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A mezzanotte e un quarto, quando ancora il conteggio delle schede era una stima, Matteo Renzi ha voluto salutarci e mostrarci quanta importanza stesse dando davvero al testo costituzionale - perché a quel punto c'era ancora qualcuno che pensava che il referendum fosse sulla Costituzione, sapete. Ha spiegato che è stata colpa sua, tutta sua. Che i suoi elettori non c'entrano. Che ha fatto tante belle cose ma adesso lascia, perché evidentemente qualcuno non lo vuole. Ha fatto il suo concession speech, tanto simile a quello delle primarie di quattro anni fa, perché alla fine nella sua testa il politico è quella figura americana che ammette le sconfitte a conteggi in corso. Tra qualche tempo forse riuscirà più evidente l'assurdità della cosa: sulla scheda non c'era scritto Renzi, non c'era scritto PD, non c'era scritto Cambia Verso Rottamiamo i Professoroni. C'era un quesito costituzionale. Ma per Renzi le croci sul No erano contro di lui e queste è l'unica cosa che importi: lui. .
—  Leonardo
Andare di corsa dove finalmente c’è spazio abbastanza e aria a sufficienza!
Svincolarsi da legami e convenzioni, io dai miei, tu dai tuoi!
Trovare un nuovo e sinora impensato accordo col meglio della Natura!
Avere la bocca libera dal bavaglio!
Sentire oggi e ogni giorno che noi bastiamo come siamo.
Oh, qualcosa di mai provato, qualcosa di simile all’estasi.
Sfuggire del tutto ad ogni ancora e a ogni presa.
Andare liberi, amare liberi, precipitarsi incauti e pericolosi.
Corteggiare la distruzione col sarcasmo e con l’invito.
Ascendere, saltare verso i cieli dell’amore che mi indichi, salire sin lassù con la mia Anima inebriata.
Perdermi, se così deve essere.
Nutrire il resto della mia vita con un’ora di pienezza e di libertà.
Con un’ora breve di pazzia e di gioia.
—  Walt Whitman -  Un'ora per la pazzia e la gioia

Di quell'anno, l'Anno, quello più vivo e tormentato degli ultimi tempi, ci sono cose che mi mancano molto. Le caramelle gommose dopo i digiuni, i pianti isterici, la libertà assoluta, il sesso, le notti insonni a chiacchierare. Il vecchio blog tanto stupido, i litigi e la speranza. Se solo non avessi manie distruttive nei momenti di forte stress, sarei meno simile a Clementine di Se mi lasci ti cancello, ma almeno potrei rileggere quello che ero. La tranquillità borghesizza e rende lucidi allo stesso tempo. Dovrò ricordarmene.

Il male è decisivamente più forte di me. E la depressione che ho è molto più forte del male stesso. E se anche riuscissi a fermare la depressione, ci sarebbero tante altre cose più forti ancora da affrontare. Ce la farò a compiere una simile impresa?

If you are not the free person you want to be you must find a place to tell the truth about that. To tell how things go for you. Candor is like a skein being produced inside the belly day after day, it has to get itself woven out somewhere. You could whisper down a well. You could write a letter and keep it in a drawer. You could inscribe a curse on a ribbon of lead and bury it in the ground to lie unread for thousands of years. The point is not to find a reader, the point is the telling itself. Consider a person standing alone in a room. The house is silent. She is looking down at a piece of paper. Nothing else exists. All her veins go down into this paper. She takes her pen and writes on it some marks no one else will ever see, she bestows on it a kind of surplus, she tops it off with a gesture as private and accurate as her own name.

Anne Carson, from section “Could 1” of “Candor,BOMB Magazine (no. 116, Summer 2011)

Dean had a tendency to cling.

The first time Cas noticed was also the first time they had sex. Dean’s cheek was rough and wet under Cas’ palm and he tasted like salt. Cas pulled back, concerned.

“Dean?” Cas dragged his thumb across the tacky thin skin under Dean’s eye. Dean wouldn’t look at him. He stared over Cas’ shoulder, and then when Cas moved into his eyeline he pressed his cheek against the damp pillow and stared at the wall. Cas lowered himself back down and mouthed at the bolt of Dean’s jaw. “Dean,” he murmured. “Dean, it’s okay.” Dean swallowed and the movement of Dean’s throat against his lips beat like a furious, terrified pulse of a heart.

The only light in the room came from the lamp on Dean’s nightstand, a weak bulb that Cas doubted had been changed once since the Winchesters moved in. It sputtered on occasion when their movement rocked the bed too hard, and every time Dean disappeared from beneath him Cas tightened his grip. When he couldn’t see Dean, panic sparked in him vicious and quick like a blown fuse.

In his more vulnerable moments, Dean had confessed how much it hurt him when Cas left. How he had to close the door to Cas’ room because otherwise he would never get anything done. He’d always find excuses to walk by it. Sometimes he’d stand in the open doorway for minutes at a time. He told Cas he’s more used to missing him than not and Cas clenched his fist so tight it shook.

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Being in love feels a lot like drinking hot tea or coffee
When you’re in love you start to feel all warm and cozy
But this isn’t just what love is all about
For like a hot beverage, it can burn you, get cold, or just simply run out
—  kdr