sogn

Quando siamo usciti, pioveva. Pioveva a dirotto e lui non aveva l’ombrello, così gli ho fatto spazio sotto al mio. Così i nostri cuori erano vicini, in quel piccolo spazio al riparo dalla pioggia e dal mondo, e io non riuscivo a smettere di sorridere. Pioveva ed era buio, sì, ma per me splendeva il sole.
“Guarda che atmosfera…” Ha detto lui. Poi si è interrotto e io ho sospirato, perché mi è mancato il coraggio di finire la frase.
Siamo arrivati alla sua macchina. “Grazie per il passaggio sotto l’ombrello”, ha detto, e io mi sono morsa le labbra per non rispondere “Grazie a te per aver camminato con me sotto la pioggia”. Mi ha stretta un po’ a sé e mi ha baciata.
Sulla guancia, ovviamente. Sulla guancia. E anche io mi sono stretta un po’ a lui e l’ho baciato. Sempre sulla guancia. Ma avrei dovuto baciarlo sulle labbra. Così lui mi avrebbe stretta di più, avremmo lasciato cadere a terra l’ombrello, e la mia borsa, e la sua giacca, e avremmo continuato a baciarci avvinghiati sotto la pioggia. E poi magari sarebbe passato quel signore che saluto sempre ma di cui non ricordo il nome. O quella tipa che lo guarda sempre con occhi troppo vispi. E magari sarebbero passati tutti e ci avrebbero visto. O forse no. Forse avrebbero visto solo due ombre che non potevano fare a meno di amarsi sotto una pioggia che non vale niente per chi ha anni di baci da restituirsi. Ci saremmo dovuti baciare, sì, perché era tutto perfetto e tutto era pronto. Tutto tranne noi.
—  Precipitatadaunasteroide
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Slow Motion, Baby ;)