soldato

“Signore, il mio amico non è tornato dal campo di battaglia. Chiedo il permesso per andare a prenderlo.” “Non concesso” replicò l’ufficiale “Probabilmente è morto.” Il soldato andò ugualmente e rientrò un’ora dopo ferito mortalmente, trasportando il cadavere dell’amico. “Ora vi ho persi ambedue!”, gridò l’ufficiale con rabbia, “Dimmi, valeva la pena di rischiare per un cadavere?” Il soldato morente rispose:”Oh si, signore. Quando l’ho raggiunto, era ancora vivo e mi ha detto: Jack ero sicuro che saresti tornato!”

L'augurio che faccio a me stessa è quello di imparare a conoscermi fino in fondo, di accettare ogni mia sfumatura e di amarmi immensamente, in modo tale da non dare a nessuno la possibilità di ferirmi, ma evitare come il più bravo dei guerrieri le frecce avvelenate che la gente scaglia gratuitamente.
—  Veronica D.

Io esisto oltre te, oltre noi, oltre la nostra bolla silenziosa.
Senza te, non mento, sto bene.
Non mi servi per sorridere, per sentirmi bene con me stessa e tantomeno per trarre coraggio dalle tue mani. Sono nata donna ma la vita mi ha reso roccia dura ed impenetrabile, non mi servi per testare la mia morbidezza d'animo, la mia sensualità o addirittura la mia sessualità. Faccio a meno di te, di noi, del mondo: per darmi forza mi basto io, non ho bisogno di qualcuno che tiri su le mie quattro ossa malconce dopo una battaglia andata a male. Mi basta contare fino a dieci, risanare mentalmente le ferite del mio animo e tornare in campo più combattiva di prima. Non mi servi per proteggermi, sono nata donna ma non debole bisognosa costantemente alla ricerca di qualcuno che la salvi.

Ti chiederai perché ho scritto queste parole -apparentemente dure- per sminuirti forse ? Assolutamente no.
Senza te sto bene, ma non sono felice. C'è un sottile velo che divide il benessere e lo stato parziale o totale di felicità. Non ho bisogno di te per essere salvata, sollevata o difesa dai dolori fisici e psichici: non sei il mio medico, il mio psicologo e tantomeno il mio psicanalista in veste di soldato. Sei la persona con la quale ho scelto di dividere il tempo che mi è stato messo a disposizione e non ho intenzione di gettarti al collo zavorre che dovrei indossare io, lasciarti combattere le mie battaglie e far si che il tuo corpo sia invaso dalle mie cicatrici. Io ho la mia storia, tu la tua. Non ho bisogno di essere difesa, raccolta o medicata, non sono un fiore. Scelgo te non come mio giardiniere, ma come muto ascoltatore, che nelle sere più nere di altre, nelle giornate più piovose e grandinose, nelle tristezze più angoscianti finora provate, mi concede l'arte di essere fragile.
Sono dura, sono pietra, sono ghiaccio.
Ma certe sere, certe notti,
Scelgo te.
La pietra viene avvolta dalla carta dei tuoi sospiri.
La durezza viene ammorbidita dal impatto con la tua carne.
Il ghiaccio si scioglie col fuoco che m'inetti nelle vene.
Senza te starei anche bene, ma sarei ignorante ad ogni brivido di felicità.

—  Perlabionda.
Usi la tua divisa come una corazza, così non sei tenuto a dirmi nulla. Ma quando facciamo l'amore, abbandoni tutte le difese. Se io fossi veramente forte, ti farei delle domande in quei momenti, così riuscirei ad ottenere risposte. Il fatto è che io… non sono forte, mi sento indifesa davanti a te. Ho paura di vedere la verità, di vedere il tuo dolore. Ho paura che tu mi dica addio, che mi abbandoni perchè pensi che io non sia in grado di capirti.
—  Il Cavaliere d'Inverno
Sei.

Penso che dimenticarti sarà una delle cose più difficili della mia vita. Qualora avessi l’intenzione di farlo, dovrò fare i conti con tutto ciò che mi circonda, tutto ciò che sei.
Credimi, non sarà facile, tu sei veramente ovunque, qualsiasi cosa, ogni oggetto o ricordo che mi circonda.
Sei il lenzuolo scombinato nel letto, che proprio non sopporto, sei il mio letto, sei il pupazzo con cui dormo ogni notte, sei tutti i pupazzi che ho sulla libreria. Sei quel cerchietto con le orecchie di Minnie, che tutto è fuorchè innocente, sei tutti i libri che ho letto.
Sei una fotografia, sei una rosa rossa, ma anche una calla rosa. Sei il colore blu in tutte le sue sfumature, ma sei anche il rosa perchè proprio non ti piace.
Sei una Toyota Yaris blu e una Fiat 600 rossa, una musica da ballare, un volante tenuto tra il mignolo e l’anulare; sei il cellulare collegato alla radio, sei una canzone di cui non ascolto il finale, sei Ligabue, sei una cuffietta nel mio orecchio e una nel tuo mentre siamo in motorino, ma sei anche la mia musica scaricata solo per farmi piacere.
Sei il rossetto rosso che odi, sei il mascara che adori, sei il bagno e la cameretta messi a posto in 5 minuti, sei “Sto arrivando”, sei i miei ritardi, sei i miei 14 anni, ma anche i 15, i 16, i 17 e i 18.
Sei la mia innocenza e la mia malizia, sei il mio corpo, che conosci a memoria, soprattutto i miei fianchi, sei la mia mente, perchè conosci a memoria anche quella. Sei soprattutto i miei occhi, quando non ci vedo, quando ti blocchi a fissarli, sei le mie lacrime e i miei sorrisi, sei tutte le mie scarpe col tacco che odi perchè “fanno casino”.
Sei la tranquillità, sei i miei silenzi, sei un sabato sera sul divano con una coperta a guardare un film, sei tutti i film con Jennifer Aniston e tutti i film d’azione. Sei “Fast and furious” e “Danza Kuduro”. Sei un computer portatile o fisso, un tablet, un Nokia c2 02, un Nokia Lumia e un iPhone 4s; sei un cellulare che ho perso, sei i miei sabati sera passati ad ubriacarmi, sei una telefonata di troppo quando sono ubriaca e la predica del post-sbronza.
Sei la gelosia, sei il controsenso, sei la testardaggine, sei la tristezza e la felicità. Sei matematica, fisica, chimica e biologia, ma sei anche la letteratura italiana ripetuta come fosse una formula matematica. Sei il liceo classico contro il liceo scientifico, sei l’università che non farai mai, sei un 72 all’esame di maturità e un professore interno che fa lo stronzo con i suoi alunni. Sei saltare la scuola per venire da te.
Sei un “Ti amo” al Mc Donald’s, sei il mesiversario al Sushi Wok,sei tutti i piatti che ho imparato a cucinare, sei la pasta ingoiata senza masticarla, i pancakes alla nutella, la cotoletta di pollo e la sette veli al cioccolato bianco, ma sei anche un pezzo di rosticceria al volo prima di andare a casa tua.
Sei un gatto bianco e nero, ma anche un pastore tedesco o un “Marley”, come lo chiamavi tu, perchè Golden Retriver ti sembrava troppo scontato. Sei uno scooter nuovo e poi rubato, sei un centro commerciale vuoto perchè a te piaceva così, ma sei anche il mare in un sabato pomeriggio a primavera e una passeggiata in città d’inverno, sei una giornata nuvolosa estiva e una calda sera d’agosto. Sei il bagno a mare a Ferragosto e per la notte di San Lorenzo, quando si spera di vedere una stella per esprimere un desiderio.
Sei una divisa mimetica, un fucile, una pistola, un carro armato, sei la paura della guerra, sei la barba troppo corta ogni mattina e l’animo troppo triste tutti i giorni.
Sei fare l’amore in macchina, quando si pensa che non ci sia più nulla da fare, a casa mia, a casa tua, a casa degli amici, al mare, alle feste, perchè si sa che quella sarà l’ultima volta per troppo troppo tempo.
Sei la distanza, sei Capua, San Candido e Novara, ma anche Milano, Torino e Napoli. Sei il mio passato, il mio presente e il mio futuro.
Sei Andrea.
Sei la pazienza, la bontà, la correttezza, la timidezza e l’imbarazzo.
Sei una casa con un giardino e due cani, sei la piccola Alice, con gli occhi e i capelli castani e un vestito da principessa. Sei un bambino che rincorre un pallone in un campo troppo grande, una partita di Champions League, perchè “solo quello è il calcio vero e proprio oramai”.
Sei il mio buon senso, sei la parte migliore di me. Sei il mio migliore amico, il mio amante, il mio alter-ego, la mia famiglia, la mia casa, il mio ieri, il mio oggi e i miei domani.
Ma più di ogni altra cosa sei l’amore, il primo, l’unico, quello vero, quello pazzo e masochista, quello fuori di testa.
Per questo non ti potrò dimenticare mai.