sofisticato

Lei era una che si definiva ‘diversamente normale’, si perché era un po’ pazza in realtà, stralunata, ma soprattutto essere 'normali’ significava essere come le altre, come quelle femminili e sofisticate, e lei non ci teneva proprio ad essere normale.
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Prima di fare violenza verbale o fisica ad un individuo perché: è troppo grasso, troppo brutto, troppo peloso, troppo basso, troppo povero, troppo arrogante, troppo razzista, troppo cattolico, con la pancetta, con la gobba, troppo solo, troppo politico, ha brutte mani, balla male, parla male, ha troppi amici, mangia male, sorride male, ascolta un'altra musica, è troppo silenzioso, troppo diretto, troppo simpatico, troppo coscienzioso, troppo diverso, troppo dozzinale, troppo sofisticato, troppo colto, troppo polemico, troppo solo, troppo alto…

Guardati allo specchio e assicurati di non: essere troppo grasso, troppo brutto, troppo peloso, troppo basso, troppo povero, troppo arrogante, troppo razzista, troppo cattolico, con la pancetta, con la gobba, troppo solo, troppo politico, avere brutte mani, ballare male, parlare male, avere troppi amici, mangiare​ male, sorridere​ male, ascoltare​ un'altra musica, essere troppo silenzioso, troppo diretto, troppo simpatico, troppo coscienzioso, troppo diverso, troppo dozzinale, troppo sofisticato, troppo colto, troppo polemico, troppo solo, troppo alto.

(Francesca Alleva)

Non poche donne sono attratte dagli uomini dispotici.
Come le farfalle con il fuoco.
Mentre ci sono donne che hanno bisogno non di un eroe
e nemmeno di un amante focoso, hanno bisogno più di tutto
di un amico.
E ricorda che l’amicizia fra una donna e un uomo è cosa
rara e preziosa, assai più dell’amore: l’amore è in fondo
una cosa piuttosto rustica, financo grezza, al confronto
con l’amicizia. L’amicizia ha in sé anche una misura
di finezza intellettuale, e di disponibilità generosa, e un
sofisticato senso della misura.
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—  Amoz Oz. da “Una storia di amore e di tenebra
Brindiamo a tutte le facce da culo, a tutte le persone false, a chi ci ha deluso e fatto male. Brindiamo a chi si crede furbo, scaltro e sofisticato, a chi crede di avere molto più da dare. A chi parla, parla e non conclude mai nulla. Brindiamo a chi come noi se ne fotte altamente, alzando il calice e dice: “Ci avete rotto il cazzo”.
Il centro commerciale di Arese

Oggi sono stato al famoso centro commerciale Il Centro (eh?) di Arese. 

Il centro commerciale Il Centro si trova in questo paesino che io non conoscevo. Ho preso i mezzi perché le brave ragazze prendono i mezzi e sono arrivato quelle 12 ore dopo. Ho fatto poi un pezzo bello lungo a piedi come una brava e paziente colf che va a lavorare nelle ville di Beverly Hills e finalmente sono arrivato al centro commerciale Il Centro. 

Avevo letto varie cose nei giorni scorsi: “il centro commerciale più grande di sempre forever” - “gente sta in coda due ore per dei combattimenti di polli”

Il centro è carino, ma è un centro commerciale. Tutti i centri commerciali sono uguali: tamarrielli che tengono il braccio attorno alla testa della fidanzata perché hanno paura che la testa voli via come un palloncino alla fiera - famiglie che mandano avanti i passeggini - ragazzine che prima vanno avanti e poi si girano indietro perché senza la queen bee non vanno da nessuna parte e allora si fermano di botto e tu ci inciampi dentro e loro “scusi signore” e tu cadi in un burrone.

Il centro commerciale è come la piscina: ti stanca. Tu vai anche solo a vedere la piscina e dopo ti deve sedere su una panchina e chiedere alle vecchie un supradyn e le vecchie ti guardano e sperano sia arrivata la loro ora perché pensano che sia una rapina e piuttosto di dare la collanina ai giovani drogati preferirebbero morire.

Ci sono sempre i soliti negozi, anzi no: qui c’è Primark. Sono andato nel negozio Primark. Ci sono le magliette a 4 euro, è vero, però alla fine c’è tanta robetta insignificante. Ho comperato dei calzini perché ho dedicato la mia vita all’acquisto dei calzini e sono andato a provare le cose. C’è un sistema molto sofisticato nei camerini e le signorine ti guidano, ti contano le cose, ti prendono le borse. IO VOLEVO SOLO PROVARE UNA POLO. Mi pento di non aver comprato un piccolo ventilatore di Frozen con sotto uno spazietto con le caramelle. Tu puoi farti vento e intanto mangiare le caramelle. Che sbagli.

Ci sono sempre i soliti ristoranti, anzi no: qui c’è KFC. Nei giorni scorsi la gente diceva: che scemini quelli che fanno al fila per del pollo. Ma perché, le file che avete fatto voi? Tutte per rinnovare la tessera della biblioteca? Amo. Amo il moralismo del pollo fritto. Comunque ho fatto una filina di venti minuti e sono arrivato lì non sapendo cosa prendere. Ho deciso una cosa e la signorina mi fa: ma questo è per due e LEI È DA SOLO. Lo so, signorina, non c’è bisogno di gridare come un gabbiano antipatico. Comunque ho preso il mio pollo DA SOLO e sono andato al tavolo. Il pollo era come lo ricordavo: buono e unto. 

A una certa sono andato via, perché io qualsiasi cosa stia facendo, dopo tre ore e mezza mi scoccio e corro via. Sono andato a prendere il bus che a un certo punto si è fermato perché STAVA PRENDENDO FUOCO. Io me n’ero accorto, ma ero troppo stanco per alzarmi. Uno deve decidere nella vita.

Jim Mackenzie aveva studiato, aveva viaggiato, pilotava gli elicotteri.
Tirare una leva e salire in alto era davvero una passione o solo un modo più sofisticato per fuggire?
—  Giorgio Faletti - Fuori da un evidente destino