souvenir-foto

Hoy mi madre sin querer encontró mi cajita de recuerdos, la que guardo en el último cajón de mi cómoda con el fin de que no se convierta en un objeto a la vista cada día. Pero justo hoy falló mientras me ayudaba con unos cambios en mi cuarto, al comenzar a sacar todo de los cajones, lo que más le llamó la atención fue esa cajita de madera, no dudo en tomarla y abrirla, yo sólo observaba su curiosidad, ya que no tengo nada que ocultar de ahí, sólo son cartas, souvenirs y algunas fotos. Lo primero que tomó fue una pulsera con el corazón de cristal, dijo que era linda, yo añadí que también iba con una figurita de madera tallada a mano pero que con el tiempo terminé perdiendo. Lamenté eso, hasta el sol de hoy sigo lamentándolo, otro esfuerzo tuyo que se fue por el caño. Guardó la pulsera y comenzo a pasar la vista por las cartas, no las leyó por supuesto, sólo las hizo a un lado e instantáneamente posó su mirada en las tres fotos tamaño infantil que desde hace un tiempo he guardado celosamente, dos a color y una a blanco y negro. En cada una aparece un hombre que ha sido importante en mi vida. (Yo tiendo a tomar alguna foto infantil de las carteras de los que han sido mi pareja, con su consentimiento, por supuesto.) Mi madre se mantuvo inspeccionando las 3 fotos, pero sólo una fue la que mantuvo en su mano, la tuya. Me preguntó si era mi costumbre eso de guardar las fotos de los ex, le dije que sí, que se lo habia copiado a una tía que en una ocasión sacó su propia caja de recuerdos y me mostró fotos de sus ex amores, yo tendría en ese entonces alrededor de 16 años, pero para mí fue un gesto lindo, y desde ese entonces me dije que haría lo mismo, y cuando fuera lo suficiente mayor se lo mostraría a alguien. No había pensado mostrarlo a mi mamá o que fuera tan pronto, pero bueno. Mientras mi madre volvía a darle una mirada a tu foto añadió ‘era un buen muchacho, siempre se mostró accesible y te cuidaba mucho ¿qué fue de él? ’ Justo en ese momento mi vista que se había mantenido sobre ella, se posó rápidamente en tu foto, observé tu cabello alborotado, tus grandes ojos, tus cejas gruesas y en tus facciones marcadas. Te observé como si estuviera en trance, y le respondí que no sabía nada de ti desde hace años. Mientras hablaba meditaba a la par esa informacion. A lo que añadió después de echarle un vistazo a las demás fotos ‘él si me hubiera gustado para yerno’ yo instantaneamente me reí, pensando que claro que te preferiría a ti, has sido la unica pareja que les he presentado mis padres, debido a esa regla que tiene papá sobre mis relaciones. Cuando se apagó mi risa dejó la foto en su lugar y se llevó algunas cosas para otro cuarto. Me quedé sola y observé de nuevo tu imagen. Pensé que si no fuera por ella, quizás ya no tendría manera de recordar tu rostro exactamente como era, sin esos pequeños detalles, como los hoyuelos, la cicatriz de tu ceja izquierda o la pequeña marca casi imperceptible de tu paso por la varicela. Supongo eso siempre será lo bueno de guardar recuerdos, de alguna manera dan una pequeña ayudadita a la mente. Es una lástima que las fotos no tienen también sonido, porque a estas alturas de la vida me he dado cuenta que ya he olvidado el sonido de tu voz, no puedo recordarlo como tal, y sé que no debería importarme, porque seguro a ti ni por la cabeza te pasa, pero justo hoy vine a caer en cuenta de eso, y para mí no es agradable olvidar algo con respecto a personas que han sido sumamente importantes en mi vida. No sé, ojalá tuviera una mejor excusa. Aunque eso sí, tu rostro y los recuerdos, gracias a todo esto, serán difíciles de olvidar.

L'aria si rarefa e tutto si rivela nella sua forma migliore. 
Tiro una linea. 2014. 
Mi immolo alle bellezze, ai dolori, ai gesti immacolati.
Vittima del meraviglioso spettacolo della vita.
Il passato inonda il cuore.
Per una volta spettatore e narratore allo stesso momento, guardo scorrere i volti dei protagonisti che hanno reso questi ultimi anni i più belli in assoluto.

E quindi mi metto a pensare.
Innanzitutto penso alle storie più felici che ho avuto.
E allora ringrazio chi mi ha dato sostegno vero, che ha letto tra le righe, chi non si è fermato all’ apparenza e al feticcio di una foto da souvenir.
 Chi c’ è stato davvero e ha saputo sentirsi centrale pur essendo altrove. E’ anche grazie a voi se oggi ai miei occhi non possono esistere cospiratori, millantatori, sostenitori del pregiudizio.
Nè usurpatori, maleducati, impertinenti, violenti, invadenti, rabbiosi.
 Grazie.
Ci siete voi, e chi lo sa saprà riconoscersi.

Ancora penso. Penso a chi non parla mai di sè come di “necessario" e vive eventualmente a proprio discapito pur di donare agli altri.
 A chi ha saputo creare un rifugio per me.
Un rifugio fatto di buoni propositi e idee stupefacenti.
Grazie. 
Ci siete voi; e chi lo sa saprà riconoscersi.

Continuo a pensare.
 Penso a chi è “tutto il contrario di tutto”, a chi vive con la paura di dare risposte assolute.
 A tutti quelli che abitano in permanenza sul ciglio di un dirupo sentimentale. Coloro per i quali “ti amo” fa rima con “adesso è così”.
 Sempre appeso al filo sottile del tempo a venire.
 E penso a chi sa rispettare tutto questo, riconoscendone il buono e custodendo il tesoro di ingenuità e fragilità che quasi nessuno riesce a vedere. 
Grazie. 
Ci siete voi però stavolta, mi riconosco anch’io.

Vado avanti a pensare. Penso a coloro per cui tutto vale. Perchè hanno molto tempo tra le mani.
 A quelli che sanno che la saggezza non risiede nell’inganno ma nella carità di chi sa condividere la luce del proprio cuore.
 A chi mi ha prestato quella luce per curare il mio, di cuore. 
 Quando se ne stava parcheggiato al buio senza nemmeno poter riconoscere le crepe che lo venavano.
Grazie. 
Ci sei tu, e sai bene chi sei.

E penso, penso a chi si sente piccolo. A chi prova rabbia e crede di essere una nullità.
 A chi ha cercato conforto nella mia vicinanza, nella mia lontananza.
 Grazie a chi ha vissuto con me in questo circo emotivo, rigorosamente senza rete di protezione.
 Grazie a chi si è sentito anche solo per un attimo “uno vero”, sedendosi di fornte a me come osservandosi allo specchio. 
Ci siete voi, e saprete riconoscervi.

Penso sempre. Penso a chi mi ha teso una mano, nella chiesa degli amori che iniziano, ma io non ho saputo stringerla perché non volevo, non potevo, non ero all’ altezza, perché non ho saputo decifrare i segnali o semplicemente perché non mi sentivo all’alba di un bel niente.
E mi scuso, e li ringrazio.
Ci sono loro, ma non so chi saprà riconoscersi.

Costantemente penso. Penso alla condizione di chi vive lontano dagli occhi e in perenne contatto col cuore.
 A chi sceglie la clausura dei sentimenti e vive a svantaggio della convenienza propria, andando incontro a tutto, senza preventivare nulla, senza ripararsi da ciò che sarà e che arriverà.
 Neanche dal male.
  A chi non si fa vedere, a chi si sacrifica a una missione, una sola.
E quella missione è l’impolosione emotiva che si trasformerà in qualcosa: un ritratto, un racconto, una canzone.
E la liberazione da quella creatività è impossibile.
Perché il maggior successo in missione equivale al peggior insuccesso personale.
E siamo in molti, ma pochi ci riconoscono.

Infine penso. Penso a chi ha semplicemente un’anima bellissima, stupenda. Di quelle che sono pura luce, di quelle che solo incontrarle ti rende felice.
Felice veramente.
E siete in tanti, davvero.
In amore vince chi fugge… io no!
Vi amo.

                                                                                                     Tiziano
—  Tiziano Ferro

L'aria si rarefà e tutto si rivela nella sua forma migliore.
Tiro una linea.
2014.
Mi immolo alle bellezze, ai dolori, ai gesti immacolati, vittima del meraviglioso spettacolo della vita.
Il passato inonda il cuore.
Per una volta spettatore e narratore allo stesso momento, guardo scorrere i volti dei protagonisti che hanno reso questi ultimi anni i più belli in assoluto.
E quindi mi metto a pensare.
Innanzitutto penso alle storie più felici che ho avuto.
E allora ringrazio chi mi ha dato sostegno vero, che ha letto tra le righe, chi non si è fermato all’ apparenza e al feticcio di una foto da souvenir. Chi c'è stato davvero e ha saputo sentirsi centrale pur essendo altrove. È anche grazie a voi se oggi ai miei occhi non possono esistere cospiratori, millantatori, sostenitori del pregiudizio, né usurpatori, maleducati, impertinenti, violenti, invadenti, rabbiosi.
Grazie.
Ci siete voi, e chi lo sa saprà riconoscersi.
Ancora penso. Penso a chi non parla mai di sé come di ‘necessario’ e vive eventualmente a proprio discapito pur di donare agli altri. A chi ha saputo creare un rifugio per me.
Un rifugio fatto di buoni propositi e idee stupefacenti.
Grazie.
Ci siete voi e chi lo sa saprà riconoscersi.

Continuo a pensare. Penso a chi è ‘tutto il contrario di tutto’, a chi vive con la paura di dare risposte assolute. A tutti quelli che abitano in permanenza sul ciglio di un dirupo sentimentale. Coloro per i quali 'ti amo’ fa rima con 'adesso è così’. Sempre appeso al filo sottile del tempo a venire.
E penso a chi sa rispettare tutto questo, riconoscendone il buono e custodendo il tesoro di ingenuità e fragilità che quasi nessuno riesce a vedere.
Grazie.
Ci siete voi, però stavolta, mi riconosco anch'io.

Vado avanti a pensare. Penso a coloro per cui tutto vale. Perché hanno molto tempo tra le mani.
A quelli che sanno che la saggezza non risiede nell’ inganno ma nella carità di chi sa condividere la luce del proprio cuore.
A chi mi ha prestato quella luce per curare il mio, di cuore, quando se ne stava parcheggiato al buio senza nemmeno poter riconoscere le crepe che lo venavano.
Grazie.
Ci sei tu, e sai bene chi sei.

E penso, penso a chi si sente piccolo. A chi prova rabbia e crede di essere una nullità. A chi ha cercato conforto nella mia vicinanza, nella mia lontananza.

Grazie a chi ha vissuto con me in questo circo emotivo, rigorosamente senza rete di protezione. Grazie a chi si è sentito anche solo per un attimo 'uno vero’, sedendosi di fronte a me come osservandosi allo specchio.
Ci siete voi, e saprete riconoscervi.

Penso sempre. Penso a chi mi ha teso una mano, nella chiesa degli amori che iniziano, ma io non ho saputo stringerla perché non volevo, non potevo, non ero all'altezza, perché non ho saputo decifrare i segnali o semplicemente perché non mi sentivo all’alba di un bel niente.
E mi scuso, e li ringrazio.
Ci sono loro, ma non so chi saprà riconoscersi.

Costantemente penso. Penso alla condizione di chi vive lontano dagli occhi e in perenne contatto col cuore. A chi sceglie la clausura dei sentimenti e vive a svantaggio della convenienza propria, andando incontro a tutto, senza preventivare nulla, senza ripararsi da ciò che sarà e che arriverà. Neanche dal male.
A chi non si fa vedere, a chi si sacrifica a una missione, una sola.
E quella missione è l’implosione emotiva che si trasformerà in qualcosa: un ritratto, un racconto, una canzone.
E la liberazione da quella creatività è impossibile, perché il maggior successo in missione equivale al peggior insuccesso personale.
E siamo in molti, ma pochi ci riconoscono.

Infine penso. Penso a chi ha semplicemente un’anima bellissima, stupenda. Di quelle che sono pura luce, di quelle che solo incontrarle ti rende felice.
Felice veramente.
E siete in tanti, davvero.

In amore vince chi fugge… io no!

Vi amo.

—  Tiziano Ferro