta, ti lascio uno spiraglio aperto in modo che passi un po’ di luce e tu possa trovare la strada di casa per tornare, anche se non tornerai
allora ti lascio le chiavi sotto lo zerbino, in caso la porta si chiudesse con il vento, in caso decidessi che vuoi passare a salutare, le chiavi le lascio qui, e adesso vado, portandomi dietro tutto il dolore e il peso di essere me in ogni momento, perché non riesco a tradirmi, non posso cambiare, non chiedermi di farlo, non farmi del male, te lo dico a bassa voce perché so che me ne faresti comunque, che per te potrei provare a tradirmi e in fondo non voglio

Mi piace pensare che prima o poi tutti avranno una ragione per sorridere, che a tutti accadrà qualcosa che gli stravolgerà la vita.
Si, anche a te. Te che stai leggendo queste parole.
Tu pensi di non meritare niente, pensi di essere un disastro e sei convinto che a te non accadrà mai niente di bello, semplicemente perché non te lo meriti
Sai, tesoro.. In questo periodo penso quasi sempre positivamente e non so dirti il perché.
Ma questa cos'è, positività o illusione?
Beh, tu ti illudi spesso vero?
Ti basta una piccola cosa per dare il via a tutti quei cosiddetti “film mentali”.
Non riesci a farne a meno. Ti illudi sempre.
Sembra quasi che tu ci abbia preso gusto.
Però nessuno è nato per restare da solo e lo ripeto, nemmeno tu.
Anzi, tu, tu che sei così fragile, tu meriti tutto l'amore di questo mondo e so che non mi crederai. Ne sono certa, tu ormai non credi in niente, ma io te lo dico lo stesso.. Arriverà qualcuno in grado di amarti, amarti davvero.
Perché tutti prima o poi avranno delle mani da stringere, delle labbra da baciare, delle braccia in cui sprofondare, una persona da cui non scappare, perché lo so che scappi da tutti anche se vorresti solo essere fermato da qualcuno.
Lo sappiamo benissimo che le persone non ti salvano ma possono farti dimenticare di avere delle ferite e delle cicatrici.
Dio, tesoro.. A cosa hai pensato?
Io mi riferisco a quelle che abbiamo nel cuore, quelle ferite ormai cicatrizzate, ma che continuano a fare male perché troppo profonde.
Tutte ferite causate dalle mille delusioni che hai avuto.
Ah, quante volte ti hanno deluso? Tante? Poche?
Quanto basta per lacerare il tuo povero cuore.
È anche vero, però, che nessuno si salva da solo, ma per ora, per favore, resisti, aiuta te stesso.
“aiuta te stesso” suona cosi male, ma pensaci… Se sei ora qui a leggere tutto ciò è perché ce la stai facendo, ti stai aiutando.
Probabilmente non sai neanche tu come, ma poco importa.
L'importante è che continui a resistere.
In fondo, l'hai fatto fino ad ora.
Quindi, perché mollare?
Hai sempre contato sulle tue forze, senza l'aiuto di nessuno. Tu ti stai salvando.
Si, ti stai salvando, anche lei si sta salvando, anche io.. Tutti, a modo proprio, si stanno salvando.
Poi, un giorno, quando starai per mollare, per perdere la speranza, tutto cambierà.
Arriverà una persona che ti darà tutto quello che cercavi, ti farà ridere, ti farà stare bene e ti farà sorridere quando ripenserai a tutte le volte che ti sei detto “non ce la faccio”, “sto per crollare”, ma non l'hai mai fatto.
Tu non sei mai crollato, e se l'hai fatto ti sei rialzato.
E sarà allora che sarai davvero felice.
Ma poi, cos'è la felicità?
Io la vedo come una cosa astratta, colorata.
I colori rappresentano la felicità, dicono.
Un po’ come l'arcobaleno, ecco.
No, in realtà, non so come definirla.. Cos'è davvero la felicità?
Facciamo una cosa, chiudi gli occhi e immaginati in una grotta, un tunnel.. Qualsiasi posto, l'importante è che sia buio. Tu magari hai anche paura del buio.. Perché? Tesoro, non devi avere paura.
Sopra di te vedi una piccola crepa da dove esce uno spiraglio di luce.
Una luce forte, intensa. Da colore e calore al posto buio e freddo in cui ti trovi.
Quella luce è la felicità, la fissi incessantemente e alzi sempre le mani sperando di riuscire almeno a toccarla. Ma niente da fare.
Per una ragione o per un'altra, tenti sempre invano.
Un giorno, però, ti svegli e apri gli occhi.
Ti sembra di essere più vicino a quella crepa, la luce si fa ancora più intensa.
Credi che la crepa si sia avvicinata a te, ma no. Ti sbagli.
Ti sbagli eccome. Sei tu che ti stai avvicinando a lei.
Alzi le mani, di nuovo, e questa volta riesci a toccarla.
La senti? Senti com'è calda? Senti come ti mette di buon umore?
Passano i giorni, ti avvicini sempre di più fino a quando riesci a catturare tutta quella luce.
Ora i tuoi occhi sono diversi, è come se si fosse tolto quel velo di tristezza che li ricopriva.
Ora voglio dirti di aprire gli occhi e cominciare a credere in qualcosa, in te stesso soprattutto.
Continua a sorridere, magari proprio domani esci e qualcuno si innamora del tuo sorriso.
Ricordi? Sei tu che devi raggiungere la felicità, non viceversa.
Lei non ti accarezza se tu non fai di tutto per farti accarezzare.
Ti è capitato qualcosa di brutto ultimamente? Raccogli i cocci del tuo cuore, del tuo corpo. Ricomponiti. Raccogliti.
Non pensare “cazzo, la vita è una merda”, perché lei farà lo stesso con te.
“non guardare in faccia il male perché poi il male guarderà in faccia te.”
Hai presente i bambini?
Hai visto come sono belli? E quando sorridono, non fanno sorridere anche te?
I loro genitori li sgridano sempre, quello che fanno non va mai bene per loro, ma non per questo smettono di sorridere.
Sicuramente non crederai nemmeno alle mie parole.
Non so, magari le stai leggendo con le lacrime agli occhi, magari te le stai scrivendo, magari non ti hanno fatto né caldo né freddo.
Si, potresti pensare anche che sono una scema.
Potresti anche non credermi dato che pure la sottoscritta sta cercando questa fottutissima felicità, e di conseguenza, come si fa a credere alle parole di una persona che continua ancora a fissare la luce che esce dalla crepa?
Una persona che ancora non è riuscita a prenderla, ma l'ha solamente toccata.
Esatto, io l'avevo toccata, ma poi si è allontanata di nuovo..
Però ora non parliamo di me.
Ti chiedo solo di provarci.. Provare a credere a queste mie parole.
Facciamolo insieme. Proviamo a crederci insieme. Io e te.
Quando ti capiterà di piangere non pensare di essere sbagliato, di aver rovinato tutto.
No, ti prego.. Pensa solo che non era il tuo momento di splendere
Perciò, non vivere con la convinzione che non ti accadrà mai nulla di bello, perché sei vai avanti così, davvero non accadrà niente.
Ascolta l'ultima cosa che ho da dirti: la felicità arriverà anche per te.
Continua a sorridere, tesoro
—  Me (via @youareartdarling)