spaziali

L'amore è tutta un'assurda bugia, per nulla astuta.

C'è chi se lo canta e racconta da solo, che mi guarda da lontano ogni volta che siam al caffè senza avere più il coraggio di avvicimarsi per un ciao, che spulcia la mia wall alla ricerca di indizi di chissaché e lancia perfino dediche struggenti perdendosi in viaggi spaziali. Mah!

Assurdo, per nulla astuto. Però in qualcosa ci ha anche preso il ragazzo!

Era sulla parete del terrazzo della camera di mio fratello.

Coordinate spaziali a parte, non ho ben capito se è una coccinella malaticcia\ubriaca o un incrocio tra una coccinella e un’ape.

Addio ai telescopi spaziali, sostituiti da una “nuvola di glitter”

Addio ai telescopi spaziali, sostituiti da una “nuvola di glitter”

Uno specchio sottilissimo formato da miliardi di nanospecchi, con un abbattimento dei costi di 10.000 o 100.000 volte.

Saranno i glitter a rivoluzionare i telescopi spaziali del futuro: una nuvola di sottilissime polveri riflettenti potrebbe infatti sostituire i costosi e pesanti specchi usati negli osservatori tradizionali abbattendo i costi fino a 100.000 volte. A sviluppare questa nuova…

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Il Wilhelm Scream è un effetto sonoro cinematografico costituito da un acuto urlo di una persona che viene colpita o uccisa da qualcosa. L'urlo è generalmente utilizzato per dare voce a personaggi che muoiono cadendo da grandi altezze.

Oltre alla fama ottenuta nel mondo degli effetti sonori, l'urlo Wilhelm acquistò ben presto notorietà anche tra il grande pubblico, apparendo nelle saghe di Guerre stellari, Indiana Jones e Il Signore degli Anelli e nella saga prequel dello Hobbit; in film come Poltergeist, Balle spaziali, La bella e la bestia, Batman - Il ritorno, Le iene, Toy Story - Il mondo dei giocattoli,Titanic, La maledizione della prima luna, Kill Bill vol. 1, Willow, King Kong (2005) e Bastardi senza gloria; nelle serie televisive (X-Files, CSI: Scena del crimine, Le avventure del giovane Indiana Jones, I Griffin, American Dad!, Star Wars: The Clone Wars) e nei videogiochi (Red Dead Redemption e Grand Theft Auto 4, sotto forma di Easter Egg).

13 aprile 1970, «Houston, abbiamo un problema»

«Houston, abbiamo un problema». Una frase memorabile nella storia della conquista del cosmo. Più delle macchine e della tecnologia, furono la lucidità aritmetica e il coraggio dell’uomo a trasformare un clamoroso fallimento in una compiuta “mission impossible”.

Sulla scia dell’entusiasmo creatosi attorno al successo dell’Apollo 11 (20 luglio 1969) e della celebre camminata sulla Luna di Neil Armstrong, con cui in un solo colpo erano stati offuscati i primati sovietici dello Sputnik e di Gagarin, il governo degli Stati Uniti d’America diede forte impulso al “programma Apollo”. Dopo la missione n° 12 (con le prime videoriprese a colori del satellite terrestre), la NASA avviò l’organizzazione di altre due spedizioni.

Per l’Apollo 13 venne designato nel ruolo di comandante James Lovell, un astronauta di lungo corso, con tre voli spaziali all’attivo (Gemini 7, Gemini 12 ed Apollo 8). Accanto a lui Ken Mattingly, come pilota del modulo di comando dell’Apollo (ribattezzato Odyssey), e Fred Haise, in qualità di pilota del modulo lunare o LEM (rinominato Aquarius). A pochi giorni dal lancio il primo venne sollevato dall’incarico, per un sospetto contagio di morbillo, e sostituito con Charles Duke.

L’ora X scattò alle 14.13 (ora di New York) di sabato 11 aprile, dalla base di lancio di Cape Canaveral, in Florida. Destinazione l’altopiano di Fra Mauro sulla Luna. Fatta eccezione per un problema a uno dei cinque motori nella fase iniziale, tutto sembrava procedere regolarmente. A 55 ore dalla partenza, con la Luna distante 14.000 km, la voce di Lovell che avvertiva di un “problema” scosse i tecnici della NASA.

Dapprima l’onda d’urto di un’esplosione e poi i comandi dell’Apollo letteralmente impazziti prospettarono un quadro poco confortante. Guardando dall’oblò, l’equipaggio si rese conto che stava seminando una sostanza gassosa nello spazio: era l’ossigeno del serbatoio 2, esploso per un cortocircuito (sul momento si pensò a un meteorite), che aveva finito col danneggiare anche il serbatoio 1. La riserva a disposizione era insufficiente per le operazioni di allunaggio, per cui dalla base arrivò l’ordine di «missione annullata».

L’obiettivo a questo punto diventava uno solo: riportare a casa gli astronauti. Gli ostacoli da superare erano diversi, a cominciare dal fatto che l’Odyssey, danneggiato dall’esplosione, sarebbe tornato utile solo per rientrare nell’atmosfera terrestre, ma non era più vivibile per l’equipaggio. Quest’ultimo dovette trasferirsi nel LEM, che però era concepito per ospitare due persone per due giorni, mentre di lì in poi avrebbe dovuto reggere la presenza di tre persone per quattro giorni di viaggio.

Cominciò così una corsa contro il tempo dei tecnici della NASA, impegnati a cercare soluzioni ingegnose per limitare il livello di anidride carbonica e rintracciare l’energia elettrica necessaria per il rientro. Gli astronauti, dal canto loro, vennero chiamati a una dura prova di resistenza, dovuta all’assenza di viveri e acqua potabile e alle basse temperature. Ciò non impedì a Lovel di compiere manualmente una traiettoria mai tentata in precedenza e di trovare la lucidità giusta per scrivere a mano i calcoli, che consentirono di impostare il LEM adattandolo a una capsula, per sopportare l’impatto con l’atmosfera terrestre.

Passaggi decisivi che il 13 aprile fecero tornare i tre sulla Terra. Gli ultimi istanti, per via del lungo silenzio radio, tennero col fiato sospeso milioni di telespettatori in tutto il mondo. Anche in Italia la RAI seguì l’evento, attraverso famosi inviati come Ruggero Orlando (presente anche nell’impresa di Neil Armstrong) e Jas Gawronski. Pochi istanti dopo l’atterraggio in mare, dal LEM arrivò la voce di Lovell che rassicurò sulle condizioni di salute dei tre. Mai fallimento fu più celebrato nella storia degli USA e non solo.

#fancityaccaddeoggi

13 aprile 1970, «Houston, abbiamo un problema» was originally published on Fancity Acireale

La ceramica italiana arriva nel mondo. E nello spazio

La ceramica italiana arriva nel mondo. E nello spazio

L’Istituto di scienza e tecnologia dei materiali ceramici del Cnr di Faenza compie 50 anni tra ricerca scientifica e trasferimento tecnologico all’industria: centinaia di pubblicazioni e ben 18 brevetti tra applicazioni spaziali, superfici autopulenti, biomateriali per rigenerazione ossea in grado di scambiare segnali con le cellule

Martedì 28 aprile, presso la sede di via Granarolo 64 a…

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Battlefront: primo diario di sviluppo e gameplay

Sempre dalla Star Wars Celebration arrivano notizie sul nuovo e agognatissimo Star Wars Battlefront.

La Electronic Arts e la Dice hanno infatti presentato un po’ di materiale video alle persone e giornalisti presenti ed il primo diario di sviluppo del gioco.

Già da queste immagini possiamo cogliere il livello pazzesco di grafica e dettagli di personaggi, mezzi e ambienti che inondano potentemente i nostri sensi. Si evidenza soprattutto il livello di autenticità di ogni location o oggetto, delle esplosioni, della vegetazione e tutto il resto.

Sempre dalla Celebration giungono anche un po’ di notizie sul gameplay.

In Star Wars Battlefront non ci sarà una campagna single player: pessima notizia per i giocatori locali, ottima notizia per i fanatici del multiplay. E’ infatti su quest’ultimo che il gioco si concentrerà. Ci saranno ovviamente missioni speciali in single player ad accompagnare il piatto forte: combattimenti online fino a 40 partecipanti. Si potranno guidare veicoli spaziali, ma solo sulle superfici dei pianeti: non nello spazio. Come nei titoli precedenti, dovrebbero esserci in certe battaglie anche le capatine di qualche eroe o villain come Vader o Fett.

I personaggi in Star Wars Battlefront saranno personalizzabili, ma entro limiti piuttosto rigidi: si potranno scegliere armi, attrezzature, abilità e diverse razze aliene, ma non saranno permesse personalizzazioni troppo fuori luogo (come ad esempio mettere un casco rosa a Darth Vader) per preservare l’autenticità. E siamo totalmente d’accordo. Non mancheranno tuttavia sorprese ed elementi ironici: la Principessa Leila a spingere un passeggino, nonne Jedi, costumi pelosi da taun taun e tanto altro.

Grazie al cielo e forse a tutte le preghiere alle divinità nerd che ho speso dal lontano 2005, ci sarà una modalità multiplayer locale tramite splitscreen, nonchè la possibilità della visuale in prima o in terza persona.

Alcune delle location dovrebbero essere le classiche Tatooine, Hoth ed Endor, accompagnate da Sullust e, udite udite, anche un contenuto speciale (per chi preordina o scaricabile dopo) ambientato nella Battaglia di Jakku, una delle principali location che vedremo ne Il risveglio della Forza.

In conclusione, questo gioco si pone l’obiettivo di rispettare i canoni e il feel della Saga, concentrandosi sull’autenticità di storie, oggetti, location e personaggi e non solo sul mero divertimento.

Star Wars Battlefront è in uscita il 19 novembre 2015 per Xbox One, Playstation 4 e PC.

E saranno pianti e stridori di denti per chi (come me) non ha ancora fatto il balzo nella next gen.

Dite la vostra nei commenti.

Battlefront: primo diario di sviluppo e gameplay was originally published on SWX.it

Il poster della missione Cassini-Huygens

Il poster, realizzato da Chop Shop, celebra una delle più fruttuose missioni spaziali della NASA e dell'ESA. La sonda Cassini, entrata in orbita intorno a Saturno nel 2004, dopo aver visitato di passaggio il sistema gioviano, sta inviando a Terra da oltre dieci anni miriadi di immagini straordinarie del gigante gassoso, dei suoi anelli e dei suoi numerosi satelliti. Il 14 gennaio 2005 il lander Huygens, progettato per buona parte dall'ASI, l'Agenzia Spaziale Italiana, è atterrato intatto sulla superficie di Titano, riuscendo a inviare 350 immagini di quella suggestiva e bizzarra luna. La fine della missione è prevista per il 2017, quando la sonda Cassini sarà fatta precipitare nell'atmosfera di Saturno, dopo una serie di passaggi ravvicinati all'interno della cintura degli anelli.

Una bellissima leggenda giapponese dice che ognuno di noi nasce con un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra.Questo filo ci lega indissolubilmente alla persona a cui siamo destinati,l’anima gemella.

Le anime unite dal filo rosso sono destinate,prima o poi,ad incontrarsi.

Potranno passare anni,decenni,ma prima o poi queste circostanze ci condurranno a questa persona speciale:non si può sfuggire al destino.Neanche le più grandi distanze temporali e spaziali non potranno impedire alle due persone di incontrarsi. Il filo rosso non potrà essere tagliato o spezzato da nessuno: il legame che simboleggia è forte,indissolubile,e niente e nessuno potrà metterlo alla prova.

Marte visto da vicino e in 3D

Marte visto da vicino e in 3D

Osservare Marte da vicino, per l’uomo, non sarà fisicamente possibile ancora per molti anni. Ma le sonde e i veicoli spaziali da tempo al lavoro sul Pianeta Rosso possono darci una visione migliore. Ed è quello che hanno fatto gli scienziati tedeschi del Deutsches Zentrum für Luft-che sono riusciti a vedere Marte in 3D.
In precedenza, le immagini del pianeta erano disponibili ma solo…

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Il poster della missione Voyager

Lanciati nel lontano 1977, i due Voyager sono le uniche sonde spaziali, a tutt'oggi, ad aver visitato e fotografato i quattro pianeti maggiori del sistema solare e i loro principali satelliti. Sono infinite, e spesso sorprendenti, le informazioni e le curiosità legate al viaggio ancora in corso delle due sonde. Ci limitiamo in questo caso a ricordarne una soltanto: il Voyager 2 arrivò all'appuntamento con Nettuno con un errore di soli 100 km sulla posizione prevista, dopo un viaggio lungo 7.128.603.456 km. Una simile precisione equivarrebbe, per un golfista, a mandare la palla in buca con un solo tiro da una distanza - se esistesse un campo da golf così lungo - di 3.630 km (fatti salvi alcuni piccoli, illegali, aggiustamenti della rotazione della pallina durante il tragitto).