sos impresa

La mia bocca ha pronunciato e pronuncerà, migliaia di volte e nelle due lingue che mi sono intime, il Padrenostro, ma io lo capisco solo in parte. Stamani, il 1° luglio 1969, voglio provare una preghiera che sia mia, e non ereditata. So che l'impresa esige una sincerità più che umana. È evidente, in primo luogo, che mi è vietato chiedere. Chiedere che non scenda la notte nei miei occhi sarebbe una follia; so di migliaia di persone che vedono senza essere per questo particolarmente felici, giuste o sagge. Il corso del tempo è una trama di effetti e di cause, di modo che chiedere una qualsiasi grazia, per quanto infima, è chiedere che si rompa un anello di quella trama di ferro, è chiedere che si sia già rotto. Nessuno merita un miracolo del genere. Non posso supplicare che i miei errori mi siano perdonati; il perdono è l'atto di un altro, e soltanto io posso salvare me stesso. Il perdono purifica l'offeso, non l'offensore, cui non riguarda quasi. La libertà del mio arbitrio è forse illusoria, ma posso dare o sognare di dare. Posso dare il coraggio, che non ho; posso dare la speranza, che non è in me; posso trasmettere la volontà di apprendere ciò che conosco appena o intravedo. Voglio essere ricordato più come amico che come poeta; voglio che qualcuno, ripetendo una cadenza di Dunbar o di Frost o dell'uomo che nel bel mezzo della notte vide l'albero che sanguina, la Croce, pensi che per la prima volta l'ha udita dalle mie labbra. Il resto non mi importa; spero che l'oblio non tardi. Ignoriamo i disegni dell'universo, ma sappiamo che ragionare con lucidità e agire con giustizia è favorire quei disegni, che non ci saranno rivelati.

Voglio morire del tutto; voglio morire con questo compagno, il mio corpo.

Jorge Luis Borges, Elogio dell'ombra

La mia bocca ha pronunciato e pronuncerà, migliaia di volte e nelle due lingue che mi sono intime, il Padrenostro, ma io lo capisco solo in parte. Stamani, il 1° luglio 1969, voglio provare una preghiera che sia mia, e non ereditata. So che l'impresa esige una sincerità più che umana. È evidente, in primo luogo, che mi è vietato chiedere. Chiedere che non scenda la notte nei miei occhi sarebbe una follia; so di migliaia di persone che vedono senza essere per questo particolarmente felici, giuste o sagge. Il corso del tempo è una trama di effetti e di cause, di modo che chiedere una qualsiasi grazia, per quanto infima, è chiedere che si rompa un anello di quella trama di ferro, è chiedere che si sia già rotto. Nessuno merita un miracolo del genere. Non posso supplicare che i miei errori mi siano perdonati; il perdono è l'atto di un altro, e soltanto io posso salvare me stesso. Il perdono purifica l'offeso, non l'offensore, cui non riguarda quasi. La libertà del mio arbitrio è forse illusoria, ma posso dare o sognare di dare. Posso dare il coraggio, che non ho; posso dare la speranza, che non è in me; posso trasmettere la volontà di apprendere ciò che conosco appena o intravedo. Voglio essere ricordato più come amico che come poeta; voglio che qualcuno, ripetendo una cadenza di Dunbar o di Frost o dell'uomo che nel bel mezzo della notte vide l'albero che sanguina, la Croce, pensi che per la prima volta l'ha udita dalle mie labbra. Il resto non mi importa; spero che l'oblio non tardi. Ignoriamo i disegni dell'universo, ma sappiamo che ragionare con lucidità e agire con giustizia è favorire quei disegni, che non ci saranno rivelati.

Voglio morire del tutto; voglio morire con questo compagno, il mio corpo.

Jorge Luis Borges, Elogio dell'ombra