spezzarmi

Sai cosa è successo dentro quella macchina?” chiesi io, guardandola in quei occhi lucidi e ormai privi di nulla.
“No” rispose triste.
Il giorno dopo sarei partito per un'esperienza all'estero a tempo indeterminato e nonostante le stessi per rivelare un mio segreto, su di noi, nulla, nemmeno lei mi avrebbe fatto cambiare idea sulla partenza.
“Siamo diventati estranei, insieme” conclusi.
I suoi occhi color perfezione, erano veramente privi di nulla; quasi come il colore della morte.
“Com'è possibile?” aggiunse dopo un breve silenzio.
“Ormai non ho nulla da perdere..” silenzio “..io ho rischiato per te, ho perso molto per te. Ma niente.” dissi evitando ogni contatto con lei.
“Non mi hai mai notato come notavi gli altri ragazzi, ma quella sera. Quella maledetta sera in macchina tu…” smisi di parlare.
Non ce la facevo.
Avrei pianto, ma la mia testa mi ripeteva di non farlo, di essere forte, chiudere gli occhi e respirare.
Così chiusi gli occhi, feci un lungo respiro e ripresi.
“…quella notte, prima da scendere dalla macchina ti sei avvicinata al mio collo e l'hai risalito baciandolo fino alle mie labbra. Ero felicissimo, ti ho accarezzato poi il collo e con delicatezza portai il tuo viso al mio, baciandolo ancora e poi..”
“…Facemmo l'amore” m'interruppe lei.
“Cos..” aggiunsi, sconvolto, confuso, ma mostrandomi ai suoi occhi.
“Si! Facemmo l'amore, lo so. Non me ne pento. Ero felicissima pure io. Avevo paura di perderti, eri il mio migliore amico, ma lo feci perchè lo volevo e… ti volevo” concluse.
I suoi occhi color morte avevano un color diverso ora; come se mostrassero, solo ora, la sua prospettiva e il perchè di quell'essere triste.
“NO. Non ti credo” risposi. Furono le uniche parole che uscirono dalla mia testa.
Io… no, no e no.
Non era vero, lo faceva solo per farmi sentire l'errore di quella serata, ma quella sera fu lei a spezzarmi il cuore.
“Non appena finimmo mi dissi che era tutto sbagliato, che io ero sbagliato e che non avrei mai dovuto approfittarmene di te. Questo fu quello che mi dissi quella sera dopo averti baciato il tuo sorriso, dopo aver passato la più bella sera della mia vita.” conclusi, distruggendo l'incantesimo dei suoi occhi sui miei.
“No, brutto coglione! Ti sei mai chiesto perchè io ti abbia risposto così?” aggiunse lei, spingendomi indietro con dei pugni sul petto.
“Rispondimi!” aggiunse dopo un ultimo spintone.
“Tutti i santi giorni!” urlai a lei.
Lei si fermò, tornò il silenzio. Si sentiva il vento che toccava le foglie e si sentiva l'aria di un amore impossibile.
“Vattene” mi chiese lei.
“Se io me ne vado, tu non saprai mai cosa è successo quella sera, in quella macchina” conclusi con voce sottile, tenera quasi.
“Vattene” ripetè lei, arrabbiata, ma sciolta dalla sicurezza della mia voce.
“Quella sera, io mi sono innamorato di te e di quel tuo sorriso. Quello fatto dopo aver finito di fare l'amore. Pensa, mi diede la conferma che lo ero per davvero. Quando te ne andasti dalla mia vita, dopo quella sera, piansi per sette notti  di fila. I miei non chiedevano, ma avevano capito. Mi ripresi piano piano e l'unico modo per affrontarti era scappare da te. Mi ripromisi di ripartire da capo, scappando da tutto e tutti. Rincominciare una nuova vita, questo era quello che volevo. Un giorno trovai un'offerta online per un volo di solo andata. Era destino. Era mio. Fu mio ed è ancora mio. Domani parto e.. “
“.. e volevi dirmelo” disse lei.
I suoi occhi non erano più un colore che si può descrivere, ma erano tristi, ma i dettagli me li tengo per me.
“Si, domani parto e quella sera in macchina io mi sono innamorato di te” conclusi.
Il giorno dopo partii e prima di imbarcarmi ricevetti un messaggio, uno semplice, uno suo.
“Sarai sempre casa mia
—  ricordounbacio
Sono donna perché tutto mi ferisce ma niente riesce a spezzarmi. Sono donna quando piango pensando di non farcela ma poi mi rialzo più forte di prima. Sono donna perché guardandomi allo specchio trovo mille difetti, ma guai a chi me ne fa notare uno. Sono donna quando nascondo i miei problemi dietro un sorriso. Sono donna quando fingo di essere stronza ma poi mi perdo tra le braccia giuste. Sono donna anche se mi insultano, se mi offendono o mi sminuiscono. E non c'è bisogno di una festa per ricordarmelo.
—  pezzidicuorestrappati

Presi e me ne andai, come avevo sempre fatto, col cuore in pezzi ma erta in piedi da una corazza di cemento armato; giuro non avevo niente, ma avevo bisogno di tutto.
Camminavo lentamente senza guardami indietro, forzando l'orgoglio, io, che orgogliosa non ero mai stata;
lo si diventa, per necessità, per bisogni primari, come mangiare o dormire, perché quando il dolore diventa parte integrante della tua quotidianità, quando la sua presenza diventa quasi soffocante da costringerti a sopravvivere, beh, allora non lascia via d'uscita;
tutto sta nel resistere o farsi divorare.

Così quel giorno voltai le spalle alla persona scopritesi la più importante della mia vita, solo perché, tutto quello che desiderava ogni cellula del mio corpo, era essere presa per un polso, per un braccio, ed essere fermata.
Che qualcuno mi fermasse.
Volevo fermarmi.
Dovevo fermarmi.
Fermare quella forza, fermare quella lotta contro me stessa durata una vita, fermare quell'avanzata di pensieri, fermare il tempo.
E per un attimo, mollare tutto: convenzioni, maschere, corazze, e urlare.
Volevo urlare, urlare fino ad essere soffocata dal suo abbraccio;
urlare e crollare, spezzarmi ed essere tenuta in piedi da un paio di braccia;
urlare e sentire l'universo attutito, come non essere ancora venuta al mondo, in una placenta fatta dei suoi battiti lenti, scanditi, e per l'appunto, placanti.
Volevo esplodere ma essere contenuta.
Sgretolarmi ed essere raccolta.
Gettare la spugna.
Toccare il fondo mentre all'orecchio mi si sussurrava un valido motivo per ricominciare.

Nessuno mi afferrò il polso,
torna qui”,
ma le parole non mi bastavano più.
Così chiusi la porta e me ne andai.
Io posso farlo, pensai.
Mi verrà a cercare, sperai.

Elisa Priano
È che io sto andando avanti, capisci? Mi hai frantumato il cuore in mille pezzi, sono stata malissimo, avrei preferito morire. Mi sentivo vuota, persa, come se io senza di te non potessi esistere; ho perso ogni briciolo di dignità implorandoti di restare, piangendo a dirotto, e poi sentendoti dare la solita, brutta, apatica risposta. Ho aspettato, sperando che prima o poi tu cambiassi idea, sperando che scegliessi me, che tornassi da me e che ricominciassimo insieme, più forti che mai.
Però… dopo tanto tempo, tanti pianti e tanti brutti pensieri, ho aperto gli occhi. Perché una persona che mi tratta in questo modo, una persona che mi usa e poi mi getta via, per poi ritornare dopo tempo e spezzarmi il cuore di nuovo, non mi merita. Sei un bambino, lo sai questo? Immaturo, infantile. Davvero tanto.
Ma la vita va avanti! Non si muore; semplicemente, il dolore apre gli occhi. Ora sono un po’ più fredda, razionale e sospettosa di prima. Faccio più fatica a fidarmi della gente…
Quindi grazie, ‘amore mio’, per avermi insegnato come sono fatte davvero le persone.
—  Solo il dolore ti cambia dentro.
So che potrei spezzarmi ancora. E non è rimasto
più niente da spezzare.
—  Anastasia Steele

Qualcuno che mi dica “sono qui soltanto per te” e mi porga la guancia, la spalla, un bacio, il suo silenzio, le sue parole, il suo dolore, le sue prime volte, la sua infanzia, i suoi ricordi e sia in grado di accogliere i miei, di accogliermi per intero, senza interrompermi, senza spezzarmi. Qualcuno che mi ascolti sul serio, perché ho qualche desiderio da parte, un po’ d'amore arretrato, un po’ di parole in attesa di essere accarezzate.

Ho dovuto imparare
da quando non ci sei tu
a dire a parole quello che sento perché non c'è nessun altro al mondo oltre te che riesca a capire i miei pensieri dallo sguardo,
a non avere sempre la risposta pronta
perché infastidisce la gente
a non mostrare a tutti la mia fragilità, a scegliere bene con chi farmi vedere debole
perché non tutti sono come te
non tutti scelgono di non spezzarmi
pur avendo la possibilità di farlo.
Ho dovuto imparare
da quando non ci sei tu
a rialzarmi quando cado
a non avere paura di cadere perché succede a tutti
e che ci sono giorni belli e giorni brutti
e che nei giorni belli
bisogna dimenticarsi dei giorni brutti
e nei giorni brutti, invece, bisogna ricordare che tanto prima o poi tornano sempre
anche i giorni belli,
e ho addirittura imparato che un giorno può essere bello anche senza averti intorno
ma per impararlo c'ho messo un bel po’ di tempo.
Ho dovuto imparare
e non sai quanto dura sia stata
a svegliarmi ogni giorno
ogni mattina
e a fare finta che non mi manchi
a dispetto di quello che sento,
far finta che sia tutto a posto
che tutto vada per il verso giusto
quando invece non è così,
no, che non è così.
ma la cosa più complicata che io abbia dovuto imparare
in tutto questo tempo e sempre, proprio in generale
è stata riuscire ad essere me stessa senza te
che sarai sempre una parte di me
che adesso non c'è
e più non c'è e più io non sono veramente me
e più non c'è più mi chiedo che senso abbia
andare in giro come se fossi completa
quando invece metà di me
manco so dov'è
ma non è con me.
—  Ioteeilmare.

Mi mancherai così tanto che a volte mi sembrerà di spezzarmi, disintegrarmi fino a perdermi nell'aria dei tuoi respiri. Mi mancherà il suono della tua voce, il profumo che sprigiona la tua pelle, il blu acceso dei tuoi occhi, la tua carne, le tue ossa, la mascella possente e le braccia enormi, il tuo fare distratto, la tua aria da menefreghista saputello e persino quel fare stravagante che hai nonostante il tempo trascorra. Mi mancherai a tal punto da volerti raggiungere ovunque tu sia, da fumarmi venti sigarette in un giorno solo nonostante io non fumi molto, solo per l'ansia e il timore di non poterti più rivedere. Mi mancherai talmente tanto che non te lo saprò dire, ma non avrò bisogno di parole se saranno le mie lacrime a fartelo capire, che senza di te io non posso mica essere felice

Non puoi neanche lontanamente immaginare il dolore che ho provato quella sera.
Ti dirò la verità, volevo solo divertirmi. Chi non lo vorrebbe fare per l'Epifania? La mia idea era solo quella di andare a ballare insieme ad i miei amici, non pensare a te, divertirmi e non pensare a te. L'ho già detto? Non pensare a te.
Filava tutto liscio, avevo avuto problemi al botteghino e si sa, quando una serata inizia male, finisce peggio. Mi auguravo in qualche modo che era una leggenda e che mi sarei divertita, inoltre avevo i miei amici, cosa mi serviva più?
I miei piani erano cambiati nell'istante in cui avevo messo piede nella sala.
I tuoi occhi, ecco cosa è stata la prima cosa che ho visto.
Quegli inconfondibili occhi marroni che mi hanno fatto innamorare, quegli occhi che hanno gioito ed emanato dolore in mia presenza, quegli occhi che sapevano spogliarmi solo con uno sguardo. Ecco, li avevo rivisti.
Mi ero munita di tutto il coraggio che avevo dentro il mio fragile corpo, e ti avevo superato senza dire una parola, e mentre pensavo che ce l'avevo fatta, tu mi avevi stretto la mano intorno al mio braccio, come eri solito fare in ogni situazione, e mi avevi guardato. Non accettavi che noi non fossimo più “noi”. Volevi solo un saluto, avevo temuto il peggio, ti dirò la verità. Avevo pensato che avresti legato le braccia al mio corpo ed avevo paura che io avrei ceduto, come sempre d'altronde, ma non l'avevi fatto e per questo, te ne ero grata.
Avevo ricambiato il saluto, anche se in modo freddo. Dopotutto era solo un bacio in guancia. Un bacio che un tempo ricevevo sulle mie labbra, un bacio che un tempo faceva svolazzare migliaia di farfalle dentro il mio stomaco.
Chi diceva che due ragazzi che non stavano più insieme non potevano salutarsi e che dovevano, necessariamente, odiarsi? Che poi avevi ragione tu, una persona amata veramente è impossibile da odiare.
Avevo mandato giù anche quel boccone amaro ed avevo ripetuto nella mia mente quello che avevo imparato a memoria a casa: devo divertirmi, non devo pensare a lui. E lo stavo facendo, per una volta, evitavo di cercarti con gli occhi, la musica era riuscita in qualche modo a portarmi in un angolo parallelo e mi aveva liberato la mente fin quando tu non eri apparso davanti a me.
Era stato un attimo, lo ricordo bene. Pensavo che qualcosa si fosse rotto nello stesso momento in cui avevo visto un succhiotto sul tuo collo.
Un semplice succhiotto era stato in grado di farmi fermare all'improvviso in mezzo alla pista da ballo come una stupida.
Le mie amiche avevano cercato di scuotermi e portarmi nel mondo reale, ma la verità era che quella vista non voleva andare via. Pensavo a quando te li facevo io i succhiotti, magari di tutta fretta, dato che tu li detestavi o facevi finta di farlo.
Sapevo che in qualche modo ti piaceva avere un ricordo mio sulla tua pelle, ed io amavo farteli. Amavo ricevere fotografie tue e sentirmi dire quanto bastarda fossi a continuare a farteli. Ridevo ad ogni immagine tua e sospiravo felicità ogni volta che pensavo a quei momenti. Cercavi di farmi staccare dal tuo collo, dal tuo petto, ma non ce la facevo. Volevo far vedere al mondo intero che tu eri mio, solo mio.
Era forse il mio modo di dimostrare quanto gelosa fossi nei tuoi confronti.
Avevo rivisto tutto questo quella sera. Ero scappata ed avevo pianto come una scema dietro un muretto. Le persone mi guardavano stranite ma io non smettevo di pensare a te e a chi fosse stata a prendere il mio posto.
Che poi, come possono cambiare le cose così velocemente?
Solo due settimane prima eravamo in macchina a perderci uno dentro l'altra, e adesso ti ritrovavi marchiato di un qualcosa non mio.
Credo di aver pensato che non meritassi tutta questa sofferenza e credo anche di aver asciugato le lacrime.
Ti vedevo ballare, ballare nel modo in cui solo tu sai fare e cercavo un ragazzo con cui farti ingelosire, magari per trasmetterti un po’ di dolore che avevo acquisito in un baleno, ma la verità è che nessuno era bello quanto te. Allora avevo deciso di lasciar perdere, non volevo dare un'impressione sbagliata di me così mi sono lasciata andare e ho ballato. Qualcuno si era avvicinato, ma notavo che dopo pochi secondi si allontanava anche se non ci facevo molto caso dato che non mi importava.
Tutto questo era continuato per tanto tempo e finalmente avevo capito.
Eri tu.
Eri tu che minacciavi loro di non avvicinarsi a me, di toccarmi o solo di guardarmi. Ma ora dimmi, con quale coraggio hai avuto a fare tutto quello dopo che avevi un fottuto suchiotto sul collo?
Ero arrabbiata, frustata, ma soprattutto ero ferita.
Non riuscivo più a mantenere la calma così sono venuta da te, ho avvolto il braccio intorno al tuo collo per portare la bocca sul tuo orecchio e ti ho urlato di lasciarmi in pace. Credimi, per un instante, un piccolo instante, ho sperato che mi abbracciassi, che mi dicessi che era tutto un sogno, che quello che avevo visto non era un succhiotto e che eravamo sul tuo letto abbracciati dopo aver finito di fare l'amore.
Ma la realtà era ben diversa.
Mi avevi risposto che non stavi facendo nulla, ed io, nervosa, ero andata in bagno. Non riuscivo a respirare, quel piccolo contatto con te mi aveva fatto perdere le staffe. Avevo bisogno di aria, ma non ne trovavo, perchè in qualsiasi luogo tu ti trovassi, risucchiavi l'aria e mi lasciavi da sola, sul filo tra la vita e la morte.
Non sapevo come aggiustare quello che si era rotto in me. Ero uscita dal bagno e tu eri davanti a me. Uno schiaffo, è stata la prima cosa spontanea che mi è balenata in mente e l'ho fatto.
Credevo che ti avrei trasmesso un po’ di male, il male che tu avevi regalato a me, ma la verità era che nessuno schiaffo poteva coprire un simile dolore.
Tu non ti eri mosso, perchè sapevi che lo meritavi.
Avevo gli occhi pieni di lacrime, non riuscivo a spiegarmi il perché, il perché questa volta non ce l'avevamo fatta.
Cosa c'era di diverso?
Perché , in qualsiasi situazione ci trovassimo, avevamo sempre ripercosso i passi sulla stessa strada e quella volta no?
Perché avevi deciso di dimenticarmi così in fretta, buttando nel dimenticatoio due lunghi anni?
Perché avevi deciso che quello che un tempo facevo solo io, lo facesse un'altra donna?
Io non avrei mai potuto.
Non potrei mai riuscire a baciare altre labbra, non potrei mai farmi toccare da altre mani all'infuori delle tue, eppure tu l'avevi fatto, e credimi, faceva male.
Mi ero allontanata da te, furiosa, cercando di non pensare all'accaduto, ma la verità era che quel succhiotto mi stava tormentando. Così avevo deciso, mi ero recata da te, ed avevo urlato che ti volevo parlare e tu avevi acconsentito.
Mentre ci recavamo fuori, avevi cercato di incrociare le mani alle mie ma io le avevo sciolte, non riuscivo a toccarti al pensiero di te ed un'altra.
Eravamo fuori, c'era freddo, ma gli unici brividi che sentivo erano quelli sulla schiena formatosi a causa tua.
Cercavo in ogni modo di pensare al tutto e non guardavo il tuo collo, mentre indossavi il maglione che ti avevo regalato.
Volevo solo guardarti negli occhi e urlato quanto mi facevi schifo in quel momento, e l'avevo fatto. Non avevo dimenticato nulla, ogni singola parola che mi passava per la testa, te la sputavo addosso cercando di ferirti, cercando di farti provare quello che in quell'istante, stavo provando io. Forse ci ero riuscita, forse quando ti avevo urlato che mi sarei scopata il primo conosciuto in discoteca, ti avevo ferito dato che delle lacrime avevano iniziato a rigare il tuo viso, ma mi sentivo male. Io non ero quella persona, io non sarei mai stata in grado nemmeno di guardarla, un'altra persona, figuariamoci andarci a letto.
Così ti avevo dato un altro schiaffo, più forte questa volta.
Non l'avevo mai fatto, ma quella sera, non ero me stessa.
Cercavo in qualche modo di non farlo, ma l'unica cosa che mi veniva in mente era l'immagine tua mentre baciavi un'altra che non ero io.
Mi dicevi che non avevi provato nulla, e che il succhiotto era tutta una messinscena per far ingelosire me, ma la verità è che non ti credevo. Come potevo crederti? Due anni della nostra relazione era stata fondata su bugie, delusioni e ancora bugie.
Volevo solo scappare da li, e andare a rifugiarmi dentro il mio letto e piangere, piangere finchè non avessi avuto più liquido corporeo dentro me, ma non potevo. Dovevo affrontarti, dovevo liberare tutto il casino dentro me e l'unica soluzione era ripagarti con la stessa moneta.
Ti avevo detto che non ti amavo più e che mi piaceva un altro, quando non era vero e tu ci avevi creduto.
Come hai fatto a crederci?
Io che ho perdonato sempre le tue cazzate, io che ci sono sempre stata per te. Non so come hai fatto, ma è successo ed è in quel momento che mi avevi urlato che ero una poco di buono. Poco di buono a me? Io che avevo avuto solo un ragazzo, tu. Io che avevo provato tutto con te. So che era la rabbia a farti parlare, ed a me mi ha fatto agire. Ti ho dato un ultimo e forte schiaffo e ti ho pure mandato a quel paese.
Mi ha fatto male, ho pensato che oltre quello, il dolore non esiste. Ho pensato che ogni briciolo di felicità che avevo, fosse stata distrutta da te e dalle tue orrende parole e così l'ho fatto. Sono scoppiata a piangere. So che mi ero ripromessa che non lo avrei mai dovuto più fare, ma quella sera l'ho fatto. Ho concesso a me stessa una piccola pausa. Una pausa da tutta questa merda che mi circonda. Ho fatto fatica a dormire quella notte, forse lo faccio tutt'ora, ma quelle immagini non vanno via. Sono dolorose e lancinanti. Hai provato a chiedermi perdono, ma tu dimmi, come posso perdonare te quando non ho ancora perdonato me stessa per averti lasciato l'opportunità di spezzarmi il cuore?
—  ragazzafiore🌻
Non credere che sia stato solo un gioco anche per me.
Sapevi come stavo,
Sapevi quanto ci tenevo,
Sapevi da quanto tempo aspettavo,
Sapevi che ti amavo.
Ma tutto questo non ti ha fermato, e mi hai sfregiato il cuore.
Ma non me l'hai spezzato.
Tutti quei segni sono solo sfregi, solo io decido se spezzarmi il cuore o no.
Perché l'amore per me stessa dev'essere più forte di quello di chiunque altro.
—  Anonymous (Via 10steps)
È che avrei voglia di buttarmi tra le braccia di qualcuno che mi avvolga, che mi mi stringa talmente forte da spezzarmi le costole,
senza che faccia domande mentre il mio petto si alza e si abbassa a ritmo dei singhiozzi contro il suo cuore che batte,
senza che se ne vada mentre tutti i mostri che ho dentro escono sotto forma di lacrime.