spaccanapoli

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28-08-2017 ~ 

I apologize to y’all for being a couple of days late with this post (I got my wisdom teeth pulled and i felt crappy so hence the couple of days late) and for the mediocre pictures! My room has barely any natural light and i forgot to take pictures outside, so i’m very sorry and i hope you don’t hate me. 

In other news, i had my first ‘day of college’ today, which is basically a ‘get to know each other’ day. But it went great! Actually already made contact with my classmates, so aye, your gurl is being social! Can’t wait for the real classes to begin! 

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28-07-2017 ~ Napoli, Italia. 

Going somewhere new the first time is always difficult, but going by train in a foreign country is the most difficult task ever. Luckily, the ticket machine spoke english and could tell us everything we needed to know, lucky us! It’s a 50 minute train right to Napoli Centrale and from there on we took the subway to the Dante stop, which happens to be at a square with a huge Dante statue, makes sense. From there on we walked, over the famous Spaccanapoli street, all the way to the churches we wanted to see. Sadly enough we found out that the churches are closed during the siesta period, so we could only se two churches today and had to miss the ones i badly wanted to see, this means we’ll have to go to Napoli for a second day soon.
But the churches we did see and the Spaccanapoli were absolutely amazing, the main street of Naples is not more than a very long alley in between typical Italian flats with balcony and fresh, lemon smelling laundry. Though i have seen this urban sight for many vacations now it never bores me. Shops with fresh food and herbs everywhere, small, old, Italian nonna’s and nonno’s walking around the very same street in small group, nagging on the many tourists (me included). And the churches! So beautiful with gold and marbles! Always a sight. But anyway, after hours of walking through the Spaccanapoli, past and inside the churches we decided to go lunch somewhere, by now it was around 14:00 (2PM). And if you’re in Naples you, of course, have to eat pizza (pizza was invented in Naples), so i did. 

After lunch we stepped on further to the Museo Archeologico Nazionale, the national archeological museum. And it was absolutely stunning! Amazing, a lot of statues from Pompeii are exhibitioned there and even some paintings! The top floor is the best, there are the paintings and a full marble mozaiek floor, from Pompeii! You have to wear those blue pull over things over your shoes to walk there. And the building itself is so aesthetically pleasing, i wanna live there.
After having walked around in the museum for a few hours we took the subway and train back home, we were exhausted and it was over an hour to travel back so we didn’t want to leave town too late. We got home safely again and are all now getting ready to cool down in the ocean. 
All by all it was it a satisfying day!

[Next post probably up on thursday!]

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Napoli è una città viva e rovinata. Tutto è bello, orrendo e in disordine, niente funziona bene tranne il passato. Ma tutto è possibile. Gli esperimenti marini più importanti del Mediterraneo, le speculazioni più colossali e fasulle, le storie più incredibili e piacevoli, le persone più nobili e declassate, le cose più inutili e intelligenti si trovano qui. Con sfondo di sole e di mare. Anche le cose più ingenue e contorte che scendono negli abissi dell'anima prosperano qui meglio che altrove. Se ci fosse una capitale dell'anima, a metà tra oriente e occidente, tra sensi e filosofia, tra onore e imbroglio, avrebbe sede qui. Nel mezzo della città si apre via Spaccanapoli, un rettilineo di più di un chilometro, stretto e vociante, che divide in due l'enorme agglomerato. È il cuore di questa babele della storia.

[Stanislao Nievo]

Ieri era una giornata particolare per me. Siccome i miei amici sono lontani, ho deciso di fare un giro per Napoli. Avevo preparato un bel giro spensierato: un “cuppetiello” alla friggitoria spaccanapoli, un giro per il centro storico, una tappa da Bershka e un altro paio di negozietti carini in cui investire parte di quello che mi ha portato Babbo Natale (ho fatto il buono, quest’anno!). Attraversando via Toledo, e tagliando per Via Chiaia, sarei poi arrivato a Mergellina, come sempre. Quattro passi col mare di fianco, e al ritorno tappa alla Feltrinelli, dove avrei staccato un po’ la spina, prima di fermarmi un po’ a Port’Alba, in cerca di qualche altro capolavoro in edizione di trenta quarant’anni fa.
Sapevo che avrei passato questa giornata da solo, e quindi mi ero preparato una sorta di percorso che, disseminato di piccoli check-point, mi avrebbe distratto e divertito.
Tuttavia, non è andata come speravo.
Il “cuppetiello” era ottimo, per carità. Ma Bershka sta rinnovando ed era inagibile, gli altri due negozietti che avevo adocchiato erano chiusi (lunedì mezza giornata, sebbene periodo di saldi!) e, UDITE UDITE, la feltrinelli a Piazza dei Martiri era CHIUSA!!! Tanto di cartello informava: “oggi 13/01/14 la feltrinelli resterà chiusa per inventario. Restano regolarmente aperti gli altri punti vendita feltrinelli”. Insomma il caro percorso era andato in frantumi. Non mi sono perso d’animo, e ho puntato dritto verso Port’Alba. “Almeno un libro DEVO comprarlo. Oggi è necessario!”. Ma nessuna bancarella aveva un libro che mi ispirasse particolarmente, e comprare un libro tanto per comprarlo è un’offesa a me e al libro stesso. L’ultima bancarella, tuttavia, aveva un’edizione del 1935 di “Guerra e Pace”. Faccio per sfogliarla un attimo, e il venditore mi fa: “Guarda che questa però è un’edizione in quattro volumi, e io ne ho solo tre”. Sorrido in modalità Shining, poso il buon Lev, e mi ricordo di un’altra libreria specializzata in libri di edizioni a dir poco vintage. Mi ci fiondo. Chiedo un paio di titoli al proprietario. E’ un ragazzo della mia età, il che rende quella libreria un posto a cui sono particolarmente affezionato.
“Mi spiace, non li ho”.
“Va bene. Allora mi guardo un po’ intorno”
“Fa’ come se fossi a casa tua”.
Il profumo di carta ingiallita dei vari Miller, Hemingway, Hesse, Brecht di trent’anni fa, il cuoio dei tomi settecenteschi di Storia Moderna, le copertine in tela delle prime edizioni di Pasolini e T.S. Eliot, mi hanno dato un senso di pace immenso. Comincio a sfogliare il romanzi in fondo al locale, dietro gli scaffali in legno, quando una voce annuncia:
“Ancora due ore di lezione e impazzivo! E sto anche senza caffè! Che giornata!”. La voce si accomoda, e comincia a leggere e commentare in maniera comica con voce arteffata una pagina del libro di Freud posto sul bancone all’ingresso.
Mi affaccio dallo scaffale, e vedo una ragazza bionda, seduta sulla poltroncina lì in mezzo alla sala che, evidentemente amica del giovane proprietario il quale, appena mi vede spuntare, mi presenta scherzosamente.
“Vediamo se adesso scherzi ancora su Freud. Lui è un famosissimo psicologo, sai?”
“Eh, ma non dirlo a nessuno, sono in incognito” gli reggo il gioco io.
La ragazza quando mi vede diventa rossa di vergogna e nasconde la faccia dietro le mani, mentre io e il proprietario scoppiamo a ridere.
“Oddio, scusami! Credevo non ci fosse nessuno! Non ci far, caso, faccio sempre figure del genere”. Mentre continuo il mio giro perlustrativo, lei comincia a leggere un libro di poesie di Magrelli. Ad un certo punto si ferma e fa:
“No, questa è bellissima. Te la posso leggere un attimo?”
Accetto. Me la legge. Poi fa:
“Cioè, dai, dimmi la verità: che cosa non è questa poesia?”
“Come rendere bella una giornata” le rispondo. Cominciamo a parlare del più e del meno, ogni tanto si inserisce anche il proprietario. Lei mi parla di Magrelli, io di Salinas, lei di Faulkner, io di Cocteau. Il proprietario verte sulla letteratura russa, e io e lei lo prendiamo un po’ in giro, dicendo che soffre della cosiddetta sindrome della letteratura russa. Gli effetti collaterali ti portano a considerare qualsiasi altra letteratura meno profonda, meno intensa, meno potente, meno tutto di quella russa.
Concordiamo una terapia d’urto, a base di dosi massicce di Volo e Moccia, che il proprietario rifiuta con stoica resistenza.
Dopo mezz’ora di cazzeggio assoluto e piacevolissimo, mi rendo conto che il regionale mi aspetta. Faccio allora per pagare “Gli ultimi fuochi”, edizione 1977.
Saluto, esco. Vado al bar di fianco.
“Due caffè da portare”.
Rientro in libreria.
“Scusatemi, eh, ma oggi è un giorno particolare per me, e ne siete stati la parte più bella. E quindi il caffè lo offro io”.
Abbracci e baci e ringraziamenti e sorrisi, e via di corsa in stazione. Perché quando comincio ad emozionarmi e ad essere felice dinanzi a degli sconosciuti, vado in confusione: comincio a balbettare, dimentico la sintassi italiana, divento sordo. E allora sorrido e vado via.
Ho sorriso per tutto il tragitto, sorridevo ancora anche in treno.
Forse è così che vanno le cose: 8 ore di solitudine e pensieri cupi e negozi chiusi e libri non trovati seguendo un percorso stabilito a tavolino. Poi entri in una libreria non programmata, e ci trovi sorrisi, abbracci, quattro chiacchiere, un incontro inaspettato, una poesia sconosciuta. E in mezz’ora tutto prende la forma e la direzione che avevi desiderato.
Per caso.
(Capelli biondi legati, zainetto, maglioncino verde, occhi verde scuro, mani affusolate, senza smalto ma con molti anelli, pantalone nero, stivali in pelle nera. Ti ho fotografata. Eri la copia perfetta dell’incontro che ho sempre sperato. L’avevo anche detto qualche post fa, in una foto che parlava di te prima ancora che tutto questo succedesse. Prima o poi ti incontrerò ancora, magari proprio in quella libreria, visto che le frequentiamo entrambi. Succederà. Mi hai aggiustato una giornata pessima e non lo sai nemmeno. Ti devo una poesia ed un sorriso durato fino a notte. Un modo per ricambiare me lo invento. Fidati).
—  ©sognoedisincanto.tumblr.com

(L'ho dovuto postare come “citazione” e non come “testo” perché il mio tema fa i soliti casini di visualizzazione).