spazio rosso

waferspiegacose non può waferspiegare tutto

« Wafer, ma Mark Rothko me lo spieghi? Non l'ho mai capito. »
Eh, no, mi dispiace gente. Rothko spiegarlo proprio non posso. Semplicemente non si può spiegare, sarebbe come dirvi il coccodrillo come fa: signori, non c'è nessuno che lo sa. Posso però dirvi per certo che di Mark Rothko non si dice che mangi troppo né che non metta mai il cappotto e via discorrendo.
Spiegare, capire - rientrano in circuiti mentali che non si addicono affatto alla ricerca di questo artista; sarebbe come imbrigliare in categorie di pensiero logico idee ben lontane dall'essere accessibili al raziocinio umano  - gli antecedenti di Rothko erano tutti nemici della geometria, del pensiero matematico, un po’ come tutti gli studenti del mondo, un po’ come me: ritenevano che la geometria fosse una forza malvagia che impedisce il pensiero libero, imponendo la chiarezza insignificante in un universo che invece non è affatto geometrico e ordinato e preciso e quadrati di binomi, ma sublime. Ecco qua la parola che serve per “capire” Rothko, nient'altro - toglietevi dalla testa di poter trovare una spiegazione unica e sola per quello che rappresenta, semmai posso dirvi perché lo rappresenta, e per farlo mi appello proprio alle sue parole:

« Non mi interessano i rapporti di colore, di forma o di qualsiasi altra cosa [ .. ] Mi interessa soltanto esprimere emozioni umane fondamentali - la tragedia, l'estasi, il destino e così via - e il fatto che molte persone non riescano a trattenere le lacrime di fronte ai miei quadri prova che io sono in sintonia con quelle emozioni fondamentali. Le persone che piangono davanti ai miei quadri vivono la stessa esperienza religiosa che ho vissuto io dipingendoli. E se tu, come dici, rimani colpito soltanto dai rapporti di colore, vuol dire che non hai colto l'essenziale!»

Io posso anche raccontarvi che in realtà i rapporti di colore - risultato probabilmente involontario dell'esperienza religiosa di Rothko, influiscono molto sulla nostra vista ( accostando colori e mettendoli in relazione come fa lui, sembra che gli spazi avanzino - o arretrino, o altri si incendino di luce come lo spazio giallo che vi propongo e altri ancora proprio in constrasto con quel bagliore risultino cupi e ancora più scuri di quanto in realtà non siano, come questo rosso ); uno spazio di colore più ampio che in alto pesa sul colore più debole in basso, invertendo la natura, generando entità fluttuanti. Posso anche dirvelo, ma non è questo il punto che risiede nella forte spiritualità che il vuoto in Rothko vuole comunicarci.
Rohko era ebreo, figlio della Seconda Guerra Mondiale - aveva vissuto l'esperienza tragica di tutte quelle storie drammatiche che blablabla tutti conosciamo blablabla non mi dilungo. La religione tradizionale in tutto questo non era più in grado di dare risposte ai grandi interrogativi del mondo - e anzi, non spingeva neanche più a farsi delle domande, soffocata da mille rituali, tradizioni e varie robette tipo il Natale che uno festeggia il Natale, il torrone se lo divora, fa pure il bis di pandoro, i regali li scarta, ma mica ci pensa più a tutto quello che c'è dietro questa festa ( e non è Babbo Natale! ); tenendo anche conto che per gli ebrei non si devono rappresentare immagini sacre ( quindi niente faccioni di Dio sparsi ovunque, se Michelangelo fosse nato a Gerusalemme se la sarebbe vista male con gli affari ) - ecco che Rothko ( e molti altri prima di lui ) si è messo a cercare una via alternativa che quantomeno stimolasse la riflessione, ci avvicinasse al soprannaturale, rispondesse al nostro bisogno di religione senza andare in chiesa a mangiare ostie o prostrarsi verso La Mecca. E come? Scopre che anche solo gli sfondi dei suoi quadri da surrealista ( quale era al principio ), da soli, svuotati dalla materia, cacciando a calci oggetti e persone, riuscivano a costituire dei vuoti immateriali di radicale semplicità, rendendo protagonisti quei colori densi che fluttuano nell'aria, dai contorni sfumati, come se energia vibrante li attraversasse; una energia di origine mitica ma che non troverete in nessuna Bibbia, in nessun Corano, in nessuna pagina web di Scientology. Quindi quando cercate di capire Rothko non fossilizzatevi a capire i rapporti tra i colori, o comunque non limitatevi ad apprezzare quel principio estetico cromatico gradevole che è il risultato; Rothko non è questo, non chiede questo - anzi, pensate che il Four Season a New York gli aveva chiesto di decorare il suo elegante ristorante con le sue opere e lui rifiutò anche se con la cifra che una catena del genere ti offre per fare un lavoro simile, avrebbe probabilmente potuto vivere di rendita fino alla fine dei suoi giorni su una spiaggia a bere cocktail con ombrellini tempestati di diamanti. Rifutò perché la sua arte non è affatto decorativa, non è affatto il catalogo delle gradazioni per dipingere il muro, è una risposta alla necessità umana di andare oltre la materia ma al di fuori dei confini di una ortodossia tradizionale, poiché nessuna religione da sola poteva reggere il peso di tanta e intensa ricerca del sublime.
 Forse per farvi capire meglio Rothko devo proporvi un quadro altrettanto vuoto, ma di più facile lettura:
E mo questo chi è? È uno dei quadri di Caspar David Friedrich ( sììì, quello lì del Viandante sul mare di Nnebbia ), intitolato Monaco in riva al mare - sì, era un filino monotematico a volte. Qui c'è la stessa esperienza di vuoto che c'è in Rothko ( oltre un secolo prima ): vastità di spazi ( e sovrumani silenzi - Leopardi tvb ) dai colori sfumati che ci portano assieme al minuscolo monaco ad esplorare l'insignificanza dell'essere umano e la vastità della natura, natura che è riflesso del soprannaturale, manifesto del sublime. Ecco, prendete questo quadro - congedate il monaco, asciugate il mare e avrete un Rothko che con la sua esperienza di annullamento della materia radicale voleva comunicare proprio lo stesso in una maniera nuova, carica di intensità. Friedrich è più facile da capire perché ci fa ancora aggrappare a immagini reali, comprensibili, logiche - ma non vi avevo detto che per avvicinarvi a Rothko e alla sua esperienza sublime tutta questa robaccia la dovete buttare nel cestino dell'indifferenziata? Stiamo parlando di espressionismo ( quindi di arte che rifiuta la rappresentazione della realtà delle cose ) e per giunta astratto, nulla di più lontano dal raziocinio, nulla di più vicino allo spirito.
Un esempio chiaro della religiosità anticonformista di questo grande artista ( e poi giuro che ho finito ) è senza dubbio la Cappella Rothko a Houton, in Texas:

Due mecenati privati la fecero costruire, cogliendo in lui la capacità di esprimere il soprannaturale senza ricorrere alla iconografia tradizionale. Uno spazio a forma di battistero cristiano, rievocando la ormai indebolita religione cristiana, riempito di sue tele. Il giorno della sua inaugurazione nel 1971 vi parteciparono un rabbino, un imam, un cardinale ed altri rappresentanti delle maggiori religioni mondiali - e pochi giorni dopo dei monaci buddhisti vennero a meditarvi dentro, deputandolo luogo ideale per il suo silenzio irreale e misterioso, confermando così che si tratta in definitiva di una nuova esperienza religiosa di carattere universale. È come se l'arte religiosa si fosse spogliata davanti a noi, nuda - senza più orpelli, martiri, santi, profeti, demoni, senza le sue complessità e non mangiare carne in certi periodi dell'anno, presentandosi solo come una presenza immateriale, per un nuovo rituale religioso che evoca il trascendente in maniera nuova, decisiva, forse ancora più intensa.
Quindi ecco perché Rothko non si puà spiegare né potete spiegarvelo voi; la domanda non è più: « Che cos'è? » quando vi soffermate davanti ad una sua tela, ma: « A cosa pensi? » e qualsiasi risposta, qualsiasi pensiero sarà riuscito a suscitare in voi, Mark Rothko avrà raggiunto il suo scopo.

 ( per soddifare [ spero! ] le richieste di biancorumore e naturalmente per  lipsteriae )