smarrirsi

Quante storie non raccontate-insabbiate avidamente-si celano dietro un battito di ciglia?

Amanti infedeli, che stringendo la mano al proprio partner fanno l'amore lì, in mezzo alla strada con nudi occhi altrui .

Amanti orgogliosi, rancorosi che preferiscono chiudere gli occhi e fingere uno sbadiglio pur di non incrociare gli occhi che gli hanno tenuti svegli notti intere a consumarsi le pupille .

Amanti fugaci, carnefici della notte che fra un occhiolino e l'altro nella metro, si danno appuntamento in un posto più caldo e isolato la notte stessa.

Amanti feriti, dagli occhi arrugginiti per via delle lacrime che celano le iridi rosse dietro spesse lenti scure .

Amanti che vivono in bilico tra passato e futuro, che ti guardano da lontano senza aver la forza di tornare indietro e morderti le labbra, la pelle, il seno…ti guardano mangiandoti con gli occhi da lontano .

Amanti che si cercano in posti mai visitati, libri mai letti e caffè mai assaggiati, perché si sa, le novità tendono a offuscare i ricordi di un passato scritto con la penna indelebile. Ma arriva il conto, devi pagare, il sorriso di quella cameriera tanto carina non ti ricorda il suo? “Meglio il whisky al posto del caffè.”

Amanti che, come noi, con lo sguardo si scambiano mute confidenze le quali prendono vita per poi smarrirsi in un intreccio così stretto di gambe e braccia da non capire quale arto sia il tuo e quale, invece il mio. Amanti che tramutano i giochi di sguardi in azioni, che non hanno paura di creare ciò che urlano gli occhi.

Poteva smarrirsi per ore in una parola,
spesso sentendone l'odore,
immaginandone il colore e percependone la densità.
Per lei le parole erano tridimensionali, erano oggetti preziosi con cui fare magie.

Barbara Fiorio, Qualcosa di vero

Aveva speso tante di quelle lacrime per il suo dolore che era rimasta in banca rotta. Non piangeva più. Non lottava più, nè aveva il bisogno di farlo per qualcuno. Non riusciva ad amare. Non aveva più niente da perdere. Un pianto così grande e lei così piccola. Aveva esaurito l’amore, quell’amore che ha cacciato fuori per se stessa, per non perdersi, per non smarrirsi in una sofferenza così grande. E diventò impermeabile ai sentimenti, alle offese, ai tradimenti, alle utopie, alle speranze, alle promesse troppo grandi, ai peccati.
Quando perdi qualcuno perdi metà cuore, la metà che conta però.
E i treni passano,
le nuvole si trasformano,
le foglie cambiano colore,
le lancette scorrono sulle pareti,
i giorni trascorrono
ignorando le persone,
indifferenti a ciò che accade nel mondo.
Non c'è niente che possa fermare  il tempo.
Neanche il dolore,
neanche l'eternità di un bacio,
neanche la notte più lunga
neanche l'urlo più disperato.
Niente.
Tic tic tic tic…
è forse questa la voce del tempo?
No.
Il tempo non ha voce,
scorre senza far rumore,
passa nel silenzio più assoluto
e non ci dà indizi
su come ritrovare i secondi perduti.
E sapete a cosa penso ora?
Mi chiedo come sarebbe bello
se nel tempo si potesse navigare
proprio come in un infinito oceano.
Mi chiedo come sarebbe esplorare il tempo,
mi chiedo semplicemente perché
non si possano regalare i secondi,
i minuti,le ore, gli anni.
Forse il mio è un pensiero folle,
ma in fondo la follia ci permette
di pensare a un mondo diverso,
migliore,
un mondo in cui gli abbracci
siano capaci di restituire gli attimi
di occhi senza luce,
di parole silenziose,
di urla nascoste,
di mani che volevano stringere
corpi abbandonati
che si facevano intimorire
dall'immensità del silenzio.
Pensate a come sarebbe bello
se si potesse restituire il tempo.
Pensate se due corpi
potessero fare della loro fragilità
una sfrenata voglia di amare
intrecciadosi,abbracciandosi,
cullando le loro braccia
sempre più impazienti
di cancellare le ferite dell'anima
attraverso carezze,baci,
sospiri di eterna passione.
Pensate
solo a quante persone renderebbe felici
questo pensiero,
così folle
e così incredibilmente meraviglioso.
Quanto vorrei fare dei secondi
trascorsi a guardare gli occhi delle persone
viaggi interminabili in mondi mai visti,
luoghi che parlino dell'animo umano
come un dipinto dalle mille sfaccetature,
come un cielo di luci irriconoscibili,
come una notte di sogni infiniti.
Mondi che parlino dell'animo umano
proprio come il mare parla
di melodie impreziosite
dai segreti di una donna,
dalle lacrime nascoste di un uomo,
dal primo amore di due ragazzi
che passano il tempo
a leggersi e a raccontarsi
senza badare a nient'altro.
Mondi che parlino dell'animo umano
così come solo pochi talenti hanno saputo fare.
Come vorrei sentire il calore di un corpo
stringere forte il mio
così da dimenticarmi di tutto il resto
così da dimenticare l'immagine dei miei occhi intrappolati nell'oscurità
incapaci di sperare in improvvisi fuochi di artificio,
incapaci di credere di poter ritornare a brillare.
E come vorrei trasformare la sofferenza di un corpo
in perle di eterna bellezza,
così da custodirle là dove è difficile entrare,
là dove il tempo trasformerà quello scrigno di attimi
in antiche meraviglie dell'anima.
Come sarebbe bello aver il talento
di far dell'oscurità
una luce incredibelmente potente,
una scintilla immortale,
occhi fatti di polvere di stelle.
E rialzarsi continuamente
dopo ogni caduta,
senza smarrirsi nell'oceano di giorni
trascorsi ad assaporare
lacrime,polvere,respiri
di assoluta malinconia.
Rialzarsi,semplicemente
rialzarsi da terra
solamente per ritornare a percorrere quelle strade
fatte di magici incontri,di scelte,di rabbia, di certezze,di incertezze,di sogni…
E questo sì che è incredebilmente meraviglioso
pensare che in un attimo possa succedere di tutto
pensare che un attimo possa cambiarti la vita,
pensare basti un attimo
per riconoscere gli occhi
a te complementari,
un attimo per trovare quell'anima
che con il suo sorriso completerà il tuo volto.
Un'anima
che renderà lo scorrere delle lancette
infiniti sospiri di eternità.
Un'anima che per ogni lacrima versata,
romperà l'assoluto silenzio
unicamente
per sussurarci di sorridere,
unicamente per dirci
di dare la nostra parte migliore alla vita.
Sempre.
Nonostante tutto e tutti.
Nonostante il tempo…
—  Aria

anonymous asked:

Perchè ogni volta dopo aver pianto mi sento meglio?

Io credo che la spiegazione non sia da limitare alla psicologia del pianto. Credo, anzi, che qui la componente fisiologica giochi un ruolo fondamentale. Piangere non è solo piangere, è respirare in maniera diversa: quando si piange l'inspirazione e l'espirazione cambiano, si fanno più intense, talvolta fino a trasformarsi in singhiozzi. Respirare in modo corretto aiuta ad ossigenare correttamente il cervello, giusto? E quando il cervello non è ossigenato bene, cadiamo facilmente in fenomeni di capogiro, confusione, stordimento. Questi fenomeni fisiologici agiscono negativamente anche sul modo di concepire il mondo. Quando a me gira la testa, per esempio, il mondo che mi circonda perde di senso. E questo genera derealizzazione, depressione. Ma poi ecco che dopo un pianto (a meno che non si vada in iperventilazione), la testa smette di girare, e il mondo riacquista di nuovo il suo senso. E, come hai giustamente scritto tu, “mi sento meglio”, perché smarrire il senso delle cose equivale a smarrirsi in un assurdismo devastante.

Ero distrutta, quasi finita, sfinita.
In preda all’autodistruzione
stava per smarrirsi per sempre una parte di me.
Ma prima ancora che mi trovassi a terra, prima ancora che iniziassi a piangere
qualcuno per un momento mi ha fatto scordare di tutte le mie cicatrici, prendendomi per mano e dicendomi “ti amo” due attimi dopo.
—  maniruvide
Smarrirsi

Ho smarrito molte cose
a forza di andare 
di fretta
in giro
a puttane
a fanculo
ad inseguire comete
a prenderle
in faccia

di andare
in sostanza
alla deriva

Ho smarrito dicevo
molte cose importanti
ho smarrito la strada
i pensieri
gli appunti dell'ultimo esame
la mia tesi di laurea
(l'ho ritrovata se serve)
quella foto lì che era bella
mentre le altre oscene non vogliono mica sparire
il ricordo del mio primo gatto
che aveva quel miagolare lì
che appunto non ricordo
per quanto ci provi

Ho smarrito il profumo
di quel bacio tradito
la corsa sotto la pioggia
quel sabato dove mi hai detto di andare
e poi mi sono trovato a restare
l'ho del tutto smarrita la pioggia
la sensazione dell'acqua
le tue labbra
ti ho rivisto mesi addietro
sei sposata
ed ho smarrito anche il matrimonio
(figurati come si perdono bene le cose)

Ho smarrito le chiavi di casa
si smarriscono una decina di volte
durante la vita
io sono a quota tre
vuol dire che mi aspettano altri sessantanni
per rimettermi in paro
una ogni ventanni dovrebbe bastare
poi a novantanni 
direi
si può smarrire quel cazzo che si vuole
che è già tanto essere vivi

Ho smarrito un po’ di risate
devo averle lasciate in giro
dalle persone
che ho smarrito anche loro
e quindi anche quello che gli avevo dato
che i libri può succedere
ma le risate sono un bel problema
quelle a perderle è un attimo
basta un messaggio
uno sguardo
o peggio ancora
la mancanza di essi

Ho smarrito credo me stesso
alla fine dei giochi
dovevo essermi posato in un angolo
ma quando sono tornato
(ero andato dietro a una donna)
guarda te
mica c'ero
ed a tornare dalla donna in questione
che
tralaltro
si era già smarrita appresso ad un altro
ho scoperto che forse
anzi 
probabilmente
sicuramente
quello che avevo posato in quell'angolo
era proprio ciò che serviva
per starsene a galla

chissà
giusto per dire
dove si va a finire
quando
ci si dimentica
appresso ai pensieri.

Poteva smarrirsi per ore in una parola , spesso sentendone l'odore , immaginandone il colore e percependone la densità.
Per lei le parole erano tridimensionali , erano oggetti preziosi con cui fare magie.
—  Barbara Fiorio , Qualcosa di vero
Sestanti emotivi

E’ lo smarrirsi che stronca.
Non è tanto il perdere un qualcosa, un qualcuno, un oggetto od una persona che può far male, ma la sensazione improvvisa e lacerante di essersi persi, o per meglio dire di avere perso una parte di sè.
Quell'attimo in cui succede qualcosa che ti spiazza, o che ti spezza - a volte la differenza è minima - e dove perdi l'equilibrio interiore, dove smarrisci la strada, la rotta.
E la sensazione la si riconosce bene, è soffocante, è estraniante, fa paura perchè ti guardi attorno e tutto all'improvviso è un dove cazzo mi trovo, chi cazzo sono, chi cazzo siete, che cazzo è questa cosa, come cazzo sono finito qui, che cazzo faccio? 
E la domanda finale è la peggiore, perchè nel bene o nel male giorno per giorno, passo dopo passo, per quanto ci si piaccia prendere per il culo dicendoci che agiamo in maniera randomica, che facciamo scelte a caso, che non decidiamo niente, non è vero, è tutta una balla. Noi decidiamo ogni cosa, decidiamo di non decidere, decidiamo di non fare, non è che qualcuno di punto in bianco ci leva il diritto di decidere. Ed anche se lo facesse, stranamente in quel momento noi decidiamo se lasciarglielo fare od opporci, e quindi sì, anche lì scegliamo da soli se essere schiavi o meno di altri, se essere o meno padroni della propria vita.
Ma quando è improvviso, quando di punto in bianco succede qualcosa di talmente tanto casuale, talmente tanto non previsto, non contemplato, qualcosa che in qualsiasi piano mentale fatto non poteva neanche figurare come incognita, perchè era troppo oltre… Lì c'è la sensazione.
Lì soffochi, e soffochi davvero, lì davvero perdi ogni cognizione, torni bambino, anche peggio, torni feto, torni embrione, tutte le tue barriere vengono esposte, tutte le tue difese vengono abbattute, ogni singola costruzione mentale spazzata via. 
Sei, anche solo per pochi secondi, nudo.
Ed in quella nudità puoi raggomitolarti spaventato, o cercare davvero di recuperare le forze, e ti serve qualcuno accanto che te le faccia recuperare, che ti copra con una coperta che ti dica che va tutto bene, che ti faccia capire che anche la sensazione di smarrire sè stessi è una sensazione di solitudine estrema - hai perso tutti, hai perso anche te, non ci sei più neanche te stesso a soccorrerti - comunque non sei solo. 
Comunque c'è qualcuno per te.
Ed in queste situazioni, in questi momenti in cui una persona perde la rotta, perde la propria immagine interiore, perde le proprie difese, servirebbe un sestante emotivo di backup, un qualcosa da allarme rosso, da pulsante sotto la scrivania.
Qualcosa da premere per tracciare nell'aria un segnale a cui rivolgerti.
Altrimenti si trattiene il fiato finchè non passa, o finchè non si crolla del tutto.

Ma è quando uno perde sè stesso, che capisce davvero quanto è distante dagli altri.