solo stasera

Stasera lo sa. Le persone dovrebbero lasciarsi prima di arrivare a quel punto. Dove sono arrivati loro. Perché poi ti resta addosso troppo male.
Invece non succede: si arriva fino in fondo, si scola tutta la merda, anche quella che non vi spetta, che rigurgita dai tombini, quella dell'intero palazzo, dell'intera città, di tutte le coppie che si sono lasciate prima di voi, contemporaneamente a voi. Perché la merda parla nei suoi canali sotterranei e si consulta. Tutte le coppie che si lasciano s'infilano nello stesso buco, ripetono lo stesso giro nel castello degli orrori.
No, non bisognerebbe arrivare dove sono arrivati loro.
Ai primi sintomi bisogna andarsene, lasciare il campo. Tanto non va meglio, va peggio e peggio.
Invece la gente non lo sa. La gente spera e continua a stare male.
Ma nessuno sa quanto, solo chi l'ha vissuto sa quanto si sta male.
—  Margaret Mazzantini
#Storia 7

Un film per ricominciare

 Il caffè ondeggia nella mia tazzina.

Avete mai bevuto un caffè in treno? è impossibile.

Tra l’altro nemmeno buono, ma cosa potevo aspettarmi, ero sulla carrozza bar della seconda classe di un vecchio treno verdone diretto a Charleston.

È una bella giornata, qualche nuvola in cielo, ma si respira già aria d’estate, di mare e di divertimento. In questo periodo avremmo programmato le nostre vacanze insieme, e come ogni anno, saremmo andati al mare.

Ci piaceva decisamente più della montagna, in realtà non eravamo mai stati in montagna insieme, ogni volta che i nostri amici ci invitavano, noi ci inventavamo qualche fuga d’amore al mare. Molto meglio.

Mi ricordo che l’ultima volta andammo in Sicilia, da alcuni tuoi parenti, che non vedevi da tempo.

Io non sceglievo mai la destinazione, organizzavo solo il tutto, ti piaceva poter immaginare di andare ovunque, come a me piaceva immaginare di farlo, farlo con te. Mi ricordo ancora Cuba, quella notte in spiaggia, quando ti organizzai il nostro primo anniversario, con l’aiuto di Enrique, il capovillaggio, che mi permise di fare tutto sulla spiaggia bianca… Mi sembra ancora di sentire l’odore dell’ananas al tavolo, il tuo profumo nell’aria, trasportato dalla leggera brezza di mare, e la sabbia sotto i piedi…e anche un fischio assordante.

Il treno si stava fermando. ero arrivato a Charleston.

Il vagone di ritorno era vuoto, cosi ho aperto il mio computer e mi sono visto qualche video su youtube, giusto per passare il tempo.

Mi chiama John, compagno dell’università nonchè amministratore delegato della nostra società, finiti gli studi avevamo inventato un’app che in poco tempo è diventata  famosa in tutto il mondo e prima in classifica per i successivi 2 mesi.

Non potevo certo lamentarmi, i soldi non mi mancavano, lavoro stabile e mi ero anche comprato la casa che volevo sulla 5 strada, quella con il terrazzino.

“Birretta al solito posto?” mi chiede.

Il solito posto era il Kapulca, un bar per fighetti, pieno di gente dell’alta finanza, bancari e imprenditori con i soldi del papà. 

Non era affatto il mio bar preferito. Anzi. 

Io ero stato catapultato in un mondo più grande di me, venivo da una piccola cittadina nello Utah, volevo avere una vita tranquilla e grandi sogni, un papà poco presente che di certo non mi aiutò, non ero fatto per tutto questo. John si invece, Newyorkese, papà imprenditore, mamma avvocato, era esattamente il suo habitat naturale, così naturale che la Bmw che ho in box me la comprò lui, con il mio conto aziendale. “Perchè un CEO deve avere una macchina importante” mi disse.

Declino l’invito, non ho proprio voglia stasera, vorrei andare al cinema.

Controllo su internet i film, bene, un horror in sala 2. Si va.

Molti pensano sia triste fare le cose da soli, andare al cinema ad esempio, ma in verità, io lo faccio spesso, non so perchè ma mi sembra di prestare molta più attenzione al film ed ai suoi particolari, e mi permette di mangiarmi caramelle in quantità industriale senza che nessuno mi dica nulla.

Che poi visto da fuori sembro solo un 22 enne ricco ed annoiato. Lo sono?

Anche il cinema, come il treno, era vuoto, scontato, martedi sera, spettacolo delle 22, chi va al cinema da solo? IO.

Vado al bar, niente caramelle stasera, prendo solo un’acqua e popcorn piccoli.

Il cinema è piccolo, 3-4 sale, vivo in una piccola cittadina, lontano dai grandi casini delle metropoli, con John scelsi questo posto sia perchè vicinissimo a New York, quindi alla sua famiglia e il centro d’affari per eccellenza, sia per la qualità della vita altissima per un cittadina di 15.000 abitanti, pochi bar, qualche ristorante, gente sempre cortese, era un’altro mondo per noi abituati alla fretta della metropoli, un modo per evadere.

Mentre sto andando alla sala, sento una ragazza discutere in biglietteria, impossibile non sentirla c’era solo lei.

Curiosone come sono, mi avvicino per sentire…

“Ho lasciato il portafoglio a casa! domani giuro ti porto i soldi!”

“Non posso signorina, davvero, potrei andare nei casini…”

“La prego è per l’università, oggi è l’ultimo spettacolo e mi ero dimenticata e per uscire di corsa ho lasciato tutto a casa, la prego ho fatto quasi 1 ora di autobus.”

1 ora di autobus? da dove arriva questa ragazza? dalla foresta? Non c’erano altro che foreste qui intorno, quindi non riuscivo a collegarla geograficamente.

La squadro un attimo, stivaletti di pelle neri, Jeans strappati, una maglietta nera stropicciata e una felpa verdona con il cappuccio. Era abbastanza carina, non proprio il mio tipo, sui 20 anni, capelli un pò scompigliati, una coda che forse la facevo meglio io da ubriaco e sembrava anche molto stanca. Non era proprio in gran forma.

Mi avvicino, preso del mio istinto da super eroe e porgo alla cassiera 5 dollari per il biglietto e le sorrido.

Lei rimane lì impalata, non dice niente, in realtà ha solo la bocca aperta.

La fisso e le dico: “Ehi? tutto bene?” mentre la cassiera strappa il biglietto.

Annuisce qualcosa e blatera cose confuse sottovoce.

Mi metto a ridere, le auguro buon film e buona serata, mi sembrava un pò matta, ma comunque un sorrisetto lo avevo visto sul suo viso e questo era l’importante.

Mi avvio finalmente alla sala, ero ormai decisamente lontano, quando sento un urlo che mi dice di aspettare.

Mi giro e lei corre verso di me a braccia tese, ho pensato il peggio, ma che cazzo fà questa ora? già vedevo i titoli di giornale: STUDENTESSA CON DISTURBI MENTALI FA UNA STRAGE AL CINEMA morto giovane imprenditore.

Passata la visione della mia morte, mi accorgo che in realtà mi sta abbracciando, forte.

Ricambio l’abbraccio e sento un lieve, “grazie davvero.”

La abbraccio anche io e le dico di non preoccuparsi, in fondo non avevo fatto nulla di che.

Mi guarda con occhi dolci, come chi per la prima volta riceve del bene senza nulla in cambio, mi sorride e si avvia alla sala. Questa quello che rimane lì impalato…sono io.

Mi godo il mio film, in sala solo dei 15enni che limonano, un vecchio, secondo me serial killer, e qualche gruppo di amici annoiati.

Esco dal cinema, sentivo qualcosa, come se avessi voglia di incontrare di nuovo quella ragazza.. ma perchè?

La settimana passa in fretta, al lavoro solo casini, Paul il nuovo stagista, dire che non capisce un cazzo è poco, bisogna quasi etichettargli le cose addosso per fargliele ricordare, eppure al colloquio mi sembrava un tipo sveglio.

Cosi sveglio che il secondo giorno riuscì a cadere dalle scale con caffè e fatture contemporaneamente…non avete idea di cosa gli fece John.

Il week end di solito, tornavo dalla mia famiglia nello Utah, ma ero cosi sommerso di lavoro che dissi a mia madre che sarei tornato la settimana successiva, John partì con la sua nuova fiamma, ovviamente temporanea, Celine, modella austriaca conosciuta ad una sfilata, andarono credo a Miami per il week end, non lo so, era suo solito partire a casaccio nel week end mentre io finivo alcune cose, era sempre stato cosi.

Il Lunedì a Charleston era festa, si festeggiava qualche cosa di paese, avete presente quelle feste per famiglie, bancarelle e altre cose SUPER NOIOSE. ecco.

Decisi cosi di andarmene nuovamente al cinema,isolarmi nuovamente da tutto quel baccano, poi odiavo le feste di paese, bambini urlanti, odori di ogni tipo di panino, famiglie ovunque, nonne che ti offrono qualsiasi cosa. NO. NO. NO.

Mentre prendo la Bmw che mi era stata donata da John e mi venne in mente quanto fossi bella al ballo di fine anno, quel vestito rosso non lo dimenticherò mai.

La macchina non aiuta, in radio passano anche “just U” che era la nostra canzone, la ballavamo anche in camera tua come due matti…. qualche lacrima mi scende mentre i lampioni mi illuminano il viso attraverso il parabrezza.

Arrivo al cinema, ma non immaginatevi il solito cinema, questo era sulla 10 strada, una grande insegna luminosa, la biglietteria imponente con il vetro da cui il tizio parlava si affacciava sulla strada, e le solite 4 sale.

Ormai mi ero affezionato a quel posto lontano da NY, non incontravo mai nessuno, non parlavo con nessuno, mangiavo quanto volevo e rimanevo assorto nei miei pensieri….si sono un tipo abbastanza solitario. Ma non con te.

Niente horror stasera, vediamo se cè qualche fantasy, biglietto, 5 dollari e via al bar.

In coda noto una ragazza intenta a scegliere la caramelle dal grande muro zuccheroso, si chiamavo cosi la parete dalla quale ci si prendeva le caramelle.

Improvvisamente mi venne voglia di prendere gli orsetti gommosi, una quantità infinità di orsetti gommosi.

Mi procuro il sacchettino e vado verso la parete zuccherosa, intento a riempirlo per bene di colorati orsetti, non bado alla ragazza di fianco a me, anche se aveva decisamente un’ottimo profumo.

“Ehi, ma ti piacciono proprio queste caramelle!”

Cosa? ma aveva detto a me? Alzo lo sguardo e rimango senza parole….

Era la ragazza della settimana prima, ma… c’era qualcosa in più. Decisamente c’era qualcosa in più. Aveva un vestitino nero al ginocchio, le calze nere e questa volta la coda era perfetta, un aveva un capello fuori posto, e subito mi resi conto del perchè mi rimase impresso il suo sguardo… aveva l’eterocromia.

Aveva un occhio nocciola e uno tendente al verde… non era molto forte come sindrome, cioè non aveva completamente due colori diversi, ma diciamo che si sfumavano decisamente….ed erano anche molto sexy.

“ehi! eh si mi piace un sacco mangiare gli orsetti quando vengo al cinema”

Eh? ma ho risposto davvero cosi? ma sono coglione? a 22 anni mangio gli orsetti al cinema? mi prenderà per uno sfigato cronico… sudavo. tantissimo.

“E tu? ti sei ricordata il portafoglio questa volta?” Le sorrido per sdramatizzare la mia immensa figuraccia

“Assolutamente! anzi grazie per l’altra volta sei stato davvero molto gentile”

“Ma figurati per cosi poco..Comunque piacere Dylan”

“È Vero non ci siamo nemmeno presentati…Io sono Caroline!” Sorrise molto.

DIscutemmo dei soliti clichè di cui parli con gli sconosciuti, lei andava a vedere un pallosissimo film francese sulla storia di una ragazza, e mi chiese invece cosa stessi per guardare io…

MI presi 5 secondi al volo per pensare….Viso molto dolce, poco marcato….ehi..non è truccata, ha solo un pò di mascara, ottimo segno, che labbra cavolo…quello sotto è leggermente più grande, sono belle labbra da baciare secondo me…gli occhi nemmeno a parlarne, ha una piccola cicatrice sulla parte destra del mento, due orecchini poco vistosi e i capelli legati in un elastico rosso.

Ma che profumo usa..pensavo.

Nel frattempo non mi resi conto che la fissavo senza parlare cosi preso da un’irrefrenabile voglia di conoscere quella conosciuta dissi, anche io vado a vedere….come si chiama…

“Aghata” rispose lei.

“Si ecco, quel film li” risposi, accartocciando il biglietto per “La guerra dei robot spaziali”

Tanto nessuno controllava li, voglio dire quattro sale, anche se cambio film, nessuno se ne accorgerà, per mia fortuna.

Ci incamminammo, io e la signorina sconosciuta delle foreste. Dopotutto non sapevo davvero nulla di lei, se non che era piombata nella mia vita per caso.

“Quindi Caroline..dimmi un pò……chi sei?”


FINE Pt1

Ti ho pensato ogni giorno.
Ogni singolo giorno per due anni.
E solo stasera ho deciso di fare una scelta.
Quante possibilità ti ho dato?
È stata la prima domanda.
Troppe.
È stata la risposta.
Sono innamorata di te?
Sono innamorata dei ricordi.
Non ci ho pensato neanche un attimo.

È da un po’ che non ci sei.
I ricordi ormai sono sbiaditi.
Non erano nulla di nuovo, sempre lo stesso disco, e a forza di rivederlo si è rovinato.

Non mi ricordo più la tua voce.
Mi ricordo i tuoi occhi solo guardando le foto.
Se penso ai nostri baci non ricordo più il tuo sapore.
Neanche la sensazione di prenderti per mano.

Ma non scorderò mai che ti ho amato.
Come Blair e Chuck, non scordare.
Come solo a 15 anni si sa fare.
Il primo amore che non si sposa mai.

Ora lasciami andare.
E non mi cercare.

  • Lei: cosa stai facendo?
  • Lui: se stai cercando di goderti la festa, goditi la festa, non continuare a guardarmi cercando di provocarmi, non serve.
  • Lei: allora tu mi spiavi. Ma da quando? Solo stasera? Da una settimana? Due settimane? Da quando sono qui? Cosa volevi controllare? Cos'altro hai visto?
  • Lui: cos'altro ho visto?
  • Lei: sì, cos'altro?
  • Lui: ecco..ho visto molto. Insomma, non in quel senso,voglio dire...ad esempio ho visto che..FORSE TU SEI UNA DELLE TRE PERSONE AL MONDO ALLE QUALI PIACCIONO LE PATATINE AL SAPORE DI PIZZA, SEI ANCHE L'UNICA PERSONA CHE IO ABBIA MAI VISTO CHE TRASCORRE PIÙ TEMPO SUL TETTO CHE DENTRO CASA...E COSA FAI? LEGGI. LIBRI. NON COME RIVISTE MA LIBRI IMPORTANTI. FAI ANCHE QUEL...FAI QUELLA COSA CHE SEMBRA UNA SPECIE DI RITUALE MA NON LO È. CHE OGNI VOLTA CHE ESCI DALLA TUA STANZA PRENDI IL POMELLO DELLA PORTA, TI PREPARI PER USCIRE MA NON LO FAI, TORNI INDIETRO, TI VOLTI VERSO LO SPECCHIO E TI RIGUARDI MA NON HAI LO SGUARDO TIPO "SONO UNO SCHIANTO"...È UN PO' PIÙ DEL TIPO "CHI SONO?". TI GUARDI E TE LO DOMANDI...È COSÌ BELLO...E POI GUARDI FUORI DALLA FINESTRA COME ME, SOLO CHE TU GUARDI IL MONDO, GUARDI FUORI E CERCHI DI CAPIRE...IL MONDO, CERCHI DI CAPIRE PERCHÉ NON HAI UN ORDINE, COME I TUOI LIBRI. E...IO GUARDO SOLO TE...
  • Lei: è la cosa più inquietante e più dolce che io abbia mai sentito...
La storia del “ti scrivo io stasera” è solo una leggenda metropolitana
—  ibattitidelcuore
Auguri a chi si taglia ogni volta,
a chi resta in silenzio e non chiede aiuto,
a chi si è alzato solo e tornerà stasera in un letto vuoto,
auguri a chi piange senza lacrime e sorride con gli altri,
a chi porta risate e non ha più voce per urlare,
a chi ha pazienza e aspetta,
e auguri a chi ha smesso di aspettare, di credere che il meglio deve ancora venire,
auguri a chi convive con mostri nella testa,
con l'odio verso se stesso.
Auguri a chi non è stato amato, o è stato amato troppo poco, eppure ama ancora,
a chi è stato ferito, troppe volte e,
ora non sente più dolori.
Auguri a quelli che erano, e ora sono diventati quelli che non volevano.
Auguri ai miei lettori, che un giorno dopo tanta pioggia vedrete, non il sole, ma l'arcobaleno.
—  ossachespuntanocomefiori

-Come faccio a piacerti?- mi domandò guardandomi negli occhi. -Io.. Sono sempre stato uno stronzo, mi facevo tutte per il gusto di farlo.. Non so.. Con me ti rovinerai solo.- Abbassò lo sguardo visibilmente dispiaciuto. Dio! Pensava davvero quelle cose?

Tutto cominciò un giorno a scuola, come al solito era lì con la tipa di turno a parlarci. Il giorno stesso l’avrebbe sicuramente portata a letto. Tipico stronzo. Con tipi del genere non volevo averci niente a che fare. Ma non potevo comunque ignorarlo, un pò mi imbarazzava.. Era affascinante: capelli ramati, occhi azzurri e sorriso smagliante, pelle lucida e abbronzata. Potevo capire il perchè di tutta quella popolarità. Ma non poteva comunque piacermi. Era solo bello fuori! Tipico stronzo, ne ho conosciuti un sacco del genere. Le mie amiche, ovviamente, erano perse per lui. Non che mi importasse più di tanto. Cosa poteva importarmene se ero probabilmente l’unica verginella della scuola?
-Ehi ragazze!- fece una nostra amica avvicinandosi a noi- Ho passato la notte con Jack!- E le altre in coro: -Brava, complimenti!-
Ero contenta per lei quanto dispiaciuta. Ok, forse un pò me ne importava, di essere vergine.
- E tu Rachelle? - chiese.
- Mh? -
- Non sei stata con nessuno? -
- Hmm.. No.. - risposi.
- Oh tranquilla, ne troverai uno presto. - Fu Emily a parlare, era la nostra leader.
Era ovviamente quella che se n’era fatti di più a scuola. E quindi deteneva il primato di “Reginetta liceale” ma per me era solo “La Troia Della Scuola” ovviamente non glielo dissi, nè lo feci sapere ad altre, siccome era comunque una mia amica, anche se poteva sembrare strano, lo so, ma riusciva sempre a tirarmi su il morale quando voleva, avevo bisogno di lei come le altre di noi.
Eravamo in cinque.
Io, Rachelle, la seria e intelligente del gruppo ma solo, secondo loro, perchè tiravo sempre buone idee sul da farsi. Poi venivano la dolce Annabeth, tutta lentiggini e capelli rossi. La sportiva Sally, grintosa e bionda, non si dava mai per vinta. E infine Ashley, castana fissata con la moda. Faceva concorrenza a Emily. Quindi litigavano molto spesso.
- Allora ragazze - ecco Emily che ci illustra i piani in giornata - Oggi uscirò con lui. - Ci girammo tutte, verso ciò che aveva indicato. Era.. Oddio!..
- Meravigliate? Uscirò con Trevis Thompson. - Che nome buffo, pensai. Anche se, ancora non ci credevo, sarebbe uscita con quello stronzo.. Quello che un pò mi piaceva. Mr Guarda-come-sono-gnocco-con-i-miei-capelli-ramati. Se li toccava sempre. Ma il mio dispiacere non era niente in confronto a quello che stavo veramente provando.
Mi venne un tuffo al cuore.
Andammo in mensa tutte e cinque,
parlammo di ragazzi, moda, tutte cose paranormali, (sì paranormali!), per me.
Tutto procedeva bene, fin troppo bene.. Infatti ecco avvicinarsi a noi un certo Trevis Thompson, Mr-capelli-da-urlo-me-li-tocco-quando-voglio, si sedette accanto a Emily che, ovviamente lo ignorò, nascondendo un sorriso. Era il suo modo di farsi notare.
- Allora - cominciò lui - stasera vieni da me? -
Tutte rimasero allibite. Tranne me, sapevo che gli stronzi vanno dritti al punto.
- Trevis! - Lo ammonì lei - Non si dicono certe cose. - Certo come no, lo sappiamo che ti piacciono queste tipo di cose.
Chiacchierarono e chiacchierarono, io e le altre eravamo praticamente invisibili. Fin quando lui, mentre rideva si voltò verso di noi, scrutandoci.
Mi diede l’impressione che mi stesse osservando più delle altre fino ad arrossire. Ma sicuramente mi stavo sbagliando.

Il giorno dopo, se prima lo ignoravo, ora non lo guardavo nemmeno. Chissà come si saranno divertiti ieri notte loro due. Ma perchè reagisco così? Gelosa, forse? Ecco la mia vocina interiore che rompeva. No che non sono gelosa! Come potevo esserlo? Di un ragazzo che ho sempre guardato da lontano ma con cui non ho scambiato una parola. Che bel ragazzo però…. Ricomponiti!
- Ehi Rachelle, tutto bene? - era Annabeth.
- Oh sì. -
- Sapevi che Emily e Trevis non sono usciti poi? -
- Ah no? - Sì cazzo! - E come mai? -
- Non lo so, lui ha detto che non la vuole, vuole.. un’altra ragazza. Non è più disposto nemmeno ad andare a letto con altre. Dio! Ma ci crederesti? Che grande palla! Non mi sarei mai aspettata che qualcuno potesse inventare una scusa così banale per.. Anzi, rifiutare Emily è stato il mio shock più grande! -
- Sì, sembra strano anche a me.. Chi ti ha detto sta cosa? -
- Emily in persona, è venuta da me piangendo, credo che lei ne fosse proprio cotta. -
Ero veramente sbalordita.
Chi sarà questa puttanella più speciale e bella di Emily? Sapere che ne esiste un’altra come lei che può tenerle testa mi fece rabbrividire.
Ero ancora più rabbuiata, se prima ero triste nel vederlo con Emily, figurarsi ora che gli piace una ragazza di cui non so nemmeno l’identità.
Decisi di indagare.
Chiesi tipo a mezza scuola, ma non ricavai nulla. Tutti sostenevano che Trevis non avesse rivelato a nessuno l’identità della ragazza, né tanto meno averla solo anche nominata. Aveva solo detto ad Emily che c’era un’altra ragazza nei suoi pensieri, più di questo nessuno sapeva.
Grandioso!
Credo che mi porterò nella tomba il rammarico dubbio di chi possa mai essere.

Le giornate passavano, senza che accadesse nulla di speciale, fin quando una lettera anonima cadde dal mio armadietto quando lo aprii.
- Ehi, guardate, Rachelle ha ricevuto una lettera. - Emily e le altre si avvicinarono.
“Ciao Rachelle. Non sono portato per le storie strappalacrime quindi sarò diretto. Vediamoci alle sette stasera a Long Park. Spero verrai.
Tuo anonimo. <3”
- E brava Rachelle, na bella scopata pure per te, finalmente è arrivata hahahaha - Le altre risero con Emily.
- Ragazze - cominciai io portandole nella realtà - Chi mi dice che non sia uno scherzo? -
- Vuoi che ti accompagniamo noi? - fece Sally.
- No, non vorrei disturbare, andrò da sola. Se poi mi aspetta veramente qualcuno non vorrà vedermi accompagnata. -
- Ok, come vuoi tu. -

Quella sera mi truccai come non avessi mai fatto. Misi la mia camicia celeste preferita e un paio di jeans aderenti.
Mi feci una bella coda che risaltava il mio biondo paglia e mi faceva sentire più grande e andai all’appuntamento.
Ero agitatissima, un po’ perché sarebbe potuto essere uno scherzo e magari nell’ombra alcuni ragazzi avrebbero riso di me, un po’ perché se fosse stato veramente qualcuno sarebbe stata una persona che non conoscevo.
Mi sedetti sulla panchina, le gambe sulla pancia, le braccia conserte ed aspettai.
Aspettai.
Aspettai.
Aspettai.
Ed eccolo lì, un ragazzo uscire dai cespugli mi venne incontro, non sapevo se urlare o scappare, nel dubbio rimasi paralizzata.
- Ciao - mi fece.
La panchina dove eravamo era illuminata solo dalla luce fioca di un lampione. Non capii chi fosse. Ma riuscii comunque a sbiascicare qualcosa.
- Ehi.. -
Rise piano.
- Non ti ricordi di me? -
- Mh? Tu piuttosto come sai il mio nome. -
- Emily me l’ha detto. -
- Ah, sei un suo amico. -
- Rachelle.. - venne avanti, la luce ora lo illuminava completamente, oddio!
Ma ancora prima che potessi anche solo prendere fiato mi baciò.
Lo spinsi indietro.
- Trevis! -
- Scusami, non ho resistito. -
- So che tipo sei.. Cosa vuoi da me? -
- Volevo solo dirti che mi hai colpito fin da subito e che mi piaci. -
- Ma allora.. -
- Mh? -
- La ragazza che vuoi.. Per cui hai rifiutato Emily… -
- Sì, sei tu. -
Oddio!
- Beh, con me è una causa persa.. Non sono il tipo che la da facilmente, trovane un’altra. -
- Rachelle.. Proprio perchè non sei come le altre che ti voglio.. Vedi, con le altre mi divertivo solo, tu invece mi attiri davvero. -
- Wow.. -
- Ti amo Rachelle.. -
- Non conosci veramente il significato di quelle parole se riesci a dirlo senza tanti convenevoli a una persona che conosci da una sera. -
Rise.
- Non credi all’amore a prima vista? -
- …- In effetti io lo guardavo sempre da
lontano e non lo conoscevo nemmeno.
- Non dico di metterci assieme stasera.. Solo.. Me la daresti una possibilità? -
Riflettei per poi acconsentire.
- Grazie.. -
Com’era possibile che un ragazzo talmente bello volesse una possibilità da me? Caso mai il contrario.
Quella notte parlammo del più e del meno e verso le undici dopo varie passeggiate mi riaccompagnò a casa. Wow, e io che credevo volesse portarmi a letto.. Sa aspettare! Mi resi conto che per troppo tempo l’avevo giudicato male.

Il giorno seguente a scuola Emily venne da me.
- Ehi.. - feci.
- E’ inutile che fai la simpatica con me! Troietta! -
- Co-cosa?! -
- Ieri sera eri con Trevis, brutta stronza! -
Le altre erano con lei. Quando sono sbucate?
- Andiamocene ragazze, tzè, fai tutta la brava ragazza e poi stai con i ragazzi che voglio io. Non avevamo forse detto che tra amiche non ci si rubavano i ragazzi?! -
E le altre dietro - Come hai potuto, come hai potuto. -
- Io non ho rubato niente a nessuno, è lui che mi ha baciata! - Cazzo…
Rimasero allibite tutte.
Se ne andarono.
- Ragazze, no, ferme. -
Cazzo! La mia lingua.
Mi voltai.
- Trevis! -
- E così hai detto alle tue amiche.. Di ieri.. Quindi alla fine sei come le altre, ti vanti di essere uscita con me?! -
- Ovvio che no! Come puoi anche solo pensarlo, forse Emily ci avrà spiato! O ci ha visto qualcuno e gliel’ha detto, io non ne so niente! -
- Come vorrei crederti.. -
- È la verità! -
Mi ignorò andandosene.
Perfetto! Ero rimasta senza amiche e sopratutto.. Senza il ragazzo che amavo.


Passò una settimana, avevo provato a contattare Trevis in tutti i modi.
Ma non mi rispondeva al cellulare, ne agli sms.
A scuola mi evitava, ero esasperata.
Fin quando non mi feci coraggio e entrai nella sua classe.
Il professore mi guardò sgomento così come il resto degli alunni.
- E-ehm… Thompson Trevis.. C’è sua madre che è venuta con urgenza per parlargli. -
- Oh.. D’accordo.. Esca pure Thompson -
Ed eccolo dal fondo dell’aula alzarsi e venire verso di me. Sbattei le palpebre e uscii con lui appresso. Dio, se avessi incrociato ancora il suo sguardo altri due secondi in più sarei morta.
Camminammo io davanti a lui per un pò poi mi fermai.
- Allora? Che stai facendo? Dove sarebbe mia madre? -
- Non c’è nessuna madre qui, dovevo parlarti. -
Sbuffò.
- Wow, mi hai veramente stupito. -
- Senti, mi dispiace. Io non lo so come sia potuto succedere, il fatto che le mie amiche siano venute a saperlo ma.. -
- Io lo so invece - ci voltammo, era Emily..
- Vi ho spiato… Mi dispiace, è solo che ero curiosa di sapere chi fosse il primo ragazzo a voler Rachelle -
Trevis mi guardò come se cercasse spiegazioni, io guardai verso il basso, lui si addolcì.
- E quando ho visto che eri tu, non ci ho visto più. Scusatemi -
Fece per andarsene quando le urlammo - Ti perdoniamo! -
- Graziee! - fece lei dal fondo del corridoio.
Ridemmo e appena fummo di nuovo soli…
- E così - fece lui - non è vero che l’hai raccontato in giro -
- Già.. -
Finalmente l’aveva capito, non riuscii a trattenermi e piansi.
- No piccola, non piangere, scusami, non avrei dovuto dubitare di te. -
- Volevo solo che tu non mi odiassi.. -
- Io non ti ho mai odiato, ero solo dispiaciuto. Non volevo finisse così. Perdonami. -
- Certo che ti perdono! - alzai lo sguardo con le lacrime che mi rigavano il viso.
Si avvicinò piano e mi baciò.
Da quel giorno non ci siamo più separati.

E ora eccolo qui a farmi quella strana domanda.
- Come fai a volere uno come me? Io che sono sempre stato uno stronzo.. -
Con tutta la calma che avevo gli risposi non capendo il suo dubbio.
- Lo so che è strano pensare che solo con te mi sento viva, che solo con te ho veramente cominciato a vivere, che solo tu mi dai la forza per continuare questa strana vita.
Da quando ti ho visto, ti ho parlato, mi hai baciato mi sento viva. Mi sento come tutte le altre. Non posso stare senza te, ne morirei.
Tu che mi hai fatto sorridere, ridere, piangere, farmi innamorare..dopo tanto tempo. Tutte emozioni che non credevo di possedere. Tu sei veramente la mia vita. Senza te io non vivo. Quindi ti prego, resta con me e non porti più queste domande. -
Lui senza dire una parola, si avvicinò baciandomi appassionatamente sdraiandomi sul letto della mia stanza.
Avremmo fatto l’amore come nessun’altro saprebbe fare.
Veramente innamorati, non mi sarei data a nessun’altro.
Chissà forse un giorno ci saremmo sposati con tanti bambini intorno.
Ma è meglio che mi concentri sul presente, su di lui, il mio mondo, il mio universo.

Comunque non vi ricordate di essere donne solo oggi perché stasera andate a cena in uno di quei soliti posti in cui, vista la serata, ci saranno i soliti bei camerieri e lo spogliarellista di turno.
Ricordatevi di essere donne tutti i giorni perché non siete speciali solo oggi, ma sempre.
Quando venite sottopagate a lavoro, picchiate dai vostri mariti, sottovalutate in molti contesti, quando non vi danno la libera scelta di abortire o meno, quando la vostra dignità viene messa a terra, fate qualcosa per farvi valere per come siete realmente.
Perché le donne oggi vengono ricordate mica perché nel 1909 le femministe si erano andate ad ubriacare in un bar di quartiere, ma per ben altro.
—  cielispenti
Ho fatto in tempo a dire “che palle!”
Quello che un tempo era meglio che mai
Porta pazienza, se faccio di peggio
Ma è solo stasera, mi passa vedrai