sorcy

La polemica sulla nota caffetteria americana è stata, fin dall'inizio, ridicola. La gente si preoccupa della qualità del caffè, di quelli che andranno a farsi le foto da postare. 

Non partecipo alla difesa ad oltranza delle palme, oggettivamente orrende. Dice che si faranno più belle, come quei neonati brutti che li guardi e non sai che dire per paura di offendere i genitori già orgogliosi per dovere. Io spero si faranno belle e senza sorci, perché non ha senso tifare contro.
Per quanto riguarda il discorso delle foto amo tutto. Postate ogni giorno le vostre foto discutibili, i selfie d'obbligo in ogni benedetto posto, la vostra faccia che deve entrarci perché altrimenti il ricordo non è tale. Gli album di quarantamila foto, gli hashtag forzati, le smorfie perché giustamente se uno non è bello in qualche modo deve abbozzare, le foto furbine dei profili migliori, alla ricerca disperata dei chiaroscuri salvifici. Le foto nelle quali siete “annoiati” e “appena svegli”. E giustamente sono le vostre foto e siete liberi di fare e postare quello che vi pare. Però poi vi attaccate alle foto che i milanesi andranno a farsi da Starbucks. 

Sulla qualità del caffè mi verrebbe da dire che bisognerebbe prima intervenire sui tanti bar di Milano che vendono caffè orrendi e non degni di tale nome.

 Sull'italianità che va a morire mi viene da infilare la testa in una bacinella piena d'acqua, una bacinella di quelle azzurre che mia madre usa per portare i panni ad asciugare sul terrazzo. Siete assolutamente ridicoli. Passate i pomeriggi nei centri commerciali e andate a vedere i film con secchi di popcorn e zucchero liquido. Mangiate nei fast food e parlate American English esprimendovi per meme e frasi di canzoni. Molti non hanno ancora imparato a pronunciare “veggie” nel modo corretto, eppure si ostinano.

Io capisco il desiderio costante di avere un nemico da combattere e una bandiera da portare, però le motivazioni devono essere solide e invece queste sono soltanto noiose e senza sostanza.

Racconti di guerra.

8 Marzo 1944. A Rieti girano voci di una sacca di resistenza partigiana asserragliata dietro le montagne di Poggio Bustone. Con la scusa di andare a fare una scampagnata, il comando fascista raduna così un po’ di ragazzetti tra i 16 e i 18 anni e sopra una camionetta si dirigono proprio verso il paese natale di Lucio Battisti. 

La prima casa che s’incontra, nel paese, è quella dei mie nonni. Proprio quando i fascisti giungono in paese, da dietro la collinetta della casa, scendono Emo Battisti e il suo gruppetto di partigiani. È un attimo e partono i primi colpi d’arma da fuoco. I fascisti si asserragliano dentro casa dei miei nonni e fanno barricate di fortuna con materassi dietro le finestre. Fuori i partigiani circondano la casa e sparano a loro volta. Dentro quella casa ci sono la mia bis nonna Cecilia e la mia nonna con le sue figlie di 5 e un 1 anno; rispettivamente, mia madre e mia zia Beatrice.

Nonna: “Il camino in salone, hai presente? Beh, prima era molto più grande. Io ero rintanata li dentro. Stringevo tua madre a me, tenendola per mano e tua zia invece ce l’avevo in braccio. Poi mi resi conto che l’arco sopra porta del salone che dava all’orto, era fatta di vetro e così pensai “se sparano e rompono il vetro, ci prendono in pieno” e così con le bambine, ci spostammo dietro lo sgabuzzino. Un attimo dopo, fecero cadere una bomba a mano nel camino.”

Il 1° aprile del 1944 arrivarono i tedeschi. 

Quel giorno mio nonno era in casa. I tedeschi entrarono con “i mitra spianati” e lo catturarono immediatamente come traditore. Il cognato Sergio (mio zio), con il fratello e altri due uomini del paese, saputo dell’arrivo dei tedeschi, riuscirono momentaneamente a scappare e si nascosero dentro il campanile della chiesa. Mio zio Sergio raccontava sempre questa scena “Eravamo io, mio fratello e altri due chiusi sopra il campanile. Ad un certo punto, a mio fratello venne da starnutire. Gli mettemmo tutti le mani sulla bocca e poi lo minacciai “non lo fare o ti soffoco”. Poi ricordo questo: i tedeschi entrarono nella chiesa ed un soldato venne a controllare il campanile. Da sotto la scala aprì la botola e guardò su. Io lo potevo vedere, ma lui, a quanto pare, no. O forse ci vide e decise di far finta di nulla. Non lo so, non l’ho mai capito.”

Tutti gli uomini del paese vennero comunque radunati davanti casa dei miei nonni. Sarebbero stati deportati a Roma, da dove ogni mattina li avrebbero presi e portati ad Anzio a scavare le trincee in vista dello sbarco degli alleati. Alcuni di loro sarebbero morti proprio durante quel lavoro infame. 

Due cose, allora, raccontava mio zio Sergio. La prima era che erano rinchiusi dentro i capannoni di Cinecittà e quando sentivano gli aerei americani venire a bombardare la città (la stazione di San Lorenzo, principalmente), la paura era quella di finire come i sorci in trappola. La seconda, invece, era quando cantavano Lili Marleen ai tedeschi, con le parolacce. 
zio Sergio: “Sapevamo tutti il motivetto di Lili Marleen, ovviamente nessuno sapeva il tedesco, ma noi lo usavamo per bestemmiargli contro. Così loro cantavano convinti che noi stessimo cantando con loro, invece passavamo il tempo ad insultarli e ad augurargli la morte. In dialetto, ovviamente”.

Mio zio Sergio, così come mio nonno, sopravvissero a quella guerra.

50 sfumature di grigio, 50 sfumature di nero e poi 50 sfumature di rosso. Tutti che parlano di sesso sadomaso. Avete mai fatto sesso estremo? Mi sa che al massimo siete cascati dal letto mentre cercavate di levarvi le mutande. Se vi vediamo con la frusta in mano è perché state facendo la maionese, l’unica cosa che avete legato con la corda in vita vostra è stato l’arrosto. La storia è questa.
Cristian Grey, uno ricchissimo e fighissimo, si innamora di Anastasia Steele, una poverissima ma bellissima. E le fa vedere i sorci multicolor. La frusta, la sculaccia, la appende come una salama in cantina, la rivolta come il sacco dell’aspirapolvere, la trita, la spezza…praticamente un mulinex. E lei gode come una salamandra. Alle donne è piaciuto tantissimo. Perché le donne, cari miei, soprattutto quelle regular, le madamine perbenino, sotto sotto sognano un marito che le ribalti. Che le faccia vedere il sole di mezzanotte e lo stocafisso di mezzogiorno. Invece stanno con delle meduse che fanno l’amore una volta ad equinozio. Che pensano che Clitoride sia un filosofo greco. Ectoplasmi che dopo le 9 di sera prendono la forma del divano e lì rimangono fino alle due di notte quando tu per pietà li tiri per i piedi e te li scatafratti nel letto. Lumaconi che se gli dici fammi vedere le stelle ti dicono «Eh.. bisognerebbe andare in montagna…».
Se il maschio nostro ti molla una sberla sul sedere è perché ci si è posata sopra una zanzara. Chiaro che se stai con uno così poi leggi di questo qui che un po’ ti cuorca e un po’ ti regala i diamanti, ti dici perché no. Guardi il tuo lui che russa ancora col telecomando in mano che fra un po’ glielo omologano come protesi, e pensi: ma io anche quattro tirate di capelli me le prendo volentieri… Peccato che sto Cristian Grey sia un disturbato mentale da denunciare per stalking, infatti io speravo che alla fine crepasse tra atroci sofferenze. Oppure che lei cambiasse parrocchia e si facesse suora come Lola Falana. Invece no. Finisce che si sposano e fanno due figli. E continuano a saltare sulla materassa come nelle prime pagine. Ma non è credibile. Dopo due figli le mogli se solo ti avvicini dopo una giornata di sbattimento scuola, casa, compiti, e capo con le paturnie, ti prendono a padellate con la pentola antiaderente così non si vedono i segni… Speriamo solo che non ci sia il sequel. Perché dopo il matrimonio e due figli le cinquanta sfumature potrebbero solo essere di maron.
—  Luciana Litizzetto.