spinte

Impara a bastarti, ad amarti, ad arrivare in alto con le tue mani, a superare le difficoltà con le tue forze. Impara a lottare per ciò in cui credi e soprattutto impara a non buttarti a terra, a non perdere la speranza. Impara a realizzare i tuoi sogni senza il bisogno di spinte. Impara che da soli si arriva in alto, da soli si hanno più soddisfazioni ma soprattutto impara ad essere te stesso. Perchè credimi in un mondo del genere essere se stessi è un privilegio e non uno sbaglio.
—  Cristiana Tognazzi
Siete solo degli ipocriti schifosi

Avete presente quando i professori dicono “l'Italia sta andando a rotoli, bisogna fare qualcosa”? Quando cercano in tutti i modi di farci capire che la politica sta rovinando il Paese stupendo che è? Beh, si sbagliano. O meglio, diciamo che omettono alcune cose. I primi a rovinare l'Italia sono loro. Viviamo in una nazione nella quale chi ha i soldi, va avanti, chi ha problemi vari, va avanti, chi si prostituisce ha in cambio voti alti, crediti, spinte e va avanti. C'è poi chi invece si fa il culo, studia tutto l'anno, esami su esami, compiti su compiti, ore passate sui libri a studiare chimica, fisica, storia dell'arte e italiano, a imparare a memoria nomi e significati di figure di retoriche, formule, nomi di statue sparse per la nostra penisola e, certo, lo fa per farsi una cultura, ma lo fa anche per andare avanti e permettersi dei maggiori vantaggi rispetto a chi, invece, ha preferito passare l'anno a uscire e farsi canne con i suoi amici, senza neanche aver tolto la plastica che avvolge il libro, ancora, quindi, imballato. Allora scusate se poi mi rode il culo quando, verso la fine di maggio (periodo delle ultime interrogazioni), la maggior parte dei professori dice “Non ti meriti la sufficienza, dato che hai fatto scena muta, ma non voglio dare debiti, quindi ti metto 8”. E noialtri, allora? Noi che abbiamo faticato per portarci a casa un 7 stirato durante l'anno scolastico? Noi perché dobbiamo uscire con una media più bassa rispetto a loro? A noi che i crediti importano sul serio, non come loro. E noi che magari di media avevamo 7,89, ci ritroviamo 6 crediti (ricavati dalla media del 7 perché non ce l'hanno passato ad 8). E loro? Loro escono con 7 crediti, senza sapere un cazzo di niente di tutto ciò che abbiamo fatto durante l'anno.
Dite sempre che la politica, che Renzi sta facendo un macello per via di questa “Buona scuola”, perché per loro l'unica cosa che ha importanza è avere i soldi e tirar su un stato di imbecilli, un gregge di pecore pronte a seguire ciò che loro dicono. Voi ci dite che così non deve essere, ma siete i primi a farlo. Siete i primi a mandare avanti asini, persone maleducate e chi più ne ha più ne metta. Voi che ci dite di manifestare perché “riguardava anche voi”, quando in realtà è solo perché volete avere un posto fisso che, grazie a Renzi, non avrete. Ma a voi cosa importa? Basta manifestare, senza fare gli scrutini, no? Tanto che vi frega, finché potete non lavorare ed essere pagati lo stesso, a voi che cazzo importa di noi?

Dopo mesi di litigate per capire che cosa farne di quella che era iniziata come una storiella estiva, mi sono ritrovata a prendere un treno che mi avrebbe portata a 100 chilometri da qui, e 700 metri più vicina al cielo. Era novembre inoltrato e in paese iniziava a fare davvero un gran freddo. Era novembre, dicevo, e io ero appena arrivata in stazione dove mi aspettava il gran punto interrogativo che era quel ragazzino di due mesi più piccolo di me. Il 27 novembre del 2012 improvvisammo una danza fatta di spinte e di abbracci sofferti, tra una lacrima e una carezza, proprio davanti alla stazione. Ci odiavamo. Dannazione ci odiavamo a tal punto che ci amavamo così forte, così davvero. E poi c’era una casa, in via Roma. Una sua vecchia casa, un attico in cui ormai da anni non abitavano più. Ma lui aveva le chiavi. Era una casa piccola, fredda, senza i riscaldamenti e buia, senza illuminazione. Era perfetta per due come noi che non ne potevano più di stare lontani. Mi prese per mano e andammo nella camera matrimoniale. C’erano solo due materassi su un letto a due piazze, un armadio a muro lungo e alto tutta la parete, due cuscini, un comò, uno specchio e una finestra che credo desse sul tetto (non l’aprimmo mai quella finestra.). Era perfetta. io mi guardavo intorno estasiata, con un sorriso idiota stampato in faccia dal momento in cui ero entrata in quella camera. Alla fine i miei occhi si posarono su di lui. Il suo sguardo non si era mai staccato da me per tutto quel tempo lì dentro la camera, per tutto quel tempo in tutti quei mesi..mi baciò prendendomi il viso tra le mani, poi, abbracciandomi..mi veniva da sorridere, da piangere, da cantare, da tremare. Senza rendercene conto eravamo già sul letto, impegnati in una tenera lotta di movimenti impacciati, di sorrisi sinceri e di sguardi e pupille dilatate (me l’aveva detto lui, che quando guardi qualcosa che ami le tue pupille si espandono fino al 70%). Poi è stato un attimo, il tempo di rendermi conto di essere sdraiata sopra di lui. Mi bloccai di colpo, mi misi seduta. “Fabrizio..” e avevo il cuore in gola..di scatto si è tirato su anche lui “dimmi..” e a momenti entravamo entrambi in iper ventilazione..ho fatto un respiro profondo e poi lo dissi, con il tono di chi sta confessando il segreto più grande della storia, con il tono di chi ti sta mettendo al corrente della cosa più preziosa al mondo, con il tono con cui si confessa la paura più grande, il torto più imperdonabile. Feci un gran respiro profondo e semplicemente lo dissi: “Fabrizio, io ti amo.”. Poi chiusi gli occhi stringendo le palpebre, come se stringendole mi sarebbe stato impossibile anche sentire quel silenzio assordante, e sperando di non aver rovinato tutto, come è sempre stato mio solito fare. Sentii lui tirare un sospiro di sollievo, e sono certa di aver sentito nel buio che ci circondava, anche il rumore di un sorriso. “Anch’io, ti amo.”. E di colpo ero la ragazza più felice al mondo. Niente avrebbe potuto rendere qual momento più bello di così, assolutamente niente.
Questa è stata la mia prima volta, la prima volta che ho capito di amare qualcuno, il mio primo “ti amo”, sussurrato tra le lacrime e il fiatone, come se quei 100 chilometri e 700 metri me li fossi fatti a correre..e dio, dio ne è valsa la pena di ogni centimetro fatto, che mi ha portata in quella stanza, da quello che anche oggi ricordo ancora come “l’amore della mia vita”, nonostante sia lontano, lontano in tutti i modi in cui una persona può essere o diventare lontana da un’altra.
—  Just me, Aly.
Ricordo ancora tutto. Le lacrime, le risate, i sorrisi fino a fare male alle guance, le urla, la gola che brucia, il calore, la musica, l'emozione, i battiti del cuore, i cartelloni, le lettere, la voglia di vivere, la felicità. Ricordo il caldo intenso, le corse per prendersi il posto migliore, le spinte, la folla, gli abbracci, le sconosciute che diventano sorelle, le scritte sulle braccia, le bandiere, la sensazione di entrare nello stadio e dire ‘ce l'ho fatta’, la gioia, l'attesa, le ore. Le luci abbassarsi, le grida aumentare, lo stadio tremare, la musica iniziare, le lacrime scendere, le mani stringersi, loro entrare.
benvenuti.
benvenuti nell’era di tumblr, delle dr martens, delle polaroid, di vsco cam, degli iphone 5, delle foto spinte, delle vasche piene di schiuma, delle feste, delle sigarette, delle marlboro rosse, delle camel blue, del foodporn, di instagram, di facebook, delle reflex, dell’alcol, dell’eyeliner, dei vestiti vintage, degli atei, delle bestemmie, dei brutti voti, dei debiti, dei soldi, degli iPod, della musica, delle critiche, di justin bieber e i one direction, dei paramore e dei sum41, del mc donalds e del burger king, di dmax, di mtv, del twerk, delle troie che scrivono stati romantici su facebook, della depressione, della bulimia, dell’anoressia, del bullismo, del cyber bullismo, dei film romantici, di noi siamo infinito, dei libri, di hunger games, degli idoli, delle tinte colorate, delle redhead, le frasi di bukowski e d’avenia.
benvenuti negli anni più belli della nostra vita, in cui noi siamo troppo occupati a soffrire, per essere felici.
—  (via millenovecentoduechilometri.tumblr.com )
50 sfumature di grigio - recensione

Finalmente ho visto il film quindi ora posso esprimere un giudizio.

Sicuramente rispetto al libro non è la stessa cosa, ma succede così nel 90% dei casi. Alcune parti sono state tagliate, a parer mio parti importanti nell'evoluzione del rapporto di Christian e Anastasia. Alcune cose sono state fin troppo semplificate, come ad esempio la scena del contratto, quando loro sono a cena, come Christian che sembra cedere troppo velocemente al “di più” che chiede Anastasia. La stanza dei giochi viene sottovalutata e le scene accadute lì dentro vengono mescolate tra loro. Però è anche vero che ho adorato la parte in cui per la prima volta Anastasia vola a Seattle su Charlie Tango, con il sottofondo di “Love Me Like You Do” di Ellie Goulding. Per quanto riguarda le scene spinte di sesso, beh ok il divieto ai minori di 14 anni, ma non c'era niente di troppo sconvolgente o che non si era già visto. PERSONAGGI: Christian non ha lo “sguardo magnetico” che mi aspettavo, anche se fisicamente si avvicina moltissimo al modello del “dio greco” descritto nel libro. Anastasia avrebbe potuto piastrarsi i capelli e vestirsi in maniera più decente invece di indossare per quasi tutto il film i vestiti che le aveva comprato Christian, e la sua voce italiana proprio non l'ho sopportata. Nel libro lei lotta, non cede, ma nel film salta fuori moltissimo il suo lato accondiscendente e sperduto, tranne che nella parte della cena per il contratto. Lì si che si fa valere. Se pensate che il film tratti solo di sesso vi sbagliate. In fondo tratta di una storia d'amore, per quanto perversa e contorta; Del carattere complicato di Christian e della sua infanzia difficile, delle scelte che Anastasia fa per amore e di come l'amore può cambiare il modo di vedere le cose. Quindi si, nel complesso, nonostante la delusione iniziale è un film che almeno una volta va visto.

  • pezzidicuorestrappati
«Vede», spiegò, «secondo me, in origine il cervello umano è come un attico vuoto che uno deve riempire con i mobili che preferisce. Uno sciocco assimila ogni sorta di ciarpame gli viene a tiro, così che le nozioni che potrebbero essergli utili vengono spinte fuori o, nella migliore delle ipotesi, accatastate alla rinfusa insieme con un’infinità di altre cose, di modo che ha difficoltà a ritrovarle. Un operaio abile, invece, sta molto attento a ciò che immagazzina nel suo attico-cervello. Non vi metterà altro che gli strumenti che possono aiutarlo nel suo lavoro, ma di questi strumenti ne ha un vasto assortimento, e tutti in perfetto ordine. È sbagliato pensare che quella piccola stanza abbia pareti elastiche che possono allargarsi a piacimento. Creda a me, viene sempre un giorno in cui ogni nozione in più gliene fa dimenticare un’altra che aveva prima. È estremamente importante, quindi, che le nozioni inutili non estromettano quelle utili».
—  Arthur Conan Doyle, Uno Studio in Rosso

Funziona così.
Quando sono con me stessa in equilibrio senza bassi, ma anche senza alti, quando nessuno interferisce nella mia sfera di energia, quando non provo forti spinte emozionali verso umani, né positive né negative, io sto bene.
Mi sento libera.
Nuda.
Spoglia.
Vestita solo di me stessa.

Potrei circondarmi solo di persone che mi lasciano così.
Che mi lasciano essere.
Naturale.
Che mi lasciano.
Stare.

Lasciatemi stare.
É un concetto bellissimo.
Voglio stare.
Da me.
Come so fare.

Forse è questa la pace di cui tanto si parla.
La pace come l'amore.
Tutti la bramano, ma nessuno ha idea di come sia fatta.
L'uomo è imperfetto.
È umano.
Cerca senza sapere.

“ 9 aprile 2016. La data di un ennesimo omicidio artistico. Niente di nuovo, insomma. Ieri, 9 aprile 2016, per l’ennesima volta, hanno ammazzato la Musica. Per l’ennesima volta i meccanismi beceri di un talent hanno sacrificato l’Arte vera per i soldi e la mediocrità che (forse?) piace tanto al pubblico. Ad Amici di Maria de Filippi, ieri è stato eliminato Cristiano Cosa. 20 anni, nato a Taranto, diplomato al liceo musicale Archita, studente di pianoforte al Conservatorio, la musica nel sangue da quando ha emesso il suo primo respiro. Tuttora mi chiedo come una persona con un bagaglio del genere possa essere andato avanti addirittura fino alla terza puntata del serale, senza raccomandazioni di sorta, senza contratti già pronti, senza spinte, anzi. Il suo percorso nella scuola di Amici, neanche a dirlo, è stato un continuo susseguirsi di coltellate e guarigioni, di calci in faccia da cui si è rialzato sempre con una forza, una dignità e un’eleganza uniche, grazie al suo talento e alla sua cultura immensa. Si è sentito dare dell’arrogante, dell’ipocrita, si è sentito dire che le sue esibizioni facevano schifo, quando invece è stato l’unico lì dentro a creare dei veri e propri capolavori. E’ riuscito a far suoi dei capisaldi della musica: Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, Starlight dei Muse, Perfect Day di Lou Reed, per fare tre esempi, solo voce e piano, arrangiamento stravolto e portato completamente a Sé. Ma anche dei pezzi lontani dal suo mondo: Logico di Cesare Cremonini, L’Ultimo Bacio di Carmen Consoli. In ognuno di questi casi, Cristiano ha creato qualcosa di completamente suo, delle vere e proprie versioni alternative dei pezzi che non facessero minimamente sentire la mancanza delle originali e che potessero con queste reggere il confronto senza sembrare semplicemente belle cover. Cristiano non fa belle cover. Cristiano prende i pezzi e li porta con sé, come se li avesse scritti lui. E’ stato tacciato di arroganza per questo, di egocentrismo, quando invece è proprio la forza di mettere il proprio essere in ogni creazione a fare la vera e propria Arte. Ricordiamo che Duchamp ha creato qualcosa di unico mettendo i baffi alla Gioconda, per fare un esempio lampante. Siamo stati tutti troppo ingenui, noi fans di Cristiano, a pensare che avrebbe potuto in qualche modo emergere in un talent show palesemente pilotato dagli interessi delle case discografiche (che manco a dirlo, avevano già pronti 3 contratti per 3 concorrenti prima ancora che il serale iniziasse) grazie al suo solo talento. E’ stato trattato come una bestia da macello, eliminato alla terza puntata a causa dei consensi crescenti che stava attirando attorno a sé, e che potevano mettere in pericolo i “protetti” e “predestinati”, nonostante i complimenti di personalità famose quali Mario Biondi e i Tiromancino, nonostante l’appoggio di Alex Braga, Fabrizio Moro e Nek, nonostante il pubblico facesse chiaramente capire di essersi stufato delle solite schifezze commerciali trite e ritrite. Ma non è bastato a cambiare un copione già scritto da mesi. Anzi. Ha solo accelerato un processo inevitabile. L’unica cosa che possiamo fare è non abbandonarlo ora. Non è Amici a fare il percorso di un artista, ma quello che riesce a creare con la voce e gli strumenti. La vita vera inizia adesso, e ci potete scommettere che non lasceremo che il sistema lo inghiotta. “

-Martina

Erodo le sinapsi attraverso questi liquidi verdastri; il livello alcolemico s’innalza velocemente come il volume dei problemi. In questi disastri scorgo astri, sono immagini spinte all’eccesso, sono visioni di puro impressionismo. Brindo a un altro giro d’assenzio, mentre m’intorpidisco come l’insolita coppia nell’assenzio di Degas. Brillo in cielo come la stella di Vega, mentre assopisco ogni pensiero oscuro.
Impara a bastarti, ad amarti, ad arrivare in alto con le tue mani, a superare le difficoltà con le tue forze. Impara a lottare per ciò in cui credi e soprattutto impara a non buttarti a terra, a non perdere la speranza. Impara a realizzare i tuoi sogni senza il bisogno di spinte. Impara che da soli si arriva in alto, da soli si hanno più soddisfazioni ma soprattutto impara ad essere te stesso.
Perchè credimi, in un mondo del genere essere se stessi è un privilegio e non uno sbaglio.
—  Tognazzi
Na, úgy kell ráakasztani a lábad, ahogy a Vivi csinálja!!
—  edzőnéni velem példálózik, amikor a többiek a side spint tanulják - sosem gondoltam volna, hogy egyszer el fog jönni egy ilyen alkalom :’)
Me

Ciao a tutti e benvenuti nel mio blog!

Io sono Emily, una ragazza di 21 anni e nonostante questo spazio sia online da vari anni, questa è la prima volta che ho deciso di scrivere qualcosa di me. Sono una fanciulla che conduce una vita normale, sono una ragazza che potreste incontrare per la strada tutti i giorni o quella che magari abita vicina a voi… 

 … però nel tempo mi sono resa conto che non riuscivo più solo a immaginare le mie fantasie, che le mie perversioni non riuscivano a rimanere nella mia testa: avevo voglia di vederle, di mostrarle a me stessa ed a voi. Così ho iniziato a condividere queste foto, immaginando sempre di essere io la donna che era raffigurata… e le mie fantasie sono diventate sempre più forti e spinte fino a farmi desiderare di essere sottomessa, maltratta ed umiliata sempre più.

Se quello che vi ho scritto di me vi ha incuriosito fatemelo sapere… e magari vi racconterò altro di me.

Cercare ragione nella disperazione,

trovare motivo nella distruzione

fare di tutto una definizione,

quando non esiste spiegazione

anime disperse in confusione,

spinte dall’ anticollisione

impossibile capire l’ intenzione,

di così tanta esasperazione.

Siamo di natura componibile,

a tratti indefinibile

corpi uniti da atomi scomposti,

che non riescono ad essere contrapposti.

E sappiamo solamente scappare,

da quella realtà che dobbiamo accettare

e la verità è che non sappiamo amare.

Sprechiamo il tempo,

lo usiamo come passatempo

viviamo nel nostro passato,

come nulla fosse cambiato

vogliamo stravolgere tutto,

quando in noi esiste un difetto

guardiamo il mondo in diverse prospettive,

con stesse aspettative

vogliamo essere amati,

senza essere mai disarmati.

Ci portiamo con noi il dolore,

perché abbiamo paura del vero amore.

                                                                                                              Miriam A.

2

Una volta una persona mi chiese “che cos'è per te la felicità?” e io risposi “non lo so, non ne sono sicura”. Ma oggi posso dire di aver trovato una risposta certa. Sì, perché il 19 novembre 2016 io la felicità, quella vera, piena, sincera, l'ho assaggiata tutta quanta, l'ho divorata. Ce l'ho avuta proprio davanti ai miei occhi per due ore e mezzo. L'ho vista ridere, ballare, cantare, parlare. La mia felicità è Justin Drew Bieber e oggi posso dire di avercela fatta. Ho realizzato un sogno che mi porto dietro da anni. Ho stretto quel biglietto, ho fatto la fila per quasi 8 ore al freddo, coi piedi talmente gelati da farmi male, sono stata paziente nonostante le continue spinte e lo spazio misero, ho resistito fino alla fine col solo pensiero di vederlo. E poi alle 19:00 si sono aperti i cancelli e con loro anche la mia felicità. Mi hanno controllato il biglietto e ho corso velocissimo verso l'arena, sentivo l'adrenalina esplodermi dentro. Una volta arrivata mi sono beccata un posto vicinissimo al palco e ho iniziato a piangere come una matta, non mi fermavo più, io davvero NON potevo essere più felice di così. Fino a quando le persone non hanno iniziato a spingere e si è creato il caos più totale. Ragazze e ragazzi che svenivano, chi aveva attacchi di panico, chi si rompeva qualche ossa. Ho pensato di mollare anch'io, ma poi ad un tratto si sono spente le luci e ho sentito un brivido così forte che non riuscirei mai a descriverlo: eccoci, ci siamo. È il mio momento, mi sono detta. E poi è arrivato. La mia felicità. L'ho visto e allora le lacrime non erano più lacrime. Erano FIUMI di gioia. L'ho visto e ho pensato che era stupendo, che ragazzo più bello di lui non può esistere. Non sembrava nemmeno reale. Ce l'avevo a pochissimi metri da me dopo 4 anni a vederlo soltanto attraverso schermi. Ha iniziato a cantare e il mondo si è fermato. C'eravamo solo io e lui e nessun altro. La musica mi pompava nel cuore e nell'anima. La sua voce dal vivo non è nemmeno paragonabile a quella che ho sempre ascoltato con le cuffie. In quell'arena c'era un energia assurda, si percepiva la gioia e la passione nell'aria. Quando lui rideva tutti ridevano, lui cantava e tutti cantavano. C'è stato un momento in cui si è commosso ed è stata magia pura. Ho pianto con lui. Con lui che in qualche modo c'è sempre stato. Quando avevo 10 anni e ancora non sapevo niente del mondo, quando ne avevo 11 e sono iniziate le prime cotte, ai 12 le prime delusioni, ai 13 quando avevo bisogno di un'ancora, ai 14 quando dovevo decidere chi essere. C'è ora e ci sarà sempre. Lui che è sempre LUI. Quando ci ha salutate ed è andato via ho capito che la felicità dura sempre troppo poco, perché dal momento in cui ho messo piede fuori dall'arena mi sono sentita assalire dalla nostalgia. Sono passati due giorni e mi manca come l'aria che respiro, mi mancherà tutti i giorni della mia vita. È stata un'esperienza unica, lo farei altre mille volte. Auguro a tutti di trovare la loro felicità così come l'ho trovata io quel 19 novembre 2016.